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In primo piano

[Cinema] "Il Piccolo Principe", recensione di Stefania Bergo




IL PICCOLO PRINCIPE

REGIA Mark Osborne  
PRODUZIONE Dimitri Rassam, Aton Soumache 
SCENEGGIATURA Irena Brignull 
ANNO 2015
DISTRIBUZIONE Lucky Red Distribuzione 
MONTAGGIO Carole Kravetz Aykanian, Matt Landon 
MUSICHE Hans Zimmer, Richard Harvey 

CAST (doppiatori ita)
Lorenzo D'Agata, Paola Cortellesi, Vittoria Bartolomei, Stefano Accorsi, Micaela Ramazzotti, Toni Servillo, Alessandro Gassmann, Alessandro Siani, Giuseppe Battiston, Pif, Angelo Pintus




Il Piccolo Principe: un cartoon di produzione francese per raccontare la poetica fiaba di Antoine de Saint-Exupéry. Una perfetta combinazione tra animazione e stop motion, per una storia adatta a grandi e piccini, ma soprattutto a chi non ha dimenticato.

Come il libro, anche il lungometraggio si presta a molteplici chiavi di lettura, a seconda dell’età dello spettatore e del suo vissuto. In ogni caso, è un film ricco di poesia, con una bella grafica che è parte integrante della storia, perché rende il senso di quanto narrato, alternando 3D a stop motion.
Il regista Mark Osborne riesce perfettamente nell’impresa di portare sugli schermi, traducendo in immagini animate, una favola intimistica il cui mantra intramontabile è addirittura paradossalmente contrario al supporto narrativo. L’essenziale, che notoriamente "è invisibile agli occhi", diviene infatti concretamente visibile e di immediato confronto con il superfluo o con l’errata interpretazione del costruirsi un futuro, che spesso i grandi fanno.



Il lungometraggio narra la storia di una bambina imprigionata in una vita programmata. 

La grafica digitale rende perfettamente la maniacale attitudine della madre e di tutti gli adulti in genere, di smussare l’individualità, omologando l’esistenza all’interno di strutture quadrate (anche mentali): le strade, le case, le piante, tutto è spigoloso, uniforme, noioso. Grigio. Le aiuole sono estremamente curate, le persone sempre pettinate e in abiti di rappresentanza, le stanze spoglie, i libri tutti della stessa dimensione. Pure i bidoni della spazzatura sono ordinati. Le auto rispettano rigorosamente le regole. Il quartiere dove traslocano madre e figlia è una successione discreta di quadrati tutti della stessa dimensione. Le strade sono rettilinee. Nulla è fuori dalle righe. Nemmeno il tempo, scandito dall’allarme della sveglia o dell’orologio digitale che la bambina porta al polso e che suddivide le sue giornate in impegni da onorare più che in momenti da vivere. Il suo “progetto di vita”, o meglio quello della madre, è frequentare una scuola che la prepari al successo, raggiungibile solo attraverso il duro lavoro. Non c’è spazio per il gioco, nemmeno per lei che ha solo nove anni. Non c’è tempo per i sogni, che in una parte onirica del film sono rappresentati da stelle rinchiuse in una gigantesca teca vetrata e sacrificate, polverizzandole, per dare energia a persone-fantocci seduti davanti a computer tutti uguali, in sterminati, inquietanti, uffici open space.


Nella vita della bambina, irrompe fortunatamente un aviatore, anzi, quel vecchio aviatore che da giovane ha avuto un incidente nel deserto e la fortuna di conoscere il Piccolo Principe. 

Un vecchio corpo, certo, ma che ha mantenuto intatta l’innocenza di un bambino, capace di vedere l’essenziale. La sua casa è un tripudio di toppe, assi accomodate e pericolanti, spinta verso il cielo, non smussata come quelle del vicinato. Sulla sommità, infatti, c’è una piattaforma con un telescopio, per sentire le stelle ridere. All’interno, ricordi "accumulati", come lui stesso dice, in una vita di viaggi e sogni. Il disordine regna sovrano nel suo giardino, così come i colori sgargianti, una natura lussureggiante, incolta, uccellini cinguettanti e la musica, vecchie canzoni francesi uscenti da un grammofono d’ottone.


L’incontro con la bambina avviene proprio attraverso le pagine della sua storia, della storia del Piccolo Principe, con i disegni originali di Antoine de Saint-Exupéry, come se uscissero dal suo intramontabile libro, tradotto in 253 lingue. Questa parte del film è decisamente più apprezzabile dagli adulti ed è il vero valore dell’opera cinematografica: stop motion e grafica cartonata, come se i personaggi fossero origami perfetti, creati con carta avorio dal profumo antico. Le parole dello scrittore fluiscono dai nostri ricordi di giovani lettori e ci riportano dialoghi ed eventi indimenticabili.
E forse la genialità di Mark Osborne sta proprio in questo, aver fuso la lettura con l’animazione: si passa dalle pagine intatte del libro alla storia della bambina che fa da contorno, da collante, rendendo il lungometraggio adatto sia agli adulti, nostalgici e sensibili, sia ai bambini, ormai abituati a storie alla Pixar, per intenderci. Oltre alla grafica, infatti, anche i ritmi si alternano: dalla lentezza rasserenante, ovattata, della poesia di Antoine de Saint-Exupéry, alle gag dinamiche della parte commerciale, in cui le protagoniste sono la bambina e la sua trasformazione.



In definitiva, questo lungometraggio interpreta fedelmente la storia originale ampliandola, rafforzando il messaggio che le pagine hanno sempre veicolato, che solo nell’età adulta si può comprendere, come tutte le favole, del resto.

"L’essenziale è invisibile agli occhi". "Non si vede bene che col cuore". Lasciamoci addomesticare senza temere l’abbandono, perché quello che ci resterà sarà una vita di bei ricordi, sarà "il colore del grano", saranno le risate delle stelle. La vita non deve essere una corsa al successo, in tristi città grigie dove tutti procedono a testa bassa, presi ad accumulare denaro, stelle, potere, per soggiogare piccole menti che hanno scordato di essere umani, inseguendo il triste miraggio di una vita agiata. Una vita che non lascia tempo per sognare, per creare legami col prossimo. Per vivere. Torniamo bambini, il che non significa essere incoscienti e immaturi, ma essere avventati quando serve, mantenere l’ingenuità e la freschezza di chi ha ancora il tempo di guardare il cielo, di chi vede anche la pecora, non solo la scatola che la contiene, o un elefante nello stomaco di un boa invece di un cappello. Non pretendiamo che i nostri figli crescano anzitempo, programmando la loro vita, vestendola con le nostre occasioni mancate o le nostre esagerate aspettative. Lasciamo che siano bambini il più a lungo possibile, riempiamo il soffitto della loro cameretta di stelle e le librerie di favole delicate, non pretendiamo che siano piccoli adulti di cui vantarci. E loro sapranno stupirci, saremo comunque orgogliosi di loro, anche se, invece di entrare in una scuola prestigiosa, saranno in grado di rilegare, con estrema abilità, le pagine di una vecchia storia, creando un bellissimo libro da regalare a un caro amico...


Un film dedicato ai bambini, che spesso alcune cose le sanno meglio dei grandi.

Ai grandi che non hanno scordato di essere stati bambini e che il mondo lo sanno vedere ancora a colori; ai grandi che non sono riusciti, nemmeno questa volta, a cogliere l’essenza delle cose e che non solo sono cresciuti ma, cosa peggiore, hanno dimenticato.
Un’ultima nota sul doppiaggio italiano. Toni Servillo è la voce perfetta del vecchio aviatore; Paola Cortellesi interpreta abilmente la mamma; mi sono piaciuti anche Lorenzo d’Agata e Vittoria Bartolomei nei panni rispettivamente del Piccolo Principe e della Bambina. Tra i personaggi minori anche Siani, Pif, Stefano Accorsi e Alessandro Gassmann. Unica nota stonata, forse, Micaela Ramazzotti, la voce della Rosa... un po’ fuori luogo il suo accento romanesco per il fiore di una favola francese.






Stefania Bergo
Non ho mai avuto i piedi per terra e non sono mai stata cauta. Sono istintiva, impulsiva, passionale, testarda, sensibile. Scrivo libri, insegno, progetto ospedali e creo siti web. Mia figlia è tutto il mio mondo. Adoro viaggiare, ne ho bisogno. Potrei definirmi una zingara felice. Il mio secondo amore è l'Africa, quella che ho avuto la fortuna di conoscere e di cui racconto nel mio libro.
Con la mia valigia gialla, StreetLib collana Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione).

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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