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Franco Battiato, un eremita che ha rinunciato a sé

Franco Battiato, un eremita che ha rinunciato a sé

Musica Di Angelo Gavagnin. Mi piace pensare a Franco Battiato con le parole di una sua canzone, E ti vengo a cercare: «Dovrei cambiare l'oggetto dei miei desideri, non accontentarmi di piccole gioie quotidiane, fare come un eremita che rinuncia a sé».

Franco Battiato, lo seguo da quando artisticamente è nato. Da Fetus e Pollution usciti nel 1972.
In quel periodo venne a Mestre per un concerto che diventò memorabile. Ci fece impazzire per la novità dei suoi testi, della sua musica e anche per come aveva ideato lo spettacolo, fu una novità assoluta. Ecco, da qui parte il mio amore e da allora non ho mai mancato di acquistare e ascoltare tutta la sua produzione e anche di partecipare a ogni tournée. Aspettavo sempre con ansia qualche data nei dintorni di Venezia.
I suoi primi lavori non furono certo accettati facilmente, all’epoca si ballava con le canzoni dei Pooh o, benissimo che andasse, si ascoltavano gli Equipe 84, Battisti e tutto ciò che ispirava il giusto, romantico approccio con le ragazze.


Fino al 1968, Franco Battiato fu Artista per pochi intimi. 

Dopo capì che, se voleva continuare a cantare e suonare, doveva anche vendere e arrivò L’Era del Cinghiale Bianco e soprattutto, nel 1981,  La voce del Padrone.
Dimostrò che si poteva fare della buona musica con ottimi testi (anche se non comprensibili a tutti) e pure vendere molti dischi. Fu per mesi primo nelle classifiche, pezzi come Centro di gravità permanente e Bandiera bianca divennero cultura popolare. Tutti ormai sappiamo che «ci si mette gli occhiali da sole per avere più carisma e sintomatico mistero!»
Poi fu un successo dietro l’altro, inutile citare tutti i titoli, chi vuole può trovare facilmente la discografia in rete.

Nel 1994, con L’ombrello e la macchina da cucire, inizia la sua collaborazione col filosofo siciliano Manlio Sgalambro.  

È una svolta che si percepisce, i testi diventano davvero canzoni filosofiche, aggiunge la musica a citazioni, da Cratilo, discepolo di Eraclito: «Non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume».
Nel 1996 esce L'imboscata che inizia con una frase in greco antico, recitata da Manlio Sgalambro che parteciperà anche dal vivo a tutti i concerti del tour di quell’anno.
È una frase di Eraclito:
«È la medesima realtà il vivo e il morto,
il desto e il dormiente,
il giovane e il vecchio:
questi infatti
mutando son quelli,
e quelli di nuovo [mutando] son questi.»
Pensate che i due hanno collaborato per anni e nelle interviste come nel privato, si sono sempre dati del lei, nel panorama attuale così mediocre: signori d’altri tempi.
Dentro L’Imboscata troviamo una delle canzoni d’amore più belle di sempre: La Cura.



Battiato lo vivo come un fratello maggiore che mi ha insegnato e ancora mi insegna molto di quello che penso di sapere, le sue sono sempre canzoni stimolanti che mi obbligano a un approfondimento. 

C’è un pezzo sul bellissimo disco Café de la Paix del 1993: Ricerca sul terzo che è proprio una lezione pratica di meditazione.
Ascoltando i suoi dischi ho imparato soprattutto «il silenzio e la pazienza» il concedermi tempo per la contemplazione.
La dolcezza di molte sue canzoni mi faceva tornare alla mente mio nonno Rito, persona intelligente, buona e sensibile pur nella sua ignoranza, (erano gli anni in cui in Italia molta parte della popolazione, era ancora analfabeta). Mio nonno aveva un “sapere” che andava di là dalla cultura. Abitavamo sulla laguna veneziana, a Pellestrina e lui usciva tutte le sere, andava fino in riva: doveva indovinare il tempo del giorno dopo giacché faceva il pescatore e non c’era Il Meteo.it. Poi si perdeva a contemplare il tramonto, con Venezia come sfondo lontano e lo vedevo commuoversi.
Ultimamente, da quando Battiato si è ritirato dalle scene, verosimilmente per motivi di salute vista la non più tenera età, ho letto troppe polemiche inutili.
A me piace pensare a Franco Battiato con le parole di una canzone dell’album Fisioniomica uscito nel 1988, E ti vengo a cercare: «Dovrei cambiare l'oggetto dei miei desideri, non accontentarmi di piccole gioie quotidiane, fare come un eremita che rinuncia a sé».  Lasciamolo vivere in pace: dopo tanto cercare, con tutto il mio amore voglio pensare che a suo modo, abbia trovato.




Angelo-gavagnin

Angelo Gavagnin
Ho lavorato al Porto di Venezia, un lavoro che mi lasciava periodi di libertà che ho usato per viaggiare in Thailandia, Malesia, Sri Lanca, ma anche Cuba e Santo Domingo. Sono stato varie volte in India. Ho conosciuto il Maestro Indiano Osho e ho assistito alla sua cremazione tra canti e balli. Sono diventato papà all'età nella quale di solito si diventa nonni e così sono finiti i viaggi e mi è venuta voglia di scrivere.
Non sono nato e mi sento molto bene, IlMioLibro.
Il risveglio, IlMioLibro.
Lungo la via Francigena, IlMioLibro.

About Davide Dotto

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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