Gli scrittori della porta accanto

Gli anni del Grunge, racconti non-fiction a cura di Giacomo Graziano: un estratto

Gli anni del Grunge, racconti non-fiction a cura di Giacomo Graziano: un estratto

#booktok Un estratto di Gli anni del Grunge: Italia 1989-1996, una raccolta di racconti non-fiction a cura di Giacomo Graziano (PubMe - Collana Gli Scrittori della Porta Accanto): «Avevamo il cuore e gli occhi pieni delle immagini di questo carrozzone impazzito che saturava gli scaffali dei negozi di dischi, di vestiti, le televisioni e le radio. L’ultimo grande terremoto musicale».

Ho vissuto il periodo più bello e contraddittorio della mia esistenza, gioito e sofferto durante l’adolescenza e la giovinezza, circondato dalla musica che ha formato la mia persona con quelle note ruvide e quelle parole che mi hanno scavato dentro.
Il grunge l’ho ascoltato e interiorizzato, condiviso con gli amici e praticato imparando a suonare la batteria. Ho messo su un gruppo i Mistery of Friday con persone nei cui occhi scorgevo lo stesso fuoco.
Gli anni Novanta erano gli anni in cui, se amavi una band e volevi saperne di più, dovevi accontentarti del passaparola da un amico all’altro, che magari aveva letto qualcosa su un giornaletto del settore. Se abitavi in una provincia dimenticata da Dio, non ti restava che attendere dei mesi prima di poter comprare la cassetta o il CD originale dell’ultima pubblicazione. Tutti noi non sapevamo molto delle vite dei nostri, delle storie dietro le canzoni, dei retroscena e di tutte le dinamiche, a volte tragiche e appassionanti, che apprendemmo nei minimi particolari solo anni più tardi, ma questo non ci impedì di provare un trasporto che andava al di là dell’ascolto distratto di una hit rock. C’era un sentimento particolare e speciale, un legame incondizionato e senza fronzoli. La musica era la vera protagonista delle nostre vite. Mark Lanegan, Scott Weiland, Kurt Cobain, Chris Cornell, Layne Staley, Eddie Vedder, Andy Wood e tanti altri, con il tempo diventarono semplicemente Mark, Scott, Kurt, Chris, Layne, Eddie, Andy. Più che amici, veri fratelli spirituali.
Mentre costruivo la mia vita adulta e indipendente, loro erano lì a cantare il mio senso di inadeguatezza, le mie insicurezze e l’insoddisfazione nei confronti della società. Si creava un intreccio tra i loro testi e il movimento culturale sociale a cui mi sentivo orgoglioso di appartenere: una seconda famiglia che mi definiva come singolo e come comunità unita da uguali ideali.
Oltre ai primi video su MTV, l’altro modo per poter vedere le band era andare ai concerti che facevano in giro per il mondo.
E quando avevamo la fortuna di averli nella nostra penisola, non ci facevamo sfuggire l’occasione.


Crescendo, il suono di Seattle e la filosofia del grunge sono diventati delle costanti e delle solide certezze.

Con l’avvento di Internet e di una maggiore radicalizzazione della cultura underground nella cultura di massa, si svilupparono sempre di più fino a occupare un posto di tutto rilievo nell’universo musicale.
La mia passione si intrecciava con la mia vita e la mia vita veniva sconvolta dalla mia passione.
Ricordo ancora, nitidamente, la notte in cui nacque il mio primo figlio, tra il 17 e il 18 maggio 2017. Mi trovavo in sala parto insieme a mia moglie. Il nome era già deciso: si sarebbe chiamato Noah, come il figlio di Scott Weiland. Il telefono non cessava di squillare, ricevevo di continuo telefonate da parte di mio fratello che vive negli USA. Ma, preso com’ero dalla situazione convulsa, non ebbi modo di rispondere. Avrei richiamato io più tardi. Quando lo feci, scoprii che aveva da comunicarmi un fatto molto triste: Chris Cornell se n’era andato, e lo aveva fatto nello stesso istante in cui mio figlio veniva alla luce. La notizia, lì per lì, mi piombò addosso come un fulmine su una macchina: mi turbò, ma ero protetto dalla gioia dell’arrivo di mio figlio. Realizzai la portata di quella tragedia solo dopo molti giorni. Chris per me era come un “fratello” e sapere che si era tolto la vita in una stanza di albergo a Detroit dopo un concerto segnò una profonda ferita dentro di me che ancora non riesco a sanare. Il mio “rifugio” mi aveva abbandonato in un momento di grande gioia per me, un contrasto netto e aspro, tuttora difficile da descrivere. Giacomo Graziano, Gli anni del Grunge: Italia 1989-1996

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Gli anni del Grunge

Gli anni del Grunge
Italia 1989-1996

a cura di Giacomo Graziano
PubMe - Gli scrittori della porta accanto
Racconti | Interviste
ISBN 979-1254582909
Cartaceo 15,00€
Ebook 2,99€

Quarta

Italia, 1989-1996. Il grunge è l’ultimo terremoto musicale, il pop si è fatto da parte per dare spazio al fenomeno underground uscito dal suo guscio alternativo, esploso in una supernova che non risparmia niente e nessuno.
Non risparmia gli ultimi eroi del rock prima del crepuscolo: Kurt Cobain, Layne Staley, Andrew Wood, Chris Cornell e tanti altri artisti sensibili e talentuosi, ciascuno capace di comunicare un disagio personale cui era possibile immedesimarsi.
Negli scritti qui raccolti di giornalisti, critici musicali, organizzatori, musicisti, strumentisti, DJ, promoter si attinge dal cassetto dei ricordi a rievocare le emozioni del passaggio del grunge, della «musica sporca e rumorosa del Northwest», dei piccoli e grandi concerti in Italia, o la trepidazione nel tenere in mano una copia fresca e scintillante di Ten o di Nevermind.
Il grunge è stato “il manto protettivo” di un’intera generazione, forse in ritardo rispetto al resto del mondo, dove le innovazioni giungono come polvere trasportata dal vento.

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