Recensione: Madri, di Beppe Gaido e Stefania Bergo

Recensione: Madri, di Beppe Gaido e Stefania Bergo

Libri Recensione di Davide Dotto. Madri di Beppe Gaido e Stefania Bergo (PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto). Storie di un'Africa che insegna altri modelli, molto più archetipi e tenaci di quelli che conosciamo.

Madri, di Beppe Gaido e Stefania Bergo prosegue il discorso iniziato altrove, in particolare in Mwende. Ricordi di due anni in Africa.
Il libro racconta l'impatto di chi si trova a vivere in un’altra dimensione, quando cambia la percezione delle cose, delle persone, di se stessi.
Mettere piede in Africa – a Matiri, in Kenya – significa addentrarsi in un luogo che non si lascia abbandonare alla retorica. Si respira un altro ritmo, i paradigmi che ci portiamo dietro non reggono alla prova, cadono da sé.

L'Africa impone altri modelli, molto più archetipi e tenaci.



Se la concezione propria del mondo occidentale che noi abitiamo ha portato alla dissoluzione del soggetto, qui il soggetto apre gli occhi.
Dimentica il disagio di un presente travolto dalle «mille incombenze di una vita affaccendata [che] rendono sempre più difficile la concentrazione» (così Theodor Adorno in uno scritto del 1944). Dimentica l'ossessione del futuro che lascia indietro cose, individui, persone.

Il presente è quello vero, concreto, fatto di urgenze improrogabili. 

Manca la voglia di rinvangare all'infinito colpe di chi c'era prima (non c'era nessuno, prima), o di delegare soluzioni a chi verrà dopo (non ci sarà nessun altro, dopo).
La differenza culturale che si avverte è tutta qui. Se la precarietà congenita nel mondo occidentale si veste dell'insensata onnipotenza di fare e disfare alcunché, qui si ritorna alla radice, a vulnerabilità e fragilità che ci appartengono.
Molto infatti dipende dal “baricentro” che ci si dà, tra l'urgenza proiettata nelle cose presenti o gli affari di cui si potrà pensare dopo, in un futuro intangibile.
Di certo – e la testimonianza di queste pagine lo rende chiaro – a una diversa concezione del tempo si accompagna un differente rapporto con il destino.

La realtà davanti alla quale ciascuno si confronta ha una consistenza più concreta, universale. 

Il dolore, la vita e la morte impongono un contegno diverso, posato o disperato che sia, però lontano dall'isteria di poter risolvere tutto o niente, consapevoli, invece, che qualcosa di più grande ci sovrasta:  è indifferente, forse non ci vuole bene, ma neanche  male, semplicemente detta legge. Una legge lungi dal mettersi a nostra disposizione, lungi dal garantire certezze matematiche di cui noi tutti andiamo in cerca. Non esistono algoritmi della vita, della morte, della gioia o del dolore.
Nel nostro quotidiano più consueto, ogni imprevisto è preventivato, trattato come rischio assicurabile, da porre a carico di altri. Qui no. I fatti della vita – la nascita, la morte, la salute, la malattia – sono posti sulle spalle delle madri.
Nulla di nuovo sotto il sole, in fondo, se non una ineluttabilità cui non bastano parole per contrastarla, né contraddirla.



La virtù, come si suol dire, sta nel mezzo, e nel mezzo spesso vi è una terra di nessuno: qui opera l’ospedale St. Orsola di Matiri, in Kenya.

Chi vi lavora, instancabile, è pronto a offrire la speranza entro un arco temporale che va poco oltre il quotidiano, consentendo di immaginare un domani, un dopodomani, la settimana successiva. Non si riesce ad andare tanto in là rispetto a orizzonti così ristretti, in cui ci si confronta con le  risorse non sempre disponibili nell’immediato, o le sole proprie energie. Forse è per questo che quello è un universo senza pause, dove si conosce la fatica vera, in cui comunque si avanza, anche se a piccoli (e grandi) passi.
Eppure vanno sempre avanti, lentamente se vogliamo, ma in modo costante. Stefania Bergo e Beppe Gaido, Madri
Noi no. Noi invece ci arrabattiamo nella fretta, la stessa fretta che funziona da anestetico contro la fatica vera, sostituita dallo sfinimento mentale di un correre inarrestabile per giungere diosadove.

Il presente a Matiri si vive così, senza la consapevolezza (o l'ossessione) del futuro.

Futuro non è nemmeno domani mattina. È la sera, è il tramonto, il prossimo risveglio, l'accettazione della precarietà dell’esistenza alla quale si strappa una tregua insperata che sa di miracolo:
Rende perfettamente l'idea del suo lavoro: a volte afferra i bambini a un passo dalla soglia del Paradiso, li strappa alla morte come se li afferrasse nella corrente impetuosa di un fiume.
Stefania Bergo e Beppe Gaido, Madri
Il confronto è inevitabile e non è solo tra la fretta che impedisce di pensare (e di fare e di vedere) e la lentezza che è più affine alla meditazione, e ti costringe a entrare nel dettaglio, nella realtà incompiuta delle cose, nel loro ineludibile significato.


Madri

di Stefania Bergo e Beppe Gaido
PubMe
Memoir | Non fiction
ISBN 978-8833667263
Ebook 2,99€
Cartaceo 12,00€

Sinossi 

«È passata la mezzanotte da appena dieci minuti quando a Matiri accogliamo il primo neonato del 2019. Una bellissima bambina, in ottime condizioni di salute. Un parto nei primi dieci minuti dell’anno nuovo è di buon auspicio. Che bello iniziare così!»
Beppe Gaido è un chirurgo. Dal 1981 è anche un religioso, missionario prima in Tanzania, poi in Kenya, dove ha prestato la sua opera a Chaaria e in seguito a Matiri.
Vive e lavora qui, nel “luogo della polvere”, dove sorge un ospedale affacciato su una splendida vallata. Il reparto che preferisce è la Maternità, dove vita e morte si incontrano e scontrano di continuo, tra gioie persistenti e dolori che si piazzano sotto lo sterno come macigni. È di queste madri che Beppe racconta in una lunga intervista a Sara.
Per aprire una finestra sulla vita al limite di queste donne, spesso sole, fragili, fiere come guerrieri Masai e resilienti come dei Don Quichotte avvolti in coloratissimi kikoi. Per aiutare il St. Orsola, cui andrà tutto il ricavato della vendita di questo libro.
Grazie.

Tutto il ricavato della vendita del libro andrà all'ospedale St. Orsola di Matiri.
Davide-Dotto

Davide Dotto

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