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Per una ciotola di riso: la censura di internet in Cina

Per una ciotola di riso: la censura di internet in Cina

Di Alessandra Nitti. La Cina è tra le nazioni più ricche e tecnologiche del mondo, «una ciotola di riso ciascuno» riempie la pancia di tutti e non dà adito a lamentele. Ma come si vive in una nazione che censura la conoscenza e l'informazione? Dove non c'è libertà di esprimere il proprio dissenso?

Accendo il cellulare e ricevo qualche messaggio su Wechat (l’app di messaggistica cinese). Scorro la home ma in realtà non mi interessa: vorrei solo sapere cosa stanno facendo i miei amici dall’altra parte del mondo o quali sono le ultime news della nostra politica che tanto somiglia a una telenovela. Per fare questo mi servono Facebook, Instagram, Google, i siti delle testate nazionali italiane. Mi ricordo che è anche il compleanno di una mia amica e dovrei mandarle un messaggio su Whatsapp.
Sembra facile, no?
No, se si abita in Cina dove tutte queste App e questi siti sono censurati.
Non riesco neanche a commentare i post de Gli scrittori della porta accanto, dato che dovrei lasciare un commento tramite Blogger o Facebook. Niente da fare, il caro Orso giallo, il presidente così chiamato dopo aver censurato persino Winnie the Pooh perché qualcuno aveva fatto notare la somiglianza tra quest’ultimo e il segretario del partito, non accetta di non poter controllare ogni aspetto della vita di chi ha i piedi nel suo regno e ci si deve accontentare di Wechat (che nessuno in Italia, tranne mia mamma e il mio ragazzo, ha voluto attivare sul proprio cellulare in quanto è sorvegliatissimo. Dovessi scrivere qualcosa di sbagliato in un messaggio oggi, domani sarei fuori dalla Cina).


Non mi resta che provare ad attivare il VPN, appoggiandomi sui server americani, indiani, singaporiani, canadesi, tentando di accedere a qualsiasi fonte di notizia internazionale. O così o rimanere nell’ignoranza e nell’isolamento.

È proprio per questo motivo che l’Orso giallo e i suoi compari bloccano tutto ciò che non sia cinese: per tenere sotto controllo un miliardo e mezzo di persone e far prosperare la Cina, questa nazione immensa, senza che qualcuno si ribelli, senza che qualcuno venga a sapere dei campi di concentramento nel Nord-Ovest (ci sono molti articoli dove approfondire il tema, non sarò io a farlo... chissà, magari chi leggerà questo articolo...), senza che qualcuno metta in dubbio la grandezza del grande dittatore e assassino del secolo scorso (neanche qui approfondirò il nome, ma chi conosce un minimo la storia avrà già capito).
Insomma, faccio finta di accettare i limiti imposti dal sistema, mi avvicino alla finestra dove c’è abbastanza campo e mi attacco al server di Singapore. Ecco che arrivano le notifiche: un tag in una foto su Instagram, un messaggio da amici lontani su Whatsapp, il link all’ultimo articolo su Gli scrittori della Porta accanto e una valanga di notizie di cronaca: l’ennesimo femminicidio in Italia, Salvini con il mitra, che fa il bullo con la capitana Carola Rackete della Sea Watch, Di Maio che sbaglia i congiuntivi, la Mussolini che litiga con Jim Carrey, e milioni di meme satirici che prendono in giro i nostri politici. Che bella la satira, che bello poter dire che non sono d’accordo con il nostro governo, che bello poter dileggiare chi ci governa senza dover poi scontare i propri giorni in prigione, con le gambe incrociate, a guardare fisso davanti a sé, come succede a chi, sotto una dittatura (come qui) esprime il proprio pensiero. Lo scorso 25 aprile, giravano tantissime vignette contro Benito Mussolini: in Cina, chi va in Piazza Tiananmen a Pechino e oltraggia il grande manifesto che torreggia sulla Città Proibita, è punito con la pena di morte. In quel manifesto è ritratto l’assassino del secolo scorso, quello di cui prima.
Cade la connessione e si stacca il VPN: sono di nuovo isolata dal mondo, come ogni altro cinese, senza sapere nulla di cosa accade lì fuori, senza conoscere davvero la propria storia recente.

Tutto è filtrato, manomesso, e qui nessuno sa delle sparizioni improvvise di chi fa parte di alcune sette religiose o a chi vende le armi il governo. Nessuno lo sa… o forse sì?

Mi è capitato tra i miei studenti qualcuno che criticasse il governo, mentre qualcun altro scarabocchiava sul libro di testo evidentemente a disagio, e qualcun altro diceva «Taci, che sai che i telefoni sono controllati.»
La nuova generazione, che ha il VPN, l’account Facebook e Instagram installati nel cellulare nella cartella Oltre il muro. Allora, qualcuno consapevole c’è. Uno potrebbe facilmente pensare: perché nessuno si ribella? E perché dovrebbero, rispondo io?
Innanzitutto, il cinese medio, come l’italiano medio, non spicca per voglia di conoscere ciò che accade al di fuori e uno stomaco pieno e una vita sicura fanno molta più gola della verità. Chi invece si rende conto di essere in una dittatura nascosta da grattacieli brillanti e treni super veloci, sa anche che il gioco non vale la candela.
In fondo la cosa più importante è condurre una vita tranquilla, qui come in ogni parte del mondo. I giovani con cui ho parlato lo sanno, e vanno via, in Paesi che danno loro più possibilità di sviluppare il cervello e la creatività. Chissà se sfrutteranno davvero questa chance per cambiare la propria politica. Forse, gli studenti di oggi saranno i liberatori e i ribelli di domani. O forse continueranno a pascersi nell’ignoranza, appagati dalla legge «una ciotola di riso ciascuno», che riempie la pancia di tutti e non dà adito a lamentele.

Questo è il mio pensiero quando vedo un miliardo di persone vestirsi nello stesso stile, conoscere (o non conoscere) le stesse cose, muoversi allo stesso modo, rincorrere solo il cibo e l’ultimo modello di cellulare.

Gente zombizzata da un governo che li sprofonda nel sonno e nei sogni materiali per tenerli a bada, persone che non sanno nulla di ciò che accade nel mondo né vogliono saperlo. E chi lo vuole, ci pensa due volte prima di dire la sua. Eppure, questo sistema funziona (?): in Cina nessuno muore di fame, c’è abbondanza di lavoro per cinesi e stranieri ed è tra i Paesi più ricchi e potenti del mondo. Se fosse questo, al contrario di come la penso io, il modo giusto per governare e soddisfare i bisogni primari di un miliardo e mezzo di persone?

PS: I contanti non si usano più in Cina, basta usare il portafoglio delle APP Wechat e Alipay per pagare e far conoscere tutti i propri movimenti al Partito. Sono l’unica persona che conosco a non avere Wechat Pay o Alipay, stranieri inclusi.
Motivazione?
«È comodo, non devi star lì a contare i contanti»
Ecco come vendere la propria privacy, per la comodità.


Alessandra Nitti
Sinologa, viaggiatrice, appassionata lettrice, yogini e scrittrice. Trascorro le giornate nel mio mondo di poesia inventando trame di racconti, progettando viaggi intorno al mondo o in posizioni yoga a testa in giù. Laureata in lingue e letteratura straniere solo per il gusto di conoscere lingue difficili. Vivo a Canton, nel sud-est della Cina, per insegnare italiano a giovani cinesi. Tra una lezione e l’altra gestisco Durga – Servizi editoriali.
L’amuleto di giada, Arpeggio Libero Editore.
Faust – Cenere alla cenere, Arpeggio Libero Editore.
Esilio, Arpeggio Libero Editore.

About Davide Dotto

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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