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Recensione: La spada che dona la vita, di Munenori Yagyu

Recensione: La spada che dona la vita, di Munenori Yagyu

Libri Recensione di Andrea Pistoia. La spada che dona la vita di Munenori Yagyu, a cura di Marina Panatero e Tea Pecunia, traduzione di Yoko Dozaki (Mondadori). Un saggio che si occupa della dimensione psicologica, filosofica e spirituale delle arti marziali, e allo stesso tempo insegna valori inestimabili di crescita personale e autoperfezionamento.

La spada che dona la vita, il nuovo libro curato da Marina Panatero e Tea Pecunia, con la traduzione dal giapponese di Yoko Dozaki, è diviso in tre parti. La prima è una lunga e indispensabile introduzione, la seconda è il libro Heiho Hadensho (diviso in tre sezioni: “Il ponte della scarpa”, “La spada che dà la morte” e “La spada che dona la vita”) e la terza è il Catalogo illustrato delle arti marziali della Shinkage-Ryu.
Ma andiamo a vederli singolarmente.

Nelle prime sessanta pagine Marina Panatero e Tea Pecunia si concentrano sulla vita di Yagyu Munenori, partendo dalla sua travagliata infanzia fino alla fine dei suoi giorni.

Ciò però a cui viene dato più risalto è il periodo in cui è diventato un maestro di spada e istruttore del futuro shogun Ieyasu, con annessi aneddoti che dimostrano quanto Yagyu fosse un uomo fuori dall’ordinario oltre che un abile spadaccino.
Da qui si passa al libro Heiho Hadensho, partendo da “Il ponte della scarpa”, in cui in poche pagine si riassumono insegnamenti e tecniche sull’uso della spada.
Si entra nel vivo nel libro solo con la sezione successiva: “La spada che dà la morte”. Questa dimostra quanto lo Zen e l’arte della spada siano inscindibili l’uno dall’altra. Ecco perché inizia spiegando cos'è lo Zen, la sua storia e il contributo offerto dal Buddha. Successivamente si sofferma sulle tecniche di combattimento con la spada e sugli esercizi pratici atti a migliorare l'apprendimento di questa nobile arte ma anche ad affrontare quegli ostacoli mentali che limitano la nostra vita e non ci permettono di essere uomini completi e saggi.

“La spada che dà la morte” parla anche dei samurai, di ciò che ha compiuto Yagyu per diventare il consigliere dello shogun e la rivalità tra i clan sfociata in scontri fratricidi, alleanze fra feudi e giochi di potere.

Grande importanza viene data anche alla storia fra il 1300 e il 1500, dove i samurai diventarono non solo guerrieri ma anche intellettuali e cultori d'arte.
La sezione si conclude soffermandosi sul Bushido, ovvero la via del guerriero, dove lo Zen diventa definitivamente parte integrante della vita dei samurai.
Dopodiché si passa alla sezione successiva: “La spada che dona la vita”, intitolata così in quanto può essere usata non solo per portare morte ma anche per dispensare vita (ad esempio uccidendo un uomo per salvarne altri mille).
In primis tratta quindi aspetti propriamente legati alla spada, quali le tecniche di attacco e di difesa, i metodi per prevenire le mosse dell'avversario, la reale differenza tra attacco e difesa, come guidare un esercito e come applicare le arti marziali agli affari di stato.

La sezione “La spada che dona la vita” abbraccia anche argomenti esoterici, psicologici e filosofici ed è intrisa di elementi Zen illuminanti.

Veniamo così a conoscenza di cos'è il grande insegnamento e il Ki, la definizione di energia vitale, la differenza tra Yin e Yang, il concetto di non-mente ma anche di termini e concetti inusuali quali: cos’è la spada imperscrutabile, il principio unificatore, il richiamare la mente, l’espulsione totale, la non spada e la differenza tra mente falsa e vera.
Anche in questa sezione si dimostra quanto i concetti dello Zen vengano usati nelle arti marziali non solo per migliorare le abilità dello spadaccino ma anche per renderlo ancor più equilibrato. Si evince così il rapporto ancor più stretto tra arti marziali e buddhismo, soprattutto quando quest’ultimo viene usato come strumento per prendere le distanze dall’attaccamento verso la materialità, sconfiggere le proprie paure e controllare la propria mente.

Giungiamo infine, al Catalogo illustrato delle arti marziali della Shinkage-Ryu di Yagyu Sekishusai.

Scritto precedentemente agli altri manuali, vi sono riportate tecniche di combattimento con la spada raggruppate in gruppi, dalle principali a quelle “supreme”. Ogni pagina presenta una riproduzione del dipinto originale realizzato su rotoli di carta di riso in cui è raffigurata una tecnica di combattimento tra due spadaccini incentrata sull’attacco del nemico e la relativa difesa dell’avversario. Sotto il dipinto c’è la traduzione del testo, in cui viene spiegato ogni singolo gesto e movimento per difendersi ma anche per attaccare a propria volta.
Infine, nelle ultime pagine del libro Marina Panatero e Tea Pecunia presentano un glossario, la cronologia dei punti salienti della vita di Yagyu e quella dei periodi storici in cui è suddivisa la storia giapponese. Giunti a questo punto, è ora di tirare le somme.

Che dire di La spada che dona la vita di Munenori Yagyu, pubblicato in Italia a cura di Panatero, Pecunia e Dozaki?

Certamente che contiene molto più di un elenco di tecniche di combattimento con la spada. A partire dal fatto che viene riportato uno spaccato di storia giapponese a noi occidentali sconosciuto, con tanto di aneddoti che arricchiscono il bagaglio culturale del lettore.
Senza contare che è affascinante conoscere la vita di Munenori e soprattutto la sua scalata sociale fino al rango di maestro di spada e di consigliere dello shogun in un’epoca difficile e controversa, peggiorata dai conflitti interni tra i clan.
Ma ciò che personalmente ho trovato molto interessante è stato apprendere quanto un’arte marziale fondata sulla spada ottenga i migliori risultati seguendo i precetti della filosofia Zen, adattati non solo per migliorare la tecnica di combattimento ma anche per crescere spiritualmente.

Senza contare che le curatrici hanno tradotto il libro usando un linguaggio chiaro e accessibile a tutti ma senza intaccare il significato originale.

Ciò dimostra al lettore una volta di più quanto certi concetti e idee, seppur antichi, siano attuali e moderni.
Non solo, ma il libro è fruibile anche a coloro che si approcciano per la prima volta allo Zen e al Buddismo in quanto troveranno un sunto dei concetti base di queste filosofie nonché risposte e chiarimenti che dimostreranno loro come queste discipline siano utili per affrontare anche le difficoltà della vita di ogni giorno.
In definitiva, consiglio questo libro sia a coloro che volessero scoprire un’epoca così lontana e interessante quanto quella nipponica, per chi fosse curioso di conoscere le tecniche di spada tramandate da uno dei maestri più rispettati del Giappone ma soprattutto per chi è curioso di scoprire, attraverso concetti profondi ed esempi pratici, quanto lo Zen sia necessario per avere una visione più ampia e spirituale della vita.


La spada che dona la vita

di Munenori Yagyu (a cura di Marina Panatero e Tea Pecunia)
Mondadori

ISBN: 978-8804750031
Cartaceo 12,82€
Ebook 7,99€

Sinossi 

La spada che dona la vita (Heiho kadensho, letteralmente "Il libro della nostra tradizione sull'arte della guerra"), il trattato composto da Yagyu Munenori nel 1632 o poco dopo, offre una visione dell'arte della scherma rinnovata dalla temperie storica del Giappone pacificato del periodo Edo: la spada non è più solamente uno strumento di morte e distruzione, ma è dispensatrice di vita. Ponendosi a cavallo tra l'astratta filosofia del Fudochishinmyoroku di Takuan Soho e l'approccio pratico del Gorin no sho ("Il libro dei cinque anelli") di Miyamoto Musashi, l' Heiho kadensho contempera teoria e tecnica. Senza fare ricorso a motivazioni soprannaturali ma rimanendo sempre ancorato a quelle razionali e psicologiche, spiega l'arte del combattimento e illustra le idee, di chiara ispirazione zen, sottese alla Via della spada, fino al metodo cruciale della Non spada. Quello indicato da Munenori è soprattutto un percorso iniziatico per il praticante: trascendendo la tecnica dopo averla padroneggiata, facendola diventare tutt'uno con la propria natura, egli potrà infatti accedere al mushin, la nonmente, e diventerà non solo abilissimo nel mestiere delle armi, ma anche e soprattutto un uomo completo. Ai lettori del XXI secolo, l'opera offre la descrizione di un modus vivendi sempre valido: mentre si occupa della dimensione psicologica, filosofica e spirituale delle arti marziali, insegna valori inestimabili di crescita personale e autoperfezionamento.
Andrea-Pistoia

Andrea Pistoia
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