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Recensione: Segreta Penelope, di Alicia Giménez-Bartlett

Recensione: Segreta Penelope, di Alicia Giménez-Bartlett

Libri Recensione di Davide Dotto. Segreta Penelope di Alicia Giménez-Bartlett (Sellerio). In prima linea la complessità della dimensione femminile che dà spazio a chi punta tutto sulla maternità, ma anche a chi fa emergere una esigenza profonda e inconcepibile di libertà.

«Ohimè, guardate come gli uomini danno la colpa agli dei! Dicono che le sventure vengono da noi; ma sono essi con le loro follie ad aver dolori oltre la parte assegnata dal destino»
Odissea, Libro I (trad. Giuseppe Tonna)
La difficoltà stava nel coniugare la vita quotidiana con i grandi ideali, con la lotta e la rivoluzione. La vita quotidiana è sempre un problema, un muro contro cui vanno a sbattere anche gli uccelli dal volo più sublime.
Alicia Giménez-Bartlett, Segreta Penelope

Uno dei protagonisti indiscussi è il tempo o, meglio, lo scorrere inclemente delle età e, con esse, le pagine di storie individuali. 

Un panta rei capace di lasciare segni tangibili sulla sorte di ciascuno. In particolare su Sara, la segreta Penelope del romanzo di Alicia Giménez-Bartlett.
Alla sua morte, amici di vecchia data si ritrovano al suo funerale. Ricordandola fanno il punto su ciò che sono stati o non sono stati abbastanza, proiettati verso le promesse del futuro.
Immagino che a quel temo non dessimo importanza alla nostra bellezza e gioventù. Peccato perché forse era il momento giusto per preoccuparsi di questo genere di cose.
Alicia Giménez-Bartlett, Segreta Penelope
Di solito a vent'anni si è privi di un'identità definita e perciò non ci si sente né carne né pesce. Si è persi e dispersi, alla ricerca di un proprio spazio. Consegue una agitazione fisiologica (quasi un condizionamento) coincidente, negli anni ’60 e ’70, con una storica contestazione.


Chi percorre le orme di un pensiero astratto (ideologicamente fondato), viene spinto in seguito ad abbracciare «coordinate più tradizionali», adeguate alle aspettative di ognuno.
Sara all'epoca non vive alcuna fase transitoria di ribellione. Si trova già nel proprio elemento e non ha nulla da contestare. Subentrate le regole accettate un po' da tutti, scopre i doveri della vita quotidiana.

Uno scoglio difficile da superare per una Penelope sospesa tra il ritorno di un Ulisse che non ha mai avuto il piacere di conoscere, né sperato di incontrare, e una marea di pretendenti uno più sbagliato dell’altro.

La rivelazione è devastante. I vent’anni sono una parentesi da chiudere. Vi è chi abbandona gli anni «violenti e impetuosi»  entrando nell'età matura che domanda certezze; chi invece apre uno spiraglio alquanto doloroso, perché non è permesso «agire senza pensare e basta». Si deve salire su un treno affollato e in corsa, a nessuno è dato «vivere al riparo del controllo altrui»
Il mondo di Sara così si contrae, dal mare aperto alla «boccia dei pesci» di cui parla, per esempio, L'eleganza del riccio di Muriel Barbery, dove tutto è ordinato, misurato, garantito.
Da qui il rimprovero, scontato, all'indirizzo dell’amica scomparsa e a un modus vivendi improponibile: «A che gioco stava giocando, il periodo universitario era finito.»
In chi l'ha conosciuta aleggiano i sentimenti più diversi, tra affetto, comprensione, invidia, rassegnazione e avversione.
Se alcuni hanno «la sensazione di aver iniziato qualcosa», Sara è rimasta inevitabilmente indietro. Vive un passato che non riesce a farsi presente, divenuto una seria ipoteca per il domani.
Non avevo progetti, non vedevo il futuro, non sentivo la necessità di preparare in un modo o nell'altro il mio avvenire.
Alicia Giménez-Bartlett, Segreta Penelope

In prima linea la complessità della dimensione femminile che dà spazio a chi - come Berta - punta tutto sulla maternità, ma anche a chi fa emergere una esigenza profonda e inconcepibile di libertà.

È per questo che, nell'insieme, la storia di Sara assume i contorni non tanto di un dramma epico – forse più congeniale – ma quelli specifici della tragedia di chi si è perso nel corso del proprio viaggio, solcando un mare privo di approdi. Non è un porto sicuro l'identità che Sara si è lasciata alle spalle, ma non lo è nemmeno il ruolo di sposa, di madre, di lavoratrice che qualcuno le ha cucito addosso.
A meno che non sia costretta, Sara non esprime giudizi con i quali sminuirebbe chi pretende di vincere su di lei, preferendo esasperare, a posteriori, una lezione appresa.
Ma sarebbe meglio se non avessimo né sogni né progetti, se sapessimo vivere nel presente bevendo fino all'ultima goccia l'esistenza con l'intensità di un animale.
Alicia Giménez-Bartlett, Segreta Penelope
Il ragionamento da compiere – in conclusione – è sondare le possibilità oltre lo specchio. Tra chi scrive e indaga sul suicidio di Sara e colei di cui si racconta vi è un’indubbia specularità. Non si sa bene chi sia messo peggio. Si sta a galla grazie alla scrittura (per la voce narrante), alla maternità, al lavoro (per altri), alla rassicurante routine del treno in corsa da cui Sara ha voluto, alla fine, scendere.
Non ha senso pronunciarsi su chi abbia vinto o non vinto le sfide che si sono affrontate. Un po' tutti hanno una esistenza disastrosa, veleggiano nello stesso mare chiuso, o hanno una tela da fare e da disfare senza sosta.



Segreta Penelope

di Alicia Giménez-Bartlett
Sellerio
Narrativa
ISBN 978-8838930874
Cartaceo 11,90€
Ebook 2,99€

Sinossi 

Negli anni Settanta del Novecento c'era una Sara quasi in ogni gruppo, conosciuta o mitizzata in ogni compagnia di amici. Colei che incarnava lo spirito di quel tempo nella libertà sessuale: Eros trionfante su Thanatos, Dioniso su Apollo, l'innocenza infantile del piacere sulla malizia del vizio. La Sara di questo libro si è suicidata. La stagione della libertà aveva coinciso con il dopo Franco, ed era stata tanto più intensa in quanto era l'uscita da quarant'anni di repressione bigotta. Dopo è venuta la fine dell'illusione e l'obbligatorio ritorno ai soliti ruoli di madre e di moglie. Il romanzo di Alicia Giménez-Bartlett parte da qui. E mira a ricostruire che cosa successe a Sara nel corso del tempo del dopo. Lo rievocano, nei giorni successivi al suo addio per sempre, le amiche che formavano il suo gruppo, il bolso personaggio che ne divenne il marito, la figlia che mai poteva amarla, fino alla scoperta del più intimo ultimo segreto, dell'ultimo inaccettabile amore: pezzi di memoria strappati con dolore dall'amica che narra in prima persona; ricordi nostalgici e pieni di un affetto senza comprensione; oppure le giustificazioni del conformismo alle ferite inferte come in riti sacrificali di espiazione. La rivincita sorda, progressiva e crudele dell'ordine sul caos creativo. E il ritratto della splendida persona sconfitta dalla Penelope segreta appostata in ogni vita di donna, si piega in modo inquietante a una domanda sul tempo: che è troppo e troppo poco.
Davide-Dotto

Davide Dotto
Sono nato a Terralba (OR) vivo nella provincia di Treviso e lavoro come impiegato presso un ente locale. Ho collaborato con Scrittevolmente, sono tra i redattori di Art-Litteram.com e curo il blog Ilnodoallapenna.com. Ho pubblicato una decina di racconti usciti in diverse antologie.
Il ponte delle Vivene, Ciesse Edizioni.


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