Recensione: La lezione di Enea, di Andrea Marcolongo

Recensione: La lezione di Enea, di Andrea Marcolongo

Libri Recensione di Davide Dotto. La lezione di Enea di Andrea Marcolongo (Laterza). Solo se è il momento giusto si coglie nell'Eneide qualcosa altrimenti inavvertito, o inavvertibile.

Spes sibi quisque.
Eneide, XI - 309
Nel saggio La lezione di Enea di Andrea Marcolongo non è il professore, nemmeno lo studente o la studentessa a parlare, ma la lettrice che attinge alla memoria di chi alle medie ha studiato un po’ di epica e quindi qualcosa dell’Eneide. È il momento in cui si gettano le basi della «damnatio memoriae che segue il voto appena più che sufficiente nel compito in classe».
L’Eneide da più di duemila anni pareggia i conti portando con sé gli eventi che inducono a ricordarlo.
Si pensi al viaggio di Enea nell'oltretomba, quasi un sunto di quello nella Commedia. Sicuramente è provvidenziale, per Dante, incontrare Virgilio («quel savio gentil, che tutto seppe») nel discendere agli inferi.
Solo che Virgilio non richiama Dante, è Dante che – come uno Shakespeare venuto dopo – rinvia a lui. Altri si muovono in primo piano e Virgilio sta sullo sfondo, “a guardare e a raccontare”. 
Il poema produce – di fatto – un effetto contrario e del tutto inatteso rispetto ad altre opere letterarie. Tanto più se l’averne dimenticata la preziosa lezione – osserva Andrea Marcolongo – la dica lunga sullo stato della nostra civiltà.

Il poeta mantovano sembra essere di passaggio, ma lo sono lo stesso Enea e le epoche in cui il poema riemerge. 

Probabilmente perché non è mai l’uomo antico a parlare, ma quello che si muove – sperduto – tra un’epoca e l’altra, nell’interstizio che preannuncia grandi stravolgimenti. Spesso un'occasione di crisi, di burrasca e di inquietudine. In un certo senso è la scoperta della dimensione umana più genuina, ancor prima di Shakespeare (eccolo di nuovo), se vogliamo dar retta a una certa ricostruzione del critico Harold Bloom.
Il periodo in cui vivono Virgilio e Ottaviano Augusto non è meno cruciale di quello raccontato nell'Eneide.
Cadono le istituzioni repubblicane, a esse seguono il Principato e il Dominato, non si sa ancora bene cosa avverrà in seguito. Non lo sa nemmeno Enea, se è per questo, quando approda nelle coste del Lazio tre secoli prima della fondazione di Roma. Non ha idea dell'Impero che verrà, né della sua dissoluzione.

Solo se è il momento giusto si coglie nell'Eneide qualcosa altrimenti inavvertito, o inavvertibile.

Insomma: quella di Enea è un’avventura a se stante, chiusa, di cui prendere atto quanto basta; è un oracolo da interrogare se serve, e mai in tempo di pace: nella Commedia Virgilio accompagna Dante in un tragitto piuttosto impegnativo, salvo – e di questo occorre tener conto – essere lasciato indietro una volta scongiurato il pericolo mortale.
Enea è un personaggio di cui non si conoscono le fattezze. È una "figura poco maestosa", non è un eroe come siamo abituati a vederne. Virgilio, in fondo, «di sé non ha proprio niente da dire». E così Dante, del quale nella Commedia non trapela proprio nulla, se non quando risponde a Farinata che gli domanda – nel canto X dell'Inferno – «Chi fuor li maggiori tui?»


Detto questo, qual è in definitiva la lezione di Enea?

Ha un pregio che somiglia a un difetto, quello di accontentarsi di sottrarre, di tanto in tanto, qualcosa al caos (e al caso). Il suo compito è costruire, preservare quel che può, senza travalicare. Ha, in questo, l’intelligenza di capire cosa sia necessario.
Eccedere può vuol dire adornarsi della “retorica dell’eroe”. Virgilio non ha tempo “per la declamazione trionfale” che Augusto avrebbe desiderato nel commissionargli il poema.
Enea prende atto di quanto fissato una volta per tutte. È profugo per volere del fato, e già questo è molto moderno. Non si affida alla divinità e ai suoi capricci affinché essa cambi avviso. È parte attiva, accetta e compie quel che è dovuto.
Il modo in cui Enea adempie al Fato non è operazione meccanica.

[Enea] si ostina a fare ciò che il Fato gli impone.
Andrea Marcolongo, La lezione di Enea
Enea non è un’anima morta, è vivo e reagisce pronunciando parole opportune, adeguando lo spirito alla situazione. Scegliere di rimanere al proprio posto si fa destino, le stesse azioni compiute diventano destino a loro volta. Volendo, Enea è oracolo di se stesso.

Fato, destino e sorte sono termini che entrano senz'altro in gioco, non sono tra loro sinonimi. Il fato è irriducibile, una legge inviolabile; il destino e la sorte sono abiti di cui ci si può vestire. 

È destino quello di Enea: pare privo di un progetto o di una strada da seguire; però agisce, vive la sua storia, senza l'ausilio di profezie, indizi di quel che avverrà. Le sue avventure non cambiano “le cose neppure di una virgola”, né quelle che sono state, né quelle che saranno. 
È sorte, invece, la tunica della ribellione indossata dalla tragica Didone.


Tutto questo e molto altro c'è ne La lezione di Enea di Andrea Marcolongo:  non fa questione tra vincere e perdere, ma su come ci si comporta mentre si lotta; quando non ci si ferma, vinti dall'urgenza di andare avanti comunque.


La lezione di Enea

di Andrea Marcolongo
Laterza
Saggio
ISBN 978-8858139677
Cartaceo 15,20€
Ebook 9,99€

Sinossi 

Vi siete mai chiesti perché, pur avendo dovuto tutti leggere l'Eneide a scuola, fatichiamo a ricordare qualcosa che non sia la fuga da Troia o la grande storia d'amore tragico con Didone? Perché abbiamo così facilmente dimenticato gli epici racconti sulle mitiche origini di Roma e del suo impero? Forse perché i versi del poema di Virgilio non sono adatti ai momenti in cui le cose filano lisce e allora si va in cerca di avventura nella letteratura. Il canto di Enea è destinato al momento in cui si sperimenta l'urgenza di raccapezzarsi in un dopo che stordisce per quanto è diverso dal prima in cui si è sempre vissuto.
Enea è l'eroe che vaga nel mondo portandosi sulle spalle anziani e bambini. È colui che viaggia su una nave senza nocchiero alla ricerca di un nuovo inizio, di una terra promessa in cui ricominciare. È l'uomo sconfitto, colui che non ha più niente tranne la capacità di resistere e di sperare.
Un personaggio quanto mai attuale.
Davide-Dotto

Davide Dotto

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