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Thailandia: i templi di Chiang Mai



Viaggi Di Luigi Lazzaroni. Il mercato degli insetti, il Karen village e i templi di Chiang Mai, in Thailandia.

Kad Thung Kwian Market, mercato degli insetti, sulla strada per Chiang Mai – dai assaggiamo questi! – che schifo! – allora queste che sono più piccole o preferisci quei bacherozzi bianchi? Sono già conditi con la verdura, sennò quelli più ciccioni – va bene, una cavalletta ma piccola! Ci sono anche grilli, ditischi, formiche, mosconi, scarafaggi, tutti cotti al vapore o fritti, ma non è che facciano meno impressione i due conigli stecchiti che però hanno la coda da topo o le teste di maiale che sembrano proprio quelli di Shaun vita da pecora. La maggior parte degli insetti viene dalla Cambogia perché in Thailandia si usano troppi insetticidi nelle risaie – ci spiega Marco la nostra guida factotum – prendete una cipollina, pulisce la bocca. Molto peggio della cavalletta!
Ferma, ferma! Una piantagione di…? Pitaya, dragon fruit. Pilastrini di cemento sostengono cactus dai fusti ricadenti, fiori bianchi bellissimi, frutti rossi ancora più belli, il contadino ne prende dalle ceste due appena raccolti e ce li apre, grazie, thank you! Insipidi rispetto alle cipolline ma molto meglio così.

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Villaggio Karen, deviazione dalla strada per Chiang Mai.

Il villaggio è ai piedi delle colline tra risaie ordinate e verdissime, tutte case di legno su palafitte di cemento a parte un paio di ville con muri di recinzione e SUV nuovi di zecca dai vetri oscurati – i Karen hanno traffici strani, borbotta Marco, vengono dal Myanmar – e con questo dice tutto. SUV a parte, tante farfalle sui cespugli fioriti lungo le stradine, un vecchietto con gli occhiali intento a costruire una scopa di saggina, un bufalo nero dallo sguardo minaccioso, un signore alle prese con un cesto di vimini, tre allegri bambini con le statuine di plastica dei Supereroi, su un graticciato sotto le palafitte di una casa due vecchiette magrissime e due nipotine paffutelle, le vecchiette sono piene di tatuaggi sulle braccia e sulle mani e portano grandi orecchini bianchi inseriti nel lobo dilatato dell’orecchio, una ha uno sguardo indagatore, l’altra sembra sorridere sotto i baffi, scamiciato identico, si lasciano fotografare, le nipotine ridono divertite. Ritornando verso la macchina due bambini in bici ci rincorrono per salutarci, è lei che comanda, ha la maglia rossa della nazionale di calcio della Suzuki Cup 2015, scambio di sorrisi, bye bye.

Il Karen village e Kad Thung Kwian Market, il mercato degli insetti

Chiang Mai, domenica, in giro da soli per wat ma non si fa fatica a trovarli, ce ne sono a decine. 

Ce n’è uno con dragoni colorati agli angoli del tetto, un altro con dragoni bianchi, in uno c’è un Buddha enorme illuminato d’azzurro, le statue più piccole ai suoi piedi sembrano i lumini delle nostre chiese, un altro monastero ha porte e finestre con stipiti elaboratissimi, una specie di barocco in salsa thai, un altro ancora ha un enorme gong nero all’ingresso e tre turiste stupite lì davanti, un Buddha dorato e una inquietante statua di cera di un monaco seduto sotto una zanna d’elefante, sembra vivo, sul retro un chedi antico di mattoni corrosi e uno stagno su cui corre una passerella di bambù tutta bordata di bandiere azzurre e gialle, molto scenografica. E non è finita. Il Wat Chang Taem ha tetto a capanna di dieci falde, ingresso difeso da battaglieri dragoni bianchi, interno tirato a specchio, una ragazza inginocchiata davanti all’altare con cinque Buddha dalla veste rossa e una scultura dorata che è un intrico inestricabile di serpenti, nel mezzo Garuda, l’uccello veicolo di Vishnu e emblema della Thailandia. Di fianco al mercato c’è un altro wat con un chedi risplendente d’oro, dentro un verde Buddha di Smeraldo e una bambina sorridente piedi nudi vestito rosa ghiacciolo in mano.
Ci siamo persi tra le bancarelle del mercato, un mare di gente e di turisti, souvenir per tutti i gusti, guarda quello! In una scatola uno scarabeo grande come la mia mano, di fianco scatole con farfalle bellissime – no, non le compero altrimenti domani ne prendono subito altre, dico a malincuore – allora prendiamo un elefantino, ne approfitta subito mia moglie, una statuina di elefantino.
Cena lungo la strada mentre i turisti si fanno massaggiare i piedi e i monaci cantano nei wat.

Il Wat Chang Taem

Il giorno dopo Wat Chedi Luang – è il tempio più importante di Chiang Mai – ci garantisce Marco. 

Alla porta d’ingresso due guardiani verdi con mazza e spada, tanti turisti, nel tempietto sotto un albero altissimo c’è il pilastro di fondazione della città - ti racconto cosa c’è dentro - dico a mia moglie contrariata, a dir poco, perché le donne non sono ammesse – soffitto nero pieno di ghirigori, lampadari di filigrana dorata, sulle pareti dipinti color pastello come i libri di fiabe, c’è anche Indra sul suo elefante, il pilastro quasi non si vede, è tutto coperto, comunque bello, peccato che tu non lo possa vedere… Di fianco c’è la sala delle preghiere, via le scarpe, si entra e si resta a bocca aperta, un tripudio di colori, il soffitto delle navate laterali non si vede perché coperto da nastri pendenti gialli arancio e oro con impressi gli animali del calendario cinese – ne comperiamo uno? ovvio che sì – tappeto rosso sul pavimento della navata centrale, colonne nere ravvivate da arzigogolati stencil dorati, sul soffitto nero a stelle d’oro risplendono le gocce di cristallo dei lampadari, un Buddha ascolta paziente le preghiere dei fedeli inginocchiati e sorride sornione ai turisti basiti. Dietro c’è un grande chedi di mattoni, naga feroci a guardia delle scale, elefanti a sopportarne il peso, la parte superiore è crollata – per un certo tempo nel chedi è stato conservato il Buddha di Smeraldo, adesso è a Bangkok – e poi una specie di pagoda e un altro monaco di cera che sembra vero, in un’altra c’è un Buddha nero, questo è proprio bello, sotto una tettoia un grande Buddha disteso, altra tettoia panzone vestito di rosso non credo sia un altro Buddha, davanti a ogni statua una cassetta per le elemosine, i monaci ragazzini rapati a zero salutano sorridenti e sfrontati.

i templi di Chiang Mail

Il Wat Phrathat Doi Suthep sta nel bosco in cima a una collina.

Io la scala non la faccio! – la scala in questione è in effetti lunga – c’è la funicolare – suggerisce Marco, ok loro due in funicolare io per la scala. Foto ai due naga che fanno da balaustra con signora cinese a mani giunte incorporata, sfida a colpi di foto con i tanti turisti asiatici, foto ai frutti degli alberi del pane, foto all'elefante bianco su in cima, foto ai ritrovati moglie e guida, preso dall'ansia fotografo di tutto e di più, la fila di campane do not push the bells, il tempietto tutto ricamato d’oro, le due salamandre nere all'ingresso di un altro, il panorama di Chiang Mai dalla terrazza, i festoni di orchidee di plastica di tutti i colori, le ragazze orientali in casual improbabili, le occidentali tutte ma proprio tutte compresa mia moglie con i pantaloni multicolori a gamba larga che si vendono in tutti i mercatini dell’Asia, i dipinti nella galleria interna del chiostro – cosa ti ha spiegato Marco? Boh, storie di Buddha, non ho capito molto – e poi il grande chedi luccicante d’oro, i parasole dorati agli angoli, le statue di Buddha in piedi sedute sdraiate d’oro di bronzo di giada di plastica, le corone di tagete gialli le candele gialle, il fumo dei bastoncini d’incenso, i fedeli in preghiera, gli espositori girevoli pieni di banconote, una conturbante statua di cera di un santo monaco sotto zanne d’elefante, un altare strapieno di statue statuine gingilli vari, offerte di cibo, composizioni floreali, tanti simboli enigmatici e significati oscuri e dappertutto gli sguardi vuoti e sorpresi dei turisti.
Oggi pomeriggio trasferimento a Chiang Rai, non so se dolermene o esser contento.

Luigi Lazzaroni

Luigi Lazzaroni
Non credo nell’astrologia ma mi ritrovo in alcune caratteristiche del mio segno, ovviamente quelle che mi fanno più comodo: l’Acquario ama sentirsi libero e sente il bisogno di spostarsi continuamente, adora viaggiare, è attratto da tutto ciò che è nuovo, ha idee continue che gli girano in testa, gli Acquario sono sognatori. Confermo al cento per cento. Per il resto studi classici, laurea scientifica giusto per cambiare, pittura nei periodi di meditazione, fotografia sempre, in montagna da solo o con gli amici, in giro per il mondo con una moglie che mi tiene nel mondo reale tranne che in Amazzonia dove non vuole proprio venire.

About Davide Dotto

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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