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Recensione: I baci sul pane, di Almudena Grandes

Recensione: I baci sul pane, di Almudena Grandes

Libri Recensione di Davide Dotto. I baci sul pane di Almudena Grandes (Guanda). La storia di un popolo che ha mantenuto in qualche modo, anche se assopite, le proprie radici, che non rimane con le mani in mano in attesa del peggio.

Quando cadeva per terra un pezzo di pane, gli adulti dicevano ai bambini di raccoglierlo e baciarlo prima di rimetterlo nel cestino... Noi che da bambini abbiamo imparato a baciare il pane, abbiamo in mente la nostra infanzia e ricordiamo l’eredità di una fame che ormai non conosciamo più…
Almudena Grandes, I baci sul pane

I baci sul pane di Almudena Grandes, autrice spagnola scomparsa in questi giorni, è un romanzo corale che contiene storie e voci che si rincorrono. Delinea il ritratto delle generazioni (quelle spagnole) che non hanno conosciuto la guerra, ma il benessere degli ultimi cinquant’anni.
Il mondo Occidentale ha lasciato alle porte le fatiche di chi inventava ogni giorno un espediente per mettere insieme almeno un pasto per sé e la propria famiglia. La fame la si soffriva prima e dopo le guerre mondiali, raggiungendo il culmine nel 1946, l’annus horribilis raccontato da Victor Sebestyen. Questo per dire che coloro che sono nati nei primi decenni del Novecento hanno affrontato di tutto. Se sono giunti incolumi nel XXI secolo, è perché hanno vinto una incessante guerra per la sopravvivenza.

Il dilemma affrontato da Almudena Grandes è tutto qui: ci si chiede se chi è nato dopo, dagli anni Cinquanta in poi, abbia sufficienti risorse per affrontare gli aut aut imposti dalla crisi di un modello che non poteva durare in eterno, e che prima o poi avrebbe presentato il conto. 

Perdere i contatti con una parte cospicua della propria storia – «Siamo sempre stati poveri…» – ha l’effetto di ridurre sensibilmente la capacità di adattarsi valle traversie che ciclicamente si alternano alla buona sorte.
Se per generazioni si sono date per scontate le vacche magre, altrettanto è avvenuto con le vacche grasse. C’è stato un tempo, insomma, che l’unica eredità possibile era la miseria, e con essa gli stratagemmi per conquistare un domani qualsiasi, per mezzo dei figli destinati a sopravvivere all’indigenza.
Una volta cambiata pagina, si è smesso di interrogarsi, di domandare, di chiedere conto. Si è dato un taglio netto a una povertà dalla quale non pareva vero allontanarsi.

A tutto ciò è connessa l’idea del progresso irreversibile, dei miti della crescita e dello sviluppo inesauribile, destinati ad assumere le fattezze di un nodo scorsoio.

Un "nodo scorsoio", dal titolo di un libro intervista ad Andrea Zanzotto.
Se le ultime generazioni sono ricche sotto il profilo del benessere, sono povere e fragili sotto altri aspetti.
Se i nostri nonni ci potessero vedere, morirebbero prima dal ridere e poi di compassione. Perché per loro questa non sarebbe una crisi, solo un piccolo contrattempo. Eppure noi spagnoli, che per parecchi secoli abbiamo saputo essere poveri con dignità, non abbiamo mai saputo essere docili.
Almudena Grandes, I baci sul pane

Incombe, attraverso le parole di coloro che l’hanno vissuto, un passato lontano e dimenticato, separato da una cortina di silenzio che si è innalzata subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.
Ha fatto presa, da un certo punto in poi, l’ossessione di guardare avanti e mai indietro, col rischio di non sapere collocare nel tempo e nello spazio il fascismo, il nazismo e i loro artefici.

Queste e altre sono le ombre del benessere e le ombre della crisi che mettono i bastoni nelle ruote a un modello di vita consolidato, a un marchio di fabbrica della cultura e del pensiero occidentale.

E poi è così brutto quello che sta succedendo, siamo tutti così egoisti che vediamo cadere gli altri, uno dopo l’altro, e pensiamo, be’, finché non tocca a me... E alla fine ci è toccata, ovvio, doveva succedere, come facevamo a pensare di farla franca quando tutti gli altri attorno a noi cadevano come mosche? E se fossi appena un po’ più giovane non mi preoccuperei, perché io ne ho superate ben altre, di crisi, ragazzo mio. Ma noi potevamo farlo, perché eravamo forti, eravamo abituati a soffrire, a emigrare, a combattere, e invece ora... Non offenderti, ma ora voi siete di un’altra pasta, più molle. Affogate in un bicchier d’acqua...
Almudena Grandes, I baci sul pane


I baci sul pane di di Almudena Grandes è la storia di un popolo che ha mantenuto in qualche modo, anche se assopite, le proprie radici, pronto per necessità a impegnarsi in una guerra diversa da quella combattuta dai padri, a far fronte a problemi che non si avvertono più e che richiedono un ingegno di altri tempi.

Significa unirsi per esprimersi per esprimere una nuova forza: ci si aiuta, si occupano edifici, si costituiscono Comitati di cittadini contro la Crisi, non si rimane con le mani in mano in attesa del peggio.
Giunto all’ultima pagina il lettore si domanderà senz’altro che quadro verrebbe fuori se un romanzo come questo fosse scritto e ambientato in Italia. Diverso sarebbe lo spaccato, più oscillante e incerto, ma non più prevedibile. Forse vi sono ancora troppi antidoti in circolo che relegano ai margini chi, da sempre dietro le quinte, ha una soluzione da proporre. Ma non è detto. L’unico approccio possibile è rimboccarsi le maniche e convertirsi a nuove prospettive. In un certo senso ciò sta avvenendo. Il rischio che si corre è una guerra tra poveri, tra chi ha più risorse (non necessariamente economiche) o maggior ingegno e chi ne è privo.
Non si può, in proposito, prescindere dall’insegnamento che si può trarre da I baci sul pane: abbattere la cortina di egoismo, di disaffezione dovute a un benessere piovuto dall’alto che non si è conquistato, né compreso appieno in tutte le sue implicazioni.

I baci sul pane

di Almudena Grandes
Guanda
Narrativa
ISBN 978-8823520868
Cartaceo 11,40 €
Ebook 8,99€

Sinossi 

Madrid, un quartiere come tanti, con strade ampie e viuzze strette, bei palazzi accanto a edifici più modesti, abitato da persone diverse, coppie con e senza figli, famiglie allargate, single, giovani e anziani, spagnoli e stranieri, negozianti e operai, commesse e professionisti: come se la cavano, come fanno fronte a questi tempi difficili? Come si fa a resistere e a restare se stessi anche nell'occhio del ciclone? Amalia, la parrucchiera, scruta con orrore il negozio delle cinesi che sta aprendo proprio di fronte al suo, una dottoressa deve lottare contro la chiusura dell'ospedale in cui lavora, un uomo divorziato piange in solitudine dietro a una parete, una nonna comincia a fare l'albero di Natale già in settembre per fare coraggio ai suoi, e intanto il bar di Pascual diventa la sede delle riunioni del comitato inquilini e delle loro battaglie, ma anche il teatro di tanti destini che si intrecciano e di amori che vorrebbero nascere o che stanno per finire... Tante storie, tante voci per raccontare la crisi sì, ma anche e soprattutto la capacità di risorgere, con la forza dell'amicizia, della solidarietà, dell'ottimismo. Per ritrovare il significato dei baci sul pane: un gesto semplice e pieno di dignità che lega passato e presente e non ha perso il suo valore.
Davide-Dotto

Davide Dotto
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