Recensione: La ricamatrice, di Maurizio Spano

Recensione: La ricamatrice, di Maurizio Spano

Libri Recensione di Stefania Bergo. La ricamatrice di Maurizio Spano (PubMe - Collana Gli Scrittori della Porta Accanto). Una famiglia tenuta insieme solo in superficie. Una terra, il Polesine, e gli eventi che ne hanno rivoltato le zolle. Nives e Gianfranco, frutto del suo grande amore.

Dopo aver letto Francesca, La signora dei colori e Nato di domenica, mi sono lasciata conquistare dall'ultimo romanzo si Maurizio Spano, dalla sua narrazione che colloca gli eventi in scenari sempre ben delineati, a tal punto che pare di viverli, e caratterizza i personaggi con grande sensibilità. E non perde occasione di raccontare la sua terra d'origine, genuina, ma anche culla culturale forse troppo spesso dimenticata: il Polesine.


La ricamatrice ci riporta indietro nel tempo e in un luogo di cui si incontrano l'acqua e il cielo: il Polesine, perennemente avvolto in una nebbia che riflette il chiarore del sole autunnale e uniforma il paesaggio.

Terra di fiumi, canali, e campi coltivati. Terra generosa che dà buoni frutti ma che richiede dedizione e sacrificio. Maurizio Spano lo narra sapientemente attraverso le tradizioni, il dialetto, le speranze di chi in quella terra ci è nato e cresciuto.
Dalle zolle di questa parte della pianura Padana, emerge una storia famigliare tracciata attraverso quella personale di Nives, la ricamatrice.
A raccontare di sua madre è Gianfranco, ormai adulto, che ha conservato l'anima del bambino perdutamente innamorato della donna che l'ha desiderato e cresciuto. È lui che si accoccola ai suoi piedi sotto il tombolo, mentre Nives ricama foglie e pappagalli colorati come se gli creasse un paradiso intorno. Quel paradiso fatto, prima che di colori, di amore e dedizione. E da lì, da quel ventre protetto, con un espediente narrativo Gianfranco riavvolge il nastro e intraprende un viaggio che gli farà conoscere sua madre da giovane, quando ancora riusciva a sorridere, come testimonia una vecchia fotografia. Perché lui, il sorriso di sua madre non se lo ricorda.
La mia mamma aveva sempre sorriso poco da quando l'avevo conosciuta. Soltanto nelle fotografie con me in braccio ogni tanto rideva.
Maurizio Spano, La ricamatrice

Siamo negli anni '40, subito dopo la seconda guerra mondiale. Nives è una ragazza con sogni semplici e solidi.

Alla vita chiede solo un buon lavoro – si iscrive ad una scuola di cucito per imparare un mestiere che la strappi dal suo destino quasi segnato di contadina – e una famiglia. Ma mentre il suo impegno e l'innata manualità le permettono di realizzarsi come ricamatrice, l'amore stenta a far parte della sua storia.
Si innamora di Giuseppe, fratello della sua migliore amica conosciuta alla scuola di cucito. Si incontrano alle feste da ballo organizzate nelle case messe a disposizione dei polesani benestanti, si frequentano e si amano.
Tuttavia, quelli erano tempi strani, la guerra era finita da poco e loro avevano soltanto ventidue anni. E forse avevano semplicemente voglia di vivere e rinascere, dopo il dolore, la miseria e la grande paura, quella della morte che attendeva chiunque: soldato o semplice cittadino, uomo o donna, vecchio o bambino. La guerra non aveva avuto pietà per nessuno e adesso era finita, finalmente. Si poteva pensare a cantare e mangiare e ballare. Ballare abbracciati e allo stesso ritmo.
Maurizio Spano, La ricamatrice
Ma mentre Nives dà per scontato che l'amore si debba coronare con un matrimonio, suggellare con una famiglia numerosa, Giuseppe non pare convinto di voler trascorrere la vita al suo fianco. Ma la sua non è mancanza d'affetto, è indecisione. Lui, in fondo, è «uomo buono».


La guerra, l'alluvione, la rinascita. La dura vita della campagna e quella degli italiani emigrati in cerca di un futuro migliore. O forse solo in fuga dai legami.

Maurizio Spano ci racconta il Polesine, con le sue tradizioni e leggende, con la sua storia fatta di gente dura, lavoratrice, che sa sempre ripartire dalle zolle, per raccontarci la vita di Nives, il suo amore che non scende a compromessi, il suo sogno difeso dalle disgrazie e dalle intemperie che mettono in ginocchio la sua famiglia e la sua terra. Dopo l'alluvione i polesani ripuliscono le case dal fango e rinforzano gli argini, così pure Nives troverà un motivo per rinascere, proprio rinforzando le sue barriere. Non sarebbe possibile comprendere la storia di Nives senza raccontare quella del suo paese: il Polesine è un luogo che segna i suoi abitanti come l'aratro solca i campi coltivati. Ma solo guardando al rovescio si scorge il filo continuo che unisce tutte le parti del disegno. Come il ricamo su una tovaglia.

La ricamatrice

di Maurizio Spano
PubMe - Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Narrativa | Romanzo storico
ISBN 978-8833665283
cartaceo 12,50€
ebook 2,99€

Sinossi

Gianfranco ha otto anni e sogna d'incontrare sua madre Nives da giovane, quando sapeva sorridere come le ha visto fare in una vecchia fotografia. Un pomeriggio piovoso, mentre Nives ricama foglie e pappagalli su una tovaglia di lino chiaro, finalmente il suo sogno si avvera. Fa la conoscenza di una ragazza, con un sorriso talmente bello da farlo sentire in pace, che lo condurrà in un viaggio nel tempo attraverso gran parte del XX secolo, sempre in bilico tra ciò di cui è stato testimone o che gli è stato raccontato e ciò che semplicemente immagina. Un viaggio che, dipanandosi tra gli argini, le campagne e le piccole città di un remoto frammento della bassa Pianura Padana, lo porterà negli anni '30, lo renderà spettatore nell'alluvione del Polesine del ‘51, della vita nelle baraccopoli degli immigrati nella Francia del secondo dopoguerra e della rinascita italiana negli anni '60, di nuovo tra la gente della sua terra. È il bambino che ancora vive in Gianfranco, oramai vecchio, che racconta l'avventura di sua madre Nives e di un'epoca, di luoghi e di rapporti umani. Alla ricerca di una dignità che a tutti dovrebbe spettare di diritto e che invece Nives dovrà conquistare, per sé e suo figlio, inseguendo ingenuamente l'immenso sogno di felicità che fa girare il mondo.



Stefania Bergo
Non ho mai avuto i piedi per terra e non sono mai stata cauta. Sono istintiva, impulsiva, passionale, testarda, sensibile. Scrivo libri, insegno, progetto ospedali e creo siti web. Mia figlia è tutto il mio mondo. Adoro viaggiare, ne ho bisogno. Potrei definirmi una zingara felice. Il mio secondo amore è l'Africa, quella che ho avuto la fortuna di conoscere e di cui racconto nel mio libro.
Con la mia valigia gialla, StreetLib collana Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione).
Mwende. Ricordi di due anni in Africa, Gli scrittori della porta accanto Edizioni.
La stanza numero cinque, PubMe Gli scrittori della porta accanto Edizioni.

About Stefania Bergo

Il webmagazine degli scrittori indipendenti.
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