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Recensione: La vita davanti a sé, di Romain Gary

Recensione: La vita davanti a sé, di Romain Gary

Libri Recensione di Maria Civita D'Auria. La vita davanti a sé di Romain Gary (Neri Pozza). Povertà, prostituzione, droga, la gioventù e la vecchiaia, la vita e la morte, la tristezza e la gioia di vivere, raccontate con l'innocenza di un bambino.

La protagonista di La vita davanti a sé  di Romain Gary è Madame Rosa, una donna ebrea scampata al campo di concentramento. Ha sessantacinque anni e in passato faceva la prostituta. Un mestiere non più esercitato, non solo perché non ne ha più l'età, ma anche perché pesa novantacinque chili e non ha l'avvenenza di un tempo.
La sua maggiore preoccupazione è fare la spesa: non avendo l'ascensore, per raggiungere il suo appartamento in un vecchio palazzo a Belville, nella periferia di Parigi povera, degradata, piena di razze, colori, lingue e religioni, deve farsi sei piani di scale a piedi.
Qui Madame Rosa ospita una decina di bambini, tutti figli di prostitute. Le sono stati affidati perché nella Francia negli anni ‘40 la legge vieta alle prostitute di allevare i propri figli. Del padre invece – nell’universo delle prostitute potrebbe essere chiunque – non si parla. Queste mamme non sempre pagano, per l'affido dei figli, la quota mensile, ma spesso vanno a trovarli.

Momo, invece, un bambino marocchino e musulmano, non solo non conosce la madre ma non sa neanche quando è nato e quanti anni ha. 

Non è sicuro nemmeno di essere arabo. È un po' il pupillo di Madame Rosa, ma quando inizia a farle dei dispetti, Madame Rosa lo prende da parte e gli dice che si deve rassegnare a non avere una madre, altrimenti lo manderà al brefotrofio.
Quando a Momo viene voglia di avere un cane, al canile di rue Calefeutre ruba un barboncino grigio, tutto riccio. Lo porta a casa, lo chiama Super e diventa, presto, l’attrazione di tutti gli altri bambini.
Momo ama a tal punto il cane che, presto, si rende conto di quanto la vita con Madame Rosa – malata, senza soldi – sia triste e il brefotrofio in agguato. Lo vende allora per cinquecento franchi a una donna, ma poi li butta in un tombino. Quando Madame Rosa lo viene a sapere, ritenendolo malato, porta Momo dal dott. Katz. Il medico la tranquillizza, Momo è un bambino sensibile e ha solo bisogno di affetto. Il piccolo molto spesso si siede nella sala d'aspetto, anche solo per farsi accarezzare i capelli, come può fare solo un buon padre. Quello che ha sempre desiderato.

Arriva il momento in cui è Madame Rosa ad avere bisogno del dottor Katz. 

I suoi organi sono compromessi, vaneggia e la sua mente è profondamente ottenebrata. Va in catalessi, oltre al dottor Katz, che fatica a salire le scale, viene chiamato il signor Walumba, un nero del Camerun che abita, insieme alla sua tribù, una stanza al quinto piano nello stesso palazzo di Madame Rosa. È un mangiatore di fuoco e vomita fiamme davanti a Madame Rosa. Insieme ai suoi compagni inizia a ballare intorno alla malata al fine di scacciare gli spiriti maligni. Lentamente Madame Rosa si riprende, ma non ritorna a essere quella di un tempo. Nella sua esistenza, l’attenderanno altre vicissitudini.

Oltre a Momo e a Madame Rosa che si trucca molto, veste di colori sgargianti e nasconde la foto di Hitler sotto il letto, tirandolo fuori per ricordarsi a cosa è scampata, altri personaggi ruotano intorno ai due protagonisti.

Il signor Hamil, un vecchio venditore di tappeti musulmano, trasmette a Momo tutto il suo sapere.
Madame Lola batte al Bois de Boulogne come travestito, anche se un tempo ha fatto la boxeur. Aiuta Madame Rosa e Momo da un punto di vista economico, cucina per loro anche molto spesso. Porta loro cioccolato, salmone affumicato e champagne che costano molto cari e i due non potrebbero permetterseli.
C’è anche il signor N' Da Amèdèe, il protettore nigeriano che gira attorniato dalle guardie del corpo. Essendo analfabeta, si fa scrivere da Madame Rosa lettere indirizzate alla sua famiglia, in cui scrive di essere impegnato da autodidatta per diventare appaltatore di lavori pubblici, costruire delle dighe ed essere un benefattore per il suo paese.
Consiglio di leggere questo libro perché, pur affrontando temi gravi come la povertà, la prostituzione e la droga, l'autore ne parla con grazia ed eleganza. Parla anche della gioventù e della vecchiaia, della vita e della morte, trasmette tristezza ma anche gioia di vivere, raccontando al lettore la storia con l'innocenza di un bambino.

La vita davanti a sé

di Romain Gary
Neri Pozza
Narrativa
ISBN 978-8854508347
Cartaceo 8,41€
Ebook 6,99€

Sinossi 

Eroe di guerra, diplomatico, cineasta, Romain Gary si suicidò il 3 dicembre 1980. La sua scomparsa fece scalpore ma il vero colpo di scena arrivò quando, pochi mesi dopo la morte, si scoprì che Gary ed Emile Ajar, autore del romanzo "La vita davanti a sé", erano in realtà la stessa persona. Il libro, che narra le vicende di Momo, ragazzo arabo nella banlieu di Belleville, figlio di nessuno, accudito da una vecchia prostituta ebrea, vinse il Goncourt inaugurando uno stile gergale da banlieu e da emigrazione, cantore di quella Francia multietnica che cominciava a cambiare il volto di Parigi.

Maria Civita D'Auria

Maria Civita D'Auria
Ho frequentato i corsi di archeologia, storia dell'arte e scrittura creativa presso l'università popolare eretina e ho collaborato come giornalista esterna per la rivista NOIDONNE, MINERVA, EPOCA. Ho vinto diverse edizioni dei concorsi letterari della Montegrappaedizioni e sono arrivata finalista con il racconto di “Gianna e Nicoletta” alla terza edizione del concorso letterario RacconTIAMO della Valletta edizioni.

About Davide Dotto

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