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In primo piano

L'intelligenza delle piante, di Angelo Gavagnin



Se pur intesa in senso lato, quante forme di intelligenza esistono? Siamo certi che quella umana sia la più eccelsa? Eppure le piante abitavano la Terra prima di noi. E a noi sopravvivranno. 

Mentre scrivo, gli esseri umani sul nostro pianeta sono più di sette miliardi e in continua crescita, tanto che la proiezione per il futuro prevede che saranno circa dieci miliardi nel 2050. Forse qualcuno di noi non ci sarà più, ma non mettiamo limiti alla provvidenza, per chi crede, e alla ricerca scientifica per gli altri. 
Dove prenderemo il cibo e l'acqua per dieci miliardi di persone?
Chi ci sarà dovrà risolvere questo e diversi altri problemini legati al numero della popolazione e il mio augurio è che nella quantità possa esistere anche qualcuno di qualità, così da poterli risolvere, magari senza l'uso delle guerre e delle armi, che a fare questo siamo capaci tutti. Comunque vada, il nostro bel pianeta sopravviverà a noi, nonostante pensiamo di essere essenziali e al centro di tutto, solo perché evitiamo di guardarci intorno. 
Pensiamo un momento al mondo vegetale. Ci sono piante che vivono migliaia di anni: un Pinus Longaeva avrebbe tutto il diritto di chiederci in cosa consista tutta la nostra presunta intelligenza se in tanti secoli e millenni di evoluzione abbiamo imparato a rimanere in vita mediamente soltanto per ottant'anni. E questo, nonostante possediamo svariate maggiori potenzialità rispetto al mondo vegetale. Per esempio, noi godiamo della mobilità: se incontriamo un problema in un determinato posto ci spostiamo da un'altra parte. Invece, le piante sono costrette a difendersi in loco, devono continuamente “inventare” qualcosa per salvare la specie senza mai scappare e ci riescono pure. Pensate un po' che intelligenza! La nostra, in confronto, fa ridere i polli.
Per riprodursi a loro basta un semino nemmeno più di tanto interrato. Non devono corteggiare, andare a cena fuori, innamorarsi e poi andare d'accordo con i suoceri, beate loro! 
E non pensiate che siano insensibili. Le piante sentono, hanno emozioni, hanno pure delle strategie di vita. Ho letto che se mettiamo due piante di fagioli di Lima vicino a un bastone piantato per terra, queste, che per crescere bene devono arrampicarsi, faranno ogni sforzo per guadagnare il bastone, ma solo la prima che ci arriverà sarà la vincitrice. L'altra pianta si arrenderà e cercherà un'altra soluzione.
Tanto per dire che la nostra visione dell'intelligenza è limitata a ciò che serve a noi, non abbiamo rispetto per le  intelligenze altrui. 
Le piante ne sopportano di tutti i colori da noi umani. Provate a immaginare se potessero parlare! Per esempio, cosa mi direbbe quella quercia? Mi direbbe: «scemo, guarda che sono un faggio!»
Scherzi a parte, noi potremo anche estinguerci, soprattutto se continueremo nella nostra stupidità, ma la bella notizia è che qualche semino di sicuro ci sopravviverà, non credo riusciremo a tostarli tutti. Se continueremo a usare male la nostra intelligenza faremo la fine dei dinosauri e toglieremo il disturbo, lasciando il pianeta ai vegetali che se lo meritano di più. 
E se qualcuno di voi, in qualche modo, sarà destinato a rimanere o a rimettere piede sulla terra, avrà il privilegio di godersi finalmente la sua pace e la sua  bellezza. Ma non si porti il telefonino, tanto non prenderà.

Angelo-gavagnin

Angelo Gavagnin
Ho lavorato al Porto di Venezia, un lavoro che mi lasciava periodi di libertà che ho usato per viaggiare in Thailandia, Malesia, Sri Lanca, ma anche Cuba e Santo Domingo. Sono stato varie volte in India. Ho conosciuto il Maestro Indiano Osho e ho assistito alla sua cremazione tra canti e balli. Sono diventato papà all'età nella quale di solito si diventa nonni e così sono finiti i viaggi e mi è venuta voglia di scrivere.
Non sono nato e mi sento molto bene, IlMioLibro.

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Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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