Pandemia e solitudine: opportunità o disastro sociale?

Pandemia e solitudine: opportunità o disastro sociale?

Di Angelo Gavagnin. Una delle conseguenze di questa pandemia è la solitudine forzata: ma questa è un'opportunità o un disastro sociale? Dipende.

Dopo il confinamento della scorsa primavera, le mascherine, l’andrà tutto bene dai balconi e il successivo ritorno del Covid-19, continuiamo a riflettere su questo strampalato periodo storico dondolandoci su due concetti opposti: che esso sia un disastro o un’opportunità.
Bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno?
Sicuramente vuoto del tutto se guardiamo al lato economico e finanziario, ma io propongo di guardare alla nostra psiche, al nostro cuore, anziché al pur importante portafoglio.
Per ciò che riguarda i rapporti sociali è, e sarà un disastro, a meno che non spostiamo subito le nostre energie in positivo.

“Distanziamento sociale” significa anche solitudine del cuore e ci sta obbligando a partire da noi stessi come unica via di salvezza.

Gaber, in una canzone diceva: «La solitudine non è mica una follia, è indispensabile per star bene in compagnia».
Dobbiamo diventare bravi e trasformare la non socialità e la solitudine che stanno vivendo i nostri cuori.
Siccome quella che stiamo vivendo è una solitudine imposta e involontaria, essa ci sta provocando dolore, paura, insicurezza e debolezza.
Essere positivi e trasformarla in “volontaria” potrà farla diventare “crescita interiore”.
Allora il dolore potrà divenire beneficio, la paura si potrà trasformare in euforia, l’insicurezza sparirà e la debolezza diventerà forza interiore.

La solitudine, se volontaria e scelta consapevolmente, dà forza e guarisce.

La solitudine è la sorte di tutti gli spiriti eccelsi. 
William Shakespeare
Siamo diventati dipendenti dai rumori, sopportiamo male il silenzio e la solitudine, siamo sempre sui social: dipendenti dal continuo chiacchiericcio, stiamo male se non sentiamo continue voci uscire dalla televisione.
Se scegliamo subito di trasformare questa imposizione alla solitudine del nostro cuore in volontà di sentire ciò che abbiamo dentro, tutta la percezione di questo brutto momento potrà cambiare.
Non sarà facile perché non è nostra abitudine stare con noi stessi. Sembra una battuta ma: molte volte non siamo la persona che ci piace di più. Persino Socrate diceva: «Pochi trovano in se stessi una buona compagnia».
Facciamo sì che i pochi diventino tanti e tanti, così avremo usato anche questa pandemia per la nostra crescita e la nostra salute.
È il momento di imparare a “contemplare” cioè “stare dentro il tempio” che è il nostro corpo.
Distinguere l’ombra dalla realtà e, cosa più importante di tutte, non sprecare l’unico vero tesoro che possediamo: il nostro tempo.
Per amare bisogna compiere un lavoro interiore che solo la solitudine rende possibile.
Alejandro Jodorowsky
Angelo Gavagnin - Gli scrittori della porta accanto

Angelo Gavagnin

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