Gli scrittori della porta accanto - Non solo libri

Donne tra e fuori dalle righe

Donne tra e fuori dalle righe

Professione Lettore Di Ornella Nalon. Donne tra le righe: poesia e prosa per cogliere l'essenza impalpabile e splendida delle donne fuori dagli schemi.

C’è un regno tutto tuo | che abito la notte | e le donne che stanno lì con te | son tante, amica mia,
sono enigmi di dolore | che noi uomini non scioglieremo mai.
Come bruciano le lacrime | come sembrano infinite | nessuno vede le ferite | che portate dentro voi.
Nella pioggia di Dio | qualche volta si annega | ma si puliscono i ricordi | prima che sia troppo tardi.
Guarda il sole quando scende | ed accende d’oro e porpora il mare
lo splendore è in voi | non svanisce mai | perché sapete che può ritornare il sole.
E se passa il temporale | siete giunchi ed il vento vi piega | ancor più forti voi delle querce
e poi anche il male non può farvi del male.
Una stampella d’oro | per arrivare al cielo | le donne inseguono l’amore.
Qualche volta, amica mia, | ti sembra quasi di volare | ma gli uomini non sono angeli.
Voi piangete al loro posto | per questo vi hanno scelto
e nascondete il volto | perché il dolore splende.
Un mistero che mai | riusciremo a capire | se nella vita ci si perde | non finirà la musica.
Guarda il sole quando scende | ed accende d’oro e porpora il mare
lo splendore è in voi | non svanisce mai
perché sapete che può ritornare il sole | dopo il buio ancora il sole.
E se passa il temporale | siete prime a ritrovare la voce
sempre regine voi | luce e inferno e poi | anche il male non può farvi del male.
Alda Merini, Il regno delle donne


Dai graffi del cuore nascono parole

di Frastè | Pubme | ebook 2,99€ | 17,10€ edizione cartacea

Qui vedo solo illusioni bruciate.
Io sono tutte voi donne
Mi nutro delle vostre emozioni
E mi trafiggono le vostre delusioni Io sono tutti i vostri cuori
Io piango con i vostri occhi
E sento i brividi sulla vostra pelle
Esprimo un desiderio insieme a voi
Quando guardate cadere le stelle
Io sono tutte voi donne
Nell’entusiasmo e nella disperazione
Io sono tutti i vostri cuori
Quando la vita vi sorride
E anche quando camminate sole
Io sento il vostro sangue pulsarmi nelle vene
Mi rubano le notti le vostre infinite pene
Io pago i vostri errori
E mi segnano i vostri dolori
Vi abbraccio e perdo i sogni
Quando finiscono i vostri amori
Ma sono anche voi donne Quando io mi lascio cadere
Le vostre braccia intrecciate
Mi sanno sempre sostenere E sono le vostre speranze
Quando non ne trovo più una mia
Se aprite le vostre ali
Io mi rialzo e riesco a volare via
E sono i vostri passi
Quando non riesco più a ballare
Seguendo le vostre strade
Io posso ricominciare

I legami sottili dell'anima

di Loriana Lucciarini | Pubme | ebook 2,99€ | 9,50€ edizione cartacea

La mia vita da ostrica
Sono un'ostrica
dal guscio di rena sabbia e carta velina
che mi illudo mi protegga
invece passa tutto.
Lentamente, come se filtrasse l'aria,
tutto arriva fino in fondo.
Il dolore arriva, la delusione arriva
le parole arrivano, i fatti e le intenzioni arrivano
ma anche la luce e i bagliori d'amore.
Tutto arriva, arriva fino in fondo,
oltre a questo guscio di rena sabbia e marzapane
che mi illudo mi protegga
e dove invece passa tutto,
sempre.

Il mare e la nebbia

di Rosa Santi | Pubme | ebook 2,99€ | 9,50€ edizione cartacea

Interessante la definizione di oste data dalla Treccani.
Cito: “Padrone o conduttore di un’osteria o di una locanda dove si trova vitto e alloggio, tradizionalmente inteso come persona disposta a fare i propri interessi a discapito di quelli degli avventori”.
Sabrina aveva deciso di ospitare nella sua locanda persone scelte da lei, riconoscendone bisogni non espressi o forse decifrando il destino che le attendeva.
Di lei non si può sapere molto, se non che conosce molte cose. Sa come accogliere un cliente, sa come abbinare il vino di casa al caviale e un millesimato allo stoccafisso, sa interpretare le linee di una mano e le figure dei tarocchi, sa abbinare la musica giusta all’uomo giusto. E l’avventore se ne innamora perdutamente ancora prima di capire chi si trova davanti.
Un oste o una strega.
Interessante la definizione di strega data dalla Treccani.
Cito: “Secondo la mitologia popolare, essere soprannaturale immaginato con aspetto femminile o donna reale che dirige gli eccezionali poteri che le vengono attribuiti ai propri interessi a discapito di altre persone”.
Non siamo qui a giudicare la moralità di un personaggio, ma il suo rapporto con i bisogni del nostro protagonista, al dì là del bene e del male.
Per Sabrina e per l’atto dedicato a lei vedo bene Paolo Conte.
"Via via, vieni via con me.
Entra in questo amore buio,
non perderti per niente al mondo.
Via via, non perderti per niente al mondo
lo spettacolo d'arte varia
di uno innamorato di te."
Paolo Conte, Via con me, 1998


Il sogno dell'isola

di Tamara Marcelli | Pubme | ebook 2,99€ | 12,35€ edizione cartacea

Quando mi sognavo, mi immaginavo sempre con un bambino, un maschietto. Un bambino con grandi occhi chiari. Credo fosse la mia paura di avere una bambina. Di dovermi confrontare con lei e dover essere per lei un esempio. Mi venivano i brividi a pensarci.
Un ragionamento che mi ritrovai a fare molto spesso e, un giorno, ecco che Jung mi venne incontro. Come quando hai tante domande e non trovi alcuna risposta, cerchi, pensi, ti angosci, rifletti e perdi il senso di tutto l’insieme, non solo del particolare. Poi, all’improvviso la pagina di un libro, il testo di una canzone, una parola, un tono di voce possono aprirti gli occhi. Il potere dell’Arte, l’altra dimensione. Quella senza spigoli. Capii che la mia paura aveva un senso, un fondamento. E qualcuno se ne era occupato trovando l’argomento interessante, oltre che singolare. Jung studiò e approfondì il complesso rapporto madre-figlia nella sua opera dedicata a Core e a Demetra.
«Ogni madre contiene in sé la propria figlia e ogni figlia la propria madre… ogni donna si amplia per un verso nella madre, per l’altro nella figlia.»
È una partecipazione, una fusione. È il senso puro della continuità della vita.
«Da madre si vive prima, da figlia poi.»
Sembra un controsenso in apparenza. Il tempo e la logica direbbero il contrario, ma gli schemi non si addicono a tutto. C’è una dimensione diversa in cui le regole e i sensi vivono un tempo e una logica particolare. Leggera e parallela. Inafferrabile ma a tratti percepibile. In questo luogo di liberazione dal tempo e dalla logica si è madre e figlia della propria madre e della propria figlia. In un continuum, generazione dopo generazione. Nella ricerca della propria identità, in quel cammino che lo stesso Jung definisce in modo illuminante “individuazione”, sta il senso profondo di sé.
Cercarsi, trovarsi, riconoscersi.
Accettarsi o combattersi.
Da dentro.
Perché non hai scelta, devi prendere una strada e seguirla.
E una volta deciso non puoi tornare indietro. Vigliaccamente.
Ci vuole coerenza e fermezza. Senza indugio alcuno.
Non puoi mentire a te stessa, non a lungo. Non senza farti male. Devi trovarti e riconoscerti. Per poter andare avanti e costruire su di te.
Ma non è facile. È un percorso lungo e sconvolgente, devi essere pronta a scardinare le tue certezze e a metterti in discussione in ogni istante.
Ci vuole coraggio e spesso può sembrare più semplice lasciare tutto com’è. Accettare in modo passivo quello che altri decidono per te. Conformarsi agli schemi preconfezionati. Seguire le piste già battute, sicure e agevoli. Senza alcuno sforzo. Senza bisogno di guardare oltre e mettere in discussione quel che appare.
Il prezzo da pagare è la mediocrità.
Se non ti cerchi, non ti troverai mai. E se non ti trovi, non sei tu.
Come figlia non posso prescindere da mia madre e mia madre non può prescindere da me. Dolce ed agghiacciante...
Ornella Nalon - Gli scrittori della porta accanto

Ornella Nalon
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