Gli scrittori della porta accanto

Antonio Fusco presenta: Il metodo della fenice

Antonio Fusco presenta: Il metodo della fenice

Presentazione Libri Intervista a cura di Ornella Nalon. Antonio Fusco presenta Il metodo della fenice (Giunti): una nuova indagine per il commissario Casabona.



Il metodo della fenice

di Antonio Fusco
Giunti
Giallo | Thriller
ISBN 978-8809810822
cartaceo 7,90€
ebook 5,99€

Sinossi

Novembre, il mese dei morti e della pioggia. Una telefonata anonima sveglia la centrale di Valdenza alle prime luci dell'alba. Il commissario Casabona, che per via di uno scontro con sua moglie da un paio di giorni dorme in questura, è il primo a precipitarsi sul posto: sotto il vecchio ponte di Campanelle, ai confini del bosco dove vive appartata la misteriosa comunità degli Elfi, viene rinvenuto il corpo di una giovane donna, nudo e parzialmente carbonizzato. Un compito facile per la Scientifica, perché nelle vicinanze emergono subito indizi utili all'indagine. Troppi e troppo in fretta, pensa Casabona. Tanto più che il presunto colpevole viene trovato di lì a poco: in fondo al lago, al volante della sua auto; annegato in seguito a quello che risulta un banale incidente. Ma Casabona non ci sta: il suo istinto gli dice che dietro la storia delle due vittime - lei entraîneuse in un night club, lui pornoattore di fama locale - si nasconde qualcosa di molto più torbido. Qualcuno sta cercando di insabbiare verità scomode che premono per venire alla luce. E qualcuno vuole vedere il fuoco della vendetta ardere sino in fondo, perché è solo dalle ceneri che si rinasce a nuova vita. Per sciogliere il mistero, Casabona dovrà affondare le mani nel ventre molle della provincia italiana, dove l'unica cosa che conta è l'apparenza, eppure niente è come appare. Un'esperienza così sconvolgente e accecante da indurlo a dubitare persino dei suoi affetti più cari.


L'autore racconta



Diamo il benvenuto ad Antonio Fusco. Sono felice di averla ospite nel nostro blog. Di lei è noto che ha una laurea in giurisprudenza e scienza delle pubbliche amministrazioni, che è di origine partenopee ma che ora vive a Pistoia, dove si occupa di indagini di Polizia giudiziaria. Risulta logico che una persona con una tale formazione scriva gialli e noir ma la mia curiosità è, come e quando è sorta l'ispirazione di scrivere?

La scrittura è stata sempre una delle mie passioni, coltivata come hobby nei ritagli di tempo. Quattro anni fa mi sono sentito pronto per affrontare un percorso lungo e complesso come la scrittura di un romanzo. Mi sono venute le idee giuste per costruire un intreccio interessante ed originale, poi la mia esperienza di vita personale e professionale ci ha messo il resto. Così nacque Ogni giorno ha il suo male.

Un'attività come la sua non credo lasci molto tempo libero, dunque, quando riesce a dedicarsi alla scrittura e per quanto riesce a farlo?

Le ultime parole di ringraziamento, scritte alla fine del mio nuovo romanzo Il metodo della fenice, sono dedicate a mia moglie: «Che ha sacrificato la sua parte di tempo con me e si è fatta carico della mia parte di tempo per la famiglia affinché́ potessi scrivere questo romanzo». In questa frase c’è anche la risposta alla sua domanda.

Con Giunti ha pubblicato due noir: Ogni giorno ha il suo male e La pietà dell'acqua. Proprio oggi, 29 giugno, esce il terzo: Il metodo della fenice. Tutti e tre della stessa serie. Perché scrivere un sequel? Prevede che ce ne saranno altri?

Perché ha funzionato. Si è creata un forte empatia tra i lettori e, soprattutto, le lettrici, con il personaggio del commissario Casabona. Il quale, evidentemente, aveva ancora altro da raccontare. Non lo so se ce ne saranno altri. Al momento sento il bisogno di prendermi una pausa per riposare e riflettere.


Nei suoi romanzi racconta il male in tutte le sue forme: quanto attinge dai casi da lei direttamente affrontati e quanto dalla cronaca in generale?

Per quanto riguarda le tecniche investigative, le atmosfere, i personaggi di contorno, attingo alla mia esperienza di vita e professionale. I casi, invece, sono frutto di fantasia. Non potrebbe essere altrimenti. Riportare fatti accaduti realmente di cui mi sono occupato significherebbe venir meno ad obblighi fondamentali di deontologia professionale.

Il commissario che segue le indagini, pur se di comprovata esperienza, non è mai riuscito ad abituarsi di “vedere il mondo attraverso la lente deformante del male”. Lei ce l'ha fatta?

Bisogna distinguere il controllo che ogni professionista deve avere sulla propria emotività, necessario per far bene il proprio lavoro, dall’assuefazione morale e dall’abitudine che porta al cinismo. Conservare freddezza non significa abituarsi al male, che ci deve sempre indignare.

Il commissario di cui ho parlato prima è il protagonista indiscusso dei suoi gialli. Tommaso Casabona, di origini napoletane, è sposato e padre di due figli. Smaliziato e cinico, forse per questioni di dovere e d'immagine, in realtà è tenero di cuore e un idealista. Quanto c'è di lei nel personaggio che ha creato? Ha pensato a qualcuno in particolare per attribuirgli i suoi tratti fisici e caratteriali?

Qualcosa dello scrittore finisce sempre nel suo personaggio, soprattutto se si tratta di un seriale e, quindi, deve avere una coerenza nel tempo. Per il resto ho guardato alle caratteristiche tipiche di chi fa questo lavoro, avendo la possibilità di osservarli molto da vicino.

Ovviamente, le sue indagini denotano una profonda conoscenza dei metodi investigativi nazionali, tuttavia, in alcuni casi, non ha risparmiato la descrizione di alcune mancanze o leggerezze commesse durante le loro fasi. La scelta è stata dettata da esigenze di copione oppure intendeva sottolineare la dimensione umana degli agenti delle forze dell'ordine?

Anche quelle derivano dalla conoscenza di come funzionano le cose. In ogni indagine si commettono errori. La bravura dell’investigatore sta nel saperci porre rimedio e nel non affezionarsi ad essi per pigrizia mentale o per mancanza di umiltà.

La locazione geografica che ha scelto per le sue storie è una tranquilla cittadina toscana, Valdenza, che per quanto accurata sia la sua ricerca in una cartina geografica, non si riesce a trovare. Come il nostro amato Camilleri, anche lei ha preferito collocare le sue storie in un paese inventato, anziché reale. Ci può spiegare il motivo di questa scelta?

L’ho fatto perché a me interessava rappresentare la toscanità con tutte le sue possibili caratteristiche. Scegliere una solo città, per quanto bella possa essere, mi avrebbe circoscritto in un solo luogo: questo sarebbe stato un grosso limite.

Come dicevo prima, con Il metodo della Fenice siamo già a tre capitoli delle indagini del commissario Casabona. Ogni libro, per l'autore, è una propria creatura, diventa quasi un figlio. Anche lei prova questo sentimento di paternità verso i suoi lavori? E se le chiedessi quale dei suoi tre romanzi preferisce, si sentirebbe di fare un torto a quelli esclusi?

Per me non sono tre romanzi. È uno solo. E non so ancora se è finito. C’è molta continuità nelle storie. Potrebbero essere tranquillamente rilegate insieme.

Nella sua pagina ufficiale si legge questa frase: «L’odio più feroce è spesso il rantolo velenoso di un amore ferito, oppure l’urlo di rabbia di un desiderio selvaggio e inappagato. L’amore è l’origine di ogni tragedia, l’ingrediente essenziale del bene e del male». Noi, persone comuni, potremmo avvalorare tale teoria, solo ascoltando le frequenti notizie dei molteplici casi di violenza avvenute nell'ambito della famiglia, ma lei, dall'alto della sua esperienza, può confermare che è proprio così, e, nel caso, come interpreta questo fenomeno?

Ovviamente parlo di amore come sinonimo di passione, escludendo altre forme nobili di tale sentimento. Come quello materno, cristiano, ecc. L’amore passionale apre le porte agli istinti e alle pulsioni, che, purtroppo, non sempre la ragione riesce a controllare.

Nell'attesa di leggere la sua ultima fatica, ci potrebbe accennare qualcosa della sua trama?

La storia si svolge nei giorni di un novembre grigio e piovoso. Una telefonata anonima avverte la centrale di Valdenza, alle prime luci dell’alba, che, sotto il vecchio ponte di Campanelle, ai confini del bosco dove vive appartata la comunità̀ degli Elfi, è stato rinvenuto il corpo di una giovane donna, nudo e parzialmente carbonizzato. Emergono subito indizi utili all’indagine. Troppi e troppo in fretta, pensa Casabona. Tanto più̀ che il presunto colpevole viene trovato di lì a poco: in fondo al lago, al volante della sua auto; annegato in seguito a quello che risulta un banale incidente. Ma Casabona non ci sta: il suo istinto gli dice che dietro la storia delle due vittime, lei entraîneuse in un night club, lui porno attore di fama locale, si nasconde qualcosa di molto più̀ torbido. Qualcuno sta cercando di insabbiare verità̀ scomode che premono per venire alla luce. E qualcuno vuole vedere il fuoco della vendetta ardere sino in fondo, perché́ è solo dalle ceneri che si rinasce a nuova vita. Per sciogliere il mistero, Casabona dovrà̀ affondare le mani nel ventre molle della provincia italiana, dove l’unica cosa che conta è l’apparenza, eppure niente è come appare. Un’esperienza così sconvolgente e accecante da indurlo a dubitare persino dei suoi affetti più̀ cari. È un libro sull’ingannevole senso della verità.

Nel ringraziarla per la sua disponibilità, a nome di tutti noi del blog Gli scrittori della porta accanto, le faccio un grosso in bocca al lupo per la sua nuova pubblicazione.



Ornella Nalon
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