Gli scrittori della porta accanto

Argyros Singh presenta: Ānanda

Argyros Singh presenta: Ānanda

Presentazione Libri Intervista a cura di Silvia Pattarini. Argyros Singh presenta Ānanda (Pubme - Collana Gli Scrittori della porta accanto): «In un’atmosfera post-apocalittica, le possibili strade verso una vita più sostenibile».

Argyros Singh nasce a Pordenone nel 1994. Laureato in storia dell’arte a Udine, si dedica alla scrittura da giovanissimo, pubblicando sia saggi (La Regola templare, 2019) che opere di narrativa. Tra queste, il romanzo Nessuna pietà (2020), edito da Spring Edizioni.
Scrive inoltre sul suo blog, La Voce d’Argento (www.voceargento.blogspot.it), in cui tratta soprattutto di arte, storia e letteratura, ed è presente sui vari social, tra cui Instagram @argyrosingh.
Bibliofilo e appassionato di cinema, ha anche avviato un progetto musicale che mescola space rock, dream pop e musica da cantautore. Negli anni si è avvicinato alla spiritualità indù, aspetto che influisce in parte sul contenuto dei suoi scritti. Altre influenze, a seconda dell’argomento in questione, provengono soprattutto da Joseph Conrad, Aldous Huxley e René Guénon.
Da agosto 2021 si occupa di arte per Gli Scrittori della Porta Accanto.



Ānanda

di Argyros Singh
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Distopico
ISBN 978-8833669373
Cartaceo 18,00€
Ebook 2,99€

Sinossi

L’Ānanda è un nome, un luogo sospeso nello spazio e nel tempo, nonché una condizione dello spirito. Cela e disvela il sacro, che parla dell’umanità, dei meccanismi che la spingono all’autodistruzione, ma anche di ciò che la apre all’intima armonia con ciò che la circonda.
Questa raccolta di racconti narra le vite di alcune persone vissute nel periodo in cui avvennero tre catastrofi planetarie che sconvolsero l’umanità. L’ultima grande guerra devastò migliaia di città in tutto il globo; i sopravvissuti tentarono di ripristinare la civiltà, ma un batterio li mise nuovamente a dura prova. In alcune aree del mondo nacquero nuovi centri, collegati tra loro da una rete di scambio commerciale e culturale, sul modello delle antiche poleis. Poi, la grande pioggia cominciò a cadere e non smise per tredici mesi. Molte comunità, sorte sulle coste o nei pressi dei fiumi, finirono per essere travolte dalle acque. L’umanità fu ulteriormente decimata dalla Natura. Quando la pioggia cessò e le acque si ritirarono, i pochi sopravvissuti erano ormai stremati. Fu allora che da Oriente giunse un popolo misterioso, di cui nessuno seppe mai l’origine, che portò nuova linfa al genere umano e stabilì una pace con la Natura.
In particolare, si raccontano le vite di tre donne: Judy, la figlia Vera e la nipote Rebecca. In parallelo, una figura misteriosa, chiamata il Discepolo, percorre i secoli (e i millenni) alla ricerca di un significato alla vita. Le loro storie si intersecano nel tempo, in un continuo salto tra passato e presente, in cui il lettore, come un archeologo, è chiamato a ricostruire gli eventi e le genealogie familiari.


L'autore racconta



Argyros Singh, benvenuto sul blog Gli scrittori della porta accanto. Com’è nata l’idea di questo libro di racconti?

L’anno precedente avevo scritto e pubblicato il romanzo Nessuna pietà, che tratta di un’apocalisse vissuta da persone comuni. In quel caso l’obiettivo di fondo era mostrare le responsabilità umane, senza pretesti o giustificazioni di ordine religioso. Quando cominciai a sviluppare Ānanda, ripresi quell’immaginario per mostrare anche un aspetto più profondo dell’agire umano, quello connesso all’armonia (o disarmonia) del Cosmo, di cui l’umanità non è quasi mai cosciente. Iniziai a scrivere uno dei racconti, La grande pioggia, con in mente già un’idea generale della raccolta, che andò sviluppandosi nelle storie successive.

Ānanda è un titolo curioso. Che cosa significa, che cos’è Ānanda?

Il termine è ripreso dalla tradizione indù ed è stato rielaborato da me. Indica il piacere assoluto, non certo quello legato ai piaceri materiali: esso è piena felicità, in parte massima sapienza, ed è qualcosa che si realizza dimenticandosi di sé. Pensai a questo titolo scrivendo uno degli ultimi racconti (in ordine di stesura), ovvero Vertigo, in cui il termine dà il nome a un omonimo locale parigino. Oltre al significato metaforico contenuto nel libro, Ānanda ha rappresentato per me un momento personale di estasi spirituale, favorito dalla scrittura.

Che tematiche affronta Ānanda?

L’obiettivo del libro è di porre l’attenzione sui meccanismi che sembrano spingere l’umanità verso l’autodistruzione. In forma fantastica o parodistica, emergono la malvagità, l’istinto di sopravvivenza e le crisi del pensiero contemporaneo, di fronte all’incapacità di interpretare una realtà sempre più poliedrica. Un esempio, in un racconto che ha al centro il valore odierno dell’arte, è rappresentato dal testo Il faro.
Inoltre, è di grande importanza il ruolo e il significato della Natura, all’interno di una nuova cosmogonia incentrata sulla luce, nella prospettiva di una civiltà consapevole dei propri errori e in intima armonia con ciò che la circonda. Dunque, Ānanda è certamente caratterizzato da un’atmosfera apocalittica e post-apocalittica, ma non manca di suggerire le possibili strade verso una vita più sostenibile.

Ānanda è una raccolta di racconti in cui le vite di tre donne s’intrecciano abilmente tra passato, presente e futuro. Chi sono queste tre donne?

Troviamo innanzitutto Judy, della quale seguiamo l’intera esistenza in un racconto suddiviso in quattro parti (Astenia), da un’infanzia bizzarra alla lotta da adulta contro un demone che la tormenta. Si scopre scrittrice e i suoi libri diventano presto oggetto di culto da parte di lettori affascinati da tematiche soprannaturali. I rapporti familiari, però, diventano sempre più difficili e la figlia, Vera, cerca una propria strada per emanciparsi dalla figura della madre, trovando uno sfogo nel cinema, sia come attrice che come regista. Infine, Rebecca, la figlia di Vera, è il personaggio centrale per comprendere l’evoluzione di questa saga familiare e per interpretare il significato profondo di Ānanda. L’incontro di Rebecca con la misteriosa figura del Discepolo segna il culmine di un tortuoso cammino personale e, in metafora, rappresenta il ricongiungimento tra il mascolino e il femminino sacri, da loro rappresentati.

Esiste un legame tra le protagoniste, anche se sono vissute in epoche diverse?

Oltre alla loro parentela diretta, sono unite da una linea di sangue antichissima (Linea di sangue è infatti uno dei racconti, diviso in due parti), che le pone in rapporto con altre leggende simili sul sangue reale, di cui la più nota è forse quella che narra della discendenza di Gesù. Nel caso di Ānanda, il legame tra le tre donne trova radici analoghe.

Il Discepolo... Puoi anticiparci qualcosa sul suo conto?

Il Discepolo è un personaggio che ritorna in molti racconti, sia come protagonista che come figura marginale. Egli percorre millenni di storia, alla ricerca di una risposta alle grandi domande dell’umanità. Nel corso del suo cammino, incontra diversi personaggi e ciò contribuisce alla sua presa di coscienza sul significato profondo dell’esistenza.

I tuoi racconti si sviluppano nel corso dei secoli, è stato complicato creare le varie ambientazioni – luogo/spazio/tempo?

Al principio stavo scrivendo storie ambientate nello stesso arco di tempo, che potevano essere poste in successione cronologica. Andando però a fondo dei temi trattati, ho sentito l’esigenza di allargare l’orizzonte spazio-temporale. L’ultimo passaggio è stato quello di mescolare i testi, producendo notevoli salti temporali tra un racconto e l’altro, ispirandomi in particolare alla cinematografia di Christopher Nolan. Nel mio caso, l’obiettivo era di far intendere come ogni evento accadesse “sempre e in ogni istante”, per quanto noi umani siamo abituati a pensare il tempo come una successione di azioni. In ciò mi sono ispirato a diversi testi del pensiero esoterico.

Questi racconti aleggiano sospesi tra più dimensioni: il lettore si trova a dover discernere tra il reale e il non reale, il dentro e il fuori, il materiale e lo spirituale. Tanti argomenti sapientemente amalgamati tra di loro. Quanto tempo ti ha impegnato la loro stesura?

I primi racconti furono scritti intorno all’inizio del 2020 e per alcuni mesi lasciai in sospeso la stesura, per dedicarmi ad altri testi e per leggere opere che mi sarebbero state utili. Ritornai su Ānanda nell’autunno dello stesso anno e conclusi la prima stesura in poco meno di tre mesi. Quest’ultima fase fu segnata da una scrittura intensa, perché avevo ormai assegnato un ordine mentale a ogni elemento del mondo che intendevo creare.

A monte di questi racconti così elaborati, c’è un lavoro di ricerca o documentazione?

Ānanda è in parte la summa di studi personali intrapresi negli anni sugli scritti di autori come l’esoterista René Guénon e sui saggi di Aldous Huxley (in uno dei racconti c’è un riferimento esplicito al suo The Doors of Perception). Una particolare influenza in merito alle tematiche è provenuta da Unità trascendente delle religioni del mistico Frithjof Schuon. Infine, essendo l’arte un elemento centrale di Ānanda, ho fatto ricerche su pittori come Lorenzo Lotto e sull’iconografia relativa alla figura di Lucifero.
Per quanto riguarda la forma, è stato fondamentale rivedere gran parte della filmografia di Christopher Nolan, mentre – a livello letterario – ho trovato fonti di ispirazione in Siddhartha di Hermann Hesse, nell’Odissea e nei dialoghi platonici, oltre che in alcuni racconti di Pirandello e ne Le città invisibili di Calvino.

Un grande lavoro a monte del libro, ti faccio i miei complimenti! Dimmi un po', così a bruciapelo: perché di dovrebbe leggere Ānanda?

Il libro è un’insolita esplorazione spirituale, che attinge a diversi generi della narrativa e mescola racconti autonomi a un messaggio complessivo. Il libro è dedicato anche agli slow readers, perché il suo scopo è di far rallentare le persone, spingerle a meditare su alcune tematiche, senza perdere però di vista il gusto della narrazione.

Chi sono i lettori ideali di questo libro?

Mi rivolgo a quelle persone che hanno a cuore temi quali l’ambiente, il dibattito sul potere e, soprattutto, il futuro incerto della civiltà. Ritengo che l’opera possa essere apprezzata in particolare da coloro che appartengono alla mia generazione, sia per i vari argomenti affrontati che per la generale immedesimazione di fronte alla prospettiva di un’autodistruzione dell’umanità.

Argyros Singh ha ancora qualche sogno nel cassetto da realizzare o progetti ambiziosi per il futuro?

Sto lavorando a un nuovo romanzo, che intende esplorare un filone “realistico” nella mia scrittura, ma al contempo sto raccogliendo materiale per un romanzo ambientato nello stesso universo narrativo di Ānanda, per quanto indipendente, che aggiunga ulteriori chiavi di interpretazione all’universo che ho creato.
Oltre alla scrittura, nei prossimi mesi conto di avviare un podcast dedicato all’arte dall’Ottocento a oggi.

Ringraziamo Argyros Singh per essere stato con noi e in bocca al lupo per questo libro e per i tuoi progetti futuri!

Silvia Pattarini

Silvia Pattarini
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