Gli scrittori della porta accanto

Le stilografiche e le matite preferite dai grandi scrittori

Le stilografiche e le matite preferite dai grandi scrittori

Professione scrittore Di Marco Mastrorilli. Dai grandi del passato agli scrittori contemporanei, la scrittura a mano mantiene sempre un certo fascino. Ma quali sono le stilografiche e le matite preferite dagli scrittori?

Gli strumenti di scrittura, e i relativi supporti come papiri, carte, sono cambiati nel corso dei millenni, ma le parole hanno sempre avuto un peso significativo, a prescindere da penne e inchiostri, matite e grafite.
Oggi per tutti noi l’arte della scrittura viaggia in modo quasi univoco attraverso tastiere, tablet, schermi, file in word e pdf, al passo con gli strumenti del terzo millennio.
Tuttavia, la scrittura a mano ha mantenuto un suo significato e un valore superiore a quanto riteniamo.
Possiamo esser certi che le penne e le matite, nonché i taccuini per scrivere, hanno sempre avuto un ruolo predominante tra gli scrittori del passato, anche quando quest’ultimi erano affiancati da macchine da scrivere e, forse parzialmente anche oggi, da computer che occupano scrivanie e vecchi scrittoi.

Iniziamo quindi un’esplorazione a ritroso nel passato, per scoprire quali erano le penne stilografiche e le matite preferite dai grandi scrittori dalla fine XIX secolo a oggi.

Il nostro viaggio inizia con uno dei più grandi scrittori dell’800, Mark Twain, che ha certamente influenzato la letteratura di tutto il mondo.
Scriveva di scorribande, viaggi e di lui ricordiamo le indimenticabili avventure lungo il lento corso del Mississippi di Tom Sawyer e Huckleberry Finn. Le stilografiche in quel tempo erano uscite da pochissimo, ma Twain divenne addirittura testimonial delle Conklin Crescent Filler.
Rispetto ai portapennini di epoche precedenti o alle penne d’oca usate Jane Austin, queste stilografiche avevano una struttura che impediva loro di scivolare dagli scrittoi. Lo stesso Mark Twain si spinse ad affermare, con un pizzico di ironia: «Questa stilografica mi fa risparmiare le parolacce, perché non può rotolare giù dalla scrivania».

Parlando di scrittori americani è facile arrivare ad Ernest Hemingway sul quale, in virtù della popolarità del personaggio, sono girate molte voci sull’uso di alcune penne (Montegrappa, Montblanc), peraltro mai documentate.

Hemingway partecipò da volontario alla Prima guerra mondiale come autista di ambulanze della Croce Rossa americana, che aveva sede a Bassano del Grappa a Villa Ca’ Erizzo (oggi sede del Museo Hemingway inserire link precedente articolo nel sito), a pochi metri dalla fabbrica della Montegrappa, che ancora oggi produce alcune delle stilografiche di maggior pregio a livello mondiale.
La presenza del romanziere americano in quel comprensorio ha portato a credere che possa aver usato le stilografiche Montegrappa.
Su molti siti web è riportata questa affermazione, ma non vi è alcun documento ufficiale che possa comprovarlo ed è alquanto improbabile, poiché sembra che la produzione di stilografiche Montegrappa iniziò l’anno dopo la sua permanenza a Bassano. Resta il mistero attorno all’azienda bassanese, che comunque, come accaduto per anche le tedesche Montblanc, ha dedicato a questo scrittore e ad altri eroi del pennino, penne con edizioni speciali, numerate e di grande pregio.

È certo che Hemingway usò la Parker 51, che uscì nel 1941 rivoluzionando il mercato, e divenne testimonial per questo modello su molti giornali del tempo.

In quel periodo le Parker 51 erano, insieme all’Aurora 88, pensata e progettata da Nizzoli, il designer della mitica Lettera 22, le stilografiche di tendenza dell’epoca.
Hemingway non era certo l’unico a usarla; la Parker 51 era una delle preferite da Dylan Thomas, dal Presidente Eisenhower, dalla pittrice messicana Frida Kahlo ed era apprezzata molto anche dalla Regina Elisabetta II.
La vera sorpresa, tuttavia, fu scoprire che molti grandi personaggi di quel tempo, oltre al romanziere americano, avevano una preferenza per un oggetto oggi abbastanza desueto. Si dedicavano alla stesura di romanzi con la macchina da scrivere, affidandosi anche al tratto leggero delle matite, alcune divenute addirittura leggendarie.

Tra gli anni ‘30 e gli anni ’50 del secolo scorso esisteva una matita considerata universalmente la migliore al mondo, che anche oggi sta vivendo una seconda vita di grande successo.

Stiamo parlando della Eberhard Black Wing 602, nata proprio nel 1930. Deve il suo nome alla sua struttura e al design ancora oggi di grande impatto, caratterizzato dalla presenza, in testa alla matita, di una gomma estraibile contenuta in un astuccio in ghiera metallica: funzionale ed elegante, pratica e performante.
La sua struttura è quasi leggendaria: per il rivestimento dello stelo in legno si impiega il cedro della California, particolarmente robusto e compatto, mentre per la scrittura è stata scelta una grafite giapponese pregiata.
Questa matita ha fatto la storia della letteratura. Si narra che Nabokov la usò nella stesura del suo audace romanzo Lolita.

La Black Wing 602 è stata certamente la matita più amata dagli scrittori, ma anche da molti altri grandi artisti a tutto tondo.

La usavano con regolarità Quincy Jones, uno dei più grandi produttori musicali di ogni tempo, e in particolare due miti diversi della musica che restano nella storia: John Lennon e Igor Stravinsky. Leonard Bernstein, sempre con la Black Wing, riuscì a comporre la musica celebrata di West Side Story.
E come dimenticare Chuck Jones? Ebbene sì, usava queste matite. È stato il papà di alcuni dei cartoon più famosi di ogni tempo. Personaggi che sono entrati nella storia dei cartoon come Bugs Bunny, Daffy Duck, Willy il Coyote con Beep Beep, e naturalmente Tom & Jerry sono usciti dalle mani di Jones e dalle magiche Black Wing 602.
Persino Bambi, creato dal geniale da Ollie Johnstone, fu disegnato con questa matita leggendaria.
John Steinbeck, Nobel nel 1962, autore di Uomini e Topi, scrisse La Valle dell’Eden a mano impiegando oltre 300 matite. Steinbeck definì la Black Wing la miglior matita del mondo. In un’epoca di pdf, tastiere e schermi video sembra quasi surreale.
Torniamo alle stilografiche, che hanno comunque segnato un’epoca e ancora oggi, come vedremo, sono presenti nella vita di alcuni scritti moderni.

Chi di noi non ha mai letto qualche libro del famoso investigatore con pipa e cappello, Sherlock Holmes? L’autore, Sir Arthur Conan Doyle, usava una delle penne che hanno fatto la storia tra pennini e inchiostri: la Parker Duofold.

Si tratta di una penna molto apprezzata anche dai collezionisti e con pennini di grande pregio ed era usata anche da Puccini per comporre opere immortali come Madama Butterfly o La Tosca.

La Black Wing di John Steinbeck e la pubblicità d'epoca della Waterman

Arrivando ai giorni nostri scopriamo che ci sono ancora autori che danno importanza alla scrittura a mano.

Il re del genere fantastico/horror, Stephen King, si stima abbia venduto circa 400 milioni di libri in tutto il mondo. Alcuni dei suoi libri sono veri cult del genere, pensando a Shining, La zona morta, Il Miglio verde, Misery non deve morire. Quello che non tutti sanno è che Stephen King, con una tradizione tramandata dal padre, usa moltissimo la stilografica e ne ama una in modo particolare; la Waterman Emisphere. Non scrive certo i libri per intero, ma alcuni passaggi e le correzioni sono ripassati con la Waterman.
Anche Gabriele D’Annunzio usava una stilografica, la Waterman 42 laminata, tanto da divenirne un testimonial come dimostra la locandina promozionale nel quale appaiono anche Carducci, Pirandello, Vittorini

Qualcuno potrebbe chiedersi se le Montblanc, stilografiche di grande valore ed eleganza, vero status symbol del lusso, non siano state scelte da nessuno. Tutt’altro!

Le stilografiche tedesche con il marchio stellato sono un’icona di prestigio per eccellenza e il nostro Italo Calvino usava una Montblanc 22, e anche ai nostri giorni c’è chi continua ad apprezzarle.
Lo scrittore peruviano Mario Vargas Llosa, naturalizzato spagnolo, capace di aggiudicarsi il Nobel per la letteratura nel 2010, è un grande appassionato di stilografiche e usa regolarmente le eleganti penne a sigaro: Montblanc 146 e 149.

Mario Vargas Llosa e Italio Calvino con la Montblanc

Scorrendo le pagine di un bel libro scritto qualche anno fa e che consiglio vivamente di leggere, Trucchi d’autore di Mariano Sabatini, emergono alcuni segreti, curiosità della scrittura di alcuni grandi scrittori contemporanei.

Scopriamo così che Valerio Massimo Manfredi ama scrivere con una Roller della Montblanc, ma conserva un stilografica Montegrappa in bachelite rossa, per i momenti speciali e di relax.
Anche uno dei più importanti scrittori indiani, Amitav Ghosh, ama le stilografiche e se per lungo tempo ha usato le Montblanc ora è passato alle Pelikan. La Pelikan 100, del resto, era una penna "geniale", se pensiamo che era la preferita da Albert Einstein.

E voi la usate la stilografica?

Dopo aver stimolato la vostra curiosità vogliamo ricordarvi che alcuni studi scientifici condotti in questi anni, evidenziano quanto la scrittura a mano, con carta e penna, possa stimolare il cervello.
Ad esempio, l’Università di Washington, con uno studio condotto da un team coordinato dalla professoressa Virginia Berninger, ha evidenziato che la scrittura a mano stimola il cervello in più aree, mentre al contrario l’uso dei computer porta a minori sollecitazioni, minor attenzione e concentrazione.
Altra conferma arriva da una ricerca pubblicata su Psycological Science dove il team di studiosi mostra quanto la scrittura a mano possa portare molteplici benefici favorendo la nostra concentrazione e aumentando la capacità di sintesi.
Scrivere a mano fa stare meglio e rende la scrittura più performante: non ci resta che provare con maggior continuità, magari proprio con una stilografica.



Marco Mastrorilli
Organizzatore del Festival dei gufi, ho un canale Youtube che mi diverte si chiama Gufotube.

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