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Recensione: Milindapañha, a cura di Genevienne e Tea Pecunia

Recensione: Milindapañha, a cura di Genevienne e Tea Pecunia

Libri Recensione di Andrea Pistoia. Milindapañha. Le Radici della Saggezza Buddhista, a cura di Genevienne e Tea Pecunia (Feltrinelli). Il lungo dialogo tra il re indogreco Milinda e il reverendo buddhista Nagasena, una lettura piacevole, interessante, fluida.

Milindapañha. Le Radici della Saggezza Buddhista riporta il lungo dialogo tra il re indogreco Milinda e il reverendo buddhista Nagasena in un continuo botta e risposta tra i due, in cui il re pone domande precise sul buddhismo e il monaco ribatte spiegando concetti difficili e ostici attraverso esempi concreti e metafore che attingono a fatti di vita quotidiana.
Fatta questa presentazione, entriamo nello specifico.

Questo saggio si apre con la fondamentale introduzione redatta dalle due curatrici, Genevienne e Tea Pecunia, le quali spiegano in breve le basi del buddhismo, a partire da chi era il Buddha e cos’è il karma, le Quattro Nobili Verità, il Samsara e il ciclo cosmico.

Si passa quindi al saggio vero e proprio, o meglio ai sette libri che lo compongono, scritto da autori differenti ma con la stessa struttura narrativa fatta di brevi capitoli. In essi il monaco offre al re per lo più risposte pacate, sagge e illuminanti ma a volte osa persino a contestarlo e bacchettarlo, solo per dimostrargli quanto, al di là dell’appartenenza a due classi sociali diverse, loro siano a tutti gli effetti esseri umani di pari livello. Ecco perché a volte queste conversazioni sui grandi temi esistenziali e filosofici risultino pungenti, provocatori e destabilizzanti.
Ciò nonostante, il confronto tra il monaco e il re risulta a conti fatti un dialogo tra due uomini che conversano non mossi dalla volontà dell’uno d’imporre le proprie ragioni sull’altro ma guidati dalla necessità di condividere punti di vista, dubbi e soluzioni illuminanti.


Estremamente utile è la spiegazione che le curatrici offrono alla fine di alcuni capitoli.

In quanto chiariscono ulteriormente il concetto appena esposto dal monaco (quale ad esempio cos’è il samadhi, il karma, l'arahant, la reincarnazione, il Nirvana o la differenza tra dhamma e Dhamma), forniscono informazioni sulla vita sociale di quel periodo e sul buddhismo attuale ma soprattutto condividono nozioni sconosciute ai novizi di questa filosofia di vita (come la volizione, i coefficienti karmici, l'aldilà buddista, i trentadue segni distintivi, l'importanza della moralità e le qualità per illuminarsi).
Infine, il libro si conclude con un glossario dove sono riportati i termini buddhisti più importanti e, in breve, il loro significato.
Che dire di questo libro?

È stata una lettura decisamente piacevole e al tempo stesso molto interessante; scorre in modo fluido e i temi trattati, anche i più ostici, sono spiegati in modo chiaro e comprensibile.

Merito della struttura narrativa dell’opera, tanto semplice quanto obiettivamente necessaria per far comprendere appieno i concetti. Ecco perché il botta e risposta tra monaco e re, ma soprattutto le continue metafore fornite dal primo, sono un ottimo escamotage per rendere la lettura accessibile a tutti, soprattutto a coloro che si avvicinano per la prima volta al buddhismo. Ma è anche merito dell’introduzione e degli approfondimenti a fine capitolo delle curatrici.
Il fatto poi che siano capitoli brevi incentrati sugli argomenti più disparati è un buon espediente per consentire al lettore di poter rileggere il saggio in qualsiasi momento e random, senza l’obbligo di dover nuovamente cominciare la lettura dall'inizio. E non è cosa da poco!
Questi secondo me sono i punti di forza che lo contraddistinguono da tanti altri saggi simili e che mi spingono a consigliarne la lettura.


Milindapañha
Le Radici della Saggezza Buddhista

a cura di Genevienne e Tea Pecunia
Feltrinelli
Saggio
ISBN 978-8807896705
Cartaceo 9,50€
Ebook 5,99€

Sinossi 

La più famosa tra le opere paracanoniche del buddhismo, la raccolta delle “domande di Milinda”, affronta, attraverso l’antica forma del dialogo, tutti i principali elementi fondanti della dottrina buddhista. Protagonisti ne sono il re indogreco Menandro I, il cui nome in pali è appunto Milinda, e il monaco Nagasena, pronto a rispondere alle questioni con cui il sovrano lo incalza. Con sagacia e facendo spesso ricorso a similitudini e parabole, Nagasena aiuta il re conquistatore a comprendere la filosofia buddhista, anche nei suoi concetti più complessi, come la non esistenza dell’anima, la natura del sé permanente, il karma, il nirvana, le qualità da sviluppare per raggiungere l’illuminazione e quelle, negative, che legano al ciclo delle rinascite. Molti sono gli esempi tratti dall’esperienza quotidiana, arricchiti da citazioni da sutra, brani del Vinaya, biografie delle vite anteriori del Buddha. Le domande di Menandro-Milinda rispecchiano le curiosità e i dubbi che si pone qualunque laico all’incontro con il buddhismo: la morale, la fede, la consapevolezza, la saggezza, la genesi e l’estinzione del dolore. Tutte questioni che si trovano anche nei testi canonici del buddhismo, ma che nel Milindapañha sono esposti con una chiarezza e una leggibilità ineguagliate, oltre a costruire un documento del buddhismo delle origini.

Andrea Pistoia
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