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Syd Barrett, il diamante pazzo dei Pink Floyd, a 76 anni dalla sua nascita

Syd Barrett, il diamante pazzo dei Pink Floyd, a 76 anni dalla sua nascita

Musica Di Rosanna Costantino. I miti della musica: Syd Barrett, eccentrico e anticonformista, uno dei fondatori e frontman dei Pink Floyd, un «diamante pazzo» in un mondo psichedelico.

Ci sono storie che non smetteremmo mai di raccontare, anche se hanno attraversato lo spazio lunghissimo di più di mezzo secolo. Storie che non oseremmo mai affidare alla malevolenza dell’oblio, altrimenti rischieremmo di perderne lo scintillio ipnotico e affascinante.
Storie di uomini e di donne il cui genio intellettuale e artistico esercita una forza talmente sconvolgente e straordinaria da cambiare il mondo. Eventi magici e talmente incredibili da catapultare il lettore direttamente sulla faccia più splendente della luna. Ma, spesso, queste leggende hanno un lato oscuro e se ci sporgiamo un po’ più in là, rischiamo di venirne risucchiati.
La vicenda umana e artistica di Syd Barrett è l’esempio perfetto di un mito uscito da un libro di fantascienza, in cui il protagonista sembra provenire da un mondo che non esiste, che possiamo solo immaginare. Un mondo dove l’intelletto umano sembra più sviluppato e potenziato del normale. Talmente sviluppato che, quando si scontra con la mediocre realtà che lo circonda, si avvolge su stesso e ne perde ogni abilità, mostrando il suo risvolto più umano.

Oggi celebriamo la nascita di Syd Barrett, uno dei fondatori e frontman dei celebri Pink Floyd, dopo ben 76 anni da quel 6 gennaio 1946 in cui venne alla luce a Cambridge.

Roger Keith Barrett, detto Syd, proveniva da una famiglia considerata “per bene” anche se aderiva al movimento della Beat Generation. Fu il padre a trasmettergli la passione per l’arte. Fino ai 14 anni i suoi interessi erano esclusivamente la pittura e la scrittura. Passava le giornate a giocare con le parole, con i doppi sensi o le figure retoriche letterali.
Soltanto dopo acquistò il suo primo strumento musicale, un ukulele e soprattutto una chitarra folk, con la quale cominciò a riprodurre i riff di Buddy Holly e degli Shadows. Successivamente, iniziò a dare vita ai suoi personalissimi componimenti musicali, evanescenti, non-sense, onomatopeici, assonanti ed eterei.

Negli anni del college iniziò ad accarezzare l’idea di fondare una band tutta sua con l’amico bassista Roger Waters, ma furono solo le prove generali per quello che successe a Londra nel 1965: misero su una band, insieme al batterista Nick Mason e al tastierista Richard Wright, che chiamarono Pink Floyd.

In poco tempo, Barrett e compagni esplosero, dapprima, nella scena underground di Londra e poi nel panorama musicale mondiale. Si imposero subito come una band fortemente caratterizzata da elementi psichedelici, di rock progressivo con chitarre e tastiere distorte. L’impronta di Syd era preponderante e ben riconoscibile. Si approcciava alla musica nello stesso modo in cui Jackson Pollock si dedicava a un’opera d’arte: facendo dell’astrattismo la sua componente principale.
Da qualche anno, però, aveva iniziato a fare uso di stupefacenti, LSD e cannabis, e non fu mai chiaro se fosse la sua mente alterata a partorire quelle melodie eteree e spaziali o se la droga ne acuisse solo l’innata capacità creativa.

Anche sul palco emergeva il suo lato eccentrico e anticonformista.

Spesso si estraniava, eseguiva il brano senza ascoltare i consigli dei compagni di band o cambiando le parole e le note. Altre volte dava più importanza all’aspetto visivo dell’esibizione.
Intanto, il 4 agosto del 1967 fu pubblicato il loro primo album, The Piper at the Gates of Dawn, e fu subito un successo di critica e pubblico. Nel disco confluivano elementi folk, sperimentazioni di space rock e testi poetici.
A fine anno le stravaganze di Syd si fecero sempre più preoccupanti e serie, simili a veri e propri disturbi mentali. Gli altri avevano notato un’assenza di vitalità nel suo sguardo, come se fosse perennemente in viaggio verso quei mondi lontani che dipingeva nei suoi componimenti. Probabilmente era su un altro pianeta, il suo personalissimo pianeta dal quale non tornerà mai più.

Per alleviargli lo stress, i compagni di band gli affiancarono un amico di Waters, un chitarrista di talento di nome David Gilmour, che in poco tempo imparò tutto il repertorio.

L’abbandono definitivo di Barrett avvenne il 20 gennaio 1968, data dell’ultimo concerto con la band.
Alcuni brani composti da Barrett prima del suo abbandono vennero pubblicati dai Pink Floyd: Jugband Blues nel secondo album, A Saucerful of Secrets e il brano Apples and Oranges, pubblicato come singolo con Paint Box, la prima composizione di Wright, sul lato B. Altri brani come Scream Thy Last Scream o Vegetable Man furono inseriti in un cofanetto del 2016.

Fuori dai Pink Floyd, Syd Barrett tentò di avviare una carriera da solista e nel 1970 pubblicò The Madcap Laughs, con l’aiuto anche di Gilmour e Waters.

L’ultima esibizione pubblica avvenne nel 1972, dopo di che si ritirò a vita privata sparendo completamente dai riflettori da quella popolarità che lo schiacciava.
Furono tanti i tentativi di risalire alle origini del suo malessere per tentare di capirne le cause e di dare loro un volto e un nome. Molte furono le ipotesi mai ufficializzate, nella speranza di trovare una cura: schizofrenia, bipolarismo o semplice epilessia, fino alla sindrome di Asperger.
Cercarono anche di ricoverarlo in una clinica psichiatrica, ma non ottenne l’aiuto sperato.

Nonostante la separazione dal resto del gruppo, lo spirito creativo di Syd Barrett continuò ad accompagnare gli ex compagni di band durante tutta la loro lunga carriera.

Allontanarlo fu, probabilmente, la cosa più difficile della loro vita, per questo motivo ne sentirono sempre la presenza in studio. Nel 1975 i Pink Floyd lo omaggiarono con la pubblicazione dell’album Wish You Were Here («Vorremmo che tu fossi qui») nel quale è contenuto il celebre brano Shine On You Crazy Diamond, una struggente e lunga canzone della durata di 26 minuti incentrata proprio sulla vicenda splendente e triste di Syd Barrett. Un giorno, per telepatia o per una sorta di gioco del destino, mentre erano intenti a registrare proprio quel meraviglioso omaggio, si presentò alla loro porta un Syd che faticarono a riconoscere. Ci misero un bel po’ a capire chi fosse. Ma quando realizzarono che quel signore irriconoscibile fosse il loro ex compagno di band, non poterono far altro che scoppiare a piangere. Fu l’ultima volta che videro il «diamante pazzo, con quegli occhi come buchi neri nel cielo».

Syd Barrett morì almeno due volte: la prima quando si ritirò a vita privata nella sua città natale, dove condusse una vita tranquilla e appartata; la seconda quando il 7 luglio 2006 si spense all’età di 60 anni a causa di un tumore al pancreas.

Fu un modello musicale per tantissimi artisti che vennero dopo di lui: David Bowie, Brian Eno, Jimmy Page e Paul McCartney, fra i più grandi. Ma la sua arte visionaria e poetica è confluita in un’infinità di opere, diventando una vera e propria icona culturale mondiale.
La rappresentazione della sua genialità risiede in una sua celebre, triste e indimenticabile frase: «Non penso che quando parlo sia facile comprendermi. Ho qualcosa che non va nella testa. E, comunque, non sono nulla di ciò che pensate io sia».
Per chi volesse approfondire la sua strana e triste storia può accedere a una proposta filmografica e letteraria molto nutrita.

Documentari su Syd Barrett.

Il docu-film, forse, più importante, dal titolo The Pink Floyd and Syd Barrett Story, fu prodotto nel 2001 quando Barrett era ancora in vita e contiene spezzoni inediti e interviste. The Story of Wish You Were Here è un documentario televisivo sulla realizzazione dell'album Wish You Were Here dei Pink Floyd del 1975. Dopo essere andato in onda su alcuni importanti canali televisivi è stato rilasciato il 26 giugno 2012, in DVD e Blu-ray. È del 2006 Syd Barrett: Under Review, con rare esibizioni dal vivo e in studio e recensioni di esperti dell’industria musicale.

Libri su Syd Barrett.

Per chi ama leggere la proposta è ancora più vasta. Per citarne alcuni: Syd Barrett. Un pensiero irregolare, di Rob Chapman, scandaglia la personalità di questo genio eccentrico e indimenticabile. Crazy diamond. Il viaggio psichedelico di Syd Barrett, scritto a quattro mani da Mike Watkinson e Pete Anderson esplora la parabola discendente di un mito immortale. Chi vuole un’esperienza diretta con i suoi testi tradotti in italiano può consultare il volume: Pink Floyd. Syd Barrett. Tutti i testi dal 1967 al 1970, edito da Arcana edizioni.
L’Italia vanta, tra i vari esperti, Nino Gatti, un giornalista e scrittore con un immenso archivio storico sui Pink Floyd. Oltre a svariati articoli su riviste e siti specializzati, Gatti ha pubblicato Alle soglie dell’alba, un libro appassionato che non può mancare nella libreria di chi ama Barrett.


Rosanna Costantino

Rosanna Costantino
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