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In primo piano

[Viaggi] 10 (insoliti) motivi per visitare New York, di Andrea Pistoia

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Dieci buoni (insoliti) motivi per visitare New York, metropoli caotica ed immensa, ricca di angoli di poesia e pace, maestosità e imponenza, creatività e follia.

Perché proprio lei? Perché andare a visitare questa città e non un’altra? 
Bè… Uhm… Innanzitutto perché... cavoli, ragazzi, stiamo parlando di New York
Al di là di quanto vi possa venire l’orticaria ad immergervi in una metropoli caotica ed immensa, ciò non toglie che aver passato tutta la vita a guardare film e telefilm aventi questa città come ambientazione la renda una meta quasi obbligata. È innegabile, quindi, avere una curiosità di fondo (grande o piccola che sia, ma pur sempre presente). E poi, ammettiamolo, New York per un occidentale è come la Mecca per i mussulmani: almeno una volta nella vita la si deve visitare!
Di lei si sa di tutto e di più, sappiamo quali siano i monumenti e i musei da visitare e quali siano le tappe obbligate da fare (Central Park, la Fifth Avenue, Times Square, la Statua della libertà, il ponte di Brooklyn). Ma cosa è che non sappiamo? Quali sono i 10 motivi più insoliti per cui vale la pena visitare la Grande Mela? Cosa vi ho trovato io di così (più o meno) inaspettato? Leggete e scopritelo!

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10 buoni motivi per cui vale la pena visitare New York.

  1. Le dimensioni della città.
    Non basterebbe un anno intero per visitarla tutta. Non solo a causa dei mille e più monumenti che offre ma anche per quei piccoli angoli di poesia e pace, maestosità e imponenza, creatività e follia, che arricchiscono una città già ricca di suo. E tra opere di eccentrici pittori o di semplici commercianti che hanno voluto dare un tocco originale alla propria attività, si trovano anche luoghi che per i fan di certi film cult degli anni ottanta sono una tappa essenziale, da toccare con mano.
  2. Gli artisti di strada. 
    Ovunque si trovano persone che allietano la giornata suonando, ballando, rappando o più semplicemente condividendo con i passanti ciò che sanno fare meglio. Sono relegati al ruolo di artisti di strada ma mantenendo una propria dignità e voglia di esibirsi. Senza contare che alcuni di loro darebbero filo da torcere a coloro che calcano le scene dei teatri più rinomati.
  3. La stravaganza
    Tutto è esagerato, portato all’estremo e fuori dagli schemi.
    Avete presente quando guardate un film di azione e pensate: ‘E’ proprio un’americanata’? Poi andate a New York e vi accorgete che… bè, il film corrisponde alla realtà! Da noi c’è un grattacielo alto duecento metri? Loro ce l’hanno di cinquecento. Noi abbiamo un negozietto di caramelle di due metri quadri? Loro hanno un negozio di cento metri quadri, su due piani, straripante di centinaia di gadget e di dolciumi. E il tutto per un monomarca!



  1. La polizia. 
    Poliziotti che, alla faccia dei luoghi comuni sul “con loro non si scherza” e sul “sempre pronti ad usare modi bruschi per ottenere le cose” (ehi, siamo cresciuti con i polizieschi americani: non potete farcene una colpa!), sono più umani, sensibili e gentili di tanti pacifisti nostrani. Infatti, quando si ha bisogno di qualcosa (fosse anche solo un’indicazione) sono i primi a venire in aiuto, offrendo una mano e un sorriso amichevole.
  2. L'arte. 
    Scorgere delle vere e proprie opere d’arte, ovunque rivolgi l’attenzione. Che sia in una stazione della metropolitana o su un palazzo di un quartiere decadente, c’è sempre qualcosa che toglie il fiato e che spinge a fare foto su foto, dimostrando quanto ci siano più opere nascoste (e sconosciute ai più) meritevoli di essere scoperte ed immortalate di tante opere ritenute capolavori da fantomatici critici.
  3. Gli italiani. 
    Trovarvi così tanti italiani. Non solo giovani affascinati dal sogno americano ma anche uomini di mezza età e donne felicemente pensionate interessate ad ammirare una metropoli con la “M” maiuscola. Spuntano ovunque: dai monumenti più gettonati ai fast food, dalle strade più caotiche alle viuzze più isolate, dai parchi che trasudano quiete a Times Square nell’ora di punta. Ovunque, eccetto alla New York Public Library, la libreria più grande della città. Coincidenza? Non credo proprio.


  1. Ground Zero.
    Sono passati ormai anni ma l’undici settembre lo si respira ancora nell’aria. Non solo perché a Ground Zero si trova sempre qualche fiore incastonato tra i nomi delle vittime presenti sul bordo delle due vasche realizzate in loro onore ma anche in giro per la città, a testimoniare coloro che hanno perso la vita per salvare eroicamente completi sconosciuti. E sono tanti, troppi. Ecco perché chi è stato loro amico, collega o parente li ricorda così, con una targhetta commemorativa o un messaggio ai posteri. Per non dimenticare.
  2. La bandiera americana. 
    Questo sfrenato senso di patriottismo che permea ogni cosa, dai grattacieli ai luoghi di culto, dalla metropolitana ai chioschetti di hotdog, dai monumenti classici ai negozietti di souvenir. Un patriottismo che nel nostro paese è un lontano ricordo (eccetto durante i mondiali di calcio…) ma che in America è una forma di vanto e di forza (con i pro e i contro che inesorabilmente ne derivano).
  3. Usi e costumi americani. 
    Ciò che in Italia non mi aspetterei mai di trovare, qui sono all’ordine del giorno dato che “Paese che vai, usanza che trovi”. Ecco perché non mi resta che accettare questo paese ricco di opportunità ma anche di contraddizioni, le quale hanno la loro degna capitolazione in certi cartelli affissi fuori dai monumenti e dai locali. 
  4. Le persone.
    Persone strambe e folkloristiche, locali assurdi e oggetti inaspettati sono un marchio caratteristico di questa città. Ma ci sono cose che le superano tutte e per questo stupiscono piacevolmente, strappando un sorriso. Certo, avranno anche un senso di essere o una loro comprovata utilità, ma certo è che mi sorprende vedere, tra grattacieli enormi, ragazze con abiti griffati e Maserati come se piovessero, certi paradossi al servizio della legge o della comunità.

Cosa ascoltare a New York?

Quale canzone sceglierei per descrivere questa città? Ce ne sono a bizzeffe che calzerebbero a pennello, ma se ripenso a New York, la prima cosa che mi viene in mente e che mi ha toccato nel profondo è Ground Zero. Sfiorando sulle due vasche, ovvero ciò che resta delle torri gemelle, i nomi di coloro che hanno perso la vita in quell’attentato non posso che concludere come, a prescindere che sia una vittima dell’11 settembre o di Auschwitz o di un villaggio africano dimenticato da Dio e dai mass media, strappare una vita innocente sia sempre una sconfitta per l’intero genere umano. E come queste stragi non ci abbiano mai veramente spronato a elevarci per rendere il mondo un posto migliore. Forse perché non poniamo mai le domande giuste e di conseguenza non troviamo neppure le risposte adatte per considerarci finalmente tutti figli della stessa Terra. Ecco perché ho scelto "Where is the love?" dei The Black Eyed Peas.



Cosa leggere a New York?

Quanti sono i romani che parlando di questa città? Tantissimi. Lasciando da parte la storia e gli eventi, per celebrarne la sua dinamicità e, a volte, frivolezza, suggerisco "I love shopping a New York" di Sophie Kinsella. Perché, in fondo, chi è che non amerebbe fare shopping a New York?

I-love-shopping-a-New-York-Kinsella

I love shopping a New York

di Sophie Kinsella
Mondadori
ISBN 978-8804667469
cartaceo 10,20 €

Per Becky Bloomwood la vita non potrebbe essere migliore: ha un fidanzato che la adora e un entusiasmante lavoro come consulente in una trasmissione televisiva, e sta anche scrivendo il suo primo libro. E come se ciò non bastasse, le si offre la possibilità di trasferirsi a New York. È l'occasione che aspettava da anni, l'inizio di una nuova vita, l'avverarsi di un sogno. Becky non sta più nella pelle: il Museo d'Arte Moderna, il Guggenheim... e soprattutto le mille luci sfavillanti dei negozi. Bloomingdale's, Tiffany, la Quinta Avenue: ovunque ci sono offerte sensazionali. Basta comprare solo quello che serve, questo è il suo motto. Certo che quando si tratta di un vero affare...

Andrea-Pistoia

Andrea Pistoia
Nasco in una solare giornata di luglio a Vigevano. A dodici anni scoppia l’amore per la letteratura. Affronto la scuola come un condannato a morte. In compenso la mia cultura extra-scolastica cresce esponenzialmente. Dopo due anni vissuti a Londra, torno in Italia come blogger, giornalista, recensore di fumetti e sceneggiatore di un fumetto online per una nota casa editrice. Chitarrista dei ‘Panama Road’, direttore editoriale di una fanzine online.
Ancora e mai più (nelle mutande),

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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