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Recensione: Gli incredibili eventi della cella femminile n°3, di Kira Jarmyš

Recensione: Gli incredibili eventi della cella femminile n°3, di Kira Jarmyš

Libri Recensione di Argyros Singh. Gli incredibili eventi della cella femminile n°3 di Kira Jarmys (Mondadori). Un romanzo percorso da un’ironia di fondo ma anche una denuncia a uno Stato repressivo che incide non solo nella politica, ma anche negli affetti, nella sessualità e nel ruolo della donna.

Per mettere a fuoco Gli incredibili eventi della cella femminile n. 3 (Mondadori, 2022) è utile un breve approfondimento sull’autrice, Kira Jarmyš. Due date significative coinvolgono la sua vita: il 1989, anno in cui nacque, a Rostov sul Don, a poche settimane dalla caduta del Muro di Berlino, e il 2014, quando divenne addetta stampa e assistente del più noto oppositore russo, Aleksej Naval’nyj, in quell’anno segnato dall’invasione russa dell’Ucraina.

Kira Jarmyš, laureatasi alla Facoltà di giornalismo internazionale dell’Mgimo di Mosca, lavorò nei servizi stampa del Museo Pushkin e della compagnia aerea Utair.

Nel 2013, la svolta, con la decisione di prendere parte alla campagna elettorale di Naval’nyj, candidato a sindaco della capitale. Negli anni, ha contribuito alla lotta anticorruzione all’interno della Federazione, in qualità di addetta stampa della Fondazione anticorruzione (FBK).
Arrestata due volte nel 2018, per aver espresso opinioni negative su un candidato alle elezioni presidenziali russe e poi contro Vladimir Putin, nel 2021 è stata incarcerata per nove giorni, dopo aver organizzato raduni a sostegno di Naval’nyj senza aver avvisato le autorità. Posta poi agli arresti domiciliari, a febbraio dello stesso anno, l’organizzazione a difesa dei diritti umani Memorial le ha riconosciuto lo status di prigioniera politica. Dopo sette mesi di domiciliari, la giornalista è riuscita a fuggire dalla Federazione.

Gli incredibili eventi della cella femminile n°3 edito da Mondadori era stato pubblicato nel 2020 dalla casa editrice Corpus.

La protagonista, Anja Romanova, si trova in un centro di detenzione speciale per aver partecipato a una manifestazione contro la corruzione. Il soggetto presenta quindi diversi collegamenti autobiografici e – secondo l’Autrice – sarebbe stato Naval’nyj a chiederle di raccontare quella storia.
Anja conosce in cella altre donne, che rappresentano diverse anime della Russia odierna: quella nostalgica dell’Urss, quella che idolatra Putin, quella disinteressata alla politica e ossessionata dall’estetica. Infine, l’anima democratica, soffocata dal regime. In un’intervista realizzata dal Corriere della Sera, Jarmyš non rinnega la sua identità russa; anzi, è proprio questa a dare forza alla sua rabbia.
Noi sappiamo di appartenere a una storia che ha segnato il mondo, ne siamo orgogliosi e complessati al tempo stesso. La Russia è anche la ragione della mia rabbia e del mio lavoro. La vorrei prosperosa e felice, ma adesso non può esserlo. Putin ci sta rubando il futuro. Kira Jarmyš, Gli incredibili eventi della cella femminile n°3
Le compagne di cella di Anja sono persone incontrate davvero da Jarmyš, per quanto elaborate in modo pittoresco. Dare voce alla prospettiva femminile è un modo per raccontare la realtà di persone che, nella politica russa, non hanno voce in capitolo e subiscono il controllo da parte delle figure maschili, con un alto tasso di violenza domestica. Nell’intervista, Jarmyš afferma che non si tratti soltanto di una nefasta eredità storica, ma che il regime di Putin abbia contribuito attivamente a rinforzare la visione della donna tradizionale, relegata al focolare domestico e incapace di esprimere scelte politiche consapevoli.


Ora, è bene sgombrare il campo da certe aspettative: il romanzo non è una corrosiva critica politica sul modello classico dei vari Solženicyn di sovietica memoria.

La critica sociale c’è, ed è evidente, ma il libro è percorso da un’ironia di fondo, persino da una nota di innocente incoscienza, quando le sei donne della cella si confrontano ed emergono, nella loro versione quotidiana, le grandi contraddizioni della macchina statale russa, in grado di reprimere non solo con la forza fisica, ma anche con quella che il filosofo Byung Chul-han chiama psicopolitica.
Proprio con essa lo Stato-padrone si insinua nei pensieri, nelle opinioni, persino nell’inconscio, trasformando la relazione tra cittadini in un incontro babelico, in cui tutti hanno l’illusione di conoscere la verità.
Tutto ciò è ben chiaro guardando alla vita della protagonista: Anja è una ventottenne che vive un’esistenza ordinaria, con piccole-grandi preoccupazioni, come il triangolo amoroso in cui è finita, o le difficoltà di inserimento al lavoro, al Ministero degli Esteri, popolato da personaggi ambigui, cinici e forti bevitori.

Condannata a dieci giorni, conosce persone molto diverse da lei.

Per esempio, Maja è ossessionata dal proprio corpo e investe tutti i soldi nel tuning del seno e del sedere; il suo obiettivo è compiacere gli uomini d’affari, ottenendone in cambio regali e favori. Irka è invece una madre in forti difficoltà economiche, incapace di pagare gli alimenti per la figlia, e che finisce così per sabotarsi, in un circolo vizioso di autodistruzione che include alcoolismo e prostituzione. Infine, Nataša è quella che ha subìto più sofferenze delle altre, avendo conosciuto il carcere duro.
Eppure, quella cella dedicata ai reati minori e a persone all’apparenza ordinarie sembra nascondere altro. Anja vive momenti tranquilli, gioiosi o noiosi, ma presto i suoi sogni assumono il contorno delle visioni, e queste si mescolano alla realtà, confondendo i piani. Allora la donna inizia a dubitare di sé, delle sue compagne (che siano Suženicy, spiriti che tessono i fili del destino?) e della concretezza di quelle quattro pareti, dentro le quali sembra esserci un labirinto invisibile, che condiziona le persone passo dopo passo.

Nel romanzo si affrontano temi diversi, molto sentiti da chi ha vissuto in uno Stato repressivo: così il regime incide non solo nella politica, ma anche negli affetti, nella sessualità, nel ruolo della donna.

In un primo momento, le donne sono solidali tra loro, e si confidano da grandi amiche, come quando Irka racconta di soffrire di epilessia o quando emergono condizioni di povertà e frustrazioni. Si scherza sui piatti tradizionali messi a disposizione dei detenuti, dal plov (piatto con riso e frutta secca) alla kaša (una zuppa dolce o salata), ai bicchieri di čifir (un tè molto forte): alimenti della tradizione domestica, ma anche di quella carceraria, un aspetto che salta all’occhio del lettore.
Un altro elemento importante è il valore dato alla doccia, raro momento in cui potersi rilassare, o quantomeno purificare da quell’ambiente che entra sottopelle, portando in superficie il malessere. Concetti come pulizia e igiene personale sono ricorrenti e si mescolano anch’essi alla politica. E poi c’è l’ora d’aria e il contatto con gli altri detenuti, che spezzano la monotonia di quei giorni.

La solidarietà femminile è un fattore importante del romanzo, che fatica però ad arrivare integro al finale.

Già nelle prime pagine, con una battuta, una delle compagne di cella accusa Anja di essere stata pagata per manifestare. Più avanti, la protagonista risponde di non voler fare la rivoluzione, ma di voler soltanto vivere bene. Sa che votare non ha più alcun senso, ma sa anche quanto a fondo il regime abbia manipolato i concittadini.
Un esempio emblematico è dato da Maja, che parte da una “negazione affermativa” («Putin non mi dispiace») e finisce con il dire che il presidente russo abbia fatto temere la Russia al mondo, considerandola una cosa di cui andare fieri. Inoltre, Maja – come altre nella cella – ritiene normale che l’uomo capitalizzi la propria donna in nome dello status symbol, e per questo considera altrettanto giusto che una compagna si faccia mantenere.
Dialoghi del genere (e il continuo ritorno ai ricordi tristi o traumatici) convincono Anja che vi sia un nesso tra la causa della Russia libera e la sua coscienza femminile. Quel continuo rimuginare sui ricordi, sulle relazioni personali andate male, sul lavoro da diplomatica sfumato infittiscono la trama tra realtà e visione, fino a un colpo di scena finale, in cui Anja viene come trascinata incoscientemente. Una sorpresa forse meno stupefacente se si pensa alla fama della malaburocrazia russa.


Gli incredibili eventi della cella femminile n°3

di Kira Jarmys
Mondadori

ISBN: 978-8804760658
Cartaceo 19,00€
Ebook 10,99€

Quarta

Dieci giorni di vacanza potrebbero essere proprio ciò di cui Anja Romanova ha bisogno per sistemare alcune cose nella sua incasinata vita di ventottenne. Cose come, per esempio, il confuso triangolo amoroso nel quale è invischiata o come il suo inizio di carriera abbastanza fallimentare al Ministero degli Esteri russo, popolato di bevitori pieni di cinismo. Anja invece finisce per trascorrere questo lasso di tempo contro la sua volontà a stretto contatto con altre cinque giovani donne come Maja, che investe i suoi soldi nel "tuning" del seno e del sedere per compiacere ricchi uomini d'affari, o Nataša, che ha conosciuto il carcere quello vero, o Irka, che non ha pagato gli alimenti per la figlia. Le donne condividono una cella in una prigione di Mosca per reati minori, dove la stessa Anja sta scontando una pena di dieci giorni per aver indetto una manifestazione contro la corruzione del governo. Dentro la cella le nostre protagoniste, che rispecchiano diversi volti della Russia di oggi, si incontrano e si scontrano in modo ora esplosivo ora comico. Sono un miscuglio unico di povertà e ricchezza, spirito di libertà e fede in Putin, ruoli tradizionali e identità fluide: una sogna il grano saraceno, l'altra sente la mancanza di Bali. Ma ben presto il ritmo tranquillo della vita quotidiana inizia a incrinarsi e Anja si ritrova a essere perseguitata da eventi inspiegabili che la spingono a chiedersi se le sue compagne di cella siano le persone ordinarie che le erano sembrate a prima vista…


Ringrazio Mondadori per avermi gentilmente inviato una copia del romanzo.


Argyros Singh


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