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Madri allo specchio, riflessioni in prosa e versi: incipit

Madri allo specchio, riflessioni in prosa e versi: incipit

Incipit #204 Madri allo specchio, riflessioni in prosa e versi, di autori vari, a cura di Cultura al Femminile (PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto KIDS). Gli infiniti modi di vivere la maternità: sfumature imprevedibili e un mare in tempesta senza sconti o reticenze.




Madri allo specchio
Riflessioni in prosa e versi

di Autori Vari
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Poesie e Racconti
ISBN 978-8833669564
cartaceo 15,00€
ebook 2,99€

Non dimenticherò mai il momento in cui ho capito che nella mia vita sarei stata sola. Non è stato un fulmine a ciel sereno, una di quelle cose che ti sbalordiscono e scuotono per sempre, ma il risultato di un lento e innaturale processo per cui ho compreso che non sarei mai stata compresa. Utilizzo lo stesso termine, perché al di fuori della comprensione io non credo si possa mai andare nelle cose umane. Durante un viaggio in Giappone, ho appreso che cos’è l’omoiyari: in breve rappresenta l’empatia, rendere la vita più facile agli altri, prendersi cura di loro. Ecco, ho capito che io questo lo avrei potuto fare per gli altri, ma non per un figlio. Ho scoperto che non avrei potuto avere figli. E da quel momento, a raccontarlo, non mi ero sentita subito totalmente sola, ma gradualmente lo diventai sempre di più. Le persone non erano in grado di comprendermi, mi giudicavano e basta.
Non erano in grado di vedere i miei occhi abbassati. Ci sono cose che, se raccontate, abbandonano il tuo animo per sempre, ma una credo di aver capito non mi lascerà mai, poiché è costitutiva di quel mio stesso animo. Prima di quel che successe al Teatro Rose, ero abbastanza forte e mi ero buttata sulla carriera. Io e Adrien, il mio fidanzato, non c’eravamo separati per questa notizia, mentre invece il mio compagno precedente mi aveva mollata senza nemmeno farmi parlare. La mia carriera stava decollando nel momento in cui venni scelta per uno stage proprio lì, al Teatro Rose. Attorno a me tante studentesse che facevano tirocinio non pagato per l’università e altre persone, trentenni come me, scelte per quello stage pagato.
Tra le tirocinanti universitarie un giorno arrivò una strana ragazza. Non mi piace il termine che uso nel descriverla, ma devo essere onesta: fu la prima parola che pensai quando la vidi. Strana. Non tanto per l’abbigliamento (sono cresciuta in una grande città, ho visto di tutto e indossato di tutto, sono stata anche una gothic girl), quanto per l’atteggiamento. Non erano gli anfibi molto alti di Emily a renderla particolare e neppure i vestiti eccentrici. Era ciò che suscitava in me. Solitamente non mi interessava entrare nei panni degli altri, forse per questo non potevo avere figli: non ne ero degna? Invece, avrei voluto essere Emily ogni volta che la vedevo, quindi forse potevo cambiare, forse non ero una persona cattiva o una donna inutile.
Mi infastidivano i commenti delle altre ragazze, che ne criticavano l’abbigliamento eccentrico inadeguato al tirocinio. Oltre a questo, occhiate, bisbigli, indolenza. Non trascorse molto tempo prima che Emily si accorgesse dell’atteggiamento ostile che c’era nei suoi confronti a Teatro; la sola persona a difenderla era una delle tutor, Camilla, una donna di mezza età, con occhiatacce agli altri oppure spostandola di sezione e mansione, ma a Emily sembrava non importare dove stesse: era sempre molto signorile nell’atteggiamento. Finché un giorno io non scoprii che la signora Camilla era sua zia. Adrien, infatti, la conosceva. Da quando me lo aveva detto, Adrien non volle parlare più di Camilla o Emily e anzi evitava con cura l’argomento: non capivo perché, ma non insistetti. Tuttavia, proprio perché non potevo parlarne con lui, avevo deciso da sola che avrei cercato di aiutare la ragazza. Lo decisi una sera di un venerdì, quando mi trovai a sentirmi male per uno dei miei soliti attacchi di panico.

Non poter avere figli era stata la notizia più brutta della mia vita.

Già me lo vedevo il mio bambino vestito da Fantasma dell’Opera a Carnevale, da che ne ho memoria avevo sempre voluto almeno due figli. Con Adrien avevamo parlato spesso di altre vie, ad esempio l’adozione, ma non eravamo nemmeno sposati, c’era ancora molto da fare. Forse cercavo in Emily quell’azione mancata, per quanto forse fossi più grande di lei di nemmeno dieci anni. Forse vedevo in lei una mia possibilità di prendermi cura di qualcuno che fosse più piccolo di me. Adrien era visibilmente turbato il successivo sabato sera. Avevamo ordinato del sushi, io avevo un completo nuovo da casa, ma mi ignorava. Da quando avevamo saputo che non potevo avere figli, era sempre molto attento a valorizzare ogni aspetto di me, temendo che andasse in crisi la mia femminilità. Quella sera, invece, nulla. Soprattutto quando accennavo al Teatro Rose, quel weekend, si incupiva.
«Sai, stavo pensando – disse a un tratto la domenica – Forse dovresti lasciare stare questo stage, posso trovarti qualcosa io in azienda.» Ecco, sapeva benissimo che quell’affermazione mi avrebbe dato fastidio: non volevo niente da nessuno.
«Eravamo d’accordo che avrei pensato io alla mia carriera» risposi stizzita.
«Diciamo che non mi piace che stai in un ambiente ostile, dove una ragazza subisce bullismo.»
«Non lo chiamerei così, ma Adrien, si può – i miei occhi bassi – sapere che ti prende?»
«Potresti farti male se dovesse venire fuori...»
«Venire fuori che cosa?»
«Che non puoi avere figli.»
Rimasi basita.
Quindi secondo Adrien sarei stata “bullizzata” anche io perché ero sterile? Mi stava facendo sentire sbagliata per l’ennesima volta.
Dal racconto vincitore del concorso "I miei occhi bassi" di Silvia Argento

La trama
Madri allo specchio, riflessioni in prosa e versi, di Autori Vari, a cura di Cultura al Femminile

Nata dal concorso letterario indetto dall'associazione Cultura al Femminile, è un’antologia in prosa e versi che si scontra con tutti i temi della maternità. Quelli veri, spesso duri: dolore, amore, rinuncia, abnegazione, sopravvivenza, dedizione totale, amore, dolore, disperata ricerca di libertà.
Neppure una riga si impantana nella palude dei luoghi comuni: della felicità di essere mamma, del completarsi di una donna nella maternità. La maternità mostra tutta la gioia, ma anche le paure, quel desiderio inconfessabile di prendere le distanze. Da quello che una donna ha dentro, da quello che dovrebbe essere e proprio non ce la fa. Da quel “Sei inadeguata”. Oppure è inadeguata la vita che non le concede mai un giorno di pausa? O sono inadeguati quelli che la circondano, che le ballano intorno e possono gridare come allo stadio, ma non capiscono che dentro è tremendamente prigioniera di se stessa?
È qui che ci vuole più coraggio. È qui che una donna può sentire nelle vene la forza di una tigre. È qui il dilemma: restare donna che abita la sua indispensabile libertà o distanziarsi per non soffocare nell’abuso di maternità? Una guerra interiore molto complessa, che come tutte le guerre, lascia indietro vittime e segna con profonde ferite. Di quelle che non rimarginano mai.

Come per I mitici anni Ottanta e Storie di mari e di orizzonti, tutto il ricavato sarà devoluto ancora una volta a Casa AIL di Sassari.

Cultura al Femminile

Cultura al Femminile è un'associazione culturale, con rispettivi portale web e gruppo Facebook, che si propone la diffusione della cultura, in particolare della letteratura, delle e sulle donne; la difesa dei diritti umani; la promozione della lettura; l'organizzazione di eventi, spettacoli, convegni e laboratori in tutta Italia.

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Il buon giorno si vede dal mattino, dicono, e un buon incipit e una copertina accattivante possono essere il perfetto bigliettino da visita di un libro.
Secondo voi, quante stelline si merita il biglietto da visita di questo libro?

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