Gli scrittori della porta accanto

Carlo Moiraghi presenta: Giallo Indiano

Carlo Moiraghi presenta: Giallo Indiano

Presentazione Libri Intervista a cura di Silvia Pattarini. Carlo Moiraghi presenta Giallo Indiano (Noi Edizioni): «Un romanzo che rimanda alla tinta principale dell’Oriente, il colore della terra e del sole, e alla suspense, al poliziesco, al thriller».

Carlo Moiraghi è medico chirurgo, agopuntore, omeopata, psicoterapeuta. È Presidente di ALMA (Associazione Lombarda Medici Agopuntori), Direttore della Scuola ALMA di Agopuntura,e della Scuola ALMA di Qigong e taijiquan, Vicepresidente di FISTQ (Federazione Italiana delle Scuole di Tuina e Qigong), delegato di FISA (Federazione Italiana delle Società di Agopuntura) per la Regione Lombardia, membro della Commissione per le Medicine non Convenzionali dell’Ordine dei Medici di Milano, Vicepresidente di AGOM (Agopuntura nel Mondo). Ha all’attivo numerose pubblicazioni di testi cinesi classici e oltre una dozzina di libri di saggistica, manualistica, narrativa.
Nella Collana Tratti di Noi Edizioni ha pubblicato il saggio Siddharta e il Sutra di Diamante (2019).


Copertina del libro

Giallo indiano

di Carlo Moiraghi
Noi Edizioni
Narrativa 

ISBN 978-8832128888
cartaceo 25,00€

Sinossi

Il giorno di Pasqua 1998, dopo un ennesimo episodio di incomprensione familiare di fronte alla placida baia di Sestri Levante, Federico, studente universitario in rotta con il padre e con la madre patria, decide di lasciare al più presto Milano e di ritornare clandestino in India. Sbarcato sotto falso nome all'aeroporto di Bombay viene riconosciuto dalla polizia indiana ma riesce a darsi alla fuga. Accusato di attentati dinamitardi e del rapimento di una ragazza indiana, il giovane è presto braccato sulle strade di Goa. La solitaria vita alla macchia consuma. Il romanzo rimanda ad un tempo alla tinta principale dell’Oriente, il colore della terra e del sole, e alla suspense, al poliziesco, al thriller. Nel ragazzo arrabbiato, radicato nella diversità, difficoltà e crisi hanno ormai avviato una lacunosa ma certa evoluzione, proprio qui prende forma un inatteso aiuto. Nel contesto di un’ibridazione storica e culturale con l’India, Giallo indiano si rivela cammino evolutivo ad un tempo esteriore e interiore, narrazione di formazione diretta ad una serena e fertile accettazione delle proprie radici e della propria dimensione vitale.


L'autore racconta



Diamo il benvenuto a Carlo Moiraghi sul blog Gli scrittori della porta accanto. Buongiorno Carlo, com’è nato il progetto di questo libro, Giallo indiano? È nata prima la trama o prima il titolo?

Mi stupisce un poco la possibilità che un libro nasca a seguito di un titolo, fatico a immaginarlo, almeno per quanto mi riguarda. Ad oggi ho pubblicato almeno una ventina di libri e in nessuno di questi il titolo non è mai stato l’elemento iniziale portante. Un libro nasce dall’intento dell’autore di mettere nero su bianco un argomento che gli sta a cuore. Farlo significa per lui in prima istanza metterlo bene a fuoco, organizzarlo, svilupparlo, in pratica comprenderlo meglio lui stesso. Scrivere un libro è un’occasione unica in questo senso. Pubblicare significa comunicare agli altri le proprie impressioni, immagini, conoscenze riguardo ad un argomento, e proprio per questo anzitutto si tratta di chiarirsi al meglio che cosa si intende comunicare. Quindi, è nato prima il contenuto, poi la trama, per ultimo, a testo praticamente concluso, il titolo.

Che tematiche affronti in Giallo indiano?

La tematica generale riguarda le vie di evoluzione del giovane, sovente si tratta di strettoie, crisi che in realtà si possono rivelare occasioni, esperienze adatte per smettere i panni del ragazzo e incontrare sè stessi e i propri percorsi adulti. Nello specifico questo romanzo racconta di un giovane studente universitario fuoricorso, la pecora nera di una rispettabile famiglia milanese, che negli anni ottanta, senza volerlo si mette nei guai in India. Vi era giunto per compiere il servizio civile in luogo della leva militare ma le cose erano andate diversamente. Accusato di gravi reati e braccato dalla polizia indiana a Bombay, Mumbay come oggi viene chiamata, Federico trova rifugio a Goa, ma la vita clandestina cui è costretto lo consuma. Ammalato e confuso, si accorge però che qualcosa non torna, è come se qualcuno operasse per metterlo nei guai, come se ci fosse un piano maligno e lui fosse l’ignaro agnello sacrificale.

Hai svolto ricerche per argomentare al meglio la trama?

Come ho detto, per me scrive significa anzitutto documentarsi e coordinare le informazioni e i dati, in questo caso su due paralleli aspetti della realtà occidentale in India e a Goa in particolare.
Se infatti è ben noto che Goa è stata sede dei raves dei ragazzi occidentali del anni settanta, ottanta, novanta, meno è risaputa la storia occidentale di Goa di oltre mezzo secolo fa. Goa è infatti stata sede del Tribunale della Santa Inquisizione per tutto il terzo mondo per oltre quattro secoli. Di più, la formazione di tutti gli evangelizzatori cattolici che poi venivano inviati in tutto il terzo mondo, Asia e Africa, avveniva al Collegio San Paolo di Goa. Ho avuto modo di consultare i diari di numerosi evangelizzatori dei secoli passati, erano vite difficili, insicure, facili prede di religiosi di credi diversi, mussulmani, come pure dell’ultimo Inquisitore giunto da Roma che notava in loro, che magari vivevano in India da decine di anni, segni certi di eresia. Le loro erano strade arrischiare.

Come hai creato i protagonisti? C’è qualche riferimento autobiografico?

Va detto che io sono un medico e da oltre quaranta anni pratico e insegno medicina tradizionale cinese, agopuntura in primis. Anche per questo come è ovvio ho viaggiato a lungo in Oriente. In India però vi andavo da ragazzo, il riferimento autobiografico è questa, l’India, colori, sapori, neri occhi luminosi l’ho conosciuta e l’ho amata sia da ragazzo, sia non tanti anni fa, quando prestavo opera di volontariato medico di agopuntura al lazzaretto di Calcutta, Kalighat, la prima casa fondata da Madre Teresa. Questa l’autobiografia, tutto il resto è ricerca e documentazione. I protagonisti vengono a mettere in atto la storia che ti sei immaginato e che scrivendo si trasforma di continuo. La scaletta iniziale serve solo per iniziare a scrivere, a ben vedere il romanzo si forma da sé, tu sei solo il testimone che lo scopre scrivendolo. In pratica l’autore è il primo lettore.

I luoghi del romanzo sono tutti reali o qualcuno è fittizio?

I luoghi sono reali, in pratica lo Stato federato di Goa ha una grandezza pari a poco meno della Liguria, e come questa regione è interamente affacciato sul mare. Giallo indiano è una precisa mappa di Goa, comprese cittadine, luoghi di ritrovo dei giovani occidentali, sedi dei raves più famosi, tutto. Documentarsi è documentarsi.

Secondo Carlo Moiraghi la storia fa il personaggio o il personaggio fa la storia?

In parte ho già risposto a questa domanda. Io parto dalla storia che intendo narrare, dalla scaletta iniziale, e creo i personaggi per interpretarla. Man mano che i personaggi prendono forma, prendono a vivere di vita propria e iniziano a pensare e scegliere e agire e creare situazioni che nella scaletta e nell’indice non ci sono proprio. Incontrandosi fra loro, i diversi personaggi letteralmente da sé scrivono il libro, tu che scrivi devi solo dirigere genericamente la storia, ad ogni istante disposto a rivedere e perfino ribaltare il progetto inziale.

Italo Calvino citava così: «Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che poi venga scoperto». Tra le righe si cela qualche messaggio particolare che il lettore dovrà scoprire?

Il messaggio può essere celato o manifesto, come pure può esistere un messaggio manifesto che sottende un messaggio nascosto. In questo caso il messaggio riguarda la scelta delle proprie radici come le più atte e consone al proprio percorso vitale. Ed è pur vero che talune esperienze anche particolari e magari arrischiate perseguire dai giovani, qualora non oltrepassino i canoni, limiti e misure, del buonsenso, posso divenire cardini di profonde trasformazioni interiori.

C'è una domanda che avresti voluto ti facessi?

Una domanda che mi avrebbe fatto piacere riguarda il libro che sto ultimando. È una favola rivolta ad adulti e a bambini. La particolarità è che l’ho anche illustrata con una ventina abbondante di tavole a colori e si sappia che io non sono un pittore. Titola: La Principessa Zaffira e la Tribù della Pace, andrà in stampa fra poco. Spero ci sarà modo di parlarne.

Ringrazio Carlo Moiraghi per essere stato con noi, in bocca al lupo con Giallo indiano e per i progetti futuri.

Grazie infinite per la cura di questo colloquio.
Silvia Pattarini

Silvia Pattarini
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