Recensione: Alla ricerca di Beatrice, di Adriana Mazzarella

Recensione: Alla ricerca di Beatrice, di Adriana Mazzarella

Libri Recensione di Davide Dotto. Alla ricerca di Beatrice. Dante e Jung di Adriana Mazzarella (Edra). Una rilettura di Dante alla luce della scoperte di Jung.

Solo chi ha vissuto in proprio certe esperienze interiori può dunque intendere ciò che Dante cercava di esprimere, in particolare in quei passaggi che tanto sconcertano la critica letteraria.
Adriana Mazzarella, Alla ricerca di Beatrice. Dante e Jung

Nel suo viaggio, Dante è chiamato a risvegliare la parte più profonda di sé.

Già nella Vita Nova parla di una donna dormiente, in lui come nel mondo, indispensabile al colloquio interiore. Beatrice è l’ordine contrapposto al caos, il sentimento che fa da contraltare alla storia degli uomini, la Sapientia senza la quale la cultura è infeconda.
La sola filosofia non basta, anzi. Proprio la “donna gentile”  lo allontana da Beatrice che, tradita e dimenticata, gli toglie il saluto.
Fu’ io a lui men cara e men gradita.
Purgatorio XXX, 129
Alla ricerca di Beatrice di Adriana Mazzarella, nell'inseguire le suggestioni della psicologia analitica, dà alla Commedia uno sguardo più unitario possibile. Cerca una chiave (tra le diverse a disposizione) che permetta di entrare nelle molte stanze di un edificio familiare.
Il viaggio di Dante (e del lettore che lo accompagna) è un percorso che preannunzia trasformazioni radicali in cui prendere coscienza dei propri limiti e delle istanze autentiche dello spirito.
I problemi più grandi e importanti della vita sono in fondo irresolubili. Essi dunque non potranno mai essere risolti, ma soltanto superati.
Carl Gustav Jung

Il Poeta si rende conto di trovarsi in un momento e in un luogo particolari («Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai in una selva oscura»).

Il discorso si fa collettivo oltre che individuale. L’invito di fondo è spingere anche altri ad accorgersi dello stato in cui ci si trova.
Nei momenti di caduta dei valori, non basta rendersi conto del caos esistente nella vita e denunciarlo. È quello che comunemente si fa: si affrontano i problemi dall’esterno, promuovendo continue riforme e leggi nuove; in realtà nulla può mutare se ciascuno non affronta singolarmente il proprio caos per cercare di uscirne. 
Adriana Mazzarella, Alla ricerca di Beatrice. Dante e Jung
Affinché ciò sia possibile, ci si sottopone a processo, prima ancora della comunità alla quale si appartiene. Il capo d'accusa si rivela quando , aperti gli occhi, si riconosce la selva oscura.

Non scordiamoci che Dante è uomo del suo tempo, si esprime con il dizionario di cui dispone. 

La terminologia junghiana vale però  a gettare un ponte ideale tra noi e ciò che il Poeta ha inteso dire molti secoli fa.
Adriana Mazzarella nello spiegare la Divina Commedia recupera – parafrasando Vittorio Sermonti – «segnali minuziosamente orditi sotto la trama del poema, che temiamo di avere perduto per sempre».
L'Io e il Sé esprimono in maniera diversa la ordinatio ad unum (e ad bonum) della teologia del tempo. Quando Jung afferma che nella psiche umana vi sia l’immagine di un centro sovraordinato in cui l’Io è compreso, parla di cose che l’uomo colto medievale intendeva benissimo.
L'immagine archetipa della divinità creerebbe invero qualche problema: è la chiave che si trova nelle nostre mani, quella che ci permette di aprire una porta che Dante teneva spalancata. È un traduttore, uno strumento, un organon.
Ciò che dobbiamo capire è molto semplice: la parte  non è indipendente dal tutto,  è bene che l'individuo non si barrichi dentro  il proprio ego.
Se la mente non è armonizzata con la totalità (il Sé), essa precipita con Lucifero nella sua disastrosa caduta.
Adriana Mazzarella, Alla ricerca di Beatrice. Dante e Jung

La personalità in apparenza è un unicum compatto, ma nella realtà esprime un equilibrio precario tra tendenze opposte.

La soluzione che viene data dai manuali di filosofia scolastica del tempo è sbrigativa: eligere bonum vitandum malum.
«A te convien tenere altro viaggio» (Inf. I, v. 91) dice, non a sproposito, Virgilio a Dante. Non la via in apparenza più facile rappresenta la reale fuga dalla selva. Occorre discendere prima di salire, entrare nel profondo di se stessi, conoscere le ombre che ci camminano a fianco e possono, in ogni momento, perché inconsce, sopraffarci. Esse sono altrettante proiezioni dell'Io: la lussuria (la lonza), l’emotività violenta (il leone), la frode (la lupa, la più terribile delle belve).
Nessuna trasformazione è possibile senza l’aiuto dell’inconscio. È necessario patire un grosso conflitto tra le tendenze opposte (la croce) fino alla comparsa armonizzante della funzione trascendente.
Adriana Mazzarella, Alla ricerca di Beatrice. Dante e Jung

Cosa avviene quindi all’Inferno?

Dante incontra il suo inconscio personificato. Interroga parti di sé che vengono allo scoperto, e ne ottiene le risposte che servono.
A Dante si chiede (e a noi con lui) di comprendere i rischi che si nascondono dietro (e dentro) una personalità ristretta, ottusa, incapace di sentire ragioni.
Nel canto di Paolo e Francesca e in quello di Ciacco, il Poeta – all'inizio del percorso – non è sufficientemente forte. Il rischio di identificazione, almeno nel primo caso, è rilevante.
Francesca, che non incolpa se stessa per la propria situazione, ma un libro e chi lo scrisse, rappresenta l'umanità fragile e appassionata destinata a cadere.
Dante si commuove per Ciacco; noi ci commuoviamo per il conte Ugolino che si difende accusando, e non incolpa se stesso di nulla. Al contrario di Manfredi che, per il fatto di riconoscere le sue malefatte (e non sono poca cosa) è invece in Purgatorio.
Orribil furon li peccati miei;
ma la bontà infinita ha sì gran braccia,
che prende ciò che si rivolge a lei
(Pur. III, 34-39)

Più avanti succede qualcosa che mette in subbuglio la critica. Anche il fiorentino Filippo Argenti cercherà di impietosire Dante: «Vedi che son un che piango».

Qui però il Poeta si dimostra crudele:
E io a lui: “Con piangere e con lutto, /spirito maladetto, ti rimani;/ ch’i ti conosco, ancor sie lordo tutto”(Inf. VIII 37-39)
Con questo scatto  d'ira Dante prende le distanze dalla tenebra. Comprensibile la lode di Virgilio, a dimostrazione che il pellegrino ha  superato la prova:
… Alma sdegnosa,
benedetta colei che ‘n te s’incinse!(Inf. VIII 44-45)
Difficile sarà superare il sottile raggiro della mente fraudolenta (e l’apparenza di uom giusto) di Gerione (Inf. XVI canto).

Nel Purgatorio hanno inizio le fasi successive del percorso oltremondano. 

Qui compare l’uomo che ha la speranza dell’altezza, che vive la tensione della sua natura, conscio delle sue contraddizioni. Non è succube dell’Io, ma pronto ad ascoltare il Sé. Troviamo l’uomo terreno che ha conservato le sue ombre, ma non se ne fa travolgere. La tensione quindi c’è, porta sofferenza che non è condanna imperitura; non è supplizio, è dolore ma non afflizione; è tormento ma non tribolazione.
Solo procedendo oltre il Paradiso Terrestre si scioglierà definitivamente la tensione con la quale l’essere umano è chiamato a convivere. A cambiare è la prospettiva, il modo di vedere. Se nell’Inferno l’Io è asservito alle tre belve, in Paradiso è in pace, integro.
Eppure, finché  non si compia l'ascesa definitiva, nulla  eviterà il rischio di cadere di nuovo, con la necessità di riaffrontare la bella lonza, il famelico leone e l’astuta lupa, in una parola: tutti i nostri demoni.
Sempre che ci si renda conto di trovarci in una selva oscura.


Alla ricerca di Beatrice. Dante e Jung

Alla ricerca di Beatrice
Dante e Jung

di Adriana Mazzarella
Edra
Saggio
ISBN 978-8821440700
Cartaceo 23,75 €

Sinossi 

Quest'opera è la nuova edizione italiana di un testo di psicoanalisi e letteratura che ha avuto notevole successo fin dalla sua apparizione negli anni Novanta ed è ancora oggi citato nelle riviste del settore. La Divina Commedia è un testo ricco di significati "stratificati" su molteplici livelli: da quello letterale a quello allegorico, da quello morale fino a quello del simbolismo psicologico e spirituale. La Mazzarella rilegge l'itinerario di Dante alla luce della scoperte di Jung (psicologia analitica, archetipi, eccetera). La nostra edizione esce postuma per iniziativa e con il patrocinio delle eredi, le figlie Renata e Paola Lanzi, che desiderano mantenere vivo il ricordo e il pensiero di Adriana Mazzarella attraverso la nuova edizione del libro.
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