Recensione: L'intermittenza, di Andrea Camilleri

Recensione: L'intermittenza, di Andrea Camilleri

Libri Recensione di Davide Dotto. L'intermittenza di Andrea Camilleri (Mondadori). La presenza caustica dell'autore, evidente ma non invadente, confonde le menti più brillanti che vedono un senso o un complotto dove non c'è (o se c'è, non è quello ma un altro). 

Il romanzo è uscito otto, nove anni fa, epoca in un cui l'ho letto la prima volta. Non è difficile cogliere precisi riferimenti e chiare allusioni  di allora. A rileggerlo oggi non si registrano mutamenti rilevanti: vi è la recrudescenza di tensioni e di problemi che bussano alla porta con maggior decisione. Ad affrontarli vi sono nuovi personaggi avvicendatesi nel frattempo.
L'Intermittenza di Andrea Camilleri è una storia in cui regna una desolazione spirituale (vero e proprio squallore esistenziale) che coinvolge i protagonisti, nessuno escluso. Regna sovrana una reciproca circospezione che assume i contorni della macchinazione, del ricatto a proprio e altrui danno, reali o immaginari.
Ognuno si crede il burattinaio – desidera esserlo o diventarlo. Chi esso sia è presto detto: colui  che tende e allenta ad libitum i fili di altrettante marionette; colui che ha sempre l'ultima carta da giocare, poco importa a quale genere appartenga: può essere quella dell'etica, della politica, della finanza, della cultura. Dettando lui le regole, ha modo di interpolarle e di confondere viepiù le acque.

La cosa buffa è che il protagonista, Mario De Blasi, in apparenza accorto e sveglio, è all'oscuro di chi realmente tenga in mano il suo destino. 

Egli è il pezzo da novanta della finanza, governa le leggi del suo mondo, ignora e si fa beffe degli avvertimenti, dell'ironia dello scrittore che su tutto veleggia. In fondo (ma molto in fondo) Andrea Camilleri ha un debole per lui, ne è affascinato, a tratti spaventato. Mauro De Blasi è intelligente (ma non il più intelligente), è arguto (ma non il più arguto), è diabolico (ma il diavolo ne sa una di più). Sicuro di sé, si destreggia abilmente tra buche, insidie.
Non si può fermarlo se non innescando l'intermittenza, inibendo il karma come si fa con un interruttore.
La presenza caustica di Andrea Camilleri, evidente ma non invadente, è la particolarità del racconto. Essa si esprime, più che a parole, con segni, tracce che il lettore interpreta facilmente.

L'intermittenza è il segno dei segni, un modo per mettere in guardia il protagonista e fargli capire chi comanda davvero.

Gli altri personaggi non hanno bisogno di simili sotterfugi. Rappresentano un'umanità spenta e latitante che rincorre il tempo e il vuoto temendo il nulla.
De Blasi invece è l'osso duro. Anche quando l'inganno, la truffa, un fatidico accordo segreto viene svelato e il terreno cade da sotto i piedi, non demorde, né si umilia. Anzi si sveglia, maestro dell'arte di restare a galla a ogni costo e comunque. Si attiva per riemergere più in forma di prima.
A questo punto Camilleri se la prende: ma come! Con tutti gli avvertimenti che ti ho dato, nemmeno il medico ascolti, eppure gli ho messo in bocca le parole giuste, le mie.
Qualunque sia il karma di ciascuno, la perspicacia o il colpo di genio, nessuno può gabbare il Burattinaio, quello vero. Nel corso del racconto è intervenuto con mano leggera, palesandosi in coincidenze e circostanze. Ha confuso le menti più brillanti che vedevano un senso o un complotto dove non c'era (o se c'era non era quello ma un altro).


L'intermittenza

di Andrea Camilleri
Mondadori
Thriller finanziario
ISBN 978-8804598428
Cartaceo 6,30€
Ebook 7,99€

Sinossi 

Una grande azienda, la Manuelli, che sostiene l'economia del Paese e dà lavoro a migliaia di operai. Il suo presidente, vecchio padre della rinascita industriale italiana. Il figlio di lui, inetto e velleitario. Il direttore del personale, abile e cinico. E il direttore generale, il solo a non mostrare cedimenti: Mauro De Blasi. Su questa realtà si allunga l'ombra della crisi: e allora bisogna tagliare e cassintegrare, trattare con ministri e sottosegretari, fronteggiare sindacalisti e occupazioni. Ma la Manuelli tiene botta, anzi, fiuta l'affare: si tratta dell'azienda Birolli, il cui proprietario è assillato dai creditori e pronto a svendere tutto pur di salvarsi. Un solo bene nemmeno il curatore fallimentare potrebbe togliergli: la nipote Licia, superbo esemplare di femmina determinata, intelligente e sensuale. Ancora una volta Mauro De Blasi si dimostra più furbo di tutti anche se c'è qualcosa, uno strano fenomeno, che inizia a manifestarsi con inquietante frequenza nelle sue giornate: l'intermittenza. Un thriller finanziario spietato, un dramma che ha il passo implacabile che Camilleri ci ha già mostrato in "Un sabato, con gli amici", quando i suoi personaggi appaiono scolpiti con scabra efficacia, quasi con crudeltà, rastremati attorno alle pure motivazioni del loro agire: l'odio, il desiderio, la vendetta, il potere.

Davide-Dotto

Davide Dotto
Sono nato a Terralba (OR) vivo nella provincia di Treviso e lavoro come impiegato presso un ente locale. Ho collaborato con Scrittevolmente, sono tra i redattori di Art-Litteram.com e curo il blog Ilnodoallapenna.com. Ho pubblicato una decina di racconti usciti in diverse antologie.
Il ponte delle Vivene, Ciesse Edizioni.

About Davide Dotto

Il webmagazine degli scrittori indipendenti.
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