Gli scrittori della porta accanto

Elena Genero Santoro presenta: L'occasione di una vita

Elena Genero Santoro presenta: L'occasione di una vita

Presentazione Libri Intervista a cura di Silvia Pattarini. Elena Genero Santoro presenta: L'occasione di una vita (Pubme – Collana gli scrittori della porta accanto): «Domina la trama un amore in crisi, ma è anche una storia al femminile di ordinaria e straordinaria violenza di genere».

Elena Genero Santoro è nata a Torino nel 1975, dove attualmente risiede con il marito e i figli. Lavora come ingegnere per l’industria automobilistica e si occupa di conformità del prodotto alle normative europee in ambito ambientale.
Ama viaggiare e conoscere persone che vivono in altri Paesi. Ha praticato ginnastica artistica, ha avuto esperienze teatrali a livello amatoriale, ama cantare. Si diverte anche a cucinare, ma non chiedetele di bagnarvi le piante se andate in ferie. È convinta che nella vita oltre al talento serva la tenacia.



L'occasione di una vita

di Elena Genero Santoro
PubMe – Collana Gli Scrittori della Porta Accanto
Romance
ISBN 979-1254580981
cartaceo 15,00€
ebook 2,99€

Sinossi

«Spiegami, a che serve darsi da fare se poi basta un imprevisto e va tutto a rotoli? Questi due anni con te sono stati bellissimi, ma hanno comportato anche numerosi sacrifici da parte mia. Sono venuta a vivere a Londra perché tu hai deciso di abbandonare l’Italia, mi sono adattata a numerosi cambiamenti. Ho fatto tutto con amore e non ti rinfaccio niente. Ma poi è capitata questa cosa, e non so se ho il coraggio di ricominciare a lavorare su me stessa, pensando che a un certo punto qualcos’altro potrà scombinare le carte»

Una grande storia d’amore che rischia di andare in frantumi, la bizzarra volontaria di una casa di accoglienza che vuole portare le sue aspirazioni glamour e l’alta moda tra le donne che fuggono da una situazione di violenza, lo sfottò amaro a un certo tipo di TV spazzatura che lucra sulle disgrazie della gente.
In sottofondo, tanto sentimento che cerca il modo giusto per essere espresso.


L'autore racconta



Diamo il benvenuto a Elena Genero Santoro. L’occasione di una vita non è il primo romanzo che hai pubblicato, vero?

Buongiorno Silvia e ti ringrazio per questo spazio dedicato al mio libro. Dici bene, in effetti di romanzi ne ho pubblicati in tutto 13, compresa questa seconda edizione di L’occasione di una vita, sequel diretto del mio primo romanzo, che è Perché ne sono innamorata e che dà il via a un’intera saga.

A quale genere appartiene? Raccontaci brevemente la trama.

Quando ho scritto Perché ne sono innamorata ero convinta di scrivere un romanzo rosa. In realtà il risultato sta a metà tra il romance e il romanzo sociale. In Perché ne sono innamorata racconto anche una storia di abusi verso le donne. Con L’occasione di una vita questo miscuglio di generi si è manifestato in modo ancora più forte. Se da una parte domina una storia d’amore in crisi, dall’altra si parla ancora di vita al femminile, di problemi quotidiani, di ordinaria e straordinaria violenza di genere. In più la trama che riguarda Ljuda ha una connotazione satirica.


Il romanzo tocca tematiche importanti, talvolta crude, come l’aborto, la violenza sulle donne e la convivenza con una malattia particolare: l’emofilia. Come ti sei documentata su questi temi scottanti? Hai dovuto eseguire ricerche particolari?

Partiamo dall’emofilia. Il mio protagonista, Patrick, ci convive dalla nascita. In L’occasione di una vita, in verità, non gli dà molto fastidio, ma il poveretto incappa sempre in qualche disavventura, proprio nei momenti cruciali della sua vita. Non vi anticipo nulla, chi è curioso leggerà i libri successivi. Sull’emofilia, prima di scriverne, mi ero documentata parecchio, leggendo documenti, studiando i protocolli di intervento per emofiliaci in caso di problemi rilevanti e, soprattutto, chiedendo consulenza ad amici medici. Tuttavia mi andava di creare un personaggio, Patrick, che fosse per certi versi principe azzurro, ma imperfetto. Era bello e pure simpatico… doveva avere almeno un “difetto”, una fragilità irrisolvibile, altrimenti saremmo caduti nell’irrealtà e non era il mio obiettivo.
Sulla violenza contro le donne ho un certo background dovuto a esperienze varie, ma nella fattispecie l’innominata “Casa di Accoglienza” di Massimo e le storie che essa accoglie, riprende un po’ l’attività di altre strutture che conosco a Torino che si occupano di situazioni simili a quelle che ho descritto io. Sono associazioni serie, che combattono lo sfruttamento della prostituzione, aiutano le madri in difficoltà, organizzano i doposcuola e tengono corsi di italiano per gli stranieri per aiutarli ad integrarsi.
Per quanto riguarda l’aborto… Una chicca: quando ho scritto L’occasione di una vita ero incinta del mio secondogenito e l’aborto era ciò che più temevo in quel momento. Mi domandavo: e se capitasse, come ne verrei fuori? Rassicuro tutti dicendo che poi la mia gravidanza è finita nel migliore dei modi, ma l’angoscia che provavo all’idea di un’interruzione accidentale e prematura era nitida e talmente chiara che chi ha vissuto davvero questa drammatica esperienza si è ritrovato in ciò che ho scritto. E, comunque, ci ho messo dentro il vissuto di tutte le amiche che hanno fatto i conti con un evento del genere e che hanno voluto condividere la loro esperienza con me.

Quanto ti ha coinvolto intimamente la stesura di L'occasione di una vita? C’è qualcosa di autobiografico, magari nei personaggi femminili?

A parte l’ansia per la gravidanza, di mio in questo libro c’è poco. Ci sono tre filoni narrativi che riguardano tre giovani donne molto diverse tra loro e alle prese con questioni talvolta serie, in altri casi tragicomiche. Tuttavia non mi riconosco né in Futura, che è introversa e a volte un po’ troppo rigida, né in Manuela che è mossa da alti ideali ma non fa un passo se non è vestita griffata. E che dire di Ljuda, che si caccia nelle situazioni più improponibili, tipo partecipare a un Reality contro il parere del marito?? Con Ljuda mi sono divertita parecchio… Comunque si tratta di donne, e per questo, pur non identificandomi con nessuna di loro, le sento un po’ come sorelle.

Che tipo di lettori ambisci conquistare?

Il libro è rivolto a un target femminile, ma è stato apprezzato soprattutto da quei lettori, anche uomini, che hanno colto l’ironia di certi passaggi. La satira che faccio a un certo tipo di televisione, che pur di fare audience lucra sulle disgrazie personali dei poveretti in cerca di un quarto d’ora di fama e di un po’ di soldi, non è nelle corde di tutti. Anche se il filone principale resta la questione della gravidanza indesiderata, dell’amore interrotto e della motivazione per tornare a vivere.

C’è qualche messaggio particolare che speri di comunicare attraverso questo romanzo?

È una storia di donne per le donne. C’è un grande dolore, c’è del rancore, ma poi c’è una rinascita. Tutto verrà spiegato, gli equivoci saranno risolti ma, soprattutto, Futura e Patrick inizieranno ad “andare oltre” quando cominceranno a condividere tra di loro la sofferenza che provano, a non nasconderla e a metterla in comune. Dopo essersi incolpati a vicenda, separati, scappati e inseguiti, troveranno il bandolo della matassa. Per cui, se vogliamo vederci un messaggio, questo è senz’altro la speranza. Dai momenti più bui si può uscire e dalle situazioni più tragiche può nascere qualcosa di positivo. Talvolta basta allungare una mano.

Il finale aperto lascia presagire un sequel; chi l’ha deciso, tu, o i tuoi personaggi?

In realtà la storia potrebbe finire così e del resto tutti i capitoli della mia saga sono storie a sé. Non sono riuscita a trattenermi dal chiedermi: e ora che succede? E così sono andata avanti. Se poi anche i lettori si faranno la stessa domanda, meglio ancora! Sappiate che il finale di L’occasione di una vita l’hanno deciso Futura e Patrick. Io ho solo assecondato il loro desiderio di stare insieme…

Vuoi stuzzicare la curiosità dei lettori che ci seguono donando loro un piccolo assaggio tratto dal romanzo?

«Patrick, la mia gravidanza è durata per diverse settimane: in tutto quel tempo a stento mi hai rivolto la parola. Adesso che il bambino non c’è più, dimmi che vorresti “spiegarmi”. La verità è che non c’è più nulla da spiegare, perché non c’è più nessun bambino. Il tempo è scaduto, Patrick. Manderò qualcuno a prendere le mie cose.»
Udito ciò, Patrick strinse i pugni. Gettò le gardenie per terra ed esclamò: «Va bene, ho capito. Se non vuoi starmi neppure a sentire mi risparmierò la fatica di aggiungere altro. Io però, al contrario di te, nonostante i nostri problemi, ho sempre creduto in noi due. Forse sono io che ho mal riposto la mia fiducia. E allora sai che cosa ti dico? Vuoi andare da Sally? Vacci! Vuoi tornare in Italia? Tornaci. Vai direttamente al diavolo, Futura».
Elena Genero Santoro, L'occasione di una vita

Elena Genero Santoro, grazie per essere stata con noi e in bocca al lupo per i tuoi progetti futuri!

Grazie a te, Silvia!





Silvia Pattarini

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