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Federico Gervasoni presenta: Muori presto

Federico Gervasoni presenta: Muori presto

Presentazione Libri Intervista a cura di Davide Dotto. Federico Gervasoni presenta Muori presto. Il neofascismo fra brutali minacce e violenti percorsi contemporanei (Liberedizioni). Un fenomeno preoccupante che mette in discussione conquiste di civiltà ritenute consolidate.

Muori presto di Federico Gervasoni non è solo un’inchiesta giornalistica. È il racconto in prima persona e in presa diretta  di un fenomeno preoccupante, sintomo di una crisi che si ripercuote su fin troppi fronti, e mette in discussione conquiste di civiltà ritenute consolidate. Gli stessi diritti umani (inalienabili e originari, quindi preesistenti a ogni dichiarazione) necessitano di continue riformulazioni.

Copertina del libro


Muori presto
Il neofascismo fra brutali minacce e violenti percorsi contemporanei

di Federico Gervasoni
Liberedizioni
Inchiesta giornalistica
ISBN 979-1280148100
Cartaceo 15,00 €

Sinossi 

Un viaggio all'interno dell'estremismo fascista e della destra radicale. Con interventi di Emilio Del Bono, Alfredo Bazoli e Leonardo Palmisano.
Raccontare il neofascismo di oggi è esercizio che espone a ripetuti insulti e dure intimidazioni, non solo amplificate dai Social. L’Autore ripercorre in queste pagine il proprio viaggio all’interno dell’estremismo bresciano della destra radicale, partendo proprio dagli “incontri” con una realtà sempre meno sommersa e sempre più alla ribalta delle cronache. Da questa inchiesta emergono le più recenti declinazioni locali – e le connessioni internazionali – di movimenti, associazioni e gruppi illiberali, che si caratterizzano per insistiti rigurgiti xenofobi, appartenenza a tifoserie violente, la chiara connivenza con reti mafiose riferite ad alcuni casi specifici, un nazionalismo esasperato e senza regole, sino alla campagna di violente manifestazioni contro le iniziative governative durante la pandemia, se non addirittura la negazione dell’emergenza sanitaria. Un mondo che l’Autore indaga con ricchezza di documentazione e senza reticenze, nonostante le minacce che vorrebbero impedirne il disvelamento.



Qui non si parla del fascismo storico – destinato a non tornare – ma di una mentalità che alimenta movimenti e gruppi incompatibili con tutto quello che tiene in piedi e insieme una comunità civile di qualunque tipo.
Il mestiere di giornalista e la voglia, la necessità di raccontare, si allacciano a una potente passione rivolta alla scrittura. Non ci sono precarietà, difficoltà o minacce che tengano. Troppo urgente stabilire punti fermi. Ugualmente urgente rinsaldare una memoria fin troppo fragile di quello che è avvenuto soltanto l’altro ieri.


L'autore racconta



Il titolo Muori presto non si scorda facilmente. È un pugno dritto nello stomaco. Perché l’hai scelto?

Ho scelto volontariamente un titolo violento e d’impatto perché desideravo far capire al lettore che cosa realmente significa scrivere di neofascismo al giorno d’oggi. Muori presto era una delle molteplici minacce che un camerata di CasaPound mi scrisse un anno fa, disturbato dall’uscita del volume precedente (Il cuore nero della città).

Nonostante le minacce ricevute vai dritto per la tua strada. Ti è mai capitato di avere paura?

Delle minacce mai. Tuttavia, preciso che da più di tre anni (ne avevo ventisei la prima volta) vengo regolarmente scortato negli eventi pubblici dalle forze dell’ordine, alle quali va il mio più sentito ringraziamento. Il fascismo è un reato ma se lo denunci e ne scrivi, finisci sotto protezione. È paradossale dirlo e siamo nel 2021 non negli anni Settanta.

Ti senti più un giornalista o uno scrittore?

Sono un giornalista free-lance e nel precariato economico vivo dei pezzi che scrivo. L’interesse per questo mestiere nasce durante il periodo delle scuole superiori. All'epoca, dodici anni fa, avevo notato certi episodi discutibili che accadevano nel territorio in cui sono cresciuto e che non diventano mai pubblici. Io non ho mai pensato che un giornalista potesse cambiare il mondo, ma al tempo stesso ho sempre creduto nell'utilità sociale della professione. Così ho iniziato a scriverne su un quotidiano locale, con il quale tuttora collaboro.

Nel libro citi uno scritto di Umberto Eco, Il fascismo eterno, che ci spinge a fare una distinzione importante: che differenza c’è tra fascismo storico e i movimenti neofascisti?

Il fascismo di oggi è più disomogeneo rispetto al passato e di conseguenza maggiormente pericoloso. Le idee sono le stesse ma le forme nuove. Ci sono fascisti che attraverso rodate strategie, sono riusciti a sedersi comodamente nei consigli comunali. Altri, sempre in politica sono arrivati persino molto più in alto.

Sgomberiamo subito il campo e stabiliamo dei punti fermi: come hai ricordato, il fascismo non è un’opinione, è un reato.

Io sono nato e vivo a Brescia e la mia città è stata dolorosamente colpita dal fascismo. Il 28 maggio 1974 infatti una bomba di matrice nera causò otto morti e centinaia di feriti in piazza della Loggia. Di conseguenza, resto fermamente convinto che oggi occorra fare memoria e promuovere continuamente una forte cultura antifascista affinché derive e fatti terribili come questo non si ripetano mai più. L’antifascismo deve tornare a essere una battaglia centrale, moderna e soprattutto attuale. Si è antifascisti in quanto democratici e non comunisti.

Come dici “la memoria è fragile”. Desta scalpore la difficoltà di collocare nel tempo le figure di Hitler e Mussolini. Ciò si riflette sul modo di guardare e di rapportarsi alla propria contemporaneità. Che ne pensi?

Credo che in Italia viviamo in una situazione paradossale, di profondo degrado culturale: c’è chi tollera queste forze politiche e chi addirittura rimpiange il regime. È inoltre passata la narrazione dell’esistenza di un “fascismo buono” che risolve i problemi. Narrazione che inoltre ha trovato il suo terreno fertile ideale in tutti quei movimenti che utilizzano il malcontento e i problemi sociali dei cittadini per fomentare la rabbia e fare propaganda.

Che cos’è il neofascismo: un virus, una causa o il sintomo di una crisi più profonda?

Il neofascismo è un fenomeno che in molti in Italia hanno banalizzato, minimizzato e nascosto per troppo tempo.

Scrivi: «È molto più difficile fermare un intero gruppo che un singolo soggetto» e che «delegare sempre la magistratura a compiere certi interventi è troppo facile». Cosa ci manca?

Le leggi già esistono, mi riferisco alla Legge Scelba e alla Legge Mancino, tuttavia, solo in rari casi vengono applicate. Per dichiarare illegali certi movimenti neofascisti non ci vuole molto, solamente che ciò in Italia non avviene. In Grecia invece Alba Dorata è stata messa fuorilegge. E lo stesso è accaduto più recentemente con Génération Identitaire in Francia.

Quali progetti per il futuro?

Muori presto è uscito a febbraio, in pieno lockdown. Mi piacerebbe quindi appena possibile organizzare una presentazione in presenza.

Grazie per essere stato con noi, e in bocca al lupo per il tuo lavoro!

Davide-Dotto

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