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Recensione: Fino all’alba, di Carole Fives

Recensione: Fino all’alba, di Carole Fives

Libri Recensione di Elena Genero Santoro. Fino all’alba di Carole Fives (Einaudi). Un romanzo disturbante fin dalle prime pagine.

Il libro è breve, si legge in fretta. La scrittura è snella.
Non c’è un’introduzione, un incipit, una spiegazione, il che da un punto di vista narrativo è positivo: il lettore viene catapultato in mezzo alla storia senza preamboli, ci si trova dentro, immerso nella vicenda della protagonista. Vicenda che si snoda e viene portata avanti attraverso tanti piccoli quadretti, tante situazioni in cui il personaggio principale si trova a mostrare il proprio punto di vista.

C’è una donna di cui non viene indicato il nome che vive insieme a suo figlio del quale pure non viene indicato il nome. 

Il bambino ha circa due anni, è piccolo, e viene descritto attraverso ciò che fa, attraverso i suoi giochi, attraverso le sue abitudini.
E tutte le piccole situazioni in cui la donna si trova a svelare il proprio stato d’animo ci fanno capire che questa signora si è trasferita a Lione per amore di un uomo, ha avuto con lui un figlio, ma ora quest’uomo l’ha lasciata senza troppe spiegazioni, ma soprattutto ha smesso di pagare l’affitto e di occuparsi del figlio.
Così c’è lei, che si barcamena con un lavoro da freelance, con l’accudimento del bambino, con le bollette e gli affitti da pagare, con poco tempo per se stessa e con la famiglia d’origine che è rimasta al nord della Francia e quindi, materialmente, non la può aiutare.

La donna indubbiamente ama suo figlio: questo non è in discussione. 

Trascorre con lui tutto il tempo necessario, lo porta al parco giochi, lo fa addormentare e gli usa tutte le premure.
Ma essendo da sola, fa una fatica che toglie il fiato. Sente sulle sue spalle tutto il peso di questa responsabilità; spesso si percepisce inadeguata. Teme di non fare abbastanza, né per se stessa, né per suo figlio.
Però la donna, di notte, ha iniziato a ritagliare un angolo per se stessa, uscendo di casa e facendo lunghe passeggiate dopo che il figlio si è addormentato. Mentre lo fa si domanda se fa bene, se quei momenti di libera uscita, in cui può sentirsi una donna e non solo una madre, sono leciti.

Il libro è disturbante sin dalle prime pagine, anche perché non ha un filo di luce già dal principio, ma non si apre neppure nel finale, quando addirittura si consuma una tragedia. 

Non c’è gioia nemmeno quando si parla del bambino, il quale spesso si trova a chiedersi perché suo padre non sia lì con lui. Il colore grigio del romanzo riflette lo stato d’animo della protagonista e non cambia mai tonalità.
All’inizio non si riesce a simpatizzare nemmeno troppo con la donna, che ha un atteggiamento quasi passivo e si mostra ostile nei confronti di tutti quelli che le danno dei suggerimenti corretti su come uscire dalla situazione gravosa nella quale è precipitata: trovare una casa più piccola, dimezzare l’affitto, pretendere che il padre del bambino contribuisca almeno economicamente.
In realtà, procedendo con la lettura, la donna pian piano modifica alcuni approcci e lentamente riesce a creare per sé e per il figlio delle condizioni di vita più agevoli. Ottiene anche l’inserimento del figlio al nido, cosa che le concede più ore al giorno per lavorare.

Si capisce così che il vero j’accuse non è rivolto a lei o alla maternità o a cosa dovrebbe fare, dire e pensare una persona per essere una buona madre. Questo è un libro che se la prende in blocco con gli uomini. 

Non esiste una sola figura maschile che susciti un minimo di simpatia.
Il poliziotto, vicino di pianerottolo: simpatico come un herpes labiale.
Il pediatra: chiede 60 euro per un consulto sgarbato.
Il capo: vuole le consegne subito e non mostra un minimo di empatia per le difficoltà di una madre sola con un bimbo piccolo.
Il nonno, padre della donna, che ogni tanto viene a trovare figlia e nipote: neppure lui fa una gran bella figura. Anziché supportare la figlia e rendersi partecipe delle sue difficoltà, la rimprovera nemmeno troppo velatamente di non sapere tenere la disciplina. Il bambino non dovrebbe comportarsi così, non dovrebbe fare tutti quei capricci. La donna non trova luce nemmeno dopo gli incontri col padre, ma anzi ne esce ancora più depressa e sconfitta. Dal padre non traspare alcuna tenerezza nei confronti della figlia.

Il padre del bambino: qui si raggiunge l’apoteosi. 

La sua figura è appena delineata, ma capiamo che è un bell’uomo. Non viene detto perché se ne sia andato. Non si parla di una crisi di coppia. La donna da un giorno all’altro si è trovata a subire la decisione di questo individuo che si è sentito in diritto di dimenticarsi di tutti i suoi doveri. Si è scrollato di dosso ogni responsabilità. Non fa più il padre, non contribuisce economicamente, è semplicemente sparito e nessuno lo rimprovera per questo. Non ha nemmeno riconsegnato le chiavi di casa, non ha preso tutte le sue cose, riservandosi il diritto di tornare quando vuole e in questo modo non permettendo alla donna di riorganizzarsi.
In alcuni paragrafi sembra che debba ricomparire e viene atteso come un moderno Godot, ma poi non si fa vedere.

Ed è questo il vero messaggio del libro: una donna può essere più o meno materna, più o meno amorevole, più o meno capace, ma da lei ci si aspetta sempre che faccia il proprio dovere. 

La donna deve essere accudente per definizione. Invece un uomo è libero di fare o di non fare, di “aiutare in casa” (brutto termine, “aiutare”, come se lui non fosse parte integrante della famiglia) o di farsi i fatti suoi.
Ciò emerge anche attraverso le chat e i forum che la protagonista frequenta ogni tanto, nei quali viene data voce a tante tipologie di donne, donne sposate, donne separate, ma tutte con un problema: il padre dei loro figli non fa nemmeno la metà del lavoro che fanno loro.

Come dicevo, il libro è negativo, non tratteggia nessuna figura maschile positiva. Nel suo voler essere completamente dalla parte delle donne rischia di non essere del tutto realistico.

Comprendo però l’intento corretto di sottolineare che nella nostra società le responsabilità non sono equamente ripartite tra uomini e donne e la differenza è proprio questa: un uomo, se vuole, può rinunciare alle proprie responsabilità, può smettere di essere padre, può ricominciare una vita altrove (salvo non accettare di essere lasciato); una donna che voglia ritagliare uno spazio per sé, può solo sentirsi in colpa.

Fino all’alba

di Carole Fives
Einaudi
Narrativa
ISBN 978-8806243920
Cartaceo 16,15€
Ebook 8,99€

Sinossi

«Vicino, vicino». Lei tenta di ignorare quella voce flebile che la implora dall'altra stanza, ma sa che non resisterà a lungo. Si alzerà nel cuore della notte per andare dal suo bambino di due anni. Per prendergli la mano, rassicurarlo: la mamma è qui, dove vuoi che vada? Preferisce non immaginare cosa succederebbe se il bambino si svegliasse durante le sue uscite notturne. A volte, infatti, le capita di fare due passi intorno all'isolato, qualche minuto, per prendere un po' d'aria. Non è una madre irresponsabile e sa che lasciarlo da solo è rischioso, ma a volte sente il bisogno di allontanarsi da quel nido soffocante, da quell'appartamento che è rifugio e prigione al tempo stesso. Perché da quando è nato il bambino, vive con lui in una simbiosi totale: il suo compagno l'ha abbandonata, in città non ha famiglia né amici, non può permettersi la retta dell'asilo o di pagare una baby-sitter e non riesce a dedicare il tempo necessario al suo lavoro, già precario, di grafica freelance. E il mondo sembra accanirsi contro di lei: la burocrazia è un rebus irrisolvibile che l'affligge, i vicini le lanciano sguardi di biasimo - «è la madre sola del sesto» -, una svista le è valsa l'ostilità dei genitori al parco - il piccolo è caduto dallo scivolo, succede quando le madri sono «tutte prese dal loro smartphone» -, impiegati di banca e ufficiali giudiziari fanno a gara per ricordarle che sta esaurendo le risorse. In cerca di confronto - e conforto -, la protagonista ricorre a internet, legge sui forum le opinioni di altre con una situazione analoga alla sua. Ma anche in rete si imbatte in un muro di ipocrisia e perbenismo. Avvilita, scorre i commenti crudeli di chi si scaglia contro le madri single che non riescono a organizzarsi, che sanno solo piangersi addosso, che alla fine se la sono cercata. Tra senso di colpa e voglia di libertà, la donna continua allora a concedersi quelle evasioni imprudenti. Ma la meta è ogni volta più lontana, e sempre di più il tempo che il bambino passa da solo in casa. Fino al giorno in cui è impossibile tornare indietro...
Elena Genero Santoro

Elena Genero Santoro
Ama viaggiare e conoscere persone che vivono in altri Paesi. Lettrice feroce e onnivora, scrive da quando aveva quattordici anni.
Perché ne sono innamorata, Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni (seconda edizione).
L’occasione di una vita, Lettere Animate.
Un errore di gioventù, PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto.
Gli Angeli del Bar di Fronte, Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni (seconda edizione).
Il tesoro dentro, PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto.
Immagina di aver sognato, PubGold.
Diventa realtà, PubGold.
Ovunque per te, PubMe – Collana Policromia.
Claire nella tempesta, Leucotea.
L'utima risata, PubMe – Collana Policromia

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