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Recensione: L'incredibile viaggio delle piante, di Stefano Mancuso

Recensione: L'incredibile viaggio delle piante, di Stefano Mancuso

Libri Recensione di Elena Genero Santoro. L'incredibile viaggio delle piante di Stefano Mancuso (Laterza). Ogni specie, anche quella umana, è da sempre in cerca di condizioni migliori. E forse non c’è legge umana che valga contro quella della natura.

Se c’è una cosa di cui mi rammarico nella vita è di non aver avuto una grande abilità con le piante. Nipote di contadini, figlia di un padre che a tempo perso ha sempre coltivato un orto, io ho dei robusti record in fatto di uccisione rapida di piante da appartamento. Il mio soprannome è Pollice Nero. Proprio non riesco a mantenere in vita una creatura vegetale per più di un paio di giorni. Sbaglio sempre qualcosa: o bagno troppo, o troppo poco, o espongo a troppa luce. Insomma, alla fine la malcapitata che mi finisce tra le mani, o marcisce, o secca, o entrambe le cose.
Eppure io le piante le ho sempre amate. In certi momenti di umore rovescio, solo camminare nella natura riesce a tirarmi su il morale. Solo le fronde verdi che mi circondano possono assorbire i miei brutti pensieri.
Ho scoperto l’esistenza di Stefano Mancuso durante una trasmissione di Domenico Iannacone (Che ci faccio qui?).
Stefano Mancuso è uno scienziato di fama internazionale che dirige il Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale (LINV) dell’Università degli Studi di Firenze, presso il quale è professore. È membro fondatore dell’International Society for Plant Signaling and Behavior e accademico ordinario dell’Accademia dei Georgofili. Nel 2013 il “New Yorker” lo ha inserito nella classifica dei world changers. Si è aggiudicato l’International Award per le idee innovative e le tecnologie per l’agribusiness dell’United Nations Industrial Development Organization per la startup Jellyfish Barge. È autore di testi di carattere scientifico e di oltre 300 pubblicazioni su riviste internazionali.
Ha anche scritto la Costituzione del mondo vegetale.

Dunque, Stefano Mancuso racconta la vita delle piante in un modo a cui non siamo abituati. Ne parla come se il mondo vegetale avesse una sua intelligenza. 

Dopo aver visto l’intervista in televisione ho subito comprato un suo libro, L’incredibile viaggio delle piante, in cui Stefano Mancuso spiega che le piante si muovono. Ovviamente non a livello individuale, ma a in gruppo, e nel corso degli anni. È di questo libro che vi voglio parlare io.
Siamo abituati a studiare il comportamento degli animali, ma non abbiamo la più pallida idea di cosa accada nell’universo vegetale.
Siamo convinti che le piante non siano in grado di percepire l’ambiente che le circonda mentre la realtà è che al contrario, sono più sensibili degli animali. Siamo sicuri che si tratti di un mondo silenzioso, privo della capacità di comunicare e, invece, le piante sono grandi comunicatrici. Siamo certi che non intrattengano nessun tipo di relazione sociale e, viceversa, sono organismi prettamente sociali. Siamo, soprattutto, certissimi che la piante siano immobili. Su questo siamo irremovibili. Le piante non si muovono, dopotutto basta guardarle. La differenza fra gli organismi animali […] e i vegetali non sta proprio in questo?
Stefano Mancuso, L'incredibile viaggio delle piante


Nel saggio L'incredibile viaggio delle piante, Stefano Mancuso racconta, con una prosa molto gradevole e adatta a un pubblico vasto, tante storie di piante e di come esse siano riuscite a viaggiare nello spazio, diffondendosi in luoghi lontanissimi, e qualche volta anche nel tempo, dopo che i loro semi sono stati fatti germogliare a secoli di distanza.

Non tutte le piante decidono di trovare altri territori: ci sono piante con grandi semi (per esempio alcuni tipi di palma) che sono stanziali, crescono all’ombra dei genitori senza andare distanti. Ci sono piante addirittura che hanno sviluppato una forma di accudimento verso la loro prole.
In genere però, le piante, da sempre, usano ogni espediente per diffondere i propri semi. Possono affidarsi all’uomo, come il cocco, che divenne famoso in Germania all’inizio della XX secolo quando August Engelhardt fondò una setta, inventò un culto di adoratori del sole che si nutrivano soltanto di noci di cocco. Si trasferì in un’isola dell’attuale Papua Nuova Guinea e lì morì di carenze nutrizionali insieme a tutti i suoi adepti. Ma la pianta trovò nuovi territori in cui espandersi.
Ci sono piante che per diffondere i loro semi si affidano al vento, allo spostamento dell’aria creato dal treno che passa. E così la geografia della loro diffusione riproduce le arterie principali della circolazione stradale. Due esempi: il Senecio squalidus, che dalla Sicilia ha colonizzato la Gran Bretagna, e il Pennisetum setaceum che invece la Sicilia l’ha conquistata partendo dall’Abissinia.

Ci sono piante che utilizzano come vettori gli animali, i cui semi, per germogliare meglio, devono prima essere digeriti dagli animali stessi. 

Sono di solito le piante che hanno un frutto: il frutto è l’espediente, il premio, che la pianta usa per convincere l’animale a diffondere il suo seme. E se l’animale si estingue, anche la pianta rischia di estinguersi. È successo al tambalocoque nelle isole Mauritius, che ha subito un contraccolpo quando il dodo si è estinto per colpa dell’uomo. È successo all’avocado, il cui seme gigantesco era adatto all’alimentazione di una serie di animali di grandi dimensioni (mastodonti) che vivevano in America e che poi hanno smesso di esistere. L’avocado per un po’ ha tirato a campare facendosi mangiare dal giaguaro, poi è stato scoperto dall’uomo ed è tornato a diffondersi. Ma adesso proprio l’uomo, che del suo grosso seme non sa che farsene, sta snaturando l’avocado producendone delle specie senza semi.
Nell’isola di Surtsey, nata il 14 novembre 1963 da un’eruzione vulcanica vicino all’Islanda, le piante arrivarono subito, la primavera successiva. I vettori furono i più disparati, il vento, l’acqua, gli uccelli, e addirittura le uova di pesce.

Quindi le piante viaggiano eccome, sono tra le specie migratorie più attive.

Persino il basilico, che vediamo sulle nostre tavole da sempre, è stato portato in Europa dall’India ai tempi di Alessandro Magno e fino al XVIII secolo è stato guardato con sospetto e ritenuto un veleno.
Quello che è interessante sottolineare è che, a prescindere dalle specie coltivate, moltissime piante che oggi riteniamo parte della nostra flora nativa non lo sono affatto, essendo originarie di aree spesso molto lontane. Perché quindi insistiamo a definire invasive tutte quelle piante che con grande successo riescono ad occupare territori nuovi? A ben vedere, le piante invasive di oggi sono la flora nativa del futuro, così come le specie invasive del passato sono oggi parte fondamentale dei nostri ecosistemi. Mi piacerebbe che questo concetto fosse chiaro: le specie che oggi consideriamo invasive sono le native di domani. Avere sempre presente questa regola impedirebbe delle stupidaggini intese a limitarne l’espansione.
Stefano Mancuso, L'incredibile viaggio delle piante
Come diceva Stefano Mancuso durante l’intervista di Domenico Iannacone, per studiare i fenomeni migratori di ogni tipo, dovremmo iniziare a capire cosa succede nella natura, come si comportano le piante. Ogni specie, anche quella umana, è da sempre in cerca di condizioni migliori. E forse non c’è legge umana che valga contro quella della natura.

L'incredibile viaggio delle piante

di Stefano Mancuso
Laterza
Saggio
ISBN 978-8858133323
Cartaceo 15,30€
Ebook 10,99€

Sinossi

Come le piante navigano intorno al mondo, come portano la vita su isole sterili, come sono state in grado di crescere in luoghi inaccessibili e inospitali, come riescono a viaggiare attraverso il tempo, come convincono gli animali a farsi trasportare ovunque. Sono solo alcune delle incredibili cose raccontate nelle storie che troverete in questo libro. Storie di pionieri, fuggitivi, reduci, combattenti, eremiti, signori del tempo.
Elena Genero Santoro

Elena Genero Santoro
Ama viaggiare e conoscere persone che vivono in altri Paesi. Lettrice feroce e onnivora, scrive da quando aveva quattordici anni.
Perché ne sono innamorata, Montag.
L’occasione di una vita, Lettere Animate.
Un errore di gioventù, 0111 Edizioni.
Gli Angeli del Bar di Fronte, Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni (seconda edizione).
Il tesoro dentro, Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni (seconda edizione).
Immagina di aver sognato, PubGold.
Diventa realtà, PubGold.
Ovunque per te, PubMe.
Claire nella tempesta, Leucotea.

About Elena Genero Santoro

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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