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Recensione: Il potere del silenzio, di Carlos Castaneda

Recensione: Il potere del silenzio, di Carlos Castaneda

Libri Recensione di Andrea Pistoia. Il potere del silenzio di Carlos Castaneda (BUR). Episodi di vita di Don Juan e Carlos, ridicoli, spaventosi, magici e drammatici. Un libro che non può essere compreso senza aver prima approfondito i precedenti.

Questo romanzo incomincia con un ripasso delle nozioni apprese nelle precedenti opere. Ciò è utile per comprendere i concetti presenti più avanti.
Poi ci si tuffa nella storia vera e propria, che segue sostanzialmente due livelli temporali diversi (in cui l’autore non è il protagonista ma per lo più una comparsa). Quindi è come se si stessero leggendo due libri distinti ma sapientemente amalgamati per offrire una certa omogeneità al tutto.


Il “primo libro” è incentrato su Don Juan che conduce Carlos in alcuni luoghi magici del Messico per fornirgli lunghe e complesse spiegazioni sui concetti chiave dello sciamanesimo.

Qui il maestro continua a trascinare l’allievo in stati alterati di coscienza per fornirgli degli insegnamenti utili al suo apprendistato. Ed è così che veniamo a conoscenza di nuovi concetti: “noccioli astrali”, “intento”, “spirito”, “anelli di collegamento” e “i quattro modi dell’agguato”. Ma c’è anche spazio per parlare del “corpo sognante”, ovvero la capacità di essere in due posti contemporaneamente, e delle esperienze passate di Carlos (incomprensibili a quest’ultimo fino a che il suo mentore non gli fornisce una spiegazione “sciamanica”).

Il “secondo libro” invece verte sul passato di Don Juan, da quando era scampato alla morte grazie a colui che sarebbe diventato il suo maestro, il nagual Julian, fino al suo apprendistato con quest’ultimo.

Lo fa narrando certi episodi, considerati da lui in un primo momento assurdi e incomprensibili ma col senno di poi (e soprattutto con le conoscenze sciamaniche acquisite) sensate se non addirittura necessarie. Infatti, Don Juan dimostra al suo allievo come ogni singola “follia” di Julian sia stata studiata a tavolino fin nei minimi particolari per indurlo in un certo stato d’animo o di coscienza e come un maestro sia disposto a tutto pur di rendere il suo allievo a sua volta un nagual.


Che dire di questo libro?

Innanzitutto che si alternano lunghe spiegazioni su concetti fondamentali per l’apprendistato di Carlos (su tutti i “noccioli astratti”, “l’intento” e “l’agguato”) a episodi di vita vissuta sia dall’autore che dal suo maestro. Peccato che, secondo me, proprio queste spiegazioni siano il punto debole del libro: non tanto perché si dilunghino in modo eccessivo quanto per la complessità dei concetti in essi contenuti. Come negli ultimi libri da me letti dell’autore, sono infatti troppo lontani dalla mia comprensione di “occidentale medio”. Di conseguenza sfugge non solo la loro essenza ma anche tutto ciò che si sviluppa da essa. Ergo, mancando la base, tutto il resto è un enorme ammasso d’informazioni lacunose che fanno perdere più e più volte il filo del discorso.


Seppur l’autore riassuma continuamente certe spiegazioni (sviluppate in modo esaustivo nei precedenti libri) c’è sempre quella sensazione di avere a che fare con nozioni troppo fuori dai consueti canoni per comprenderle appieno.

Per chiarire ciò a cui mi sto riferendo, quando si entra in concetti quali “il riflesso di sé”, “l’agguato” o “l’impeccabilità”, tutto diventa più difficile se non addirittura incomprensibile.
Anche se, di contro, queste spiegazioni vengono intervallate da (pochi) episodi d’azione decisamente d’effetto e spiazzanti. Basta citare quando Don Juan “impazzisce” per insegnare a Carlos la “lezione di spietatezza” o il finale, dove il maestro mostra come si può trascendere qualsiasi legge fisica una volta che si è divenuti sciamani.
Ovviamente nel romanzo fanno la loro comparsa altri sciamani, alcuni decisamente particolari e affascinanti (primo fra tutti, “lo sfidante della morte”, ovvero colui che può vivere in eterno).
Non mancano neppure concetti poetici, quali il “balzo del pensiero nell’inconcepibile” o cos’accade quando muore uno sciamano.

Dulcis in fundo, una domanda è d’uopo: “Mi è piaciuto?”

Ammetto che le troppe spiegazioni, a me incomprensibili, mi hanno fatto calare più volte l’interesse. Di contro, gli episodi di vita vissuta da Don Juan e Carlos, tra il ridicolo e lo spaventoso, tra il magico e il drammatico, mi hanno incuriosito e, a volte, appassionato. Senza contare che le spiegazioni “magiche” di certi comportamenti dei maestri sono un valore aggiunto all’opera.
Eppure tutto ciò non è stato sufficiente a farmi apprezzare appieno questo libro.
Specialmente perché mi aspettavo di leggerne uno incentrato ancora una volta su Carlos e il suo apprendistato, non certo su quello del suo maestro (chiariamo: comprendo la necessità di questa decisione narrativa. Semplicemente mi divertiva di più l’idea di Carlos sottoposto incessantemente alle “torture magiche” di Don Juan).
Infine, vi avverto, è un libro che non può essere sicuramente compreso senza aver prima approfondito i precedenti, né tantomeno letto con superficialità, in quanto la distrazione su un singolo concetto condurrebbe di conseguenza a non capire tutto ciò che ne segue.

Il potere del silenzio

di Carlos Castaneda
BUR
Saggio
ISBN 8817258911
Cartaceo 9,50 €
Ebook 6,99€

Sinossi 

È sempre don Juan il protagonista dei libri di Castaneda, studioso di etnologia dedicatosi in particolare alle antiche tradizioni esoteriche degli indios del Messico centrale. Nel paesaggio allucinato e selvaggio di un Messico immutabile si placa il rumore della vita quotidiana e si afferma il silenzio interiore. Diviene così possibile attingere ad arcane energie, forze recondite dello spirito che la razionalità del moderno mondo occidentale ha soffocato. Solo il nagual, lo sciamano (nelle vesti di don Juan) è in grado di controllare questi misteriosi poteri e di compiere incredibili esperienze, condividendole con colui che ha scelto come apprendista, cioè lo stesso Castaneda.

Andrea Pistoia
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