Kurt Cobain, il portavoce della generazione X

Kurt Cobain, il portavoce della generazione X

Musica Di Ornella Nalon. I miti della musica: Kurt Cobain, leader dei Nirvana, il portavoce della generazione anni '90.

Sono trascorsi più di 21 anni da quando Kurt Cobain ha deciso di porre fine alla sua giovane vita con un colpo di fucile. Fama e ricchezza, a quanto sembra, non sono riusciti a riempire il vuoto del suo animo.
Cantautore e chitarrista, diventò leader del gruppo I Nirvana nel 1987. In soli due anni di attività, la band divenne uno delle più rappresentative della scena rock-grunge statunitense. Il loro singolo, inciso nel 1991, Smells Like Teen Spirit venne considerato, dai media musicali, l’inno di una nuova generazione e, Kurt Cobain, il portavoce della generazione X, quella che, più tardi, verrà anche definita “la generazione senza speranza”.
Dal loro debutto, sino ai giorni nostri, I Nirvana hanno venduto quasi 75.000.000 di dischi, di cui un terzo soltanto negli Stati Uniti. Nel 2014, sono stati inseriti nel Rock and Roll Hall Fame, il museo che si trova a Cleveland e dedicato alla memoria di alcuni tra i più importanti e influenti artisti, produttori, ingegneri del suono, che hanno influenzato l'industria musicale.
Secondo la classifica stilata dalla rinomata e influente rivista Rollig Stone, la band si merita il 30° posto tra i 100 migliori artisti del panorama musicale, dunque, in soli sette anni, dalla sua costituzione sino alla morte di Kurt, il complesso ha raggiunto un successo incredibile.
Il suo ricordo e la nostalgia della sua musica sono tuttora vivi e per tanto tempo, ancora, saranno destinati a sopravvivere.


Con tutta probabilità, è stato proprio questo enorme successo che ha acuito i già esistenti problemi di inadeguatezza di Kurt Cobain.

È pur vero che aveva sempre desiderato diventare una grande rock-star, ma egli stesso, credo, non avrebbe mai immaginato di raggiungere i suoi livelli di popolarità, con la conseguente pressione mediatica e di marketing che ne conseguirono. La presa di coscienza di essere diventato soltanto un prodotto dell’industria discografica lo mise profondamente in crisi; cadde in una profonda tristezza che diventerà una concausa del suo estremo gesto.
Le sue canzoni lente e rozze, i suoi testi aggressivi e impetuosi, la sua voce graffiante ma non troppo, che a volte sapeva assumere anche toni caldi, il suo suono sporco e il suo bel viso dai tratti dolci, sono diventati storia. Storia di un ragazzo triste, disagiato e autodistruttivo e storia di una intera generazione, quella degli anni 90.



Montage of heck: the home recording, uscito a novembre 2015, è la colonna sonora del film documentario su Kurt Cobain.

Il 13 novembre dell'anno scorso è uscito un suo disco in due versioni: una con 13 pezzi e quella deluxe con 31. Una raccolta di pezzi, suonati e cantati da Kurt, nell’intimità della sua casa. Praticamente, si tratta della versione discografica del film-documentario, uscito agli inizi del 2015 e diretto da Brett Morgen dal titolo Montage of heck, in cui sono state riportate scene di vita casalinga del grande rocker, del tutto inedite, miste a frammenti di suoi concerti, disegni, chiacchiere e stralci di diari.


I brani di questo disco, dal titolo Montage of heck: the home recording, essendo soltanto delle prove, presenteranno dei rumori e delle distorsioni, nulla a che vedere con la perfezione musicale ottenuta in una sala discografica, ma, proprio per questo, avranno il valore di un prodotto grezzo e spaventosamente autentico.
Ora, di fronte a queste due realizzazioni postume, che riproducono pezzi di vita privata e del tutto intima, mi è sorta una domanda, che vorrei girare anche a voi: è corretto tutto questo? Voi come la pensate? Può essere inteso come una volontà di mantenere vivo il ricordo di un grande musicista e commemorarne la vita e il valore artistico, oppure è da ritenere che sia una mera operazione commerciale, altamente irrispettosa nei confronti di un defunto?



Ornella-Nalon

Ornella Nalon
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