Recensione: L'ultima estate di Hiroshima, di Hara Tamiki

Recensione: L'ultima estate di Hiroshima, di Hara Tamiki

Libri Recensione di Elena Genero Santoro. L'ultima estate di Hiroshima. L'uomo sopravvissuto all'atomica di Hara Tamiki (Marotta & Cafiero). Tre racconti indipendenti dello scrittore morto suicida: il periodo prima della bomba, l’esplosione e ciò che è seguito.

Questo libro è un caos, anzi, è il caos.
L’ultima estate di Hiroshima, composto da tre parti, quasi tre racconti indipendenti, descrive il periodo prima della bomba, l’esplosione e ciò che è seguito.
Hara Takimi, l’autore, era un sopravvissuto alla strage ed è considerato forse il più significativo narratore dell’atomica.

Il primo racconto, “Preludio alla devastazione” è scritto in terza persona con narratore onnisciente che sposta spesso il punto di vista.

I protagonisti sono tre fratelli, una sorella, una cognata e vari figli, in un intrecciarsi di parentele complicato come la situazione che stanno vivendo. Sono una famiglia giapponese di Hiroshima nel 1944, alle prese con le prove di evacuazione, l’attesa di indicazioni, gli allarmi bomba, i bambini trasferiti in luoghi più sicuri. I personaggi hanno dei nomi e il loro muoversi sulla scena in direzioni opposte e contraddittorie ingenera nel lettore una grande inquietudine. L’atmosfera è cupa, c’è una tensione di sottofondo, l’ansia che qualcosa stia per accadere – nonostante l’esercito confidi di poter affrontare qualunque situazione, con la giusta strategia, cosa che a posteriori appare quasi ironica. Eppure Hiroshima era sempre stata risparmiata dai bombardamenti, fino a quel momento.

Ignoro quanto del primo racconto abbia una base autobiografica, ma la stessa storia prosegue nei capitoli successivi, “Fiori d’estate” e “Dalle rovine”, dove la narrazione passa alla prima persona e il protagonista diventa lui, il narratore che potrebbe coincidere con l’autore.

Gli altri personaggi perdono i loro nomi, vengono indicati con il grado di parentela, ma i richiami al capitoli precedenti sono molteplici: i fratelli, le sorelle, il nipotino morto sul colpo con l’esplosione.
Di certo una mossa così da parte degli americani non se la poteva aspettare nessuno. Settanta mila morti subito, dicono le cronache.
Il protagonista era in bagno, in una casa a un chilometro da Hiroshima. Per questo non gli è immediatamente chiaro cosa ha significato quel bagliore. Lo scopre camminando verso la città, incontrando persone - corpi - sempre più devastati man mano che si avvicina. Uomini e donne con vistose ustioni, o anche in apparenza sane, che chiedono aiuto e si riversano vicino al fiume per bere, arsi dalla sete. Il protagonista si trova immerso in uno scenario apocalittico.

E poi c’è il dopo, quello che nessuno poteva prevedere.

Non bastavano le vittime straziate dall’esplosione. La bomba continua a colpire con effetto ritardato. È come un virus (e noi di virus in questo momento ce ne intendiamo), anche se non è contagioso.
Chi ha subito radiazioni ha iniziato ad ammalarsi. Ha perso i capelli. Si è messo a sanguinare dal naso. Si è ritrovato deturpato. E poi è morto. Anche persone rimaste in apparenza illese hanno continuato a fare i conti con Little Boy, il mostro all’uranio che è esploso a sessantamila gradi centigradi, dieci volte la temperatura del sole. Le cronache dicono che pochi mesi dopo l’atomica, i morti erano diventanti centomila e nel 2002 se ne stimavano duecentottantacinquemila.

Come si può sopravvivere davvero a un crimine contro l’umanità di tale portata? Non si può.

Hara Tamiki, come Primo Levi, si è tolto la vita qualche anno dopo, una volta sicuro di aver fissato sulla carta la sua testimonianza. Dopo essersi sincerato che quell’incertezza, quella mancanza di punti di riferimento, spazzati via dalla bomba, arrivassero anche a noi. Dopo aver pennellato il vagare perpetuo e inquieto dei protagonisti su uno scenario di devastazione, alla ricerca dei dispersi.
Hara Tamiki aveva perso la moglie per una lunga malattia pochi mesi prima dello scoppio della bomba. Non si era ancora ripreso. Si è tolto la vita nel 1951, con la dichiarazione della guerra con la Corea. Non poteva sopportare altro dolore.
Grazie a Marotta & Cafiero e a Rosario Esposito La Rossa per aver raccolto le sue parole.


L'ultima estate di Hiroshima. L'uomo sopravvissuto all'atomica

L'ultima estate di Hiroshima
L'uomo sopravvissuto all'atomica

di Hara Tamiki
Marotta & Cafiero
Narrativa | Racconti
ISBN 978-8831379144
Cartaceo 12,35€

Sinossi

Hara Tamiki si trovava a 1,5 km dall’epicentro della bomba atomica di Hiroshima. Miracolosamente si è salvato e ha raccontato la sua città prima, durante e dopo Enola Gay. Una fortissima testimonianza. Uno spaccato di non vita. Una foto su carta. 3 racconti: "Preludio alla devastazione" che dipinge Hiroshima un secondo prima dell'inferno, "Fiori d’estate" che ci porta nel calore più forte di quello del sole generato da Little Boy e infine "Dalle rovine" un tour tra le macerie umane, tra gli scheletri di palazzi e non solo.
Elena Genero Santoro

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