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Bennet lancia una nuova app per la spesa online

Bennet lancia una nuova app per la spesa online

Bennet lancia una nuova app per la spesa online

Lifestyle Dai punti vendita, all’app per smartphone: Bennet rende la spesa online più semplice.

Dopo un 2020 in cui la spesa online degli italiani in Food&Grocery ha raggiunto i 2,9 miliardi di euro con una crescita del +84% (una delle conseguenze del lockdown), anche il 2021 ha garantito un ulteriore balzo in avanti. Il solo comparto del Grocery Alimentare (i prodotti da supermercato) è cresciuto durante l’ultimo anno del +39%. Un giro d’affari da 1,4 miliardi di euro, secondo i dati dell’Osservatorio Netcomm – Politecnico di Milano.

Il 2022 non farà eccezione.

E in questo trend positivo si inserisce anche Bennet, azienda tutta italiana con 74 ipermercati in tutto il Nord Italia, che lancia la sua nuova app per la spesa online.
Semplicemente, tutto ciò che si può trovare nei punti vendita, ora è sull’applicazione per smartphone: disponibile su AppStore e Google Play, l’app di Bennet renderà la spesa online più semplice. Si potrà scegliere tra più di diecimila prodotti, consultare i cataloghi, si potranno selezionare i prodotti preferiti nella lista della spesa per poi acquistarli.

Niente più file alle casse.

Tramite Bennetdrive l’ordine effettuato si potrà ritirare nell’orario desiderato, mentre nelle zone coperte da Bennet a casa la spesa arriverà direttamente a domicilio.
Sull’app sarà anche consultabile il saldo punti della Carta Bennet Club, le varie promozioni, le offerte e tutti i volantini di Bennet.
Tutte le informazioni del punto vendita preferito, dagli orari di apertura e chiusura ai servizi disponibili, saranno a disposizione sullo Store Locator, a pochi click di distanza.
A proposito di velocità: con la Spesa Fast sull’app di Bennet si potranno trovare tutti i prodotti preferiti, lo storico degli ultimi acquisti e i buoni sconto, in modo da ordinare quanto più rapidamente possibile la nuova spesa.

Spesa online

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Smart e blended working: come sarà il futuro del lavoro?

Smart e blended working: come sarà il futuro del lavoro?

Smart e blended working: come sarà il futuro del lavoro?

Lifestyle Di Elena Genero Santoro. Ormai stanno persino scrivendo dei libri a riguardo: lo smart working, o lavoro agile, è il nuovo modo di lavorare che, per noi impiegati, è diventato dominante a causa della pandemia. Tra pause caffè virtuali e blendend working, cosa ci riserva il futuro?

Facciamo un salto indietro. Era la sera dell'8 marzo 2020, una domenica. In Italia si parlava di Covid da qualche settimana, ma all'inizio pareva un problema localizzato in certe aree della Lombardia. Quando ecco che d'un tratto il virus si ormai era diffuso e si poteva prendere ovunque. Le scuole erano chiuse da qualche giorno, ma si prevedeva che i ragazzi rientrassero a breve. Invece il Governatore del Piemonte decise di prolungare la sospensione della didattica e noi impiegati ci ritrovammo col primo problema pratico: dove piazzare i figli visto che la scuola non riapriva e portarli dai nonni non era consigliabile? Io in ufficio con due bambini a casa non ci potevo andare.
Scrissi alla mia responsabile che il giorno seguente avrei preso ferie, in attesa delle evoluzioni. Ma non fu necessario: alle dieci di sera arrivò l'email ufficiale di FCA – Fiat Chrysler Automobiles – che autorizzava gli impiegati a lavorare da casa, vista la situazione di emergenza.
Nessuno immaginava che sarebbe durata tanto. In quel momento fu un enorme sospiro di sollievo.

Il 9 marzo 2020 per me rimarrà una data indimenticabile: ero a casa mia e dovevo lavorare come se fossi stata alla scrivania del mio ufficio.

Mi ricordo ancora quanto mi sentii persa di fronte al monitor alle ore otto di quel mattino. Ero a casa mia e dovevo lavorare come se fossi stata alla scrivania del mio ufficio. Era già capitato di mandare qualche email da casa, ma in forma ufficiosa. Ora mi toccava inventarmi qualcosa di diverso, stabilire una routine.
Lo sbandamento durò poco. In un paio di giorni io e i miei colleghi ingranammo e partimmo.
Il resto è storia. Da quel momento il mondo del lavoro iniziò un'accelerazione che ancora non si è arrestata, ma i cui contorni esatti rimangono da definire.
E il volume Da smart a blended working: Come sarà il futuro del lavoro edito da HarperCollins e disponibile come ebook gratuito su tutte le piattaforme, ha iniziato a trarre le prime conclusioni.
La seconda metà del libro infatti è la raccolta delle testimonianze di aziende di settori molto diversi, che però si sono ugualmente ritrovate a inventarsi una nuova modalità di lavoro.

Bisogna fare un distinguo: non tutte le aziende partivano dallo stesso livello di organizzazione. Ci sono settori in cui lavorare da casa è più fattibile, altri che si prestano meno.

C'erano aziende che stavano già predisponendo il lavoro in modalità "agile" e FCA era una di quelle. Lo smart working era già stato applicato in forma sperimentale in alcuni dipartimenti e si stava progettando la sua estensione anche negli altri nel 2020. Era già previsto che un giorno alla settimana ce ne restassimo a casa. Quindi, quasi tutti noi impiegati disponevamo da tempo di un portatile e le piattaforme di meeting a distanza come Google Meet erano già pane quotidiano. Il passaggio alla modalità smart è stato, a livello di mezzi informatici, automatico per noi: dalla sera alla mattina, fuor di metafora.
Altre aziende invece hanno dovuto imporre un fermo e attrezzarsi. Qualcuna ha richiesto ai dipendenti di utilizzare, per un breve transitorio, i device personali.

A tutte le aziende è stato richiesto di implementare e investire sulla tecnologia informatica in un paio di mesi più di quanto avrebbero fatto senza Covid nei due anni a venire.

E anche chi come FCA era già molto avanti nell'assegnazione di mezzi informatici adeguati per il lavoro da remoto ha dovuto colmare i gap residui nell'arco di pochi giorni.
Così abbiamo iniziato. Come madre di famiglia non vedevo l'ora di avere un giorno alla settimana in cui lavorare e al contempo fare i bucati per avere il weekend più libero. Ma cinque giorni alla settimana non ce li aspettavamo.
I primi mesi sono stati durissimi, e non per il lavoro in sé, ma per tutto ciò che vi ruotava intorno: lockdown duro, nessuna possibilità di svagarsi, e, per chi come me aveva figli in età scolare, l'inizio di una DAD raffazzonata, disorganizzata, improvvisata. Il che significava finire di lavorare tra le cinque e le sei del pomeriggio e poi dedicarsi ai compiti fino alle undici di sera. In più, farsi tutti i lavori di casa e non allontanarsi dalla propria abitazione.
Se guardo indietro ancora non so come siamo sopravvissuti. Forse con l'intima speranza che quella situazione sarebbe terminata come l'ottuso slogan "andrà tutto bene" che compariva ovunque. Tuttavia ci trascinammo per qualche mese, perché nell'anno scolastico 2019-2020 i ragazzi non rientrarono più in aula. Poi le cose, per molti versi, migliorarono.

Eppure, con tutte queste difficoltà, il lavoro da remoto funziona bene in termini di produttività, motivo per cui le aziende, in media, hanno deciso di mantenerlo anche per il dopo.

Il libro di HarperCollins è patrocinato dall'associazione di aziende Valore D, che incentiva il dibattito sulla condizione delle lavoratrici e sugli impieghi STEM per le donne. In uno dei loro webinar si è parlato proprio di questo.



Il lavoro da remoto deve essere qualcosa che aiuta le famiglie a bilanciare meglio le attività dell'ufficio con la vita privata, ma se si configura come l'ennesima arma per ricattare le donne e porre sulle loro spalle ulteriore carico allora va ripensato.

Persino lo stato aveva a un certo punto previsto un bonus babysitter che però non valeva per le lavoratrici in smart working. Come se lavorare in smart permettesse di badare ai propri figli, specie se piccoli.
Vi posso assicurare che da remoto ci sono indubbi vantaggi e tanto risparmio di benzina e ore viaggio, ma si rischia di restare al pc per molte ore senza pause, se non quella per spostare il bucato dalla lavatrice all'asciugatrice.


Ma siamo ancora in emergenza. In realtà quello che sarà il lavoro futuro è ancora tutto da disegnare ed è qui che si aprono gli scenari.

Intanto molte aziende hanno aperto sportelli psicologici, organizzato incontri virtuali, rafforzato lo spirito di squadra con eventi aziendali in webinar, organizzato per gli impiegati corsi che aiutassero alla gestione del tempo e delle priorità.
Non tutti i lavoratori apprezzano il lavoro da remoto, qualcuno ha difficoltà a rimanere isolato tutto il giorno, qualcuno ha dovuto reinventare molte attività.
Qualche azienda ha istituito anche il caffé virtuale su Meet e, sebbene FCA non lo abbia fatto a livello istituzionale, io e miei colleghi ogni tanto il caffé a distanza lo prendiamo, chiacchierando per un quarto d'ora tra un'attività e l'altra.
Ed è questo il motivo per cui le aziende stanno monitorando lo straniamento dei dipendenti che non hanno modo di interagire da vicino con gli altri: alla lunga, non incontrarsi dal vivo logora. E costituisce senz'altro una difficoltà in più per chi è neoassunto o entra in un team nuovo e deve diventare parte di un gruppo che non conosce e non ha mai visto.

Eppure, nella maggior parte dei casi, le aziende intendono mantenere il lavoro da remoto, con una modalità ibrida, da cui la definizione di "blended working".

E per quanto non ci siano limiti ai possibili progetti e alla fantasia, il trend più gettonato dalle imprese sembra essere quello che prevede una maggioranza di lavoro da casa e una parte minore in ufficio, a contatto con gli altri.
Anche gli spazi potrebbero venire ridisegnati: sparirebbe il concetto di scrivania individuale e si moltiplicherebbero invece le sale per i meeting e le zone di coworking con aree condivise. Il che permetterebbe di ridurre le stanze occupate in una sede con conseguenti risparmi di energia elettrica e di riscaldamento.
Insomma, la presenza in ufficio sarebbe finalizzata alla socializzazione e agli scambi dal vivo.
Una delle possibilità sarebbe quella di presenziare in azienda solo qualche ora al giorno e poi terminare la giornata altrove per i compiti individuali. Questo potrebbe andare bene a chi abita vicino alla sede, non certo a me che spendo un'ora e mezza ogni volta che vado a bollare il badge.

Ci sono ancora numerosi aspetti da definire e sicuramente le aziende dovranno raddrizzare il tiro strada facendo, ma una cosa è certa: nulla sarà più come prima, nemmeno l'urbanistica.

Se oggi molte persone si chiudono in un alloggio cittadino per essere vicini all'ufficio e minimizzare gli spostamenti, domani, sapendo di poter lavorare in maggior parte dal proprio balcone, più famiglie potrebbero scegliere una casa in campagna, nel verde, più lontana dallo smog.
Allo stesso modo ci sono aziende che hanno cambiato in corsa la location del loro quartier generale: se tutti lavorano da casa, non è necessario costruire un edificio grosso come un isolato per istituire una sede di rappresentanza.
Le ripercussioni pertanto potrebbero toccare molti più ambiti di quanti si possano immaginare di primo acchito. Certe professioni potrebbero essere ridimensionate (mi immagino la ditta che serve il pasto in mensa o quella che riempie i distributori automatici), ma potrebbe nascere l'esigenza di nuovi servizi. Di sicuro durante il lockdown i corrieri hanno corso parecchio e ancora continuano, perché se un lavoratore sa che sarà presente al momento della consegna, non avrà remore a ordinare ciò che gli serve (e anche ciò che non gli serve).
Insomma, è un mondo nuovo che deve essere ancora in gran parte pensato e costruito.
La speranza è che vengano create più opportunità per tutti.
Elena Genero Santoro

Elena Genero Santoro

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Tecnologia e disabilità: un impegno di Informatici Senza Frontiere

Tecnologia e disabilità: un impegno di Informatici Senza Frontiere

Tecnologia e disabilità: un impegno di Informatici Senza Frontiere

Lifestyle Di Stefania Bergo. Tra gli obiettivi di Informatici Senza Frontiere, lo sviluppo di soluzioni tecnologiche per aiutare i disabili a comunicare, essere indipendenti e inseguire le proprie passioni.

Per chi non è un nativo digitale, come lo sono io, la totale dipendenza dalla tecnologia può sembrare un limite, un'abitudine che indebolisce le nostre abilità fino a sopirle. Perché ci hanno insegnato a fare i conti "a mente", a usare il cellulare solo per telefonare, a leggere libri di carta e chiacchierare con gli amici seduti sul muretto della piazza, magari con una birra in mano. Ma il mondo è inesorabilmente cambiato e non necessariamente in peggio. Ce ne siamo accorti soprattutto con questa pandemia: abbiamo sperimentato quanto la tecnologia possa venirci in aiuto per soddisfare delle necessità, per farci sentire più vicini.

Chi ha una disabilità sa da tempo che la tecnologia può essere anche buona.

L'Associazione Informatici Senza Frontiere APS si impegna per la riduzione del gap tecnologico nei paesi in via di sviluppo o in situazioni disagiate qui in Italia. In pratica, sviluppa software e app e fornisce hardware laddove c'è un bisogno da soddisfare.
Per la disabilità hanno progettato più di qualche soluzione, completamente open source, per aiutare le persone ad avere una vita il più indipendente possibile, a inseguire le proprie passioni, a comunicare con gli altri.
Di seguito, una carellata delle loro soluzioni più utilizzate.

I.S.A. – I Speak Again

È un comunicatore gratuito mediante sintesi vocale per quelle persone che non sono più o non sono mai state in gado di parlare autonomamente. È disponibile in versione offline installabile o in versione web application.

Per saperne di più: I.S.A. – I Speak Again

I.M.A. – I Move Again

È un’estensione di I Speak Again per pazienti con gravi disabilità motorie, che funge da interfaccia per sedia a rotelle motorizzata.
Mediante l’interfaccia Arduino opportunamente programmata, I.M.A. permette il movimento della sedia mediante eye tracking, cioè guidato dal solo movimento della pupilla, in modo da restituire una mobilità autonoma alle persone impossibilitate al movimento ed alla parola.

Per saperne di più: I.M.A. – I Move Again

Musical Instruments for Disabilities

Nell’ambito della partnership con l’associazione AccordiAbili, presieduta dal maestro Vincenzo Deluci, Informatici Senza Frontiere mette a disposizione il proprio know-how per progettare e realizzare strumenti musicali per persone con disabilità. Il primo progetto ha dato vita alla tromba elettromeccanica ELMECII, suonata dallo stesso maestro Deluci.

Per saperne di più: Musical Instruments for Disabilities

IoT: aiuto in casa per persone fragili

Il progetto realizza un sistema IoT – Internet of Things – a supporto della quotidianità delle persone fragili che vivono sole con l’obiettivo di migliorare l’esperienza di vita in casa riducendo i rischi di incidenti domestici, facilitando le comunicazioni con amici e parenti e semplificando la quotidianità sia per gli assistiti che per i famigliari/caregiver.

Per saperne di più: IoT: aiuto in casa per persone fragili

Paperboy/Strillone

È una applicazione progettata per smartphone, tablet e PC desktop, che consente alle persone non vedenti o con gravi problemi di visione di sfogliare il proprio quotidiano preferito, ad esempio, e ascoltare le notizie mediante la sintesi vocale integrata, utilizzando semplicemente i quattro angoli dello schermo.
L'applicazione è stata finalista al premio mondiale dell’ITU, agenzia delle telecomunicazioni delle Nazioni Unite ed è presente nel documento di stocktaking dell’intero 2014, come Best Practice adottata in Italia.

Per saperne di più: Paperboy/Strillone

Quadri tattili – Sensoltre

Il primo percorso multisensoriale al buio tra quadri tattili (opere di Giovanni Pedote in arte Giope, a cura di Emanuela Ferri) realizzato da ISF con l’ausilio della tecnologia NFC (comunicazione in prossimità).
Arte, Musica e Tecnologia si fondono in un percorso plurisensoriale, creando una nuova ed emozionante realtà espositiva.

Per saperne di più: Progetto quadri tattili – Sensoltre | www.sensoltre.org

Progetto SL@: sostegno psicologico online

Il progetto offre ai malati di SLA un sostegno psicologico online e un gruppo di auto mutuo aiuto attraverso internet in tutto il territorio nazionale. La rete permette di mettere in contatto persone lontane o con maggiori difficoltà comunicative/motorie, utilizzando il web.
I malati e familiari, in contatto tramite chat/piattaforma online, potranno ricevere sostegno psicologico senza spostarsi dalla loro abitazione.

Per saperne di più: Progetto SL@: sostegno psicologico online

TECH4SEE. Tecnologia digitale applicata alla formazione scolastica dei non vedenti di Beira, Mozambico

Il progetto nasce con la volontà di offrire ai ragazzi ospiti del Centro per non vedenti I.D.V. di Beira (Mozambico) maggiori possibilità di accesso alle lezioni scolastiche e di conseguenza maggiori possibilità lavorative. Il centro è gestito dal 2002 dai Padri della Congregazione del Sacro Cuore di Gesù e Maria e ospita 107 persone tra bambini, ragazzi e adulti non vedenti provenienti da tutto il paese. L’età media degli ospiti é tra i 5 e i 14 anni. Il Centro si occupa della formazione degli ospiti, attraverso attività che contribuiscono al raggiungimento della piena autonomia di vita.
Dal 2012 Informatici Senza Frontiere collabora con il Centro in loco e nel tempo ha avviato un’aula di informatica attrezzata con dispositivi digitali, come Ipad e MacMini, ha fatto formazione e realizzato una Biblioteca Virtuale. Attraverso un monitoraggio costante, ISF valuta lo stato delle attrezzature informatiche, segnalando eventuali necessità di riparazioni o sostituzioni, e segue l’avanzamento della formazione degli ospiti del Centro, insieme al supporto da remoto del project manager dell'Associazione, l'ing. Alessandro Domanico.

Per saperne di più: TECH4SEE. Tecnologia digitale applicata alla formazione scolastica dei non vedenti di Beira, Mozambico


Stefania Bergo

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Apprendimento online: 5 app imperdibili

Apprendimento online: 5 app imperdibili

Apprendimento online: 5 app imperdibili

Lifestyle Apprendimento online grazie alle nuove tecnologie: 5 app imperdibili per imparare a programmare, nuove lingue e social network marketing.

La tecnologia ha sempre ricoperto un ruolo importante per la nostra quotidianità, rendendo più accessibili molti servizi e prodotti. Se i più giovani sono praticamente nati con le nuove tecnologie, con le quali hanno una dimestichezza quasi innata, i meno giovani stanno comunque imparando a sfruttarle al meglio, per le attività più disparate. Il lockdown ha fatto da trampolino in questo senso: nei mesi passati, infatti, è stata registrata una crescita generale dell’utilizzo di dispositivi digitali pari al 35%, con una media di 6 ore trascorse davanti allo smartphone.
Si tratta quindi di un approccio che consente di usufruire di risorse praticamente infinite, e che oltre a semplificare alcune attività quotidiane (come spesa, cibo a domicilio, prenotazione di servizi) permette di ampliare anche le proprie conoscenze, tecniche e non. Ecco cinque applicazioni da non perdere per crescere dal punto di vista personale e anche professionale.

Coding: risorse utili per la programmazione

Gli appassionati di informatica possono dire addio ai corsi “vecchio stile”: se i manuali sono sempre assolutamente utili per approfondire più nel dettaglio alcuni processi, oggi è possibile fare pratica direttamente da smartphone, grazie ad app come Mimo, ad esempio. Da HTML a JavaScript, arrivando a Python, i linguaggi di programmazione possono essere appresi in maniera efficace e anche a piccole dosi, dedicando qualche minuto al giorno allo studio del coding. Oltre a Mimo, anche Encode è una buona app per imparare a programmare anche partendo da zero, rendendo il tutto più divertente e stimolante grazie alle mini “challenge”, che spingono a fare sempre meglio e ad applicarsi per ottenere risultati ottimali in un tempo sempre minore.

Lingue straniere: dai corsi ai vocabolari personali

Conoscere lingue diverse è una delle skill più richieste nel mondo del lavoro ma non solo: anche nella vita quotidiana, capire e riuscire a parlare e scrivere in una lingua straniera dà dei vantaggi innegabili. Babbel è una delle risorse più apprezzate da chi ha intenzione di intraprendere un percorso personalizzato per imparare una lingua straniera tramite app, ed è disponibile sia per dispositivi Android sia per iOS. Grazie al test iniziale si può capire da quale livello è meglio cominciare, per evitare di ripetere cose che si sanno già o di avviare il corso da un livello troppo avanzato per le proprie conoscenze attuali. In questo modo sarà possibile apprendere la lingua straniera che si desidera in maniera graduale e stimolante. Wordfolio è invece un’app che permette di arricchire il proprio vocabolario nelle lingue straniere. Disponibile solo per dispositivi Apple, dà la possibilità di aggiungere delle brevi note (utili per appuntarsi magari in che modo si pronuncia un termine) e di archiviare le parole che vengono memorizzate, così da non creare confusione e concentrarsi solo sui vocaboli nuovi.

Marketing e business: come fare i primi passi

Sono sempre di più i giovani interessati al mondo del marketing, anche per via della maggiore confidenza con i social network. Chi è affascinato da questo particolare ambito e vorrebbe saperne di più per sfondare in questo universo in costante crescita ed evoluzione può affidarsi alle risorse offerte da Google Primer per prendere lezioni di SEO, content marketing e digital advertising ad esempio. In questo modo è possibile non solo imparare le basi di business e marketing, ma anche affinare le proprie conoscenze linguistiche, poiché i termini tecnici usati esclusivamente in questi ambiti sono a volte piuttosto complicati da capire se non si mettono “le mani in pasta”.
Chi vuole accrescere le proprie conoscenze e magari espandere i propri orizzonti anche a livello professionale dovrebbe prendere in considerazione le app di cui abbiamo parlato oggi, in quanto consentono di imparare e approfondire nuove cose in maniera più dinamica e interessante, ma soprattutto accessibile.
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Essere mamma ai tempi di Instagram e TikTok

Essere mamma ai tempi di Instagram e TikTok

Essere mamma ai tempi di Instagram e TikTok

Lifestyle Di Valentina Gerini. Essere mamma nel 2020, al tempo di Instagram, Facebook e TikTok.

Sono una mamma e il mio ruolo oggi è molto diverso da quello di mia madre. Innanzi tutto oggi siamo mamme social, pubblichiamo (quasi tutte) la nascita del nostro pargolo e documentiamo la sua crescita fino all'età adolescenziale. Primo ruttino, foto della mano, un piedino, la bilancia che sale di peso, poi la prima pappa, i primi passi, e la prima volta seduto sul carrello della spesa, al mare Guarda come gioca con l'acqua, non ha paura, è tutto sua madre!, e poi il primo giorno di materna, le elementari, i compiti, la gita, le vacanze in famiglia, le medie... arrivati alle medie, periodo in cui, volenti o nolenti, i figli iniziano a chiedere (se non lo abbiamo concesso prima) uno smartphone, iniziano anche i primi battibecchi. Questa foto no, mamma, che ci sono preso male, non mi taggare per favore, non rispondere ai commenti dei miei amici... Insomma oggi, ai tempi di Facebook e, soprattutto, di Instagram, noi mamme siamo quelle che prima creano un album della vita dei figli in rete (in barba a tutte le violazioni di privacy possibili e immaginabili) e successivamente diventiamo spettatrici mute della loro crescita ed evoluzione virtuale.
Tutta questa esibizione, la mancanza di privacy, il fatto che tutti sanno dove stai o cosa fai, non spaventa i ragazzi. Perché loro sono nati e cresciuti nell'era dei social network. E sanno anche come escluderti dalle loro vite virtuali: ti tolgono la possibilità di vedere le storie, oppure ti oscurano un post, così tutti lo possono vedere tranne te. E ci dobbiamo arrabbiare? Alla fine è come quando noi escludevamo le nostre madri dai diari segreti, chiudendo lucchetti o scrivendo messaggi in codice...

Ma ora gli album di foto in Facebook e le storie su Instagram pare siano superate. È arrivato TikTok, cari genitori. 

Quando l'ho sentito nominare per la prima volta pensavo fosse una bevanda, tipo la Coca-Cola. Un TikTok, per favore, con ghiaccio, grazie. E invece no, si tratta dell'ennesimo social, dove anziché lunghi post o status (Facebook) o foto (Instagram) o brevissimi tweet (Twitter) o mini-video con orecchie da coniglio (Snapchat), si condividono brevissimi video. Non ci ho ancora capito nulla, lo ammetto, e questa mia mancanza mi priva della possibilità di comprendere i millennials che lo utilizzano.
Insomma non è facile essere mamma nell'era dei social network, ammettiamolo. Conciliare la propria vita social di donna con quella social di madre e stare al passo coi tempi richiede un grande sforzo... Ragazzi, è un lavorone! Che i figli, poi, possono trovare le nostre vecchie foto, immagini che ci ritraggono quando loro erano nelle palle di un destino ancora non scritto, e dire: Oh, mamma, però dici sempre che non si fuma e guardati qui con una bella sigaretta in bocca... ma è solo una sigaretta?! oppure Ah però! Che bella forma che avevi qui... quanto avevi bevuto? E i nostri insegnamenti, i nostri No!, i nostri Questo non si fa, sembreranno tutto fumo e niente arrosto ai loro occhi.

Credits: Your Best Digs
Valentina Gerini

Valentina Gerini
Amo viaggiare e dal 2008 sono assistente turistica, concierge e tour leader. Ho vissuto e lavorato all’estero, dove ho aperto la mente e il cuore. Ho una figlia e la porto in viaggio ogni volta che posso. Leggere e scrivere sono due mie grandi passioni. E siccome una ne penso e cento ne faccio, mi impegno a portare avanti il progetto Gli scrittori della porta accanto.
Volevo un marito nero, StreetLib - Collana Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione)
La notte delle stelle cadenti, StreetLib - Collana Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione).
Ponsacco-Los Angeles. Sulle tracce di Bruce Springsteen, StreetLib - Collana Gli scrittori della porta accanto.
Storie di una assistente turistica, PubMe - Collana Gli scrittori della porta accanto.
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Idee regalo last minute da acquistare con un click

Idee regalo last minute da acquistare con un click

Idee regalo last minute da acquistare con un click

Lifestyle Di Stefania Bergo. Per i ritardatari cronici, tante idee regalo last minute (second) da acquistare con un click anche la vigilia di Natale.

Invidio le persone organizzate, quelle che fanno liste per ogni cosa. Quelle che iniziano ad acquistare i regali di Natale a novembre, scrivono il bigliettino e nascondono tutto nell'armadio. E poi mettono i pacchetti in bella vista sotto l'albero almeno dieci giorni prima, con tanto di etichetta e nome del destinatario. E ovviamente, non scordano nessuno e per ognuno hanno pensato ad un regalo appropriato, sicuramente gradito.

Ritardatari cronici, benvenuti!

Io sono quella che fa le valige la sera prima quando ha un volo alle quattro del mattino per l'Africa e va al supermercato sempre senza lista della spesa. E quella che arriva alla vigilia che non solo non ha ancora acquistato tutti i regali, ma addirittura non li ha ancora pensati! Mea culpa. Ma credo di non essere sola in questo sottoinsieme di persone disordinate, ritardatari cronici, in eterno movimento per star dietro ai mille impegni, perché le idee sono sempre tante anche se il tempo pare restringersi come i panni usciti da un lavaggio sbagliato. E se stai leggendo questo articolo il 24 dicembre sei esattamente come me. Benvenut*, la pagina che stavi cercando è proprio questa!
Fermo restando che le idee regalo seguenti vanno bene anche per qualsiasi altra occasione, ecco qualche suggerimento pieno di fraterna comprensione per i ritardatari cronici del regalo, idee last minute da acquistare addirittura con un click, così da non dover implorare il celebre «negoziante» che ha «fatto parte dei Via Verdi». Idee regalo che oltre tutto hanno il vantaggio di non avere involucri o supporti di plastica, e in piena crisi ambientale non è certo un aspetto da sottovalutare.

La musica digitale: gli MP3.

La musica digitale è un'amica che ci tende la mano. Lo so, il vinile è romantico e irrinunciabile per i veri amanti della musica, ma gli MP3 offrono molte possibilità. Oltre a scaricare interi album dell'artista preferito, è possibile scaricare singole canzoni, in modo da creare playlist personalizzate di sicuro effetto, canzoni legate a momenti indelebili di una vita. Quale regalo più prezioso?
Acquistare musica digitale è semplicissimo: basta andare in uno store online, cercare il singolo brano o l'album e procedere con un semplice click. 
Per gli MP3 potete utilizzare Amazon, ad esempio. È possibile procedere con l'acquisto ed ascoltare la musica online direttamente dalla loro App, scaricabile anche su PC e smartphone Android per l'ascolto offline. Da qui, poi, è possibile scaricare ogni singolo MP3 sul proprio computer o inviarlo via mail. Quindi sta a voi scegliere: potete creare un CD personalizzato e avere quindi un supporto fisico da sistemare sotto l'albero, oppure inviare direttamente i brani a destinazione, magari inserendo nella email uno sfondo colorato o una bella immagine natalizia.
Per chi ha Apple, quindi un iPhone e un Mac, la cosa diventa ancora più semplice, poiché è possibile inviare i brani come "regalo" direttamente all'account iTunes del destinatario, come spiega Salvatore Aranzulla.

I libri digitali: gli ebook.

Premetto che sono un'amante della carta stampata, adoro il profumo di un libro, mi perdo nelle sue pagine annusandole, prima, e solo dopo leggendole. Ma non disdegno gli ebook, che offrono comunque molti vantaggi, primo fra tutti la possibilità di portare sempre con sé una vera e propria libreria in un supporto che ha dimensioni appena più grandi di uno smartphone. Un altro innegabile vantaggio è la possibilità di acquistarli per noi e per gli altri con un solo click, dopo aver consultato le opinioni di altri lettori, aver letto le recensioni online o essersi fatti consigliare da siti culturali come il nostro, per scoprire le nuove stuzzicanti letture del mese.
Al contrario di Amazon, alcuni store offrono la possibilità di regalare direttamente gli ebook al momento dell'acquisto. Su Ibs, ad esempio, oltre al tasto Aggiungi al carrello, c'è il tasto Regala: basta inserire l'email del destinatario, un messaggio, e l'ebook gli verrà recapitato. Lo stesso accade su Bookrepublic, scegliendo di regalare l'ebook in fase di checkout.
E perché non regalare tanti ebook degli Scrittori della Porta Accanto? Li trovate su Ibs, Bookrepubblic e Amazon, come la nostra antologia natalizia Ed è subito Natale — e non dimenticate di scrivere una recensione su Amazon o gli altri store, così farete un regalo anche all'autore del libro.

I buoni regalo digitali: le card.

Un'altra idea regalo last minute è un buono digitale da acquistare in diversi store online. Ne esistono di importi differenti, per tutte le tasche. Si acquistano con un click e si inviano via email al destinatario. Oppure si possono stampare su un cartoncino e infilare in un bigliettino, magari homemade. Le card non sono vincolate ad un determinato tipo di acquisto, a meno che non si tratti di siti specifici. Su Ibs ci sono le Happy-card, su Amazon ci sono buoni regalo anche stampabili con belle immagini natalizie. Ma ormai ogni rivenditore online dà la possibilità di acquistare dei buoni spesa da regalare direttamente online, quindi davvero c'è l'imbarazzo della scelta. Esiste addirittura il sito MyGiftCard che raggruppa tutte le card disponibili e acquistabili con un click, in modo da scegliere quale sia più adatta al destinatario del vostro regalo: si trovano buoni che vanno dai 5€ in su, per tutte le tasche, da spendere online o direttamente nei negozi, come i buoni Ikea, Q8 o Decathlon, ad esempio.

Abbonamenti con un click.

Chi è appassionato di cinema e serie TV, sarà sicuramente felice di ricevere in regalo abbonamenti o gift card di Sky, ad esempio, acquistabile direttamente sul sito scegliendo tra vari pacchetti promozionali, o di Netflix, Disney+, TIM Vision, Prime Video per guardare in streaming film, cartoni animati, serie, in TV, sul tablet o sullo smartphone.
Sul sito Abbonamenti.it, invece, si ha la possibilità di acquistare decine di abbonamenti a giornali e magazine, scegliendo di regalare solo la rivista di carta, solo la versione digitale o entrambe. I prezzi vanno da 6,99€ in su.
Un altro regalo gradito è sicuramente l'upgrade di un servizio online o di un'App all'abbonamento Pro o Premium, per chi utilizza già la versione base o gratuita, come, ad esempio, l'abbonamento Premium a Spotify.

Regali solidali: il Natale davvero buono.

Con un click non solo si fa un regalo ad un nostro famigliare o amico, ma si realizzano anche sogni. Si aiuta concretamente chi il Natale non si può nemmeno permettere di festeggiarlo oppure si dà una mano a guarire il nostro pianeta. Molti sono i modi per contribuire, personalmente o a nome di qualcuno.
Un Ospedale per Taharaka, associazione nostra partner, raccoglie fondi per aiutare un ospedale in Kenya, a Matiri. È possibile donare online con PayPal.
Ma sono molte altre le associazioni di volontariato che raccolgono donazioni da regalare, come Save the children, Medici senza frontiere o Unicef.
Con un click, dicevo, si può pensare anche all'ambiente, attraverso le cartoline solidali del WWF, ad esempio, o adottando un albero sul sito Treedom: l'albero verrà piantato in un paese in via di sviluppo e contribuirà a ridurre la quantità di anidride carbonica presente nella nostra atmosfera e ad aiutare la popolazione rurale locale.

Idea regalo last minute per tutte le tasche: un viaggio.

Finisco questa carrellata di regali last minute da acquistare con un click con i regali che preferisco, insieme a quelli solidali, da amante dei viaggi quale sono. Per chi ha un amico o un famigliare travelholic, come me, sappia che non c'è nulla di più bello di ricevere in regalo un viaggio: un biglietto del treno, un biglietto aereo, un soggiorno di un week end o addirittura di una settimana. Beh, alcuni regali non tutti se li possono permettere, chiaro, ma anche in questo caso ci sono soluzioni per tutte le tasche.
Perché non regalare un biglietto aereo o del treno? Sul sito Trenitalia, ad esempio, è possibile acquistare delle gift card prepagate da spendere in viaggi via terra su tutto il territorio nazionale. Fa lo stesso anche Ryanair, con voucher per volare su tutte le loro destinazioni usuali.
È possibile prenotare intere vacanze con un click, ormai lo sapete anche voi, su Booking o Airbnb, scegliendo un weekend in una capitale europea, una settimana in un resort o un appartamento – magari ai Caraibi – un po' più in là, o un incredibile viaggio di due o più settimane in giro per il mondo, insieme a voi o solo per il destinatario del vostro regalo. E credetemi, non c'è nulla che un amante dei viaggi amerà di più!



Booking.com



Stefania Bergo
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Nuovi media e nativi digitali

Nuovi media e nativi digitali

Nuovi media e nativi digitali

Lifestyle Di Angelo Gavagnin. Una serie di riflessioni sui nativi digitali e i nuovi media nate dalla lettura di La solitudine dei nativi digitali, di Giuseppe Riva, il secondo volume di una collana dedicata ai genitori, in edicola con La Repubblica.

Quella attuale (i nostri figli per intenderci) è definita una generazione digitale, per il nuovo rapporto che intrattiene con i media — possiamo definire medium ogni strumento che ci permette di comunicare senza essere faccia a faccia; dalla spiaggia, usando un medium, mandiamo messaggi a un amico che sta in montagna, per esempio —, molto diversa da quella dei propri genitori. Il ricercatore americano Marc Prenshy ha per primo introdotto il termine nativi digitali contrapponendolo a quello di immigrati digitali che siamo noi genitori, avendo imparato a usare le tecnologie digitali in età avanzata, (non siamo nati col cellulare in mano). La principale differenza tra i nostri figli nativi digitali e noi immigrati è che loro usano la tecnologia senza nessuno sforzo, noi invece dobbiamo pensare, capire, sforzarci. I nostri figli usano la tecnologia tutti i giorni senza lamentarsi, anzi spesso il problema è toglierli da davanti al computer, tablet, smartphone, perché ci stanno troppo volentieri e per troppo tempo.

La solitudine dei nativi digitali

La solitudine dei nativi digitali

di Giuseppe Riva
GEDI
Collana Genitori si diventa, in edicola con La Repubblica
Cartaceo 8,90€

Diversamente da noi che la usiamo con fatica, per i nativi digitali l'uso della tecnologia, cioè dei media, è diretto, immediato, divertente. Questa semplicità è dovuta al fatto che si sono creati degli schemi automatici, hanno modificato i loro processi cognitivi. Per esempio: noi guardiamo il cielo; è nero, pioverà, usciamo con l'ombrello. È uno schema che non ci ruba energia, è un automatismo, non ci serve attenzione. Questi nuovi strumenti: cellulari, tablet, computer, i nativi digitali li hanno visti dalla nascita perciò da subito si sono creati i loro schemi che adesso applicano senza pensare, senza sforzo.

È in atto anche un’evidente alterazione delle emozioni. 

I nativi digitali vivono i loro stati d’animo in modo diverso da noi. Pensate alla forza dei video che i giovani vedono di continuo e dai quali si nutrono di eccitazione e turbamenti. I media fanno vivere le emozioni tramite i neuroni specchio: vedere qualcuno che è vittima o attore di una qualche vicenda, attiva in noi le stesse emozioni del protagonista.
Un problema che può sorgere è la mancanza di consapevolezza delle proprie emozioni. Leggendo un messaggio senza vedere in faccia la persona si rischia di non capire la realtà del momento. Ricevere il messaggio «non stiamo più insieme!», è ben diverso dal guardare negli occhi l’altro che te lo dice. Basare troppo i rapporti sui media digitali può sfociare nell’incapacità di riconoscere le emozioni altrui o ingigantirle o minimizzarle. 
Ai nostri figli non è male consigliare di tenere un diario, scrivere cos'è successo durante la giornata serve a ricordare e analizzare. Sarà più facile rivedere le cause che hanno scatenato le proprie risposte emotive e legarle alle situazioni che le hanno generate. Caro vecchio diario.

Nuovi media: lo smartphone.

Lo smatphone si basa sul concetto di “manipolazione diretta”: con un tocco cambiamo pagina, apriamo un’app. Si basa sugli stessi semplici schemi motori che nella realtà ci permettono di toccare e spostare oggetti.
Anche un bambino di un anno lo sa fare, non deve imparare nessun sistema simbolico, tocca e muove gli oggetti. Non serve saper leggere o scrivere basta saper muovere le dita.
Ai bambini e ragazzi questi strumenti piacciono molto ma siccome è una tecnologia che ha appena dieci anni, non abbiamo studi sufficienti per saper rispondere a domande tipo: a che età è corretto far avvicinare i nostri figli a questa tecnologia? Senza studi specifici, ma intuitivamente come padre, mi sento di dire che mia figlia impara di più dal rapporto col mondo reale e ho la sensazione che il tempo trascorso davanti a un tablet o con il cellulare in mano sia tempo durante il quale non sta esplorando il mondo né usando i suoi sensi.

Esiste comunque tutto un mondo di APP interessanti.

Il cervello è composto da aree diverse: l’emisfero destro, emotivo, specializzato nella percezione delle immagini, e l’emisfero sinistro, logico, specializzato nella gestione dei processi linguistici. Uno degli obiettivi nella formazione del bambino è aiutarlo a integrare le due aree.
L’uso di alcune App, magari non in solitudine ma in presenza di un adulto o di altri compagni, può facilitare questa integrazione. Per esempio giochi che mescolano narrazione e interazione coinvolgono le due parti destra e sinistra.
L’attenzione dei genitori deve concentrarsi sul tempo, anche se a volte è difficile «togliergli il tablet o il cellulare di mano», anche magari perché il bimbo sta buono e ci lascia in pace a fare le nostre attività. Il rischio che il bambino corre è l’attaccamento, il rischio è che diventi l’oggetto su cui riversa le emozioni, i desideri e i bisogni. Un tempo l’attaccamento era riservato ai pupazzi e alle bambole. Anche l’orario è importante: mai usare cellulari e tablet di sera: eccitano e non fanno dormire.

Nuovi media: oltre al tablet e al cellulare c’è tutto un mondo di videogiochi. 

Attraverso il videogioco, il bambino e il ragazzo possono immedesimarsi in personaggi digitali ed essere diversi da ciò che sono nella vita quotidiana. Diventano “altri” mettendo in gioco aspetti della loro personalità, delle proprie credenze, della propria identità sociale che possono stimolare sia in positivo che in negativo.
Secondo lo psicologo americano James Paul Gee, l’identità reale del giocatore e quella virtuale del personaggio digitale portano alla creazione di una terza identità, quella proiettiva, che è il canale di trasmissione tra l’identità reale e quella digitale. Cioè riflette l’identità reale del soggetto e può far emergere aspetti diversi che nella vita quotidiana non hanno modo di manifestarsi.
Poi ci sono i giochi online: i ragazzi entrano in contatto con altri utenti. Ciò apre un mondo di nuove relazioni ma bisogna stare allerta, il giovane può cadere nella trappola di criminali che possono rubare i suoi dati per svolgere attività fraudolente. Comunque i videogiochi se usati correttamente possono essere efficaci strumenti per sperimentare identità e ruoli differenti.

Nuovi media: bisogna sempre controllare il tempo di utilizzo perché non diventi esagerato togliendo spazio allo studio e alle attività all’aperto. 

I consigli sono semplici:

  1. Scegliere i videogiochi più adatti all’età e all’esperienza.
  2. Non considerare il videogioco come una forma di parcheggio, definire una durata.
  3. Condividere l’esperienza del gioco digitale con i propri figli, discutendo sui risultati e anche sul significato del gioco.

Comunque due calci al pallone, con gli amici, a sudare sul campetto sotto casa, sarà sempre un ottimo incentivo per dimenticare per un po’ smartphone, tablet e videogiochi, naturalmente sia per i maschi sia per le femmine. Goooal!

Angelo Gavagnin
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