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L'occhiata: un racconto di Giulia Mastrantoni

L'occhiata: un racconto di Giulia Mastrantoni

Inediti d'autore Racconto di Giulia Mastrantoni. L'occhiata: Maria, Angela, Ugo e Aurelio, quattro amici, i giardinetti di paese, i ricordi d'infanzia.

Ci si incontrò ai famosi “giardinetti”, quelli dove tutti m’avevano avvisato di non andare. Io ci vo, m’ero detto, ché mal che vada me ne torno a casa. Ero in ritardo, ma tanto io so’ sempre in ritardo. E poi le uscite in comitiva non iniziano mica puntuali.
Ugo, ricordi del 1988

Venimmo invitate entrambe ai “giardinetti”. Non pensavamo che fosse una cosa particolarmente bella, ma non era neppure così strana. Magari voleva conoscerci entrambe, ci dicemmo, per capire chi di noi due gli piacesse davvero. Arrivammo lì puntuali e lo trovammo seduto su una panchina all’ombra di un albero. La prima cosa che facemmo, fu arrotolare l’elastico della gonna per mostrare più coscia.
Maria e Angela, ricordi del 1990

Il giorno in cui andai ai “giardinetti” non avevo grandi aspettative. Sapevo che nell’opinione comune era un luogo di non ritorno, ma non ci credevo. Quello che mi preoccupava, però, era che potessero esserci i bulli della scuola. Bella cazzata che hai fatto, mi sarei detto in quel caso, e avrei provato a darmela a gambe. Un piano di fuga di merda, con il senno di poi!
Aurelio, ricordi del 1990

Oggi, 2020

Siamo seduti al nostro solito tavolo. Ugo con il suo caffè lungo che mi fa ribrezzo solo a vederlo, Maria e Angela con la loro spremuta d’arancia senza semi (una scelta parecchio discutibile) e io, l’unico del gruppo che ci capisca qualcosa di caffè, con il mio espresso doppio.
«Magari ci si è pure ragionato su, prima di decidere ‘sta cazzata!»
L’accento toscano di Ugo si è affievolito con gli anni, eppure certe parole ancora non gli riesce di pronunciarle correttamente (o magari fa solo finta).
«Di certo non sarebbe il primo parco che viene distrutto» commenta Maria. «Però di tanti parchi...»
«Parco! E chiamali per quello che sono: i giardinetti!» sbotto. «Parco!» aggiungo poi a mezza voce.
«Fammi leggere di nuovo» si intromette Angela, l’unica di noi che potrebbe davvero fare strada nella vita e che, invece, è rimasta al palo.
Mi sono detto spesso che Angela è una donna da sposare, la donna ideale per me, in effetti. Peccato che si sia fatta mettere incinta a sedici anni da quel coglione di Corrado, il bullo della scuola, per l’appunto.
Inutile dirlo, Corrado si diede alla macchia non appena il fratello di Angela, quell'ammasso di muscoli e zero materia grigia di Piero, mise in giro la voce che ci avrebbe pensato lui ad “aggiustare le cose”. E così non solo non ho sposato Angela, ma mi sono trovato pure a portarla in ospedale sul mio motorino blu quando ha avuto le doglie.
«Toh, tientelo pure se vuoi.» Le passo il giornale nel quale viene annunciato che i nostri giardinetti diventeranno una piazza di merdosissime piastrelle bianche “dove grandi e piccini potranno ritrovarsi.” Che cazzo significa, io proprio non lo so.
«Mah, io ‘on mi stupisco più di niente» dice Ugo. «Ha chiuso tutto qua ’ntorno. La fabbrica del latte, la libreria di Gigino»

«E che c’entra che i business chiudono? I giardinetti non sono mica un’attività commerciale.»

«Ah, Marì, il corso in Digital Coso t’ha fatto male. I ‘business’.» Ugo ridacchia. «Gigino manco ‘o sa che l’è un business.»
Maria lo fulmina con lo sguardo.
«Possiamo tornare a parlare dei giardinetti?» mi intrometto, cercando di riportare la conversazione nella direzione che desidero: quella delle lamentele (grande invenzione, le lamentele).
Maria e Ugo si guardano con quel loro solito astio che in realtà è solo lussuria non consumata.
Gliel’ho sempre detto, io, che devono farsi una serata romantica e boom, passa la paura.
«Non so» dice Angela. «Non mi capacito del fatto che si possano distruggere i nostri giardinetti.»
«Non è distruggere» puntualizza Maria. «Stanno solo ripulendo la zona. Vedi? È scritto qui.»
«E lo chiami ripulire?» mi intrometto di nuovo. «Che cazzo di pulizia è se sradicano alberi per sostituirli con ‘ste piastrelle del cazzo?»
«Dai, non sono piastrelle» risponde lei. «Vogliono solo...»
«Sono d’accordo con Aurelio, Mary,» la interrompe Angela (l’ho già detto che me la dovrei sposare?). «Non voglio buttarla sul drammatico, neh, però che ci si liberi degli spazi verdi con il climate change...»
«Quindi cos’è che si fa?» chiede Ugo, che comunque di toscano ha sempre avuto ben più che il suo (forzato, diciamolo!) accento (era cocciuto come una fottuta piastrella bianca).
C’è un attimo di silenzio. Ugo è l’unico del gruppo che ha sempre avuto una malsana mania di “fare”. Noialtri siamo spiriti contemplativi, più meditativi, per capirci.
«In che senso?» chiedo io.
«Come in che senso? Fammi capire, Aurè: prima ti lamenti e ci tieni qua durante tutta la pausa caffè a parlare dei giardinetti, poi ti chiedo che si fa e tu mi dici ‘in che senso’?»
Rimango nuovamente in silenzio. La mancanza di voglia di fare che ha fagocitato un po’ tutti nella nostra ridente cittadina non è mai riuscita a prendersi Ugo.
«E io che c’entro? Se l’amministrazione decide, io che devo fare?» ribatto, determinato a lamentarmi.
«E la dài vinta all’amministrazione?» è la risposta di Ugo.
«Ha ragione, sai?» mi dice Angela indicando Ugo con un cenno del capo. «Se ci teniamo davvero ai nostri giardinetti, perché non ci diamo da fare per una buona volta?»
«In che senso?»
Questa volta è Maria a pronunciare la domanda più significativa del mondo.
«Hai capito in che senso. La vita va a puttane da queste parti, è inutile negarlo. Non dico di rivoluzionare tutto, ma almeno i giardinetti!»
«Ma sei seria?» chiede ancora Maria.

Angela espira come se quel gesto le costasse fatica. «Tu sei felice?» chiede poi a Maria. 

«Rispondi sinceramente.»
Maria rimane a guardarla senza rispondere. È un modo come un altro per dire che col cazzo che lo ammetterebbe, ma che no, non è felice per niente.
«Appunto» conclude Angela, «Però cos’è che fai per cambiare le cose? Non ti dico di fare niente di grosso, neh, però potremmo pure lanciarla una petizione.»
Ironia della sorte, Maria è la persona più adatta per una cosa del genere: dopo aver terminato il liceo con ben due anni di ritardo, è rimasta a fare la casalinga con sua madre, mentre suo padre si barcamenava a fare il peggiore di tutti i freelance, l’avvocato. Un fiotto clienti, ma quelli paganti erano sempre meno e i delinquenti che te lo mettevano nel culo dopo essersi avvalsi dei tuoi servigi non facevano che aumentare.
Dopo cinque anni di vita da Donna del Focolare, Maria si era iscritta a un corso per diventare Social Media Manager e Marketing Expert. Il corso era online e sarebbe durato circa dodici mesi. Lei lo ha completato in quarantotto e attualmente lavora quattro ore a settimana come social media manager della gelateria di Palantiucchi (il cui nipote è stato difeso in tribunale dal padre di Maria almeno tre volte). Certo, non è la Social Cosa più quotata sul mercato, ma di sicuro i giardinetti non farebbero gli schizzinosi.
«Io, comunque, non sono infelice» si intromette Ugo. «E non sono infelice perché mi faccio il culo.»
E, in effetti, il caro vecchio Ugo se la cava discretamente: toscano di genitori toscani, ha traslocato nella nostra ridente cittadina all’età di dodici anni. Suo padre ha aperto un negozio di ortaggi che ha fatto la fortuna della famiglia grazie alle verdure cotte dalla signora Rosalba, sua moglie. A diciott’anni, Ugo è entrato nell’azienda di famiglia per “ampliare le nostre prospettive”.
«E tu? Tu sei felice?» chiedo allora ad Angela, che si meriterebbe di esserlo più di chiunque altro io conosca.
Abbassa lo sguardo. Tra di noi, è quella che ha avuto più sfortune: dopo che Corrado se ne è andato, Angela ha partorito Alice, una bambina bellissima ma diversamente abile. Da allora, Angela è madre full-time.

«Sì, dai» risponde Angela dopo una lunga pausa. «Io ho Alice. Sono fortunata.»

«E ad Alice garbano i giardinetti?» chiede Ugo, del tutto inconscio della figura di merda che ha appena fatto. «Se ad Alice garbano, allora.»
«Alice gioca ai giardinetti tutti i giorni insieme alla nonna» lo interrompo io, che invece so bene che quel coglione di Corrado ha messo incinta Angela proprio ai giardinetti e che da allora Angela si è rifiutata di tornarci.
«Comunque» prosegue lei sorridendomi di sfuggita, «io questa volta voglio fare qualcosa per salvare i giardinetti.»
La guardo senza sapere cosa rispondere. Angela è intelligente, un’intelligenza al di sopra della media, ma l’impresa mi sembra a dir poco disperata.
«E pure io» si aggrega Ugo, suscitando così un altro sorriso meraviglioso da parte di Angela.
Poi, Angela si volta verso Maria: «E tu? Tu vuoi darci una mano con la petizione?»
Maria sembra tentata di dire di no (e la capisco). Io stesso sono in procinto di dire che l’ultima cazzata che mi serve è lanciare una petizione. Le possibilità che si riesca a far cambiare idea all’amministrazione sono esigue, se non inesistenti, mentre quelle che si riesca a coinvolgere la cittadinanza sono proprio pari a meno infinito.
Angela è ancora intenta a guardare Maria, fiduciosa che la risposta sarà un sì. È veramente bella, una di quelle persone che nella vita non hanno mai potuto fare un granché, ma che avrebbero le capacità per fare tutto. Angela è veramente speciale, una di quelle persone che meritano tutto.
«Vabbè, dai, vi do una mano anch'io. Ma niente di grosso» aggiungo prima che Maria possa dire alcunché. La osservo cambiare espressione. L’ho messa alle strette e non se l’aspettava. La guardo mentre pensa a cosa fare, a come dire che non vuole saperne nulla della petizione. Attendo pazientemente, pronto a sentirla imbastire una qualche scusa per tirarsi indietro.
«E che cazzo, va bene!» dice invece Maria dopo un lungo silenzio. «Ci sto!»
Angela sorride.
Poi ci scambiamo tutti e quattro un’occhiata di quelle che descriverle è inutile: devi essere lì, farne parte, sentirle solleticarti l’anima. Ci scambiamo l’occhiata che, chissà, magari cambierà il destino della nostra ridente cittadina.


Giulia Mastrantoni
Ho collaborato per quattro anni all’inserto Scuola del Messaggero Veneto. Scrivo per il mash up online SugarPulp e per la rivista dell’Università di Trieste Sconfinare.
Dopo aver trascorso un periodo in Inghilterra, ho iniziato un periodo di studi in Canada e ora vivo in Australia. Ma, dovunque sia, scrivo.
Misteri di una notte d’estate, ed. Montag.
One Little Girl – From Italy to Canada, eBook selfpublished.
Veronica è mia, Pensi Edizioni.
La forma del sole, Gli Scrittori della Porta Accanto.

About Davide Dotto

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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