Gli scrittori della porta accanto

4 weeks, gennaio 2024: notizie dal mondo

4 weeks, gennaio 2024: notizie dal mondo

4 weeks Di Argyros Singh. Cosa è successo nel mondo a gennaio? Come si è aperto il 2024? Il governo contro i narcotrafficanti in Ecuador, il Sudafrica accusa di genocidio Israele, tensioni tra Iran e Pakistan, la dimenticata guerra in Sudan e il chip cerebrale di Elon Musk.

Gennaio si apre con la guerra intestina ecuadoriana, che ha coinvolto il governo e i narcotrafficanti. Segue il resoconto dello scontro legale tra Israele e Sudafrica presso la Corte internazionale di giustizia. Proseguo con gli ultimi aggiornamenti sulle tensioni tra Iran e Pakistan e sulla semi-sconosciuta guerra in Sudan. Per concludere, racconto gli sviluppi sulla ricerca scientifica legata ai chip cerebrali.



Ecuador: la guerra ai narcotrafficanti

Il 9 gennaio, l’Ecuador è precipitato in un conflitto armato tra il governo e i narcotrafficanti, organizzati in vari gruppi, tra cui il cartello Los Choneros. Gli attacchi criminali si sono concentrati nelle carceri, nei mercati e nelle università. Il presidente Daniel Noboa ha dichiarato lo stato di emergenza e poi lo stato di guerra interna. Ma come si è giunti a questa escalation?

Nel 2017, il neoletto presidente Lenin Moreno aveva avviato una politica di austerità, che aveva indebolito l’apparato di sicurezza, con la riduzione del budget, per esempio, nel sistema carcerario.

Tra il 2017 e il 2023, il tasso di omicidi è rapidamente salito da 5 a 46 ogni 100mila abitanti. Anche a causa della pandemia di Covid-19, il tasso povertà è risalito al 27% nel 2023, mettendo a rischio il futuro di molti giovani, reclutati dalle bande criminali.
Il 7 gennaio 2024, José Adolfo Macias Villamar, leader di Los Choneros, è evaso dal carcere; due giorni dopo, Fabricio Colon Pico, capo di Los Lobos, è a sua volta scappato. Il presidente Noboa ha dichiarato lo stato di emergenza per sessanta giorni, inviando l’esercito nelle carceri. Sono seguiti diversi attentati, tra cui il rapimento di quattro agenti di polizia e un’esplosione nei pressi della casa del presidente della Corte nazionale di giustizia. Il 9, uomini armati di Los Choneros sono entrati con la forza in uno studio televisivo, prendendo in ostaggio i giornalisti durante la diretta del telegiornale. La polizia ha fatto irruzione, arrestando gli assalitori, tra i quali sembra vi fossero dei minorenni. Altri attacchi hanno coinvolto i civili negli ospedali, nelle università e per le strade. Due civili sono stati uccisi a colpi d’arma da fuoco a Guayaquil, ma non è ancora certo il numero complessivo dei morti e dei feriti.

Il 13, il governo ha annunciato la liberazione di 178 tra guardie carcerarie e dipendenti in ostaggio.

Il 17, il pubblico ministero César Suarez, che coordinava le indagini sull’assalto allo studio televisivo, è stato freddato da uno sconosciuto. Il capo delle Forze Armate, Jaime Vela Erazo, ha dichiarato che non ci saranno negoziati con i gruppi armati. Sono aumentate le precauzioni all’aeroporto internazionale Mariscal Sucre di Quito; le lezioni scolastiche sono state spostate in digitale; ci sono state riduzioni orarie nei trasporti pubblici e è stato introdotto un coprifuoco.

Sul piano politico, sembra essersi formato un fronte di unità nazionale nell’affrontare il conflitto interno.

I numeri però sono allarmanti: il governo ecuadoriano stima in almeno trentamila le persone nel Paese collegate a una banda.
Stretto tra Colombia e Perù, i principali produttori di cocaina al mondo, il porto ecuadoriano di Guayaquil è oggetto di interesse da parte dei narcotrafficanti, che competono per il controllo delle rotte della droga. Un tempo, l’Ecuador era chiamato l’“Isola della Pace” della regione, ma quella quiete apparente sembra ora svanita.

Israele e Sudafrica: scontro legale

Il 29 dicembre 2023, il Sudafrica ha avviato un procedimento presso la Corte internazionale di giustizia (ICJ), la cui denominazione ufficiale è Application of the Convention on the Prevention and Punishment of the Crime of Genocide in the Gaza Strip (South Africa v. Israel). Il Sudafrica sostiene la tesi che Israele stia commettendo un genocidio contro i palestinesi nella Striscia di Gaza, in violazione della Convenzione sul genocidio del 1948. Pretoria ritiene che ciò rientri in un contesto generale di apartheid che durerebbe da settantacinque anni e ha chiesto alla Corte di adottare misure provvisorie di protezione della popolazione.

Il ministero degli Esteri israeliani ha dichiarato che le accuse siano prive di fondamento e che Israele stia conducendo una guerra di autodifesa in conformità al diritto internazionale.

In merito all’alto numero di morti civili palestinesi, Israele li attribuisce a Hamas e agli altri gruppi di miliziani, che utilizzano le infrastrutture civili come copertura per le operazioni militari.
Il 26 gennaio 2024, la Corte ha emesso un’ordinanza in cui ordinava a Israele di adottare ogni misura utile a prevenire qualsiasi atto che potesse essere considerato genocida secondo la Convenzione, avendo rilevato che alcuni atti sembrerebbero rientrare nelle disposizioni del documento. Non ha però ordinato la sospensione della campagna militare nella Striscia di Gaza, come richiesto dal Sudafrica.
I funzionari dei due Paesi hanno accolto con favore la decisione, ma alcuni ministri israeliani hanno accusato la Corte di avere pregiudizi antisemiti. Il caso presentato alla Corte internazionale di giustizia non coinvolge direttamente la Corte penale internazionale, un organismo che sta conducendo indagini in parallelo. A ogni modo, alla sentenza provvisoria ne seguirà una definitiva, ma potrebbero volerci diversi anni.

Iran e Pakistan: scambio di attacchi missilistici

Il 16 gennaio, l’Iran ha lanciato una serie di attacchi missilistici e con droni nella provincia pakistana del Balochistan. Il giorno precedente, l’Iran aveva attaccato con aerei e droni l’Iraq e la Siria, sostenendo di aver preso di mira il Mossad (l’intelligence israeliana) e le roccaforti dei terroristi che il 3 gennaio avevano colpito Kerman con attentati, rivendicati dall’Isis.
L’attacco sul territorio pakistano ha provocato la morte di due bambini e Islamabad ha risposto, il 18, con attacchi aerei di ritorsione nella provincia iraniana del Sistan e del Baluchestan, affermando di aver colpito i ribelli separatisti beluci. Il governo iraniano ha dichiarato nove morti, tra cui quattro bambini.

I gruppi separatisti beluci operano dal 2004; tra di loro, si distingue Jaish ul-Adl.

Secondo i media iraniani, il 15 dicembre 2023, questo gruppo avrebbe coordinato un attacco nella città iraniana di Rask, uccidendo undici poliziotti. In passato sono avvenuti altri attentati analoghi.
L’attacco iraniano in territorio pakistano si è svolto, peraltro, mentre i ministri degli Esteri dei due Paesi si incontravano al Forum economico mondiale di Davos, in Svizzera, e durante le esercitazioni congiunte delle due marine nel Golfo Persico.

Dopo lo scambio missilistico, il 19 gennaio, il primo ministro pakistano ad interim, Anwaar ul Haw Kakar, ha dichiarato il ripristino delle regolari relazioni diplomatiche con l’Iran.

Il 29, il ministro degli Esteri iraniano Hossein Amir-Abdollahian ha visitato il vicino con l’obiettivo di allentare le tensioni. D’altra parte, la presenza di gruppi come Jaish ul-Adl infastidisce sia Tehran che Islamabad, che non intendono cedere parti del loro territorio. Inoltre, le risorse militari dei due Paesi sono limitate, in particolare per il Pakistan, in crisi economica, le cui principali difese si concentrano al confine con il nemico storico: l’India.

Sudan: una guerra silenziosa

Prosegue il conflitto silenzioso in Sudan, scoppiato il 15 aprile 2023 e di cui ho scritto in diversi interventi sul sito. Gli scontri hanno coinvolto le forze armate sudanesi (SAF), guidate da Abdel Fattah al-Burhan, e le forze paramilitari di supporto rapido (RSF), capeggiate da Hemedti, e si sono concentrati nel territorio intorno alla capitale Khartoum e nella regione del Darfur.

Al 21 gennaio 2024, si contano almeno 13-15 mila vittime e 33 mila feriti. A fine dicembre, c’erano 5,8 milioni di sfollati interni e più di 1,5 di persone erano fuggite dal Paese come rifugiati.

Le potenze internazionali avevano spinto per un negoziato, culminato nel Trattato di Jeddah, sùbito abbandonato.
A metà novembre, le fazioni Minni Minnawi e Mustafa Tambour, del Movimento di liberazione del Sudan, hanno deciso di appoggiare la SAF, unendosi al precedente sostengo del Movimento per la giustizia e l’uguaglianza (JEM). Sull’altro fronte, il movimento Tamazuj si è unito alla RSF, mentre la fazione Abdelaziz al-Hilu, del Movimento di Liberazione del Popolo Sudanese-Nord, ha attaccato le posizioni della SAF nel meridione, pur non avendo espresso un supporto esplicito a Hemedti.

La situazione è di stallo e l’attenzione internazionale è concentrata altrove.

Al 31 gennaio, Filippo Grandi, l’alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, ha dichiarato che gli sfollati ammontano a quasi otto milioni. Non si vede una soluzione al conflitto che, al contrario, si sta allargando a una miriade sempre più ingestibile di fazioni.

Tecnologia: il chip di Elon Musk

Il 28 gennaio, è stato impiantato nel cervello di un uomo il primo microchip dell’azienda Neuralink, proprietà dell’imprenditore Elon Musk. Nell’intenzione dei ricercatori, il dispositivo, chiamato Telepathy, dovrebbe costituire un medium tra cervello e computer per rafforzare il corpo contro i disturbi neurologici. Non solo. Neuralink si propone di curare SLA, morbo di Parkinson, paralisi, cecità e persino depressione, ma la strada da fare è ancora molta e non è detto che ci saranno risultati soddisfacenti nel prossimo futuro.

La comunità scientifica si mostra prudente; inoltre, il costo previsto per l’impianto si aggira intorno ai quarantamila dollari, con un costo di produzione stimato in almeno diecimila dollari.

Non è ancora chiaro come si svolgerà la manutenzione e quanto costerà.
Nel recente passato, a settembre 2023, l’olandese Onward aveva testato un impianto cerebrale per stimolare il midollo spinale di un soggetto tetraplegico, e nel 2019 l’istituto Clinatec di Grenoble aveva presentato un impianto collegato a un esoscheletro installato sul paziente.
A maggio 2023, Neuralink aveva ricevuto l’autorizzazione della FDA per avviare gli studi clinici sull’uomo e, alcuni mesi dopo, ha cominciato a cercare pazienti tetraplegici o con SLA. A settembre, l’azienda affermava che il chip, installato da un robot, avrebbe registrato e inviato segnali cerebrali tramite un’app, con l’obiettivo di permettere alle persone di controllare il cursore o la tastiera di un computer con la sola forza del pensiero. Sembra di leggere un racconto di fantascienza, ma è invece una prospettiva sempre più realistica.

Per approfondire

Sull’Ecuador – elpais.com (urly.it/3zw_k), nytimes.com (urly.it/3zw_j) e cnn.com (urly.it/3zw_h) | Sul tribunale dell’Aja in merito a Israele – apnews.com (urly.it/3zx00), timesofisrael.com (urly.it/3zwaa) e aljazeera.com (urly.it/3zx03) | Sulle tensioni tra Iran e Pakistan – agi.it (urly.it/3zx09), wired.it (urly.it/3zx0b) e aljazeera.com (urly.it/3zx0c) | Sulla guerra sudanese – ansa.it (urly.it/3zx6n), aljazeera.com (urly.it/3zx6p) e bbc.com (urly.it/3zx6r) | Sul chip di Elon Musk – cnn.com (urly.it/3zx87) e focus.it (urly.it/3zx88)



Argyros Singh


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