Gli scrittori della porta accanto
Articoli di Tamara Marcelli
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Il teatro è altra cosa

Il teatro è altra cosa

Il teatro è altra cosa

Teatro Di Tamara Marcelli. Nel Teatro l’amore, multiforme e totalizzante, si perde tra le pieghe del sipario, tra le assi polverose, tra le emozioni degli spettatori. Diventa l’aria che si respira. Quella di cui gli attori e le attrici non possono più fare a meno, che si attacca loro addosso, per sempre.

Nel Teatro l’amore si perde tra le pieghe del sipario, tra le assi polverose, tra le emozioni degli spettatori. Diventa l’aria che si respira. Quella di cui gli attori non possono fare a meno per vivere. Quella di cui si compone la loro anima. Quella che gli si attacca addosso e che non li lascerà mai più per tutta la vita.
Nel Teatro l’amore è multiforme, ma è totalizzante. L’amore è ovunque, in ogni angolo, permea ogni cosa, è per questo che entrando in un teatro si ha l’impressione di varcare la soglia di un’altra dimensione. Il Teatro stesso si nutre d’Amore, perché altrimenti non potrebbe sopravvivere. È l’amore di chi lavora per lui, di chi scrive, di chi legge, di chi interpreta, di chi dipinge, di chi inventa, di chi musica, di chi costruisce, di chi cuce, di chi allestisce, di chi pulisce: di ogni anima che si attiva per lui.
Tra tutti, principalmente, il Teatro vive grazie agli attori. Gran bella stirpe. Provengono tutti da un mondo parallelo, denso, malinconico, colorato e pieno di musica. Il Teatro gli attori lo sentono scorrere chiaramente nelle vene. Lo sentono scendere nella gola quando bevono sorsi d’acqua fresca. Lo sentono entrare nei polmoni e scendere giù nell’anima quando respirano.

Essere attori è una condizione, una caratteristica di personalità, un cromosoma del DNA. Anche se scientificamente non lo si può provare. 

Ma è evidente che essere attori significa essere diversi dagli altri, sentire e vivere il mondo con quella estrema sensibilità che spesso porta all’autodistruzione. È un peso a volte intollerabile. Un dono immenso e difficile da gestire. Calarsi in un personaggio non significa ripeterne pedissequamente le parole, le movenze e le indicazioni che di lui fornisce l’autore, significa ben altro. È entrare dentro uno spazio buio e farsi luce. È rendere umano un foglio di carta. È dare un’anima a chi un’anima non ce l’ha. Significa portare in superficie ogni sfaccettatura dell’Io che rappresenta l’unicità di ogni personaggio. È come partorire, dare la vita. Dare una possibilità, un senso. È un lavoro immane su se stessi. Perché per liberare un’anima devi prima conoscere la tua.
Voglio camminare senza paure. Voglio correre nel buio e respirare il vento. Bagnarmi i piedi e rotolare nella sabbia. Baciare i miei cagnoloni e farmi fare le coccole. Sembra patetico, ma ne sono convinta: è vero, solo loro mi vogliono bene per come sono.
Altrimenti non avrei sempre voglia di piangere, altrimenti non odierei le persone, non vomiterei, non berrei litri di birra per liberarmi da quei muri che mi soffocano ogni istante.
Cos'hai?
Niente, tutto a posto.
Maschere.
Odio la mediocrità e la falsità, i discorsi inutili e le critiche che non portano a niente.
Odio chi mi vuole cambiare e quei sorrisi meschini.
Io sono diversa, voglio solo essere me stessa, altrimenti voglio non esserci.
Lo so, sembra uno stupido riferimento al suicidio, ma non ho il fegato per farlo, non l'ho mai avuto. O forse è solo perché in realtà ho un conto in sospeso con questo mondo del cazzo e devo prima fare qualcosa!
Vorrei urlare!!
Tamara Marcelli, Quel che resta delle parole

Gli attori, strana gente.

Vedono, percepiscono e sentono in modo diverso. Parlano ascoltando la propria voce, in continuo scambio tra sé e i personaggi che gli abitano dentro. Sì, perché non è possibile liberarsi di un personaggio. Ti rimane dentro sempre, divertendosi ad apparire nei momenti in cui sei più fragile e non riesci a ricacciarlo nel buio. Il più delle volte rimangono lì, latenti, come fiammelle sempre accese, pronte a diventare incendio. Gli attori sono bambinaie, mamme attente e apprensive, costantemente impegnate a tenere a bada i propri figli, quei personaggi che gli albergano dentro. E che non li mollano.
È la loro capacità che rende visibili la Poesia, la Letteratura, i sentimenti, le intenzioni e le speranze degli altri artisti. È l’Arte per eccellenza, quella che racchiude in sé tutte le altre. La musica, la pittura, la letteratura, tutto concentrato in un quadro vivente. In un sogno che diventa realtà. Nella trasfigurazione di ciò che nel mondo reale non si può afferrare, ma solo intuire. E non sempre.

Quel filo invisibile e tenace che lega uno scrittore a un attore, a colui che trasformerà, per renderla visibile ed accessibile a tutti, la sua opera letteraria.

Quando un attore prende su di sé tutte le immagini, le parole, le pause, i silenzi, le nebbie, le atmosfere, gli scenari, le dinamiche, i pensieri che traspirano da un testo. È come se, filtrandole e rileggendole in sé, riuscisse a portarle allo scoperto fornendo al mondo quella chiave di lettura che spesso non sa trovare.
In questo scenario, suggestivo e trascendente, nascono intese di sensi, collaborazioni profonde e spesso totalizzanti, simbiotiche e viscerali.
Il teatro è altra cosa.


Tamara Marcelli
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Il monologo di Robert Redford da All Is Lost, di Chandor

Il monologo di Robert Redford da All Is Lost, di Chandor

Il monologo di Robert Redford da All Is Lost, di Chandor

Cinema Di Tamara Marcelli. Da All Is Lost di J.C. Chandor, il monologo iniziale di Robert Redford: «So che non significa molto ormai. Ma mi dispiace. Ci ho provato. Penso che siate tutti d'accordo che ci ho provato».

All Is Lost è un film drammatico del 2013 del regista J.C. Chandor – che è anche sceneggiatore – che rimarrà una pietra miliare del cinema per l'interpretazione silenziosa dell'unico protagonista, un uomo senza nome, interpretato dal grande e compianto attore Robert Redford, scomparso due giorni fa all'età di 89 anni.
Più di altri film, in All Is LostTutto è perduto, fotografia di Frank G. De Marco e musiche di Alex Ebert – la mimica e le azioni riescono da sole a trasmettere una gamma infinita di emozioni.

Il film si apre con un monologo in cui una voce maschile chiede scusa per non aver portato a termine un'impresa.

La prima immagine è lo scorcio di quello che sembra un relitto in mare, accompagnata dal leggero dondolio di placide onde che emettono un suono quasi rassicurante. Un suono che stride con le parole della voce fuori campo e con ciò che si vedrà in seguito. All Is Lost, infatti, inizia dalla fine, sebbene la fine lasci in sospeso il destino del protagonista.
Il tema del film è la lotta dell'uomo contro la natura, ma soprattutto contro i propri limiti. Una prova che porterà l'uomo senza nome a confrontarsi con se stesso, nella speranza di salvare la propria vita. E proprio la speranza sarà determinante. All'ultimo respiro.

La trama di All Is Lost di J.C. Chandor.

Mentre si trova a bordo della sua barca a vela nell'oceano, l'uomo senza nome viene urtato da un container alla deriva che danneggia irrimediabilmente lo scafo. Riesce a ripararlo, ma quando pensa di aver superato la difficoltà, mentre si trova sull'albero maestro, vede arrivare la tempesta che in poco tempo inghiotte la sua barca.
L'uomo cercherà con tutte le sue forze, l'istinto e tutto il suo ingegno, di superare anche questa situazione e, quando la barca sarà ribaltata dalle onde, riparerà sulla zattera di salvataggio con viveri e qualche attrezzo per la sopravvivenza.

Nell'assoluto silenzio che contraddistingue l'interpretazione di Robert Redford, si assiste alla violenza della natura e al "rumore" dei pensieri di un uomo che scorge l'abisso sotto ai suoi piedi e sceglie di non perdere la speranza.

Il tempo passa e quando scorge all'orizzonte due navi cargo, prova a lanciare l'SOS con i razzi di emergenza, ma invano. Il destino beffardo si prende gioco di lui. Nessuno lo vede. Nel tentativo disperato di farsi notare da un'imbarcazione ancora in lontananza, accende dei fogli di carta all'interno di un contenitore di plastica, ma il fuoco prende il sopravvento e, in breve tempo, avvolge la zattera. Non può fare altro. Tutto è perduto, l'uomo si abbandona al mare, ma proprio quando sembra non esserci più speranza, intravede una luce e la chiglia di una barca. Vede una mano che si tende verso di lui.
Un film da vedere assolutamente. Molto lontano da quelli a cui Redford ci ha piacevolmente abituato. Una prova interpretativa da conservare e ammirare.

Il monologo dell'uomo senza nome.







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Dialoghi da Rocco e i suoi fratelli, di Visconti

Dialoghi da Rocco e i suoi fratelli, di Visconti

Dialoghi da Rocco e i suoi fratelli, di Visconti

Cinema Di Tamara Marcelli. Da Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti, pillole di cinema: dialoghi tra Rosaria (Katina Paxinou) e il figlio Ciro (Max Cartier) e suo fratello Rocco (Alain Delon), in un dramma dell'emigrazione italiana dal sud al nord.

Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti – disponibile gratuitamente su Youtube e RaiPlay e in abbonamento su Prime Video – è un film drammatico del 1960 con Alain Delon, Claudia Cardinale, Renato Salvatori, Katina Paxinou e Max Cartier, sceneggiatura di Luchino Visconti, Suso Cecchi D’Amico, Festa Campanile, Enrico Medioli e Massimo Franciosa, fotografia di Giuseppe Rotunno e musiche di Nino Rota.

Milano, 1960. La vedova Rosaria Parondi raggiunge in treno dalla Lucania suo figlio Vincenzo che si trova a Milano già da tempo.

La donna, nella speranza di una vita migliore per la sua famiglia, porta con sé gli altri figli, Rocco, Simone, Ciro e Luca.
Un dramma dell'emigrazione italiana dal sud al nord fa da sfondo alle vicende dei giovani che si trovano catapultati in un mondo nuovo, diverso, spietato.
Ma il vero focus del film, suddiviso in cinque capitoli, ognuno dedicato ad un figlio, è la complessità dei rapporti familiari, sempre in bilico tra affetto profondo e intemperanze caratteriali, tra solide radici e vortici emozionali. Un film da rivalutare, rileggendo ogni sfumatura, perdendosi nelle buie e stanche periferie cittadine, dove quel sogno di rivalsa, spesso, si infrange.

Rocco e i suoi fratelli ha vinto il Leone D'Oro nel 1960 come miglior film alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.

Nel 1961 ha vinto il David di Donatello come miglior produttore a Goffredo Lombardo e il Nastro d'Argento per la miglior regia a Luchino Visconti, miglior sceneggiatura a Luchino Visconti, Suso Cecchi D’Amico, Festa Campanile, Enrico Medioli e miglior fotografia a Giuseppe Rotunno, e il Leone D'Oro nel 1960 come miglior film alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.
Il film è ispirato alla raccolta di racconti Il ponte della Ghisolfa, pubblicata da Giovanni Testori nel 1958.

Rocco è un santo. Ma nel mondo in cui viviamo, nella società che gli uomini hanno creato, non c’è più posto per i santi come lui: la loro pietà provoca dei disastri.

Dialogo tra Rosaria (Katina Paxinou) e il figlio Ciro (Max Cartier).


Dialogo tra Rocco (Alain Delon) e Ciro (Max Cartier).





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Il teatro senza tempo di Paola Gassman

Il teatro senza tempo di Paola Gassman

Il teatro senza tempo di Paola Gassman

Palcoscenico Di Tamara Marcelli. Ritratto d'artista: il Teatro senza tempo di Paola Gassman. Il doveroso ricordo di un'attrice che ha lasciato un segno indelebile nella storia del palcoscenico di tutti i tempi. Aveva scelto il Teatro e il Teatro non la dimenticherà mai.

Paola Gassman è nata a Milano il 29 giugno 1945. Figlia di Vittorio Gassman e Nora Ricci, due attori dai quali ereditò la passione per il Teatro. Del grande Vittorio la fama è assai nota, pertanto un breve cenno dovuto all’attrice Nora Ricci, figlia degli attori Renzo Ricci e Margherita Bagni i cui genitori furono l’indimenticato Ermete Zacconi e l’attrice Ines Cristina. Un destino segnato nel DNA.

Sarebbe impossibile sintetizzare in poche righe lo spessore artistico di Paola Gassman, le sue innumerevoli trasformazioni, l’intensità delle sue interpretazioni, ma un tributo, nel tentativo di farla conoscere a chi non è del mestiere, è dovuto.

Un’attrice capace di staccarsi artisticamente dal nobile fardello di una famiglia che ha contribuito alla storia del Teatro e del Cinema italiano. Paola è stata sì una figlia d’arte, ma si è distinta per le sue qualità, si è affermata sul palcoscenico, davanti agli spettatori dei teatri più importanti, imprimendo ad ogni spettacolo, ad ogni “chi è di scena”, un timbro tutto suo. E da questo è derivata la sua grandezza.
La sua classe, l'eleganza innata, la dizione che sfiorava la perfezione, la presenza scenica granitica, tutto questo e molto altro fu Paola Gassman. Paola Gassman, diplomata all'Accademia d'arte drammatica Silvio D'Amico nel 1968, si dedicò al Teatro, prestando la sua intensa capacità interpretativa a compagnie diverse, collaborando con registi teatrali di fama internazionale e scegliendo personaggi e sceneggiature sempre diverse. La ricordiamo nel 1969 nel ruolo di Marfisa nell’Orlando furioso di Ludovico Ariosto, con la sceneggiatura del poeta Edoardo Sanguineti, spettacolo diretto da Luca Ronconi. Con lo stesso regista, nella Compagnia del Teatro Libero, fece alcune tournée in giro per il mondo e recitò in La tragedia del vendicatore del drammaturgo inglese Thomas Middleton.

Si affiancò ad altri grandi registi tra i quali Lina Wertmuller, Massimo Castri e Luigi Squarzina.

Entrata nella compagnia di Ugo Pagliai, che diventerà suo marito, si cimentò in ruoli molto diversi, spaziando tra il genere drammatico, comico e brillante. Memorabile in Spettri del drammaturgo norvegese Henrik Ibsen e Processo di famiglia del drammaturgo italiano Diego Fabbri, in Liolà, Il piacere dell’onestà, L’uomo, la bestia e la virtù, Non è una cosa seria dal repertorio di Luigi Pirandello. Altri spettacoli, altri palcoscenici, altri personaggi tutti scelti nel variegato e immenso mondo dei testi che animano gli attori da secoli. La ricordiamo in Scene di matrimonio di Italo Svevo, Il bugiardo di Carlo Goldoni, Il mercante di Venezia e Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare.
Ne Il gatto in tasca di Georges Feydeau si affidò alla regia di Luigi “Gigi” Proietti.

Nel suo repertorio anche Spirito allegro di Noel Coward, Giù dal monte Morgan di Arthur Miller, Un debito pagato di John Osborne e Vita col padre di Howard Lindsay e Russel Crouse.

Fu diretta anche dal padre Vittorio Gassman in alcune commedie, Cesare o nessuno e Bugie sincere dello stesso Gassman sulla vita del grande attore inglese di epoca romantica Edmund Kean, e in Fa male il teatro di Luigi Codignola (Premio Flaiano 1979).
Nel 1980 partecipò alla trasmissione Rai in tre puntate Il gioco del teatro insieme al padre, il grande “mattatore” che idealmente le passava un testimone importante, riflettendo sul mestiere dell’attore e sul senso profondo di una passione senza fine.
Alcune partecipazioni cinematografiche tra le quali: Contestazione generale, regia di Luigi Zampa (1970), Di padre in figlio, regia di Vittorio e Alessandro Gassman (1982), Giorni, regia di Laura Muscardin (2001) e Un marziano di nome Ennio, regia di Davide Cavuti (2021).

Paola Gassman nel 2007 ha pubblicato il libro Una grande famiglia dietro le spalle (Marsilio): tra successi, amori, divorzi, figli e amicizie un grande affresco di storia dello spettacolo.

Te lo avevo promesso, ricordi papà, che ci avrei provato, tanti anni fa. Mi sarei sforzata. Per questo sono qui e mi sforzo di farcela. Anche se, devi ammetterlo, oggi più che mai, sembra davvero impossibile questa impresa, privata com'è dei suoi punti di riferimento più importanti. Eppure sono sicura che tu non ti arrenderesti, anzi ti sembrerebbe ancora più stimolante. Anch'io voglio credere che lo sia. Ce la metterò tutta. Ti stupirò. O molto più semplicemente mi sforzerò di farti contento. Paola Gassman, Una grande famiglia dietro le spalle
Doveroso ricordare un'attrice che ha lasciato un segno indelebile nella storia del Palcoscenico di tutti i tempi. La Rai le dedica lo speciale In ricordi di Paola Gassman.
Aveva scelto il Teatro e il Teatro non la dimenticherà mai.
Muore a Roma il 10 aprile 2024.
Non è l’attore che cercasi, è il mago! Paola Gassman
Chi è vero, non ha mai niente da nascondere Paola Gassman

Tamara Marcelli

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Canzoni come poesie: «Autodistruttivo» e «La rabbia non ti basta» da Sanremo 2024

Canzoni come poesie: «Autodistruttivo» e «La rabbia non ti basta» da Sanremo 2024

Canzoni come poesie: «Autodistruttivo» e «La rabbia non ti basta» da Sanremo 2024

Musica Di Tamara Marcelli. Dai versi alle note, quando le canzoni sono poesie: Autodistruttivo di La Sad e La rabbia non ti basta di BigMama. Due testi che parlano ai giovani del loro disagio, di inadeguatezza, suicidio, autolesionismo ma anche di bullismo, violenza di genere e bodyshaming. Per farli sentire compresi e meno soli.

Dal Festival della Canzone Italiana di Sanremo 2024, vi propongo alcune canzoni coraggiose, con testi che devono farci riflettere. Parole e musica che colpiscono come pugni nello stomaco.


Autodistruttivo di La Sad

Il disagio giovanile, la mancanza di lavoro, la solitudine, le delusioni, le incomprensioni rappresentano purtroppo un pericoloso accelerante per gesti estremi, atti autolesionisti e distruttivi.
La rabbia di non essere come si vorrebbe può portare la mente a credere di non valere abbastanza, di valere niente. Quel senso di vuoto interiore che deve essere riempito, sfamato; quel senso di impotenza, di inadeguatezza, di insensibilità che deve essere tagliato, per provare una sensazione che sembra possa donare quella vitalità che manca. La frustrazione di vedersi sempre peggio, sempre un passo dietro agli altri. E non riuscire a darsi una possibilità. Il vortice dell'abulia che ti getta ancor più nel buio. Ma una luce c'è sempre, pur flebile. Bisogna lasciarle spazio per illuminare la strada davanti a noi e gettare le ombre alle spalle.
La Sad è un gruppo pop punk formato nel 2020 da Theø (Matteo Botticini), Plant (Francesco Emanuele Clemente) e Fiks (Enrico Fonte).
Sostengono Telefono Amico per la prevenzione del suicidio [www.telefonoamico.it].

E sto nella sad!

Questa è la storia di un’altra vita sprecata
Di un figlio triste appena scappato di casa
Lui è cresciuto in fretta dopo un’infanzia bruciata
Con sua madre che urlava, il padre che lo picchiava

Per loro non ha senso credere nei sogni
Ma lui sa che il suo tempo vale molto più dei soldi
E vive sotto effetto per scappare dai ricordi
Di un angelo sui tacchi col diavolo negli occhi

L’amore spacca il cuore a metà
Ti lascia in coma dentro il solito bar
Nessuno resta per sempre tranne i tattoo sulla pelle
Prendo qualcosa se qualcosa non va

E vomito anche l’anima per sentirmi vivo dentro ‘sto casino
Affogo in una lacrima perché il mio destino è autodistruttivo
E prendo a pugni lo specchio io non ci riesco a cambiare chi vedo riflesso
Il tuo cuore è di plastica e starti vicino è autodistruttivo

Questa è la storia di un mare di delusioni
E affoghi fino a quando non provi emozioni
Lui ha imparato come si sopravvive là fuori
Molto più dagli errori che dai suoi professori

L’amore spacca il cuore a metà
Ti lascia in coma dentro il solito bar
Nessuno resta per sempre tranne i tattoo sulla pelle
Prendo qualcosa se qualcosa non va

E vomito anche l’anima per sentirmi vivo dentro ‘sto casino
Affogo in una lacrima perché il mio destino è autodistruttivo
E prendo a pugni lo specchio io non ci riesco a cambiare chi vedo riflesso
Il tuo cuore è di plastica e starti vicino è autodistruttivo

E sono solo uno dei tanti
Col sorriso triste e con gli occhi stanchi
Che non riesce più a fidarsi degli altri
Con una mano mi abbracci e con l’altra mi ammazzi

E sono stato sempre quello solo
Perché non sono mai stato come loro
Che hanno lo sguardo pieno d’odio e il cuore vuoto
Il nostro amore maledetto mi mancherà in eterno

E vomito anche l’anima per sentirmi vivo dentro ‘sto casino
Affogo in una lacrima perché il mio destino è autodistruttivo
E prendo a pugni lo specchio io non ci riesco a cambiare chi vedo riflesso
Il tuo cuore è di plastica e starti vicino è autodistruttivo


La rabbia non ti basta di BigMama

Contro il bullismo, la violenza di genere, il bodyshaming anche il messaggio nascosto in una una canzone può fare molto. Può raggiungere qualcuno che si sente solo, incompreso e può aiutarlo a reagire, a prendere consapevolezza di se stesso. Ad accettarsi per quel che è, ad allontanare da sé le parole degli altri, a non dare troppa importanza alla cattiveria e, soprattutto, a chiedere aiuto, smettendo di alimentarsi di rabbia.
Al di là di semplificazioni e riflessioni sterili, l'unico messaggio che si può tentare di dare è: non vergognarsi, accettarsi e rispettarsi. Guardare a se stessi da bambini può far riscoprire un coraggio che non si credeva di avere. E allora per proteggere quel bambino del passato ci si può riscoprire, alla luce di un sogno, e dare una nuova possibilità. Riconoscendo i propri errori e guardandosi negli occhi, allo specchio.
BigMama, nome d'arte di Marianna Mammone, è una rapper italiana.

Se potessi andare indietro ti darei una casa vera in cui dormire
Se anche fossi solo vetro ti coprirei per strada e mi farei colpire

Spalle larghe, la testa sopra ma i sogni ancora più in alto
Parole tante, ma poi strappate da ciò che diceva un altro
Pochi anni ma tanti sbagli che manco facevi tu
Li nascondevi tra lacrime d’odio che riempiva i tuoi occhi blu

Coi pugni stretti e i pensieri fragili, guardati adesso
Crollavi sempre anche con basi stabili, ma ora detesto
Pensare a te come una di quelli lì, che ci hanno perso
Pezzi di loro per darne agli altri
Pezzi di cuore come gli scarti

Guarda me
Adesso sono un’altra
La rabbia non ti basta,
Hai cose da dire
Se ti perdi segui me
Quel vuoto non ti calma
È il buio che ti mangia e non ti fa dormire

Animo buono ma riempito d’odio
Per far testa a quello degli altri
Più di un colpo d’arma da fuoco
E ti restava solo incassarli
È facile distruggere i più fragili
Colpire e poi affondare chi è solo

Copri le lacrime segreti da tenere, non farti scoprire
Lo sai che a casa non devon sapere, cosa dovrai dire
Una figlia che perde chi la vuole avere, quindi apri ferite
Vorresti solo un altro corpo
Ma a quale costo?

Guarda me
Adesso sono un’altra
La rabbia non ti basta,
Hai cose da dire
Se ti perdi segui me
Quel vuoto non ti calma
È il buio che ti mangia e non ti fa dormire

Non ti fa dormire
Non ti fa dormire

Se potessi andare indietro ti darei una casa vera in cui dormire
Se anche fossi solo vetro ti coprirei per strada e mi farei colpire

Guarda me
Adesso sono un’altra
La rabbia non ti basta,
Hai cose da dire
Se ti perdi segui me
Quel vuoto non ti calma
È il buio che ti mangia e non ti fa dormire

Credere nei propri sogni salva
Se vuoi ballare balla
Non puoi sparire
Se ti perdi segui me
Quel vuoto non ti calma
È il buio che ti mangia e non ti fa dormire

Non ti fa dormire,
Non ti fa dormire


Lyrics powered by LyricFind.
Immagine di copertina: screenshot dai video.

Tamara Marcelli

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81 anni di emozioni con Lucio Battisti

81 anni di emozioni con Lucio Battisti

81 anni di emozioni con Lucio Battisti

Musica Di Tamara Marcelli. L'eterna musica di Lucio Battisti, parole e melodia che raggiungevano cuori e anime, semplicemente e intensamente, arte introspettiva che vive di sé, lontana dal gossip e vicina alla natura, al senso profondo di vita ed emozioni.

Lucio Battisti, cantautore, compositore, produttore discografico italiano è nato nel piccolo centro reatino di Poggio Bustone il 5 marzo 1943, da Dea Battisti e Alfiero Battisti.
Per motivi di lavoro del padre, la famiglia si trasferì nel 1950 a Roma, prima Tor Sapienza e successivamente in zona Casilina. È in quegli anni che cominciò il suo interesse per la musica. Si fece regalare la sua prima chitarra che suonava da autodidatta, allietando le estati trascorse dal nonno nel paese d'origine.
Diplomato perito elettrotecnico, poté finalmente dedicarsi alla sua musica. Negli anni riuscì ad inserirsi nel circuito dei locali con musica dal vivo della capitale che gli permise di fare incontri che lo arricchirono di esperienza e collaborazioni creative.

Nel 1963 debuttò con il gruppo I Campioni.

Convinto dal leader del gruppo Roberto Matano, si decise a trasferirsi a Milano, sede delle case discografiche maggiori e luogo d'incontro per molti artisti. Ottenne un provino con la casa discografica Ricordi e incontrò i componenti del gruppo Dik Dik con i quali cominciò una collaborazione artistica che portò al brano scritto per loro Se rimani con me. Durante un altro provino conobbe il discografico Franco Crepax e venne notato da Christine Leroux, editrice musicale che cercava talenti per la Ricordi. La Leroux fu talmente colpita da Battisti che organizzò un incontro con il paroliere Giulio Rapetti, in arte Mogol. Ne nacque una collaborazione artistica della quale beneficiarono altri cantanti, fino a quando, nel 1966, Mogol convinse Battisti a cantare le loro canzoni.

Nel 1966, durante un soggiorno a Londra con Mogol, Battisti conobbe Paul McCartney che gli offrì una collaborazione che poi non andò in porto a causa di questioni burocratiche.

Dal 1967 Mogol e Battisti composero brano indimenticabili come 29 settembre, interpretato dal gruppo Equipe 84, Il vento, Balla Linda, Io vivrò,Un'avventura, classificata al nono posto al Festival della Canzone Italiana di Sanremo.
Il 4 marzo 1969 pubblicò il primo album, Lucio Battisti, che fu il terzo album più venduto in Italia quell'anno. Il singolo Acqua azzurra, acqua chiara lo portò al terzo posto del Cantagiro, nonché a vincere il Festivalbar.
Compose canzoni anche per Mina, come Insieme che rimane uno dei capolavori assoluti di Battisti e Mogol. Album come Emozioni, Il mio canto libero, Il nostro caro angelo e Anima latina (scritto dopo un'intensa esperienza musicale in Sud America) lo consacrarono definitivamente nel panorama della canzone italiana. La canzone del sole e Anche per te, restano brani indelebili nei ricordi dei giovani del tempo.
Dal 1986 al 1994 collaborò con il paroliere, poeta e scrittore teatrale Pasquale Panella.

Con oltre 25 milioni di dischi venduti nel mondo, morì a Milano il 9 settembre 1998.

Le sue note riecheggiano ancor oggi ovunque e rappresentano repertorio classico imprescindibile per chiunque si accosti alla musica. La fortuna di chi ha potuto vivere quegli intensi anni in cui parole e melodia raggiungevano cuori e anime, semplicemente e intensamente, senza bisogno di inutili orpelli.
Fu sempre schivo e geloso della propria dimensione familiare e personale, mantenne il contatto con il pubblico attraverso le sue canzoni. Figlio di una terra accecata dal verde dei boschi e dal bianco della neve, Battisti simboleggia l'arte introspettiva che vive di se stessa, lontana dal gossip e vicina alla natura, al senso profondo di vita ed emozioni.
Nl comune di Poggio Bustone c'è un parco chiamato "I giardini di marzo" con una statua in bronzo dedicata al grande cantautore. Segno che la sua terra non lo ha mai dimenticato. La sua musica sarà eterna.

Seguir con gli occhi un airone sopra il fiume e poi
Ritrovarsi a volare
E sdraiarsi felice sopra l'erba ad ascoltare
Un sottile dispiacere

E di notte passare con lo sguardo la collina per scoprire
Dove il sole va a dormire
Domandarsi perché quando cade la tristezza
In fondo al cuore
Come la neve non fa rumore

E guidare come un pazzo a fari spenti nella notte per vedere
Se poi è tanto difficile morire
E stringere le mani per fermare
Qualcosa che è dentro me
Ma nella mente tua non c'è

Capire tu non puoi
Tu chiamale se vuoi
Emozioni
Tu chiamale se vuoi
Emozioni

Uscir dalla brughiera di mattina dove non si vede a un passo
Per ritrovar se stesso
Parlar del più e del meno con un pescatore
Per ore ed ore
Per non sentir che dentro qualcosa muore

E ricoprir di terra una piantina verde sperando possa

Nascere un giorno una rosa rossa

E prendere a pugni un uomo solo perché è stato un po' scortese
Sapendo che quel che brucia non son le offese
E chiudere gli occhi per fermare
Qualcosa che è dentro me
Ma nella mente tua non c'è

Capire tu non puoi
Tu chiamale se vuoi
Emozioni
Tu chiamale se vuoi
Emozioni
Emozioni
Che non si muore per amore,
È una gran bella verità
Perciò, dolcissimo mio amore,
Ecco quello,
Quello che da domani mi accadrà.
Io vivrò Senza te,
Anche se ancora non so,
Come io vivrò... Io vivrò senza te
Inseguendo una libellula in un prato,
Un giorno che avevo rotto col passato,
Quando già credevo di esserci riuscito,
Son caduto...
Chissà, chissà chi sei, chissà che sarai,
Chissà che sarà di noi,
Lo scopriremo solo vivendo... Con il nastro rosa
Come può uno scoglio
Arginare il mare?
Anche se non voglio
Torno già a volare.
Le distese azzurre,
E le verdi terre,
Le discese ardite
E le risalite
Su nel cielo aperto
E poi giù il deserto
E poi ancora in alto
Con un grande salto... Io vorrei, non vorrei... ma se vuoi
In un mondo che
Non ci vuole più
Il mio canto libero sei tu
E l'immensità
Si apre intorno a noi
Al di là del limite degli occhi tuoi
Nasce il sentimento
Nasce in mezzo al pianto
E s'innalza altissimo e va
E vola sulle accuse della gente
A tutti i suoi retaggi indifferente
Sorretto da un anelito d'amore
Di vero amore

In un mondo che (Pietre, un giorno case)
Prigioniero è (Ricoperte dalle rose selvatiche)
Respiriamo liberi io e te (Rivivono, ci chiamano)
E la verità (Boschi abbandonati)
Si offre nuda a noi (Perciò sopravvissuti, vergini)
E limpida è l'immagine (Si aprono)
Ormai (Ci abbracciano)
Nuove sensazioni
Giovani emozioni
Si esprimono purissime in noi
La veste dei fantasmi del passato
Cadendo lascia il quadro immacolato
E s'alza un vento tiepido d'amore
Di vero amore

E riscopro te
Dolce compagna che
Non sai domandare, ma sai
Che ovunque andrai
Al fianco tuo mi avrai
Se tu lo vuoi
Pietre, un giorno case
Ricoperte dalle rose selvatiche
Rivivono, ci chiamano
Boschi abbandonati
E perciò sopravvissuti vergini
Si aprono, ci abbracciano

In un mondo che
Prigioniero è
Respiriamo liberi
Io e te
E la verità
Si offre nuda a noi
E limpida è l'immagine ormai
Nuove sensazioni
Giovani emozioni
Si esprimono purissime in noi
La veste dei fantasmi del passato
Cadendo lascia il quadro immacolato
E s'alza un vento tiepido d'amore
Di vero amore
E riscopro te
Il mio canto libero
Anche per te vorrei morire ed io morir non so,
Anche per te darei qualcosa che non ho
E così, e così, e così io resto qui
A darle i miei pensieri,
A darle quel che ieri
Avrei affidato al vento
Cercando di raggiungere chi...
Al vento avrebbe detto sì.
Per te che di mattina svegli il tuo bambino e poi
Lo vesti e lo accompagni a scuola e al tuo lavoro vai
Per te che un errore ti è costato tanto
Che tremi nel guardare un uomo e vivi di rimpianto... Anche per te
Doveroso tributo. Auguri Lucio.




Tamara Marcelli
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Canzoni come poesie: «Tu no», «Fragili» e «Ricominciamo tutto» da Sanremo 2024

Canzoni come poesie: «Tu no», «Fragili» e «Ricominciamo tutto» da Sanremo 2024

Canzoni come poesie: «Tu no», «Fragili» e «Ricominciamo tutto» da Sanremo 2024

Musica Di Tamara Marcelli. Dai versi alle note, quando le canzoni sono poesie: Tu no di Irama, Fragili di Il Tre e Ricominciamo tutto dei Negramaro. Tra rap, pop, ballate rock, testi emozionanti che parlano della fine di un amore, della lotta contro i propri demoni per non allontanare chi amiamo e della rinascita di una storia. In comune, una luce di speranza.

Dal Festival della Canzone Italiana di Sanremo 2024, tra cantanti della nuova generazione e antiche glorie, tra rap, pop, ballad e rock vi propongo alcuni testi che mi hanno lasciato un segno, mi hanno evocato un'emozione. Al di là delle classifiche, perché la musica non ha bisogno di numeri.
Le canzoni scelte e proposte di seguito hanno testi che raccontano le varie sfaccettature di un amore, verso gli altri e verso se stessi. Hanno una luce di speranza, nonostante tutto. E di speranza, in questo periodo, ne abbiamo bisogno.



Tu no di Irama

Irama, nome d'arte di Filippo Maria Fanti – e infatti Irama è l'anagramma di Maria –, esordisce nel 2016 a Sanremo Nuove Proposte con la canzone Cosa resterà. Due anni dopo vince l'edizione del Talent show Amici di Maria De Filippi e nel 2019 partecipa al Festiva di Sanremo come big con la canzone La ragazza dal cuore di latta e si classifica settimo. Nel 2021, nell'edizione del Festival di Sanremo in piena pandemia, Irama partecipa con la registrazione della prova in teatro della canzone La genesi del tuo cuore, non potendo presentarsi sul palco a causa della positività al virus di un suo collaboratore: arriverà quinto nella classifica finale. Nel 2022 partecipa di nuovo al Festival di Sanremo con la canzone Ovunque sarai, classificandosi al quarto posto. Quest'anno si è piazzato al quinto posto.
La canzone Tu no è una ballata sulla fine di un amore, intrisa di ricordi ed emozioni ormai lontane, annegate nella nostalgia e nel dolore. Un grido che nasce dall'anima e vibra ripercorrendo il passato, una carezza ruvida e struggente. Una grande prova, artistica ed emotiva.
Ma tu no
Tu no
Tu no
Tu no

Quando non c’eri
E non stavo in piedi
Avrei voluto aggrapparmi a un ricordo
Soltanto per vivere
E griderò forte
Ma non starò meglio
Cado ma in fondo me lo merito
Il fondo è così gelido

No
Tu no
Tu no
Tu no

Tu sorridevi
Cercavi un modo per proteggermi
Però non c’eri
Quando volevo che tu fossi qui
Bastasse
Solo una stupida canzone per riuscire a riportarti da me
Soltanto un’ultima canzone per riuscire a ricordarmi di te
Di te

Quando non c’eri
Passavano i mesi
E in un secondo tutto intorno era invisibile
E dimenticherò chi sei
Mi dimenticherò di te
E non lascerò
Non ti lascerò
Ancora una volta vedermi crollare
E mi innamorerò di lei
Ma tu non saprai mai chi è
Cado ma in fondo me lo merito
Il fondo è così gelido
No
Tu no
Tu no
Tu no

Tu sorridevi
Cercavi un modo per proteggermi
Però non c’eri
Quando volevo che tu fossi qui
Bastasse
Solo una stupida canzone per riuscire a riportarti da me
Soltanto un’ultima canzone per riuscire a ricordarmi di te
Di te
Di te

Non posso riportarti da me

Tu sorridevi
Cercavi un modo per proteggermi
Però non c’eri quando volevo che tu fossi qui
Bastasse
Solo una stupida canzone per riuscire a riportarti da me
Soltanto un’ultima canzone per riuscire a ricordarmi di te


Fragili di Il Tre

Il Tre, nome d'arte di Guido Luigi Senia, ha esordito nella trasmissione One shot game nel 2015. Nel 2022 l'album Ali vince il "Premio Lunezia" al Festival della luna. Il "Premio Lunezia", teso alla valorizzazione musicale-letteraria delle canzoni italiane, è stato fondato ad Aulla nel 1996 dall'autore Stefano De Martino, alla presenza di Fernanda Pivano e Fabrizio De André.
Quest'anno ha partecipato per la prima volta al Festival di Sanremo classificandosi al dodicesimo posto.
La canzone Fragili, un mix tra rap e pop, racconta la difficoltà di un amore, tra le naturali fragilità, i sensi di colpa, la paura di fallire, di riconoscere le proprie "crepe" che, in fondo, rendono ognuno unico. Non è facile amarsi e basta poco per rompere un equilibrio. I demoni delle proprie insicurezze rischiano di farci commettere errori che feriscono e allontanano chi amiamo. Un inno alla parte più nascosta che abita ognuno di noi. E con cui dobbiamo fare pace.
Le tue pupille sembrano pallottole, se mi guardi mi ferisci
Ho dei pensieri che alzano la voce ma vorrei farli stare zitti
Tu sai che avevo bisogno d'aiuto, potevi pure mandarmi a fanculo
Invece mi hai detto che gli occhi che indosso non sono mai stati più tristi
Ma se un giorno il vento, ti portasse indietro
Dalle mie promesse, come se piovessero
Da un cielo nero, lacrime di vetro
Perché ancora sento, il tuo rumore dentro

E siamo fragili
Come la neve, come due crepe
E so che non è facile
Volersi bene, stare in catene
Scusami ma può succedere
E scusami se ti ho fatto del male
Ma siamo fragili
Come la neve, come due crepe

Odio convivere con i demoni fissi nella mia testa
Il senso di colpa mi fa sentire una bestia
Vorrei dirti resta, sì ti prego resta, ma grido, "Vattene"
Perché sento la tempesta sotto le palpebre
E tu sei libera-a, sei come un'isola-a
Nessuno ti abita, mi rubi l'anima
E vorrei tornare indietro nel tempo
Sei la sete nel mio deserto
Sei come le fiamme che bruciano nell'inferno
Adesso mi sento come un naufrago in mare aperto
E se potessi scapperei da ricordi che sono vipere
Perché mi fanno male e mi potrebbero uccidere
Voglio averti ancora addosso però non posso
Non voglio lasciarti andare, non sono pronto

Ma siamo fragili
Come la neve, come due crepe
E so che non è facile
Volersi bene, stare in catene
Scusami ma può succedere
E scusami se ti ho fatto del male
Ma siamo fragili
Come la neve, come due crepe

In questo mare nero ci sei solo tu
Sei la mia isola ah, forse mi ucciderai ma
Volevo solo restarci di più

Ma siamo fragili
Come la neve, come due crepe
E so che non è facile
Volersi bene, stare in catene
Scusami ma può succedere
E scusami se ti ho fatto del male
Ma siamo fragili
Come la neve, come due crepe


Ricominciamo tutto dei Negramaro

I Negramaro sono il gruppo pop-rock salentino composto dal grande cantautore Giuliano Sangiorgi e da Emanuele Spedicato, Andrea Mariano, Ermanno Carlà, Danilo Tasco e Andrea De Rocco. Giuliano Sangiorgi è autore e compositore anche per altri cantanti, vanta numerose collaborazioni artistiche di rilievo. Tra i migliori cantautori presenti nel panorama internazionale, unico nel suo genere che, come si dice nell'ambiente, è il "genere Negramaro". Non ha eguali. Da ascoltare e riascoltare.
I Negramaro hanno esordito nel 2000 affermandosi presto nel panorama musicale italiano. La prima partecipazione al Festival di Sanremo risale al 2005 tra le Nuove Proposte con la canzone Mentre tutto scorre che vince il "Premio della critica radio e tv". Nello stesso anno partecipano al Festivalbar e vincono il "Premio Rivelazione Italiana" con la canzone Estate, poi nel 2006 con la canzone Nuvole e lenzuola vincono il "Premio best performer". L'album Mentre Tutto Scorre vince il "Premio Lunezia" e ottiene il disco di diamante, mentre nel 2008 lo vincono con il brano Via le mani dagli occhi e nel 2024 con Ricominciamo tutto.
La canzone Ricominciamo tutto è stata scritta durante una vacanza in Abruzzo, tra la neve, con la sua famiglia. Una ballata rock che è un inno alla rinascita di un amore. Alla speranza. Discese e risalite tra emozioni che tolgono il fiato. L'Arte si forma così.
Quanto tempo ti manca per esser pronta?
Io sono sotto che ti aspetto
Così ti porto al mare
Quanto è passato dall'ultima volta
Che mi hai detto, sì, mi hai detto
Che ti manca il sale
Che brucia le ferite?
E sulla pelle, tra i capelli, sulla tua bocca
Eravamo ghiaccio che si scioglie in mezzo al nulla
In mezzo a tutta quella neve
Dio, com'eri bella? (Dio, com'eri bella?)
E ogni volta che sembra essere tutto perfetto
C'è sempre un pezzo che ci manca anche sotto il tetto
Non rifacciamo il letto

E allora piove da quel buco sulle teste
Sì, ma non fa niente
Tanto si riparte
Non so nemmeno dove
Tu dici, "Andiamo ovunque, basta sia lontano dalla gente"
E non fa niente, non fa niente
Basta saper andare, andare, andare
Chi se ne frega dove
Quanto è rimasto addosso di quella rincorsa
Che tu hai preso, sì, mi hai preso
Solo per poi cantare "Discese e risalite"

E sulla pelle, tra i capelli, sulla tua bocca
Eravamo una canzone di Battisti all'alba
Anche senza bionde trecce
Dio, quanto sei bella

E allora piove da quel buco sulle teste
Sì, ma non fa niente
Tanto si riparte
Non so nemmeno dove
Tu dici, "Andiamo ovunque, basta sia lontano dalla gente"
E non fa niente, non fa niente
Basta saper andare, andare, andare
Chi se ne frega dove

Ma a me importa solo di poter restare
Fermo sulle mie gambe, qui, ad aspettare
E che sia al mare, che sia dove soffia il vento
Non mi importa
Ricominciamo tutto

E chi se ne fotte di tutti quei sogni
Di una canzone o uno stupido testo
Io, qui, ti aspetto
Dici che poi ti trovo in un cassetto
Intatto come quel sogno mai fatto
Uoh-oh-oh-oh-oh, scendi, che ti aspetto
Ricominciamo tutto


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Immagine di copertina: screenshot dai video.

Tamara Marcelli
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