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L'elefante è già in valigia, di Paola Casadei

L'elefante è già in valigia, di Paola Casadei - Pagina 69, Gli scrittori della porta accanto

Pagina 69 #23 | L'elefante è già in valigia,  di Paola Casadei, Lettere Animate, 2015. Il ritorno, in una città chiusa e borghese del nord Italia, di una sedicenne figlia di diplomatici cresciuta in Africa.

L’ho ucciso, sono sicura che è morto, ma che cosa era? Un uomo, una donna... forse un cane?! Dio mio, fa’ che fosse un cane!... Ma che botto!... E quel tonfo... e la smorfia di dolore poi...! E adesso cosa faccio?!
Regola N.1: “Se vedete un ferito o un incidente sulla strada, non vi fermate a soccorrerlo, scappate dal luogo dell’incidente e andate alla vostra Ambasciata, domandate lì aiuto, non andate da soli alla Polizia”.
Questa regola, mi pare che recitasse proprio così, l’ho imparata a memoria, accidenti! Era sul manuale di qualche ambasciata che mi ha passato una delle mie amiche anni fa. Certo che quando era solo teoria era un’altra cosa... Ma in questo caso è diverso, l’incidente non l’ho solo visto, ma anzi l’ho provocato io! Allora cosa dovevo fare? Ho avuto paura e sono scappata, ma...
Oh, no! La legge diceva che solo se l’incidente non è grave puoi andartene, dopo aver preso i dati necessari, poi devi riportare l’incidente entro ventiquattr’ore dall’accaduto, sempre che fosse tutto vero quello che ho letto nella guida. In caso di incidente grave, invece, dovevo stare lì, senza muovere l’auto, aspettando l’arrivo della Polizia...
Ma con tutto quello che si legge anche sulla Polizia in questo Paese!
No, è tutto assurdo! E se poi uscivano tre energumeni neri e mi attaccavano? E se si trattava di un attentato, un hijacking? In questo caso avrei fatto più che bene a scappare!
Ma adesso cosa mi succederà? E a quel poveretto? Ma come cazzo ho fatto?!
Oddio, non ce la faccio, non riesco a pensare, la mente è paralizzata, come pure le mie mani sul volante... e sudano!
Ho il cuore che batte come un orologio impazzito, non so se potrò guidare fino all’Ambasciata... Dove mi trovo in questo momento? Dio, è già così buio, non esco mai al buio, anche se in realtà sono solo le 5:30 del pomeriggio. Era un’emergenza, se no non sarei uscita, e adesso sarei a casa mia, con tutte le luci della casa accese, vedrei la luna dalla grande finestra della sala... La luna poi è così bella!
Dio mio, non volevo, si è buttato in mezzo alla strada all’improvviso!... Ma forse era davvero un agguato, proprio per me... no, no, forse era proprio un cane.
Come si fa a confondere un nero che corre a due zampe, oh, ma cosa dico, a due gambe, con un cane? Sono sotto choc, dovevo immaginarmelo, è come se fosse cominciata la discesa di un grande scivolo, quello grande che piace ai miei bambini, nel parco sulla Queen Wilhemina Street... ma quanto è alto questo scivolo... mi sento precipitare, ho le vertigini... perdo il controllo dell’auto...
No, non posso, devo resistere! Lo devo fare per i miei figli! Che sensazione orribile, quel grosso sacco nero, non riesco a pensare ad altro che alla scena di quel salto, dell’urto contro la macchina, quel tonfo sordo e quella... cosa che saltava?! Mi sa che gridava, si vedevano solo i denti, bianchi in mezzo a tutto quel non-colore, lo stesso colore di tutto nella notte... ecco, sì, era color "notte africana".



Quarta di copertina
"L'elefante è già in valigia" di Paola Casadei.

Carlotta è una ragazza molto sensibile, ha 16 anni e dopo una vita trascorsa in Africa - Senegal, Sudafrica, Mozambico (suo padre Pierre è medico epidemiologo, sua madre Giulia è veterinaria) - si trasferisce questa volta in Italia, in una città piuttosto chiusa e borghese del centro nord. Finora ha studiato nel sistema scolastico francese, nella sua scuola erano rappresentate almeno 30 nazionalità diverse. Da 10 anni ha un fratello, che ora ha 11 anni, Giacomo, Nelson di secondo nome, come Mandela : un piccolo africano adottato. La passione di Carlotta per la fotografia le ha riempito la casa di foto di tutta la loro vita in Africa, e in ogni momento di difficoltà le guarda da sola o con Giacomo, e le mostra alle persone più care, per farsi forza e vincere le difficoltà del rientro e dell’inserimento nella società e nella scuola. Lentamente, nel corso di tutto un anno, riesce ad ambientarsi, a sentirsi più leggera, a vincere paure tenute nascoste in un cassetto della scrivania, e tutto questo grazie ad una famiglia premurosa ma non ossessiva, a Skype che permette il contatto con le amiche sparse per il mondo, e anche ad un compagno di scuola, Filippo, che piano piano prenderà un posto sempre più importante nella sua vita fino ad essere invitato per un viaggio in India, vicino ai luoghi dove Pierre deve ancora lavorare prima di aprire il suo maneggio in Italia e abbandonare la cooperazione internazionale. Il viaggio è stato organizzato da Pierre per invitare la moglie a conoscere il suo lavoro in questo o questi anni di transizione, e per permettere a sua figlia di rivedere una delle sue amiche, partita a vivere in Asia controvoglia...


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About Stefania Bergo

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