Gli scrittori della porta accanto
Eretica Edizioni
Eretica Edizioni
Scrittori: intervista a Fiorella Malchiodi

Scrittori: intervista a Fiorella Malchiodi

Scrittori: intervista a Fiorella Malchiodi

Caffè letterario A cura di Silvia Pattarini. Intervista a Fiorella Malchiodi Albedi, al suo esordio con la raccolta Caldo cosmico e altri racconti (Eretica edizioni).

Benvenuta Fiorella Malchiodi Abedi, grazie per avere scelto il nostro web magazine culturale. Per scrivere un libro è necessario avere una storia da raccontare: qual è stata quell’alchimia, quella scintilla interiore che ti ha spinto a scrivere Caldo cosmico e altri racconti?

La scintilla è stata un titolo. Un’amica mi aveva chiesto se volevo partecipare ad un concorso di scrittura tra amici. Io ho cortesemente declinato l’invito: non avevo mai scritto prima di allora, né avevo mai sentito il bisogno di farlo. Lei ha insistito, dicendo che era solo un gioco, che si doveva scrivere un racconto breve di cui si era già scelto il titolo, e che nessuno aveva esperienza di scrittura. Io ho continuato a rifiutare, ed è stato solo per curiosità che le ho chiesto quale titolo avessero scelto. “Tacchi a spillo”. Il titolo è stato incredibilmente evocativo. All’istante ho visto la scena che poi avrei narrato, e da cui è nato il mio primo racconto, che ora è in questa raccolta. E mi si è aperto un mondo. Ed anche una nuova prospettiva di visione del quotidiano, che ora mi appare una miniera infinita di spunti narrativi. Sono molto riconoscente a quell’amica, senza di lei non so se tutto ciò sarebbe cominciato.

Fiorella Malchiodi, ci riveli qualche curiosità sulla trama di Caldo cosmico e altri racconti?

Più che sulla trama, sui protagonisti. Ho scoperto che i personaggi dei racconti sono imprevedibili e che a un certo punto possono cominciare ad avere una vita propria. Ad esempio, solo a posteriori, mi sono resa conto che i protagonisti di due diversi racconti, scritti a distanza di un paio d’anni uno dall’altro, erano la stessa persona, in epoche diverse della sua vita. È stato come se il personaggio del primo racconto avesse continuato a vivere, nella mia totale inconsapevolezza, ed io lo avessi rincontrato, senza riconoscerlo, raccontando un altro pezzo della sua storia. Fare questa scoperta è stata una grande emozione. Da allora, ogni volta che finisco un racconto, mi chiedo se incontrerò di nuovo il suo protagonista.

Caldo cosmico e altri racconti si fa portavoce di qualche messaggio particolare, o si propone esclusivamente di intrattenere piacevolmente il lettore?

I miei racconti non vogliono veicolare un messaggio particolare. Descrivono i normali fatti della vita, come un incontro imprevisto, un regalo inaspettato, la scoperta di un tradimento, in cui i personaggi tentano di barcamenarsi, chi con maggiore, chi con minor successo. La mia attenzione va spesso a questi ultimi e il senso di inadeguatezza a vivere è forse il vero filo conduttore dei miei racconti. Il tutto condito a volte da un vago tono surreale, cosa che mi ha molto divertito, perché non l’ho cercato intenzionalmente ma è nato spontaneamente.

Fiorella Malchiodi Albedi preferisce scrivere con carta e penna, o meglio la tastiera?

Tastiera, seduta sul letto, con il portatile sulle ginocchia. Ho sempre scritto al computer, per il mio lavoro, e ormai ho quasi difficoltà a scrivere a mano. Ma dicono che sia una grande perdita per le nostre capacità cognitive e mi sono ripromessa di ricominciare ad usare carta e penna.

Ti è mai capitato di doverti confrontare col famigerato “blocco dello scrittore”? Come l’hai superato?

Sì, capita ogni tanto che abbia l’impressione di non aver più nulla da dire e che l’ispirazione si sia irrimediabilmente inaridita. Allora aspetto. So per esperienza che prima o poi le cose cambiano da sole. Se invece ho un problema che non riesco a risolvere in un racconto, ad esempio c’è uno snodo della trama non mi convince, o un finale che non mi soddisfa, è molto probabile che trovi la soluzione durante le mie corse al parco.

Fiorella Malchiodi Albedi, ti ringrazio tantissimo per essere stata con noi e, a nome degli Scrittori della porta accanto ti faccio i complimenti per il tuo ultimo libro, in bocca al lupo per i tuoi progetti futuri!



Caldo cosmico e altri racconti di Fiorella Malchiodi Albedi

Caldo cosmico e altri racconti

di Fiorella Malchiodi Albedi
Eretica edizioni
Racconti
ISBN 978-8833440187
cartaceo 9,90€

Sinossi
"Ieri, passeggiando lungo via Nomentana, cosa che non facevo da anni, mi sono ricordata improvvisamente della storia degli aquiloni. Erano anni che non ci pensavo. Mi sono tornati in mente perché è stato proprio tra i rami di un maestoso platano della strada che ne ho visto uno per la prima volta."
I racconti di questa raccolta sono quasi tutti ambientati a Roma nel quartiere di Città Giardino, dove l'autrice vive. Protagonista è la normalità della vita, con le sue contraddizioni e insensatezze. In essa i personaggi tentano di barcamenarsi, chi con maggiore, chi con minor successo, con il senso di inadeguatezza a vivere come filo conduttore. Una scelta narrativa che si nutre dei ricordi e delle emozioni dell'autrice, che si svelano al lettore con discrezione e riservato pudore. Ogni tanto, nella quotidianità del vissuto, si insinua un vago tono surreale, un'atmosfera magica leggera e inaspettata, come a cercare un riscatto dalla banalità della vita.

Silvia Pattarini

Silvia Pattarini
Madre di tre figli, ama scrivere racconti e componimenti poetici, alcuni dei quali compaiono in diverse antologie. Partecipa a concorsi letterari di poesia, prosa e premi letterari per narrativa edita.
Biglietto di terza classe,  0111Edizioni.
La mitica 500 blu,  Lettere Animate.
Il tempo di un caffè, Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni.
Leggi >
[Libri] Marianna Iannarone presenta "La voce che non conosci" nell'intervista di Elena Genero Santoro

[Libri] Marianna Iannarone presenta "La voce che non conosci" nell'intervista di Elena Genero Santoro

Marianna-Iannarone-intervista

In anteprima La voce che non conosci, di Marianna Iannarone, Eretica Edizioni, 2017. Tossicodipendenza, trasgressione, abbandono, criminalità, fragilità, violenza sulle donne e immigrazione, in una storia d'amore tra adolescenti.


LA-VOCE-CHE-NON-CONOSCI
LA VOCE CHE NON CONOSCI
 di Marianna Iannarone
 Eretica Edizioni
 Narrativa
ISBN 978-88-99816-04-9
cartaceo 13,00€

«Non dimenticare chi sei, da dove vieni, quello che eri, conosci anche la persona che sei oggi, cosa hai fatto per diventare ciò che sei, e considera quello che ora hai e non lasciartelo sfuggire. Il prezzo della libertà e della felicità è sempre alto.»
Una storia d’amore tormentata quella fra Angelica e Diego, due ragazzi irresponsabili che vivono di espedienti. La tossicodipendenza, la trasgressione, l’abbandono di un figlio, la criminalità, uno status sociale, l’abitudine, la fragilità, la violenza, l’accoglienza, un processo penale, il conflitto genitori e figli, l’illegalità, l’adolescenza e le cattive compagnie, tessono il destino di molte altre persone, legate in qualche modo ai due amanti. La voce che non conosci è quella di chi ami.


L'autore racconta



Marianna-Iannarone
Benvenuta nel nostro sito culturale, Marianna. Raccontaci qualcosa di te: chi è Marianna Iannarone nella vita di tutti i giorni?
È una domanda molto complessa a cui potrei rispondere in tanti modi, ma inizio così. Incarno il mito dei pseudo giovani in cerca di un posto nel mondo, nel mondo del lavoro però. Attualmente vivo in provincia e questo non facilita le cose. Sono dott.ssa in Editoria e Pubblicistica, ho conseguito da poco un master di I livello in “Giornalismo e Comunicazione”. Collaboro con una casa editrice, saltuariamente, non solo come autrice. Mi aggrappo alla scrittura e ai libri, come terapia d’urto e necessità continua di dovermi salvare da qualcosa. Probabilmente posso affermare di essere un’autrice emergente.

Questo è il primo romanzo che pubblichi?
La voce che non conosci” è il mio primo romanzo edito da Eretica Edizioni, ma non è l’unico che ho scritto. Ho collezionato numerose opere nel cassetto, prima di questa, a partire dall’età di 14 anni. All’epoca frequentavo un istituto tecnico per geometri poi però ho proseguito con gli studi umanistici, e non avrei mai pensato che la passione per la scrittura potesse divenire una professione (almeno è quello che mi auguro). Ho cominciato a crederci seriamente quando nel 2010 fui contattata da una casa editrice, per un contratto, a seguito dell’invio di un manoscritto “inedito” (rimasto tale), ma rifiutai. Ero lì a un passo dal sogno, ma non ero “pronta”, non era un buon periodo per me. Così quel sogno abbandonato è stato un opprimente rimorso, ma ho sempre continuato a scrivere fino a quando ho ritrovato il coraggio di riprovarci, e ho inviato “La voce che non conosci” che ormai è realtà.

Veniamo al libro, “La voce che non conosci”. Com’è nata l’idea?
L’opera “La voce che non conosci” è figlia del caos a causa dello stravolgimento dell’idea iniziale.
Mi spiego meglio.
Scrissi la prima bozza nel luglio 2014 ma strutturalmente non era suddivisa così, nel senso che la voce narrante era di Angelica e non esistevano personaggi come Federica, Simone, Eva, Guido; però Valeria la sorella di Diego nascondeva grandi misteri mentre ora riveste un ruolo marginale nella storia. Inoltre mancava la prima parte relativa ai furti al museo. La trama sostanzialmente c’era ma quando rilessi la bozza, a distanza di mesi, non ero più soddisfatta e ho preferito riscriverla. Ho innovato l’intera struttura, infatti nel testo non c’è una sola voce narrante, ma ogni capitolo è dedicato ad un personaggio che si confida con il lettore, scandendo emozioni, sentimenti, stati d’animo rispetto a delle situazioni vissute, ma che di riflesso potrebbero aver coinvolto, negli altri capitoli, altri personaggi. Le figure emblematiche intorno a cui si sviluppano le vicende sono quelle di Diego e Angelica, considerabili a tutti gli effetti i protagonisti. Probabilmente non è corretto definire ogni personaggio il protagonista della storia, ma neanche affermare l’assenza di protagonisti. Si tratta di un romanzo tra “pari” perché ogni “voce” viene interpellata.
Ho deciso di strutturare l’opera in questo modo perché dalla conoscenza di me stessa ho nutrito, da sempre, l’interesse di scoprire l’altro, abituandomi ad ascoltare. L’altro infatti rappresenta la speranza e la condanna, ma noi tutti proviamo emozioni e sensazioni, se pur scaturite da esperienze diverse, che conducono alla conoscenza di ciò che è universale. Tutti ipoteticamente siamo l’altro. Per questo motivo ho voluto che non fosse un solo personaggio a raccontare la propria versione dei fatti, ma democraticamente che ognuno avesse uno spazio in cui esprimere il proprio punto di vista rispetto alla vicenda.
Nel libro, ad esempio, Diego deluderà spesso Angelica, anche inconsapevolmente, ma la ragazza sarà provata dagli eventi, mentre egli considererà eccessive le reazioni dell’amata. Il lettore però avrà la possibilità di capire le ragioni di entrambi.

Ci racconti di che cosa parla? A quale genere appartiene?

Angelica è una ragazzina irrequieta i cui problemi aumentano quando s’innamora perdutamente di Diego, un adulto poco raccomandabile che vive di espedienti e “mezzi-crimini”. La passione per l’arte li travolgerà in una storia d’amore, tormentata dalla tossicodipendenza del ragazzo e dal suo rapporto conflittuale con il padre. Un padre violento che riconoscerà, forse troppo tardi, di aver fallito nella sua vita, come padre e come marito. I genitori di Angelica si disperano perché in un momento così delicato come l’adolescenza della stessa, non riescono ad imporsi con una giusta educazione, o sono troppo rigidi o troppo permissivi. Così si rivolgono a Guido, un caro amico, pur di evitare che Angelica abbia problemi con la giustizia. Simone invece quando scopre che per motivi diversi: Angelica, Valeria, Marzia, Federica e Eva sono così vicine a Diego, viene bruscamente coinvolto in questioni apparentemente risolute. Eppure Samid riuscirà, anche lontano dalla sua patria, a rifarsi una vita e a trovare due veri amici nonché Diego e Angelica.
È un libro di narrativa, un romanzo a sfondo drammatico, per alcuni aspetti pulp, per altri rosa, non saprei dargli una esatta collocazione.

Qual è il target a cui ti rivolgi? Che tipo di lettori ambisci a conquistare?

È un libro per giovani-adulti e spero di poter arrivare ad entrambe le categorie. I fatti narrati mettono in risalto lo scontro generazionale tra genitori e figli. I personaggi coinvolti dimostrano che la maturità non può essere un concetto riconducibile all’età, specie quando gli errori dei “grandi” ricadono sui più “piccoli”, e Diego lo sa bene: “da un padre irresponsabile era venuto su un figlio responsabilizzato nella sua immaturità”. Non è l’unico motivo per cui il libro si rivolge a tale pubblico, ma proprio per i diversi temi presentati.

Quanto ti ha coinvolto intimamente la stesura di questo romanzo? C’è qualcosa di autobiografico?
Questo romanzo paradossalmente è quello che non sono mai stata. Nel senso che c’è poco di autobiografico, forse qualche rimando nell’essermi fidata troppo degli altri e di esserne rimasta delusa, in alcuni casi, in amore e amicizia. Oppure quando sottolineo l’importanza della famiglia, non solo quella di appartenenza, ma fatta di tanti affetti che vanno coltivati nel tempo, che diventano dei punti fermi su cui contare.

Criminalità, affari illeciti, tossicodipendenza… Per scrivere questo libro hai dovuto svolgere delle ricerche?
Sono appassionata di film che rientrano in questo filone, sicuramente tutto questo ha influito dandomi qualche spunto, ovviamente ho reperito qualche informazione sul web.
Inoltre affronto temi d’attualità come migrazione e violenza sulle donne, che purtroppo rappresentano uno spaccato della nostra società, e li ho raccontati attraverso Marzia e Samid. Due personaggi a confronto, molto simili per alcuni aspetti. Marzia è resa fragile e insicura da un marito inqualificabile come “uomo”, in quanto violento. Per anni subisce in silenzio, sperando invano di poterlo cambiare, mettendo a rischio la sua vita. Un bel giorno la donna fiorirà nuovamente, riuscendo a fidarsi ancora degli uomini, trovando la forza di spezzare le catene di un “non amore”, tipiche di un rapporto insano e malato.
La violenza che viene fermata con la violenza, non è la soluzione ma un fare nuove vittime e nuovi carnefici, come un’infinita corsa del male verso l’altro male.
Samid è un ragazzo senegalese costretto ad abbandonare la propria patria. Dopo un viaggio interminabile e disumano, riesce a mettersi in salvo, sbarcando sulle coste italiane. Numerose saranno le difficoltà che dovrà superare tra cui quella di integrarsi in una nuova terra, ma i pregiudizi, le accuse razziste, accompagnate alla violenza gli faranno pesare la condizione di “straniero”. Fortunatamente la malinconia, dovuta dalla lontananza da casa, viene resa più addomesticabile grazie ad Angelica e Diego.
Scoppiai in lacrime, ero un fiume in piena: ero gioia e disperazione. Non baciai terra, ma sorridevo, piangevo e sorridevo, urlavo: lo sgomento… […] Il primo pensiero fu a mia madre.

C’è qualche messaggio particolare che speri di comunicare attraverso questo romanzo?

Il messaggio è la speranza. Inoltre sottolineo di quanto possa essere importante rivolgersi a qualcuno nei momenti di difficoltà, lasciandosi aiutare, ammettendo la propria debolezza, senza vergognarsene, specie nel caso della tossicodipendenza di Diego. Non solo, mi soffermo anche sulla seconda possibilità che la vita riserva a seguito di errori commessi, alla fiducia nell’amore e nei rapporti umani, nonostante le delusioni che sono anch’esse esperienze e vita.

Il finale chi l’ha deciso? Tu o i tuoi personaggi?
Il finale è stato deciso dai miei personaggi, probabilmente sono stata solo una loro pedina. D’altronde credo che essi abbiano più anima di quanto possa sembrare.

Grazie per essere stata con noi, Marianna. In bocca al lupo per i  tuoi progetti futuri.
Grazie a voi!
gli-scrittori-della-porta-accanto

Elena Genero Santoro
Ama viaggiare e conoscere persone che vivono in altri Paesi. Lettrice feroce e onnivora, scrive da quando aveva quattordici anni.
Perché ne sono innamorata, Montag.
L’occasione di una vita, Lettere Animate.
Immagina di aver sognato, PubGold.
Un errore di gioventù, 0111 Edizioni.
Gli Angeli del Bar di Fronte, 0111 Edizioni.
Il tesoro dentro, 0111 Edizioni.

Leggi >
[Libri] "Solo una storia" di Luca Porcella, recensione di Giulia Mastrantoni

[Libri] "Solo una storia" di Luca Porcella, recensione di Giulia Mastrantoni

Solo-una-storia-Luca-Porcella-recensione

Solo una storia, di Luca Porcella, Eretica Edizioni, 2015.  Storia di G e H. L’amore non è mai una cosa semplice.

G è un ragazzino che sa già che aspetterà con ansia l’inizio dell’estate. Come sempre, spera che la sua vita cambi, ma non ripone molta fiducia in questa speranza. Sa che arriverà maggio. Sa che aspetterà i giorni più caldi. Sa che l’estate volerà via e che tutto ricomincerà. 
G è alle prese con la gita scolastica. Guai a farsi prendere in antipatia dai compagni di classe. Guai a dire che preferirebbe una passeggiata in centro alla discoteca. Guai a farsi vedere allegro e propositivo. Insomma, guai a differenziarsi dal gruppo.
G è in discoteca e conosce H. Bella, con il volto pulito da brava studentessa, normale e gentile. Ama leggere. Per G è una boccata di normalità, in mezzo a un gruppo di adolescenti che vogliono a tutti i costi essere ribelli.
Finisce la gita e i due si scambiano l’indirizzo. Diventano grandi, si iscrivono all’università e vivono le loro vite. Ma non riescono a vedersi.
G è innamorato di H, ma l’amore non è mai una cosa semplice...
Una storia che è “solo una storia”.
Un racconto di un amore che tarda a sbocciare e che viene narrato con grande semplicità.
Una trama lineare, dei personaggi dolci e un finale... da leggere.

Solo-una-storia

Solo una storia

Era semplicemente lei, nella sua semplicità. Con due occhi piccoli che guardavano oltre e che non si fermavano sulle cose più vicine e immediate. Con un maglione senza fronzoli e poco trucco, perché non ne aveva bisogno, e magari ci sarebbe stata anche male, con troppo rimmel e il fondotinta pesante. Era bella, molto. Ma non bella e scintillante come New York a capodanno: era bella in una maniera diversa da com’era abituato a vedere le ragazze a quell’età. Più underground, o forse solo meno appariscente. Era bella come la Barcellona di un libro di Zafón.
Luca Porcella è nato nel 1989, vive in provincia di Roma e lavora nell’ambito della consulenza. Appassionato di viaggi, tango, moto e birre artigianali, nel tempo libero gira l’Italia su due ruote alla continua ricerca di paesaggi e sapori. Solo una storia è il suo primo romanzo.


di Luca Porcella | Eretica | Romance
EAN 9788899466619 | cartaceo 11,05€


Giulia Mastrantoni
Da quattro anni collaboro all’inserto Scuola del Messaggero Veneto, scrivo per il mash up online SugarPulp e per la rivista dell’Università di Trieste Sconfinare.
Dopo aver trascorso un periodo in Inghilterra, ho iniziato un periodo di studi in Canada, ma, dovunque sia, scrivo.
Misteri di una notte d’estate, ed. Montag.
One Little Girl – From Italy to Canada, eBook selfpublished.
Veronica è mia, Pensi Edizioni.
Leggi >
[Libri] "Sostanze In Fiera" di Francesco Azzirri, recensione di Samantha Terrasi

[Libri] "Sostanze In Fiera" di Francesco Azzirri, recensione di Samantha Terrasi

Libri-Sostanze-In-Fiera-Francesco-Azzirri-recensione

Sostanze In Fiera di Francesco Azzirri, Eretica Edizioni, 2015. La poesia come anima e passaggio tra gli elementi aria, fuoco, acqua e terra.

È un’entrata in un mondo pacato ma illusorio, “ferri e bulloni che disegnano aquiloni”. La poesia è anima e passaggio tra i diversi elementi. Aria, fuoco, acqua e terra. È la riva del lago e la sua barca ritrovata sepolta nel fondo.
Francesco Azzirri disegna, in Sostanze In Fiera, Eretica Edizioni 2015, un ritmo, cantilenando le rime per portarci su un’altalena. Si spinge dove il pugile sta per combattere, un attimo prima della lotta, prima del sudore, dove le lacrime possono scendere. La poesia nella silloge è “un fantasma che si riscopre attore”. Si può mettere una maschera all'inconsistenza? Il tempo è un rintocco, un fragore che segna l’assenza. L’attesa. La morte è un alone grigio, è mancanza di sostanza che come il tempo corre, ma rimane incastrata in un meccanismo che la replica all’infinito. In una fiera delle belle intenzioni.
Satellite
[…]
Luna rivendica
l’assenza dell’ombre
e di falci degradanti
- per l’umano deformante -
presenza mutilante.
[...]
Siamo fatti di metà. La morte può essere inconsistente o strapparci alla mancanza della nostra parte difettosa. Siamo creature isolate e solitarie dove il corpo è un involucro da riempire. In tutta la silloge si rincorre questo concetto che si accomoda tra le strofe trovando una forma. È un cuore che inonda e trasborda. Un corpo che ha occhi anche per le anime in torto che cercano conforto, perché l’essere esposti, trafigge. Gli esseri umani sono in mostra come in un mercato, possono nascondersi dentro l’ansia o dietro un velo di indifferenza ma è lì, su quello scalino, che sono nudi e pronti per essere divorati.

Il poeta mescola la sensazione del tempo, gli elementi architettonici, lo scheletro delle illusioni. 

I ricordi sono ombre che il tempo lascia incustodite. Le colpe possono essere distanze da inseguire. E quando tutto volteggia, arde il fuoco. Pagliacci, la poesia che rappresenta l’anima screziata della seconda parte della silloge.
Pagliaccio
La mia essenza mi osserva
ombra discreta
critico esitante
fantoccio mi rivela.
È l’animo perplesso
che non si riconosce
di fronte a quel riflesso.
E l’animo allo specchio
di fronte a quel buffone
s’abbraccia e si commuove.

E come in un circo equilibristi, peccatori e saltatori si danno il cambio. Ma cosa ci fa un giovane poeta tra questi danzatori? 

Sguaina spade contro chi non si cura di quello che scrive. E mentre il fuoco si assottiglia l’acqua scorre. “Simili a nuvole che velano stelle / le sue ali ci nascondono / dalla faccia piangente del mondo”. L’acqua è l’esodo liquido, la notte senza sonno. È il tempo che scorre alle spalle, che fugge veloce dal giorno. Il poeta rincorre qualcosa e lo fa scegliendo proprio l’elemento acqua, è la primavera, il rosso, l’amore. È il tempo che non ritorna. È una lacrima inattesa che trasforma la terra in Momenti.
Essere felici
è arte.
Consiste
nello spiccare alti.
La silloge vuole quasi accomiatarsi con gentilezza lasciando un monito. Attenzione: la bellezza non è una parola allo specchio che loda la vostra bruttura mascherata. La terra è verità. È l’autunno dove le foglie cadono e si posano. È un’alternanza di stagioni che respira e la fiera aspra e crudele si trasforma in una sostanza.

Sostanze-In-Fiera-Francesco-Azzirri

Sostanze In Fiera

In questa silloge troverete: tredici Creature, dalle più ultraterrene e surreali sino a quelle più vicine al nostro mondo, otto Buffoni che provano ad esistere, dieci Vagiti e tremori, ovvero ricordi, sensazioni e tumulti, infine otto Momenti, istantanee, pensieri, fotografie mentali. Ognuna di queste sezioni è dominata da uno dei quattro elementi: le sostanze basiche. Sono state da me raccolte sotto il nome di Sostanze In Fiera in quanto, avendo ognuna raggiunto un’immagine distintiva, d’essenza, mi sono altresì apparse come delle fiere, tanto impalpabili quanto presenti. In fiera rimanda inoltre ad una mia allucinazione: quella di vederle sfilare, pagina dopo pagina, per delle piazze di un paese immaginario.

Francesco Azzirri vive e lavora a Prato. Per Eretica Edizioni ha pubblicato la raccolta di poesie Sostanze In Fiera (2015) e 1101 (2016), libro composto da immagini e poesie, nato dalla collaborazione con il pittore modenese Sergio Padovani. Altre sue opere, racconti e poesie, sono presenti in antologie edite da Giulio Perrone Editore, dalla Montedit e dalla Fondazione Mario Luzi.

di Francesco Azzirri | Eretica Edizioni | Poesia
ISBN 978-8899466718 | cartaceo 13,00€ Acquista (promo 9,90€ sul sito Eretica Ed.)

samantha-terrasi

Samantha Terrasi
Vivo tra Torino e Roma, dove sono nata. Mia nonna avrebbe voluto che mi chiamassi Maria Concetta, ma per fortuna mio padre di ritorno da un viaggio negli States mi ha chiamato Samantha, rigorosamente con la h. Formazione scientifica, una laurea in biologia molecolare per poi scegliere di tramandare il mio sapere agli studenti. Sono una professoressa di matematica e scienze senza occhiali e quando non mi trovo tra equazioni e studenti, scrivo.
Parole nel vento, Aletti Editore, 2012.
Ti aspetto, Lupo Editore.

Leggi >
"Come un’onda nel tempo" di Luca Meloni, recensione di Samantha Terrasi

"Come un’onda nel tempo" di Luca Meloni, recensione di Samantha Terrasi


"Come un’onda nel tempo", la silloge poetica di Luca Meloni, Eretica Edizioni, 2015. 

Ogni silloge poetica racchiude un viaggio. Il viaggio dell’autore nei confronti del proprio passato, un volo per il futuro o spesso un’illusione del presente. La poesia di Luca Meloni è un messaggio lasciato dentro una bottiglia. Lui viaggia attraverso le parole incontrate per il mondo. La poesia è così rappresentata da un’onda, un’immagine ciclica che lenta riaffiora alla memoria e lenta scompare. Lascia una traccia che è definita presente. Un presente che ha una caratteristica particolare è come il negativo di una foto.
È una poesia intimistica, una distanza tra il dentro, il fuori e il mare. Un mare spesso rappresentato come tumulto. Oserei definirla la poesia del sogno. Non parole d’amore a lune innamorate o sentimenti che aspettano stelle cadenti ma sogni caduti. È una spettrografia di quello che è un sogno che appare in controluce. L’alone zuccheroso viene disciolto dall’acida realtà. E’ la caduta di Icaro, la caduta di un’illusione che si tuffa nel mare della penitenza.
È un uomo solitario quello delle poesia di Meloni, un uomo che incarna una poesia riavvolta su sentimenti ormai digeriti e feriti. È un uomo che scoperchia le bugie, ma è anche un uomo che ritorna al principio delle cose. Tempo e buio, silenzio che ingloba le speranze.

“dolore dell’abitudine al dolore”

È una perdita di sensi. È l’incessante incresparsi del mare che non ha soste né fermate. È una poesia ciclica che tende e ritrae.

“Quando è la bugia a confessare il suo inganno alla ragione,
un albatro cade a terra ferito e sbatte le ali”.

La nostalgia e le lacrime che grattano visi inquieti. È forse Il mangiatore di loto, la poesia che determina il climax della silloge. Ci porta fin dentro al carnefice delle nostre inquietudini.

“Il mostro protegge la vittima dalla voragine d’inquietudine che la parola crea”.

È un mondo tutto da sorreggere. Non da scoprire. La scoperta è il velo che conduce all’illusione. L’amore non dura perché il velo è trasparente e mostra un’onda quasi malata. E si potesse comprare il tempo?

“Berlino è un'ombra e Bratislava un faro che si spegne. Bucomanie dell'adolescenza: Strudel & Schnitzel, il drago di Lubiana e i ti amo al vento di una fredda terrazza asburgica. Ti ricordi Praga? Il sonno di Firenze? Ich weiß es nicht. Favole spente, disinteresse nato dal rancore nato da un sentimento.
Piove alla finestra, piange l'Autunno ed è un bagno che consola”.
(Frattale irregolare)

Il tempo sarebbe un gran rifugio se si potesse fermare. Il tempo è sicuramente la notte, quando tutto passa o resta fermo come i sogni intrappolati nel cuscino. L’entusiasmo viene ferito perché distrutto o perché inesistente? È una poesia che lascia interrogativi disseminati e in qualche modo concede all’onda dei pensieri di fluire anche tra favole spente. La via dell’inatteso, il connubio di lingue che nella poesia creano una musicalità nuova, è un viaggio tutto da scoprire, dove la risposta è solo un’altra domanda poco attesa.
Quello che resta alla fine è un volo dentro al silenzio che colpisce con la sua forza e che riesce a far tacere anche i sogni più ostinati.


COME UN'ONDA NEL TEMPO
di Luca Meloni
Eretica Edizioni
Poesia
ISBN 978-8899466756
cartaceo 9,90€ | Acquista

C’è un momento in cui ti accorgi che tutto ha una data di scadenza: gli anni dell’università, le scommesse infelici degli amori impossibili, l’entusiasmo triviale del caos. 
Un punto di non ritorno simile alla frontiera surrealista del ponte Do Lung di Apocalypse Now, una linea di confine dove l’orrore non è il colore dominante ma una zona d’ombra che non puoi più permetterti di evitare […]

Luca Meloni è dottore di ricerca in Culture Classiche e Moderne presso l’Università degli Studi di Torino. Come un’onda nel tempo è la sua prima raccolta di pensieri.






Samantha Terrasi
Vivo tra Torino e Roma, dove sono nata. Mia nonna avrebbe voluto che mi chiamassi Maria Concetta, ma per fortuna mio padre di ritorno da un viaggio negli States mi ha chiamato Samantha, rigorosamente con la h. Formazione scientifica, una laurea in biologia molecolare per poi scegliere di tramandare il mio sapere agli studenti. Sono una professoressa di matematica e scienze senza occhiali e quando non mi trovo tra equazioni e studenti, scrivo.
Parole nel vento, Aletti Editore, 2012.
Ti aspetto, Lupo Editore.
Leggi >
ARTICOLO PRECEDENTE >>
Post più vecchi
Home page