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In primo piano

Siria, i numeri e le cause della guerra civile, di Elisabetta Vittone e Roberto Pedron

Siria-guerra-civile

La guerra civile in Siria è scoppiata il 15 marzo del 2011, in seguito alle proteste contro il regime di Assad.

Il mio personale con la Siria martirizzata è avvenuto solo nel dicembre del 2013, due anni dopo l'inizio della guerra civile.
Se vogliamo indicarne una data d'inizio possiamo individuarla nel 15 marzo 2011, quando con manifestazioni pacifiche si iniziò a chiedere le dimissioni del presidente Baššār al-Asad e l'eliminazione della struttura istituzionale monopartitica del Partito Ba'th.
Questa guerra ha le sue radici in un episodio avvenuto il 6 marzo del 2011 a Dar'a, cittadina a sud del paese, quando un gruppo di ragazzini scrisse sul muro di una scuola alcune frasi rivolte al presidente Assad e qualche messaggio inneggiante la rivolta popolare. Il giorno successivo la struttura scolastica venne invasa da poliziotti e agenti dei servizi segreti che prelevarono una decina di giovani dei quali non si ebbero più notizie. Intanto, anche per quell'insensato dispiegamento di forze, il malcontento dilagò in tutto il paese e, alle ribellioni seguirono a stretto giro i “prelevamenti per interrogatori”.
Uno, dieci, cento.
Si arrivò così al 15 del mese quando, su tutto il territorio siriano, migliaia di persone scesero in piazza per protestare contro il regime di Assad. Queste proteste, però, furono particolarmente violente e culminarono negli assalti alle caserme per impossessarsi delle armi. A tali proteste, l’esercito rispose altrettanto violentemente.
Violenza che genera violenza, arrivarono gli spari sulla folla, iniziò la guerra civile.

I drammatici numeri del conflitto.

Certo è che nessuno poteva allora immaginare che cinque anni dopo il conflitto sarebbe stato ancora in corso, con conseguenze devastanti per la nazione e centinaia di migliaia di morti: la guerra civile si è infatti internazionalizzata con il coinvolgimento di grandi potenze e vari attori regionali.
L'Osservatorio siriano dei diritti umani (Osdh), che dispone di una vasta rete di fonti in Siria, ha accertato 271.138 morti ad inizio 2016. Tra loro ci sono 79.106 civili, cifra che comprende - secondo un bilancio aggiornato al 23 febbraio 2016 - 13.500 bambini e 8.760 donne. Non sono invece incluse le migliaia di dispersi dei quali si ignora la sorte, gli oppositori nelle carceri del regime e i membri delle forze lealiste catturati dai ribelli e dai gruppi jihadisti, tra i quali lo Stato Islamico.
Secondo un'organizzazione umanitaria siriana, 177 ospedali sono stati distrutti e circa 700 membri del personale sanitario uccisi dal 2011. L'ong francese Handicap International ha riferito di un milione di feriti (dati aggiornati al 7 marzo 2016).
In un Paese che aveva 23 milioni di abitanti prima della guerra, 13 milioni e mezzo di persone hanno subito dei danni a seguito del conflitto, secondo l'Onu (dati aggiornati al 12 gennaio 2016).

"Almeno 250 mila bambini vivono in condizioni di brutale assedio in zone [...] divenute veri carceri a cielo aperto", ha denunciato l'ong Save the Children (marzo 2016).

Più di 450 mila persone sono al momento sotto assedio in Siria, secondo l'Alto commissariato delle Nazioni Unite ai diritti umani.
La guerra ha inoltre spinto 4,7 milioni di persone a fuggire dal Paese, «la più grande popolazione di rifugiati per un solo conflitto in una generazione», ha affermato nel luglio 2015 l'Alto Commissariato dell'Onu per i rifugiati (Unhcr).
Questi rifugiati devono far fronte alla povertà, a problemi di salute e alle tensioni crescenti con le comunità locali dove vivono in strutture provvisorie e condizioni molto difficili. La grande maggioranza di rifugiati siriani si trova ancora nei Paesi della regione, ma sono sempre di più quelli che raggiungono dei Paesi lontani dopo un viaggio rischioso e incerto.
La maggioranza delle infrastrutture è stata distrutta. I sistemi di istruzione e sanità sono in rovina. Nel 2015, una coalizione di 130 ong ha denunciato che la Siria vive in pratica senza luce, visto che a causa della guerra l'83 per cento della rete elettrica non funziona più.

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Una poesia per invocare perdono: "Togliete i bambini dalla guerra e portateli a casa mia" di Anna Del Buono d'Ondes.

Questi le cause e soprattutto i numeri per permettervi di entrare nella situazione, prima di condividere con voi una poesia di Anna Del Buono d'Ondes che mi ha preso il cuore, anzi no, che dal mio cuore sembra uscita, e che voglio condividere con voi.

Togliete i bambini dalla guerra e portateli a casa mia,
cucinerò per loro pane caldo da mordere.
Li laverò uno ad uno, facendo scivolar via dal loro sguardo la polvere delle bombe.
Pulirò ogni ferita con baci d'amore, e la curerò con risate spensierate.
Portateli tutti a casa mia, anche se vi sembra che non possano entrare....
i bambini sanno stringersi e aiutarsi
e io li conterrò tutti, nessuno escluso.
Al mattino anziché scavare tra le macerie,
mi aiuteranno a scavare le patate nell'orto, a raccogliere pomodori e uva.
Togliete i bambini dalle guerre, e portateli tutti a casa mia,
canterò per ognuno una ninna nanna diversa,
ad ogni volto un bacio della buonanotte,
Ad ogni piccola mano un dito a cui aggrapparsi,
Ad ogni silenzio impenetrabile, il ricordo di Mamma.
Aiutatemi.
Aiutateli.
La pelle grigia si tingera' di rosa
....e poi forse,
solo dopo,
chiederemo Perdono a Tutti Loro.

Appena l'ho letta l'ho amata immensamente, ed ho contattato l'autrice per chiederle il permesso di pubblicarla sulla pagina facebook del Comitato Mahmud, sia in italiano, sia nella mia traduzione in inglese, per raggiungere più cuori possibile.
Ne ho fatto, con amore immenso, la traduzione, come fosse quella ninna nanna da cantare a ciascun bambino, come se ad ogni parola corrispondesse una ferita curata.

Remove the children from the war and take them to my home,
I'll cook for them warm bread to bite.
I will wash them one by one, letting the gunpowder of bombs gliding right over their eyes .
I'll clean every wound with kisses of love, and heal them with happy-go-lucky laughter.
Take them all to my home, even if you think they cannot enter ....
children know how to squeeze in and help each other,
and I will hold all of them, every single one.
In the morning instead of digging into the rubble,
they will help me to dig potatoes in the garden, to pick tomatoes and grapes up.
Remove the children from the war, and bring them all to my home,
I'll sing for each a different lullaby,
to each face a good night kiss,
to each little hand a finger to cling to,
to each impenetrable silence, the memory of Mom.
Help me.
Help them.
Grey skin will dye pink
.... and then maybe,
only after,
we will ask for Forgiveness to all of them.
Translation by Elisabetta Vittone, approved by the author
All rights reserved - © copyright

La fotografia di Roberto Pedron, completa  lo scenario dei nostri cuori dolenti e innamorati.

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Elisabetta e Roberto
Presidente e vicepresidente del Comitato Mahmud, ente no profit di Torino; deve il suo nome al piccolo profugo siriano di cui per primo si occupa, tutelandone la salute. Si pone come obiettivo la realizzazione di progetti volti a restituire ai bambini ed alle bambine che versino in gravi condizioni sanitarie e/o ambientali il futuro a cui hanno diritto, in qualunque parte del mondo essi si trovino.

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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