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Speciale The week: l'Africa centrale

Speciale The week: l'Africa centrale

The week Di Argyros Singh. Uno speciale sugli eventi che hanno segnato la geopolitica e l'attualità africana nell'estate 2022: focus su Camerun, Repubblica Centrafricana e Congo.

Il continente africano è tornato al centro del dibattito non solo mediterraneo, ma internazionale: vi si intrecciano interessi statunitensi, cinesi e russi, ma anche arabi, indiani ed europei. Il pericolo concreto di una nuova “spartizione dell’Africa” minaccia gli interessi dei popoli che la abitano, già colpiti da gravi problemi ambientali (desertificazione, siccità), economici (depauperamento del suolo, caccia alle risorse) e sociali (terrorismo, conflitto etnico).

  1. I movimenti secessionisti in Camerun
  2. Fame e criptovalute nella Repubblica Centrafricana
  3. Il controllo delle risorse in Congo


1. Nelle province anglofone del nordovest e sudovest del Camerun è in atto una battaglia per l’autonomia, tra richieste federaliste e aspirazioni secessioniste.

Nell’ottobre 2017, alcuni separatisti hanno creato la Repubblica di Ambazonia, situata in una delle aree del Paese più ricche di risorse. Dopo anni di conflitto, si contano quindicimila morti, mezzo milione di rifugiati, due milioni di sfollati interni, centinaia di villaggi dati alle fiamme.
Alle questioni indipendentiste si aggiunge la violenza del gruppo terroristico Boko Haram, che con le sue rappresaglie ha provocato oltre mille vittime. Il Paese è diviso anche sull’intervento francese (il Camerun era un’ex colonia della Francia): alcuni attivisti vorrebbero un intervento diretto per fermare la guerra; altri sono scettici, tra cui i francesi stessi.
I secessionisti sono stanchi della presidenza di Paul Biya, che vince le elezioni dal 1984 (allora ottenne un curioso 99,98% di preferenze); vi è dunque una scarsa fiducia nelle istituzioni, soprattutto da parte dei giovani, che costituiscono la maggioranza della popolazione. A rischio anche i rapporti con la confinante Nigeria: già nel 1994 c’erano stati scontri tra i due Paesi per il controllo della penisola di Bakassi, ricca di petrolio. La crisi fu risolta grazie alla mediazione dell’ONU, ma solo nel 2012, con la riconsegna della penisola al Camerun. Resta da vedere come la Nigeria si porrà rispetto alle faide interne camerunensi.

2. Complicata anche la situazione nella Repubblica Centrafricana. Il Paese non è autosufficiente dal punto di vista alimentare e sta subendo le conseguenze della guerra ucraina.

Il gruppo Wagner agisce da neocolonizzatore e spoglia il Paese di diamanti, oro, uranio, rame e altre ricchezze. Il pretesto è di voler riportare l’ordine nel conflitto tra i gruppi islamisti armati (Seleka), saliti al potere nel 2012 con un golpe, e la milizia cristiana. Wagner si appoggia a una sua società, la Bois Rouge, che l’anno scorso ha ottenuto il permesso di accedere alle foreste pluviali tropicali della parte sudoccidentale, avviando un disboscamento per reperire le terre rare. Il contratto contiene una serie di privilegi, tra cui significativi sgravi fiscali e doganali.
Parallelamente, la Repubblica Centrafricana ha lanciato in questi mesi la criptovaluta Sango Coin: il presidente Faustin-Archange Touadéra ha definito la valuta digitale l’oro del futuro, con cui il Paese venderà le proprie risorse naturali. L’intento è di bypassare il dollaro e l’euro, favorendo Russia e Cina, mascherando l’operazione come un vantaggio per i cittadini: vantaggio di cui non potranno usufruire, dato che solo una persona su dieci ha accesso a internet e la rete elettrica è assente in gran parte del territorio.
In queste settimane, i ribelli della Coalizione dei patrioti per il cambiamento (CPC) hanno occupato la città di Kembé. La compresenza della Minusca, la missione delle Nazioni Unite che conta oltre tredicimila militari, non è stata finora in grado di riportare l’ordine.

3. Vengo ora alla Repubblica Democratica del Congo. In questo vastissimo territorio il controllo delle risorse è centrale.

Nell’est del Paese ci sono centinaia di milizie armate, alcune più strutturate come le Allied Democratic Forces (ADF), gruppo nato in Uganda e che ormai opera solo in Congo, compiendo stragi di civili. La missione ONU, chiamata Monusco, viene presa di mira dall’ADF, affiliata dal 2017 allo Stato Islamico. Persino la popolazione, vedendo l’inefficacia della missione, ha protestato perché non fosse rinnovata. La Repubblica Democratica del Congo è una delle terre più ricche al mondo e questo attira l’attenzione anche degli attori internazionali, dagli Stati Uniti alla Francia, dalla Cina alla Russia. L’UE ha cercato di regolare l’acquisto di alcuni materiali rari, obbligando l’importatore ad accertarsi dell’origine dei minerali. Restano ancora zone d’ombra non regolamentate, come per l’importazione del cobalto, essenziale per la mobilità elettrica nella green revolution.

Il presidente Felix Tshisekedi è appena uscito da una fase di instabilità politica.

In questi mesi ha impiegato la forza nelle regioni più insicure di Ituri e Nord Kivu e ha dichiarato in quei territori lo stato d’assedio, ponendo autorità militari con poteri straordinari. Il confine a est con Burundi, Ruanda e Uganda è difficile da controllare e questo porta allo spostamento incontrollato delle milizie. Tshisekedi ha così dato il via libera ai Paesi confinanti per intervenire in territorio congolese in funzione antiterroristica. Tra gli obiettivi, il gruppo chiamato M23 (Movimento 23 marzo), composto da Tutsi, l’etnia del presidente ruandese Paul Kagame. Gli attriti tra i due Paesi sono già cominciati, perché il Congo ha accusato il Rwanda di sostenere l’M23 e ha sospeso gli accordi bilaterali, chiudendo le frontiere.
Nel 1996, il Rwanda aveva già invaso il Congo e sostenuto la ribellione che aveva fatto cadere il despota Mobutu Sese Seko. Il Rwanda non vede nemmeno di buon occhio l’adesione della Repubblica alla Comunità dell’Africa orientale, organizzazione intergovernativa che punta all’integrazione economica tra i membri (Kenya, Tanzania, Sud Sudan, etc.). Il Rwanda infatti rischia di perdere la sua centralità negli scambi politico-commerciali con il Congo.

Sul Camerun – atlanteguerre.it e fides.org | Sulla Repubblica Centrafricana – nigrizia.it, linkiesta.it, africarivista.it e europa.today.it | Sulla Repubblica Democratica del Congo – lindro.it, atlanteguerre.it e unhcr.org

Reportage: L'estate africana

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Argyros Singh
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