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[Musica] Maracaibo, la storia vera di un tormentone senza tempo, di Stefania Bergo

maracaibo

Maracaibo di Lu Colombo, ritmo latino per la storia d'amore triste tra Fidel Castro e una trafficante d'armi cubana.

Maracaibo, mare forza nove. Fuggire sì ma dove?Zazà!
Alzi la mano chi non ha riconosciuto questa canzone. Mi rivolgo soprattutto a chi, come me, era adolescente negli anni '80... fine, anni ottanta, prego! O chi l'ha ballata durante qualche festa in spiaggia, negli anni a seguire, dato che ormai fa parte del nostro bagaglio musicale e sta ai balli frenetici e spensierati coi pedi nella sabbia e un mojito in mano, come Volare sta alla canzone melodica delle nostre mamme.
Maracaibo, cantata da Luisa Colombo (Lu Colombo), è una ballata d'amore avventuroso dal ritmo ispanico e parla delle peripezie di una donna, un’amante vera o presunta di Fidel Castro
Si narra la storia di Zazà, una ballerina cubana che si esibisce nuda in un locale, il Barracuda. In realtà, la danza è solo una copertura per i suoi traffici d'armi con Cuba. Lei, che ha una relazione segreta con Fidel Castro. Ovviamente, il nome Fidel è diventato Miguel, su pressione dei discografici, ma la canzone si riferisce proprio a lui, sì, sempre impegnato in Cordigliera da mattina a sera. E così, a Zazà (che io pensavo fosse solo una onomatopea per sottolineare il ritmo musicale), non resta che consolarsi con Pedro, che le fa provare l'ebbrezza del sesso trasgressivo sulle casse di nitroglicerina. Ma quando Fidel, pardon, Miguel ritorna dalla Cordigliera, le spara (ho un triste déjà vu su questa situazione...).
Lei riesce a cavarsela e fugge per mare, dove viene colta da una tempesta che fa naufragare la sua nave, spezzandone l'albero, anche se, secondo alcuni, il mare forza nove della canzone è in realtà un non ben identificato nemico che la butta tra i flutti. Come se non bastasse, viene pure morsa da un pescecane.
Ma lei, testardamente si aggrappa alla vita e la fa franca ancora una volta. 
Con un cambio di scena, la ritroviamo nella sua nuova vita finito il Barracuda, finito ballar nuda. La sua seconda occasione la vede ora maîtresse di un bordello, un gran salotto con 23 mulatte, una casa di piacere per stranieri, ingrassata fino a 130 chili per via dell'eccesso di rum e cocaina. L'unico ricordo della sua vita precedente, che esibisce solo a chi si rivela cortese, è il dente di pescecane che, chissà come, ha conservato.

Luisa Colombo era una studentessa di storia dell’arte, impegnata tra uno studio fotografico di Milano ed un posto da grafica in un giornale di musica, una vena artistica ereditata dalla madre chitarrista. 

Un’adolescente degli anni '80 che amava Bob Dylan, i Beatles e i Rolling Stones. 
Le sue canzoni avevano tutti titoli esotici, suggestivi, ricordi di viaggio o di posti che evocavano viaggi da sognare.
Lo stesso dicasi per Maracàibo (correttamente con l’accento sulla “à” del dittongo), il cui luogo fisico, un posto pieno di pozzi di petrolio, si trova in Venezuela
La scelta della melodia latina è venuta da sé, per la passione di Lu per le sonorità cubane e il folklore brasiliano e per l'intento di rendere la canzone “udibile” negli anni ’80, in cui spopolava una sorta di dance latina.
Propizio fu l'incontro con il fonico di Steven Spielberg, quello degli effetti speciali di E.T., che di Maracaibo curò la registrazione. E sempre in quella data, fatalità, conobbe Steve Hopkins, il produttore dei Bee Gees, che si prestò a suonare la chitarra nel pezzo.
Deve esserci stata una congiuntura astrale, quel giorno, un magma di stelle che per caso s’incrociavano: c’è qualcosa di magico, l’ho sempre creduto, in quella canzone.
Afferma Lu Colombo in un'intervista per Vanity Fair.
E infatti, il grande successo della cantante, che subito dopo lasciò la scena musicale per dedicarsi alla sua passione per le arti decorative, rimane Maracaibo, nonostante sia tornata alla canzone nel 2004 con L’uovo di Colombo, un disco dai toni swing, tra canzone d’autore e teatrale, uscito per la sconosciuta Trimurti Records.
Maracaibo, una apparentemente banale canzoncina orecchiabile, e soprattutto ballabile, che invece racconta la storia per certi versi triste, dell’affascinante Zazà, una donna che passò attraverso mille traversie, ma che alla fine ne uscì viva. Ingrassata, ma splendida. Una regina!

La prima versione, censurata!







Stefania Bergo
Non ho mai avuto i piedi per terra e non sono mai stata cauta. Sono istintiva, impulsiva, passionale, testarda, sensibile. Scrivo libri, insegno, progetto ospedali e creo siti web. Mia figlia è tutto il mio mondo. Adoro viaggiare, ne ho bisogno. Potrei definirmi una zingara felice. Il mio secondo amore è l'Africa, quella che ho avuto la fortuna di conoscere e di cui racconto nel mio libro.
Con la mia valigia gialla, StreetLib (seconda edizione).

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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