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Zucchero filato, di Valentina Pelliccia: incipit

Zucchero filato, di Valentina Pelliccia: incipit

Incipit #187 Zucchero filato di Valentina Pelliccia (Schena Editore): un libro con la struttura tipica della tragedia classica, una storia di adolescenza violata ma anche di rinascita.

Zucchero filato

Zucchero filato

di Valentina Pelliccia
Schena Editore
Narrativa
ISBN 9788882294823
Cartaceo 10,00€
In attesa della II ed.



La luce del sole filtra con fatica attraverso le serrande della stanza e debolmente riesce a diffondere il suo splendore lì dentro. Il sorriso di Colette è in grado di illuminare il rimanente spazio buio attorno a lei. Ondeggia come una ballerina con il suo vestitino a fiori bianchi e ad occhi chiusi si lascia trasportare dalla musica.
E’ una bambina, o meglio, una piccola donna di quattordici anni. La sua camera è l’unico posto in cui può essere liberamente se stessa, lasciar vagare i suoi pensieri e lasciarsi attraversare da qualche sogno. E’ un luogo magico pieno di desideri, di spensieratezza, di caramelle alla fragola e castelli di zucchero in cui nessuno, nessun adulto, tranne i suoi genitori, ha il diritto di entrare.
Al di fuori di quella casa c’è confusione, ci sono le strade, il rumore dei clacson, c’è gente che spettegola e che uccide, c’è la guerra. Dentro invece c’è il lieve calore del camino, ci sono parole soffici, c’è il profumo della cioccolata calda proveniente dalla cucina la mattina, c’è il sapore della torta fatta dalla mamma, ci sono le zampette del cagnolino che corre e si nasconde per le stanze, ci sono sorrisi veri e mani che si stringono.
Colette vorrebbe che il mondo fosse tutto così, identico al luogo magico e ovattato in cui è cresciuta.
Colette vorrebbe vivere in uno dei suoi sogni. Così magici e belli, così poco veri e surreali. Vorrebbe essere una principessa e vivere in un enorme castello con il suo principe azzurro. Questo non deve essere un principe qualunque: troppo finto e troppo uguale a tutti gli altri. Deve saperla amare e rispettare. Deve darle la felicità anche nella più totale tristezza e deve darle l’infinito . Dunque, un sogno. Cinque lettere attaccate, due vocali e tre consonanti così apparentemente banali ,ma importanti.
Vorrebbe dare a lui il suo primo bacio. Vorrebbe sentirsi l’unica cosa speciale per lui ed essere al centro dei suoi pensieri.
A volte si chiede dove vadano a finire i sogni, quelli che fa la notte ad occhi chiusi o aperti , quelli per cui si può arrivare a piangere, quelli su cui si sono basati e si basano film , romanzi e storie d’amore. “ Se solo potessi viverne almeno uno!” Sospira la piccola.
Se solo potesse vivere in un sogno, sarebbe la persona più felice del mondo.
Ma i sogni durano poco, se non per un istante. Poi ne seguiranno tanti altri, più o meno belli e rari. Eppure, qualcuno si accontenterebbe anche di un solo frammento di secondo. Breve ma intenso. Fugace ma pieno di vita.
Ma lei non sa che è già una Principessa, come tutte le piccole donne che sognano e vivono nel loro immenso castello incantato.
Seduta per terra, in un piccolo angolo della sua camera, Colette cerca di nascondersi. Dalla porta semi aperta provengono le urla dei genitori. Rumori così forti da far vibrare le mura pallide, parole spezzate che feriscono e infine un breve silenzio. Quando mamma e papà litigano a lei viene spontaneo rinchiudersi nella sua stanza, nascondersi sotto le coperte e piangere. A volte cerca di fermarli, di separarli l’uno dall’altra, ma invano. Consapevole della propria impotenza si rifugia in sé e non parla per un po’. Perché due persone che si amano hanno bisogno di farsi male? Non basta guardarsi negli occhi per capire che va tutto bene? Evidentemente, no . Evidentemente i pensieri di Colette sono così fragili che si schiantano nel vuoto. Vorrebbe che i suoi genitori andassero sempre d’accordo. Lentamente s’avvicina al letto e si rannicchia su di esso...

Quarta di copertina
Zucchero filato, di Valentina Pelliccia

Ci tengo a precisare che non si tratta di un romanzo autobiografico.
Colette è una bambina, una piccola donna di quattordici anni. Il suo è un mondo ovattato, protetto. Improvvisamente cresce, si trova a dover affrontare da sola la vita.
E proprio quando si presta a vivere la sua prima vera libertà, qualcuno la violenta, contaminando la sua anima, la sua purezza e infrangendo così i suoi sogni.
Tuttavia, proprio questa condizione di distruzione, di “immobilità totale”, di non-vita, di suicidio interiore, è il passaggio fondamentale per ritrovare il coraggio di andare avanti.
È un racconto che fa capire quanto sia importante essere forti per se stessi e gli altri.

★★★★★

Il buon giorno si vede dal mattino, dicono, e un buon incipit e una copertina accattivante possono essere il perfetto bigliettino da visita di un libro.
Secondo voi, quante stelline si merita il biglietto da visita di questo libro?

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