• Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scritri della accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto
  • Gli scrittori della porta accanto

In primo piano

#Fertilityday: l'altra fertilità, il lungo percorso della PMA. Di Tamara Marcelli

sogno-maternità-procreazione-medicalmente-assistita

Lettera aperta alla ministra Lorenzin in risposta al #Fertilityday: il lungo, tortuoso e doloroso, percorso della Procreazione Medicalmente Assistita, l'altra fertilità.

C'è un mondo diverso da quello che vivono le coppie che procreano senza difficoltà, magari dopo un rapporto incauto e non protetto. C'è un mondo di donne che si strazia per un bambino che non arriva, che sogna una famiglia del Mulino Bianco, che corre dietro a mille analisi, interventi chirurgici più o meno invasivi, che ingrassa per il cortisone e gli ormoni, che sopravvive ad un tragico aborto o ad una nascita troppo prematura e che non lascia scampo, ad una assenza di battito a tre come a nove mesi di gravidanza, che si annienta tra pasticche e punture di medicinali decisamente pesanti.
Vogliamo pensare anche a loro, cara ministra Lorenzin?
Vogliamo rendere meno dispendioso e doloroso un percorso tortuoso come quello della PMA (Procreazione Medicalmente Assistita)?
Vogliamo impegnare la Sanità pubblica per agevolare i controlli e le procedure, invece di pensare a quale sia il messaggio migliore per far riprendere la natalità nel nostro Paese?
I bambini non si trovano sotto i cavoli, né li porta la cicogna. Ci sono donne sfinite e disperate, vogliamo pensare un po' anche a loro? Grazie.

donna-maternita-figli-PMA-sogno

Si chiamava Claudia e aveva un sogno.

Uno di quei sogni totalizzanti, che non lasciano spazio intorno a sé.
Un sogno talmente grande da rischiare tutto per raggiungerlo, anche la vita.
Ci sono sogni che nascono da lontano. Improvvisamente ti travolgono e ne rimani prigioniera. E allora diventano il tuo oggi, il tuo domani. Il tuo Destino.
La decisione di trovare il mio bambino ad ogni costo non fu facile.
Dopo essermi documentata e guardata intorno per quattro lunghi anni, decisi che se volevo davvero “un altro noi” dovevo andare oltre.
Dovevo davvero mettere alla prova la mia forza di volontà, i miei nervi, il mio corpo e la mia storia d'amore. Sì perché in queste situazioni, in un percorso estenuante e tortuoso, l'amore o è forte davvero o si sgretola come creta al sole. Troppo intenso da sopportare...
Quando credi di non avere più forze per combattere, per sperare; quando hai toccato la disperazione più cupa, improvvisamente, riparti. Con una nuova luce negli occhi, spinta da una volontà che sembra essere arrivata da un altro pianeta, illogica, inspiegabile. È come se quella fiammella che pensavi fosse spenta, riprenda miracolosamente vita e arda come fuoco nelle vene.
È la forza di quel sogno. Quella che non ti abbandonerà mai.
Ti prenderanno per pazza, ma non sarà importante.
Gli ostacoli erano molti, ma bisognava essere costanti e, soprattutto, non mollare.
[...] La paura, anzi il terrore, del fallimento era sempre dietro l’angolo. A volte la notte mi svegliavo in preda alla convinzione che non ce l’avrei mai fatta. Non sarei mai stata mamma.
Scrissi una lunga lettera al mio bambino dei sogni: non ti aspetterò più.
Fu la reazione al mio primo fallimento. Un colpo incredibile. Anche se le probabilità di riuscita al primo tentativo super mirato non erano elevatissime, io, in cuor mio, ci avevo creduto con tutta me stessa. Fu dura. Un esame del sangue mi fece quasi illudere, ma solo per poco. Non lo dimenticherò mai. Valore 38.73 Beta HCG...

Chi non ha vissuto il percorso, lungo e tortuoso, della PMA non può comprendere fino in fondo cosa si viva, cosa significhi per una coppia, per una Donna.

percorso-PMA-gravidanza
La PMA è una strada, spesso in salita, sfiancante, che ti toglie il respiro ad ogni passo.
La PMA non è accanimento, non è un figlio a tutti i costi. È Amore, Amore allo stato puro. È la forma di Amore più consapevole e travolgente che possa esistere.
È sottoporsi a mille analisi, esami frustranti, invadenti.
È annullare tutto e guardare solo a quel sogno. È mettere se stessa in secondo piano, senza pensarci due volte. È rischiare di perdersi e non trovarsi più.
Il primo passo, tangibile e doloroso, fu quello della mia isteroscopia. Una lunga serie di prelievi del sangue ed elettrocardiogramma, qualche giorno prima.
Ero lì in ospedale, tra corridoi brulicanti di camici blu, verdi e bianchi. Un frastuono rimbombante in testa. Il caos fuori e il caos dentro. Ma davvero serviva fare tutte queste analisi, tutti questi controlli per poter avere il Mio bambino?
Come sempre, sembrava che tutte le donne incinte nel raggio di centinaia di km si fossero date appuntamento proprio lì, in quei corridoi, in quella caldissima mattina di maggio. Due stavano per partorire, altre dovevano fare l’amniocentesi e altre l’ecografia morfologica. Come al solito mi sentivo fuori luogo. Il disagio era evidente ma la forza che mi scoppiava dentro e che proveniva dal mio bambino dei sogni mi faceva affrontare tutto. Ero disposta a tutto.
Qualche giorno dopo mi sarei sottoposta a questo esame definito invasivo, una “isteroscopia diagnostica con sono-istero-ecografia”. In parole semplici dovevamo vedere come fosse la mia dolce cavità uterina e verificare se le mie nevrotiche tube di Falloppio fossero pervie. Vale a dire, appurare se avessi una seppur minima possibilità di rimanere incinta. Boom...

Il sogno ti stravolge perché è il sogno più bello che si possa immaginare.

È per quel sogno che si va avanti, nonostante le crisi, il malessere fisico, le lacrime ad ogni fallimento, ad ogni puntura sulla pancia dolorante e stanca, ad ogni medicina, ad ogni ennesima ecografia.
Al terrore che ti assale ad ogni controllo. All'incubo che tutto svanisca.
Alla paura infinita di non poter mai diventare Madre.
È guardare quei follicoli nel monitor e riconoscere follemente tuo figlio in prospettiva. E sorridere.
È sognare ad occhi aperti.
È soffrire, cadere pesantemente, ma rialzarsi. Sempre.
È tifare perché gli spermatozoi lenti, sbilenchi, ondeggianti, un po' storditi, si riprendano e vadano dritti alla meta.
È cure su cure, integratori naturali e medicinali all'avanguardia.
È la scelta del Centro migliore, quello in cui i medici non ti considerino solo un numero o un portafoglio più o meno gonfio.
Anche questo tentativo sfumò tristemente. La disperazione fu tale che credetti di ripiombare nel mio buio. Non credevo più a nulla. Non avrei avuto mai il mio bambino dei sogni. Laurence mi fu molto vicino. Anche lui ci aveva creduto, ma al contrario di me, era convinto che alla fine ce l’avremmo fatta. Io no. Io ero disperata e disillusa. Non mi sentivo capace di procreare. Quello per cui le donne nascono, io non sapevo farlo.
Forse era proprio destino.
Ma gli angeli esistono e ti aiutano a superare quegli ostacoli che ogni tanto cadono come massi e si frappongono tra te e il tuo sogno.
Il sogno è avere la prima foto di tuo figlio quando era solo tante piccole cellule che si moltiplicano...
Questi bambini sono bambini speciali, sono gocce di sogni cadute dal Cielo.
Sono il condensato di tutto quell'Amore sofferto, desiderato per anni, vissuto in ogni centimetro del tuo corpo.
Sono quel raggio di sole in fondo al tunnel.
È il percorso dell'anima che via via prende su di sé pezzi di vita persa qua e là, che la ricompone e la fortifica. Inaspettatamente.
È il percorso che ti renderà diversa dalle altre Madri, né migliore né peggiore, solo profondamente diversa.
E allora ringrazierai ogni attimo, ogni respiro, ogni battito di ciglia, ringrazierai il tuo Dio che ti ha permesso di vivere e soffrire per quel sogno. Quel sogno che ora vive miracolosamente dentro di te e che ti ha reso comunque una Madre.
Ringrazierai e pregherai, fino alla fine, lotterai fino in fondo, come una guerriera perché non c'è altro che ti faccia respirare. Non puoi farne a meno.
Non dimenticherai mai quel percorso, non dimenticherai mai né le lacrime né la gioia.
Non dimenticherai mai il tuo sogno. Fino a che non avrai l'incommensurabile Fortuna di poterlo finalmente stringere tra le tue braccia, guardarlo negli occhi e sentirlo urlare alla Vita.
È per quel sogno che si lotta, spesso con gli occhi rossi e la speranza come unica compagna di viaggio.
Perché senza un sogno non si può vivere.
E si può morire.

maternita-negata-PMA-gravidanza

Si chiamava Claudia e aveva un sogno.
Oggi siamo tutte Claudia.
Grande Donna, grande Madre che hai creduto nel tuo sogno, hai combattuto con tutte le tue forze, che non ti sei arresa.
Ora le tue piccole gocce di Cielo sono con te, per sempre insieme. Nell'eternità di un sogno più grande del Destino.

A Claudia, una di noi.

Tutti gli estratti sono del romanzo Il sogno dell'isola di Tamara Marcelli.


Tamara Marcelli
Artista poliedrica, eccentrica, amante dell'arte in tutte le sue forme. Una sognatrice folle. Ha studiato Lettere e Tecniche dello Spettacolo, canto e recitazione per oltre dieci anni e ha lavorato come attrice in alcuni importanti Teatri del Lazio. Scrive poesie, romanzi, testi teatrali, articoli e saggi.
Il blu che non è un colore,  Montag.
Il sogno dell'isola, Montag.

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
    Blogger Comment
    Facebook Comment
    G+ Comment

0 commenti:

Posta un commento

Ti è piaciuto questo articolo? Allora faccelo sapere, il tuo feedback è per noi prezioso, grazie!

Gli Scrittori della Porta Accanto Edizioni

"ChiaroScuro", silloge poetica de Gli scrittori della porta accanto

Collana Gli scrittori della porta accanto per StreetLib A dicembre 2016, il gruppo si affaccia all'editoria indipendente, appoggiandos...