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Claudio Pelizzeni presenta: Il silenzio dei miei passi

Claudio Pelizzeni presenta: Il silenzio dei miei passi

Presentazione Libri Intervista a cura di Andrea Pistoia ed Elisa Aggio. Dopo L'orizzonte ogni giorno un po' più in là, Il silenzio dei miei passi (Sperling & Kupfer), il nuovo romanzo di Claudio Pelizzeni sul Cammino di Santiago.

Claudio Pelizzeni alcuni anni fa ha rivoluzionato la sua vita: da stressato bancario ha scelto di diventare un instancabile viaggiatore. Ha così girato il mondo per quattro anni senza usare aerei. Da quell’impresa ha scritto il suo primo libro L’orizzonte ogni giorno un po’ più in là. Dopo il successo del romanzo, e dopo un seguente viaggio zaino in spalla, ha pubblicato Il silenzio dei miei passi, incentrato sul Cammino di Santiago e su come l’ha affrontato in completo silenzio.

Il silenzio dei miei passi

di Claudio Pelizzeni
Sperling & Kupfer
Memoir di viaggio | Non-fiction
ISBN 978-8820067182
cartaceo 14,36€
Ebook 9,99€

Sinossi

«Sono un pellegrino sul Cammino di Santiago di Compostela. Ho scelto di percorrerlo facendo voto di silenzio: pertanto tu parlami, ma io potrò comunicare con te solo scrivendo.» Con questo biglietto, scritto in cinque lingue, Claudio Pelizzeni ha percorso a piedi gli oltre duemila chilometri che separano Bobbio, nell'Appennino piacentino, da Santiago di Compostela. Tantissime sono le persone che ogni anno intraprendono «il Cammino», il viaggio per eccellenza: c'è chi lo fa come pellegrinaggio della fede e chi lo affronta in chiave laica, come tappa simbolica di un percorso personale o, più semplicemente, come esperienza immancabile nel curriculum di un viaggiatore che si rispetti. Per Claudio il Cammino di Santiago ha rappresentato un ritorno alla purezza del viaggio: «gli incontri, le persone, la vita, quella vera. Camminare lento, secondo le stagioni e il ritmo del sole». È stato un disconnettersi dal mondo virtuale che ormai segna le sue - e le nostre - giornate, per tornare ad ascoltare se stesso, il suo corpo e i suoi pensieri. Senza parlare, per aprirsi totalmente agli altri: pronto ad accogliere le storie di chi avrebbe incontrato lungo la strada. Se è vero che il viaggio è metafora della vita, nel Cammino la vita ritrova la sua essenza: affrontare la solitudine ma anche condividere col prossimo; accettare la sofferenza del corpo ma anche emozionarti per le cose più semplici; metterti in dubbio e credere in te stesso, cadere e rialzarti mille volte, pur di raggiungere quella meta, quel sogno che ti guida come un faro. «Perché la forza non è nei tuoi passi, ma dentro di te.»



L'autore racconta



Ciao Claudio, partiamo innanzitutto con qualche domanda generica legata al fatto che sei stato, prima di un pellegrino sul Cammino di Santiago, un viaggiatore che ha attraversato gran parte dei continenti e paesi del mondo. Quali paure avevi (durante il giro del mondo e il Cammino), che si sono rivelate infondate o che ti si sono inaspettatamente presentate?

Premetto che non bisogna avere paura della paura, dato che a volte ti fa persino prendere le decisioni migliori e ti salvaguarda dai pericoli, ma farsela amica.
Devo però ammettere che, per quanto riguarda il mio viaggio in giro per il mondo, più che altro la mia era paura che mi sarebbe successo qualcosa, specialmente quando mi trovavo all’altro capo del mondo o in città particolarmente pericolose (sul momento mi viene in mente il nord del Brasile e in special modo Belém). Invece il Cammino l’ho affrontato senza particolari paure o apprensioni.


Ci sono state delle città che ti hanno trasmesso un’emozione forte? Ad esempio, a quale assoceresti la parola “felicità”?

Sicuramente Sidney, in quanto per me rappresenta un modello ideale di città; c’è tanta natura, rispetto per l’essere umano, buona qualità della vita e un sistema politico e sanitario funzionante. Ma l’associo anche per un traguardo personale, dato che, durante il mio giro del mondo senza spostarmi con gli aerei, è stato il paese più difficile da raggiungere.

In quale nazione (esclusa l’Italia) o città passeresti stabilmente la tua “vecchiaia”?

Come città sceglierei appunto Sidney. Ma, in tutta onestà, prediligo di più la natura al caos cittadino. Quindi il mio sogno sarebbe quello di mollare tutto il prima possibile e ritirarmi nei boschi della Patagonia, seguendo i ritmi della natura e riducendo al minimo i ritmi caotici di questa società, deleteri per lo spirito e il corpo.

Nei tuoi viaggi suppongo ti siano accaduti episodi che non hai potuto raccontare in L'orizzonte ogni giorno un po' più in là e Il silenzio dei miei passi per esigenze editoriali o per altre ragioni. Ce n’è uno particolarmente curioso e originale che ti piacerebbe condividere con i nostri lettori?

Nel romanzo sul Cammino ho raccontato praticamente tutto, dato che durante il pellegrinaggio ho passato il tempo perlopiù a camminare.
Per quanto invece riguarda il giro del mondo, un episodio divertente che mi è accaduto è stato nella giungla. In pratica, un tatuatore una mattina ha deciso di voler realizzare un tatuaggio sul mio braccio usando una foglia di banana e collegando la macchinetta al motore della jeep. Ma ciò che rende il tutto ancora più comico e surreale è stato che il ragazzo era sotto effetto di funghi allucinogeni e me l’ha realizzato senza neppure fare prima uno schizzo a penna sulla pelle. A conti fatti non è uno dei tatuaggi più belli che possiedo ma è certamente uno dei più significativi.


Hai girato per le scuole condividendo ciò che sei e ciò che hai vissuto. Oltre a raccontare le tue avventure, cosa ci tenevi a trasmettere loro?

Ho avuto l’onore di parlare con studenti di ogni età, dalle elementari all’università, e la mia priorità è sempre stata quella d’insegnare loro a porsi sempre domande scomode ma soprattutto l’importanza di realizzare i propri sogni e di coltivare i propri talenti. Questo perché ognuno di noi possiede un talento ma spesso è difficile scoprirlo e coltivarlo, specialmente a causa di questa società che ci spinge ad accantonare i nostri desideri.

Claudio Pelizzeni, passiamo adesso al tuo ultimo libro Il silenzio dei miei passi e al Cammino di Santiago. Quando hai deciso di scriverlo? Era già il tuo obiettivo prima d’intraprendere il pellegrinaggio o l’hai maturato durante o una volta concluso?

L’avevo deciso prima. Anzi, vi dirò di più, ho affrontato questa nuova avventura già con l’ottica che sarebbe diventata un libro. Tutto ha avuto inizio quando mi ero prefissato l’obiettivo di scrivere una storia forte e ricca di significato ma sotto forma di diario. Riprendendo la mia lista dei desideri da realizzare, mi è saltato all’occhio il Cammino di Santiago da compiere in silenzio. Quando poi ho visto che tutti gli impegni s’incastravano perfettamente per rendere questo mio sogno realtà, allora ho capito che quella era la strada giusta da seguire.

Ti eri imposto di scrivere durante il Cammino o ti sei preso solo pochi appunti e poi hai messo tutto nero su bianco quando sei tornato in Italia?

Tre quarti del libro, ovvero fino a Pamplona, è stato scritto sul campo. Quando però mi sono trovato sul Cammino francese con altre persone ma soprattutto con vari imprevisti, fisici e di maltempo, è diventato improponibile portare avanti questo fioretto in quanto, arrivavo in albergo, ero stanco morto!
Senza contare che, dato il mio voto di silenzio, dovendo comunicare tutto il giorno attraverso la scrittura, ero veramente stanco di protrarre il tutto anche durante la serata. Di conseguenza, l’ultima parte del manoscritto l’ho conclusa una volta rientrato in Italia.

Come mai, tra tanti cammini che ci sono al mondo (pensiamo anche solo, stando in Italia, alla Via Francigena), hai scelto proprio quello di Santiago? Non t’incuriosiva affrontarne uno sconosciuto ai più o alternativo?

Ho conosciuto tante persone che hanno compiuto il Cammino di Santiago. Erano rimaste entusiaste, tanto dal pellegrinaggio in sé quanto da ciò che aveva insegnato loro, a livello interiore. Tutto questo mi ha incuriosito e spinto ad affrontare questa esperienza per assaporare le stesse sensazioni ed emozioni.
Senza contare che ho conosciuto alcuni pellegrini saccenti e arroganti, i quali si credevano dei tuttologi di viaggio solo perché l’avevano concluso. Di conseguenza volevo metterci il naso per farmi un’opinione soggettiva del tutto.
Infine, compiere il Cammino ormai è un must, un classico, un qualcosa che si deve fare almeno una volta nella vita in quanto è un’esperienza intensa che ti arricchisce profondamente.

Qual è stato il più bel pensiero durante il Cammino?

In realtà erano più pensieri: la consapevolezza che mi avvicinavo un po’ di più alla meta, che stavo affrontando e superando ogni ostacolo guidato solo dalla mia forza di volontà ma soprattutto che il Cammino è sì un percorso di fede ma soprattutto verso se stessi e le proprie capacità.

Hai affrontato il Cammino in silenzio per ascoltare meglio te stesso e il mondo. Ma in tutto questo silenzio, qual è stato il suono più bello che hai udito?

Ce ne sono tanti, in un Cammino del genere. Ma sopra ogni cosa, direi l’acqua che scorre, perché sapevo che potevo ricaricare la borraccia [n.d.r. Claudio scoppia a ridere di gusto]. Sembra incredibile, ma solo ascoltando il suo rumore mi sentivo già dissetato!

Parliamo anche del tuo sempre presente problema: il diabete. Che difficoltà hai trovato durante il Cammino? E quali sono i “miti da sfatare” per un diabetico che lo affronta in solitaria?

Di problemi ne ho avuti tanti.
Rispetto al giro del mondo, il Cammino è impegnativo perché è uno sforzo continuo e prolungato per dieci ore al giorno. Quindi il tuo pensiero fisso è il diabete e come tenerlo sotto controllo.
Anche se per l’ennesima volta ho dimostrato che non è un limite, ammetto che sia stata una bella seccatura.
Sia chiaro, il Cammino lo puoi affrontare anche se hai il diabete; non è che rischi di morire. Semplicemente hai un problema e un pensiero in più degli altri. Certo è che ti spinge a prestare molta più attenzione all’alimentazione, a prediligere una dieta equilibrata e ad ascoltare più a fondo il tuo corpo e le sue esigenze.

Claudio Pelizzeni ha già in cantiere un altro libro?

Sì, ed è in dirittura d’arrivo. Uscirà a Natale e sarà un manuale di viaggio dove io condividerò tutti i trucchi appresi e gli errori commessi ma al tempo stesso racconterò episodi accaduti e mai riportati nei libri precedenti. In più troverete citazioni di altri blogger e scrittori famosi in una veste grafica accattivante.

Vuoi fare un saluto alla tua maniera ai lettori degli Scrittori della Porta Accanto?

Certo, e lo farò salutando con la frase che ormai è diventata il mio marchio di fabbrica.
Ciao Mondo!

Andrea-Pistoia

Andrea Pistoia
Nasco in una solare giornata di luglio a Vigevano. A dodici anni scoppia l’amore per la letteratura. Affronto la scuola come un condannato a morte. In compenso la mia cultura extra-scolastica cresce esponenzialmente. Dopo due anni vissuti a Londra, torno in Italia come blogger, giornalista, recensore di fumetti e sceneggiatore di un fumetto online per una nota casa editrice. Chitarrista dei ‘Panama Road’, direttore editoriale di una fanzine online.
Ancora e mai più (nelle mutande), Youcanprint.
Di donne, di amori e di altre catastrofi, Youcanprint.
Da zero a 69, PubMe - Collana Gli Scrittori della Porta Accanto.

About Davide Dotto

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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