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Loris Grassulini presenta: Le strane circostanze

Loris Grassulini presenta: Le strane circostanze

Presentazione Libri Intervista a cura di Silvia Pattarini. Loris Grassulini presenta Le strane circostanze (Giovane Holden Edizioni): la vita, in fondo, non è altro che una magmatica poliritmia di strane circostanze.

Nato a Pontedera, 07/01/1976, vive a Ponsacco (PI), nella suggestiva Toscana. Una Laurea in Filosofia conseguita presso l’Università di Pisa. Socio amministratore di una azienda che opera nel settore del gioco legale. Una passione profonda per la scrittura e un vivido interesse per la Politica, intesa nell’accezione più nobile del termine. Ama definirsi inguaribile realista e cinico sognatore.




Le strane circostanze

di Loris Grassulini
Giovane Holden Edizioni
Racconti | Erotico | Drammatico
ISBN 9788832928662
Ebook 5,99€
Cartaceo 15,00€

Sinossi

14 racconti che tratteggiano spaccati d’esperienze similari e aliene a un tempo. Caoticamente eclettici nel loro susseguirsi e nel linguaggio, sovente crudo e diretto, a volte gergale; sempre costellato di metafore e allusioni, perlopiù sessuali, più sboccato che lascivo, un po’ guascone. Il sesso quindi: un sesso brullo, senza amore, neanche particolarmente allegro, spesso greve, fatticcio, spoglio e didascalico, tanto più bello e sincero quanto squallido. Altre volte il linguaggio si fa più curato, elegante, e indugia su descrizioni accurate degli ambienti e dei personaggi, per poi fluire impaziente a definire le trame. Alcune sono narrazioni amaramente divertenti, a tratti scollacciate, spinte e licenziose, che fanno intuire un approccio alla sessualità e alla vita dalle sfumature rusticane, volutamente grossolane, un misto di farsa e commedia. I personaggi sono per lo più soggetti veraci di periferia, figli di quella nostalgica cultura rionale e rurale, schiavi dei loro atavici pregiudizi, inclini alla supremazia delle passioni. Si muovono con protervia nell’alveo di una disincantata ordinarietà, gelosi e succubi dei propri vizi sublimandoli a fondamenti dell’esistere. S’insinuano poi, avulse e stridenti, situazioni kafkiane, che decretano la fine di una vita o l’inizio di un incubo. Poiché la vita, in fondo, non è altro che una magmatica poliritmia di strane circostanze.


L'autore racconta



Loris Grassulini, bentornato sul blog Gli scrittori della porta accanto. Com’ è nato il progetto di questo libro, sono nati prima i racconti o prima il titolo?

Buongiorno e grazie per questa opportunità. I racconti sono nati in modo del tutto autonomo e indipendente da quello che poi sarebbe diventato il progetto finale, ovvero una raccolta. Ad essere onesto ci sarebbero altri due racconti che originariamente dovevano aggiungersi ai 14 presenti in ‘Le strane circostanze’, ma essendo piuttosto lunghi rispetto alle dimensioni definite standard per un racconto appunto, saranno pubblicati a parte in un secondo momento sotto forma di ‘romanzi brevi’ o ‘racconti lunghi’ che dir si voglia. Scrivere è un mio atavico vizio, ma per la prima volta mi sono cimentato con la forma del racconto, e a dire il vero è la forma che ad oggi sento più mia.

Diamo la parola ai personaggi di Le strane circostanze. Ci anticipi qualcosa circa gli argomenti di cui trattano i tuoi racconti, come se a parlare fosse un protagonista?

Come si evince dalla stessa quarta di copertina del Libro, i racconti trattano per lo più di vicende quotidiane, di quella ‘disincantata ordinarietà’ nella quale la maggior parte dei personaggi dei racconti sguazza, forse inconsapevolmente, forse scientemente. I personaggi sono guidati dai propri vizi e pregiudizi radicati, dei quali sembrano essere fieri e perfino gelosi in qualche modo. I personaggi appunto, sono soprattutto delle simpatiche canaglie (non tutti ovviamente) figli di una cultura rionale e rurale. Potremmo dire che i racconti trattano per lo più di quotidiane vicende umane inerenti al sesso e alle relazioni apparentemente più banali, che si alternano però a situazioni amaramente divertenti, e ad altre quasi Kafkiane che ammiccano a più intime riflessioni in merito alle nostre relazioni sociali.
Se a parlare fosse un protagonista, esclusi alcuni di essi diciamo ‘di più nobile forgia’, probabilmente utilizzerebbe parole poco consone al contesto di un intervista pubblica, poiché la maggior parte dei personaggi usa un linguaggio crudo, diretto, spesso lascivo e sboccato, ma per questo drammaticamente autentico se rapportato al contesto sociale e culturale di riferimento. Per questo motivo è forse meglio che i protagonisti non si affaccino oltre il perimetro dei racconti nei quali sono stati relegati, per non rischiare di turbare la sensibilità di qualcuno.

I luoghi del libro raccontati attraverso il punto di vista di un protagonista comprimario…

Sobborghi, periferie, microcosmi di piccoli paesi, bar di provincia, squallide stanze private e pubbliche, ambientazioni quotidiane quindi. Tutti i protagonisti si muovono in un ‘territorio’ ben conosciuto, che rappresenta forse l’unica dimensione possibile per i loro ordinari, quasi scontati, destini. Non c’è nessuna tensione esistenziale verso una sorta di fuga o evoluzione da quegli ambienti che per alcuni potrebbero risultare claustrofobici per certi versi, ma che per i personaggi rappresentano l’unico ‘orizzonte’ possibile. Non sono racconti ‘di formazione’, se così si può dire, forse l’unico aspetto ‘formativo’ è proprio il disperato cinismo che aleggia in tutte le vicende narrate, il crudo realismo che in alcuni casi diventa condanna, in altri onesta ed autentica presa di coscienza della propria miserevole, eppur a tratti compiaciuta e dilettevole, dimensione umana.

Il tempo della narrazione, descritto da un protagonista secondario...

È un tempo ‘a fisarmonica’, che si dilata concedendosi a lunghe digressioni per poi tornare a comprimersi repentinamente e consentire il fluire degli eventi con l’avarizia e l’indisponenza che è propria delle vicende umane. Il tempo si dilata indugiando sui momenti di intimità, di una carnalità brulla, spoglia, greve e quand’anche squallida, ma disperatamente autentica e senza fronzoli. Non c’è tempo invece per l’amore, né tempo né spazio per questo sentimento etereo e impalpabile che rappresenta, per i protagonisti, quasi un fastidioso fardello, un costrutto sociale, forse solo una perdita di tempo appunto.

Fabrizio Caramagna afferma che «ogni libro è un viaggio, e l’unico bagaglio che portiamo con noi è l’immaginazione». C’è qualcosa di autobiografico in Le strane circostanze?

Decisamente si, non potrebbe essere altrimenti. Io sono scresciuto in quegli stessi ambienti di cui narro nel libro, conosco bene certe dinamiche sociali, il modo stesso di relazionarsi dei personaggi, le loro grette ma sincere convinzioni, i loro modi crudi e diretti. Alcune vicende narrate, seppur riviste, romanzate ed edulcorate, prendono spunto da vicende di cui almeno ho sentito parlare, da quelle ‘leggende metropolitane’, ma sarebbe meglio dire ‘leggende paesane’, di cui si recava memoria orale senza sapere se fossero fatti realmente accaduti o semplici fantasie da Bar. Altre storie invece sono completamente frutto della mia fantasia, ma costruite attorno ad un messaggio di fondo che desideravo sviluppare, seguendo sempre le logiche dell’evoluzione di ‘strane circostanze’ ordinarie appunto.

Come intendi impostare la promozione dei tuoi libri: sei disponibile a impegnarti personalmente in presentazioni presso biblioteche, librerie, centri culturali e assessorati alla cultura, oppure preferisci il web o, tutte le soluzioni possibili purché se ne parli?

Non ho nessuna preclusione nei confronti di qualsivoglia strumento di promozione. Le presentazioni ‘in presenza’, visto il momento storico che stiamo attraversando e che speriamo sia quasi all’epilogo, sono ancora piuttosto difficoltose, ma in futuro non le escludo affatto anche perché in queste occasioni probabilmente si ha a che fare con un pubblico potenzialmente più predisposto alla lettura critica e all’approfondimento, seppur numericamente limitato. Ovviamente oggi gli strumenti della tecnologia ci danno la possibilità di raggiungere un pubblico sempre più ampio, anche se meno ‘selezionato’, e con meno dispendio di tempo e risorse, quindi la promozione ‘on line’ è e sarà sempre più un elemento imprescindibile. L’impegno personale nel promuovere il libro non deve essere neanche in discussione: se un autore sente questo come un peso allora è meglio che si trovi un'altra occupazione e curi altre passioni. L’autopromozione è parte integrante del lavoro di un autore.

C’è una domanda che avresti voluto ti facessi? E quale sarebbe la risposta?

Qual è il potenziale pubblico di questa raccolta di racconti? Il cosiddetto target?
Un pubblico ‘intellettualmente e spudoratamente onesto’, che non cerca una narrazione stucchevolmente e artificiosamente intimistica, un pubblico che ripudia visceralmente quella ‘patologia culturale contemporanea’ del ‘Politicamente corretto’, un pubblico verace e per niente ipocrita.

Se il tuo libro diventasse un film, da quali attori sarebbe composto il cast?

Non dovrebbero esserci attori di fama, al contrario: solo anonimi interpreti ‘presi dalla strada’, più ‘veraci’ possibile. Non servirebbero particolari doti interpretative, basterebbe riuscire a far comportare questi attori improvvisati esattamente come si comporterebbero se fossero i veri protagonisti di quelle vicende, come se non avessero di fronte una macchina da presa.

Ringraziamo Loris Grassulini per essere stato con noi. In bocca al lupo per i progetti futuri!

Silvia Pattarini

Silvia Pattarini
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