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Il Natale narrato nei libri



Professione lettore Di Valentina Gerini. Uno, cento, mille Natali. Tante storie di feste presenti e passate, narrate nei libri.

È Natale. Le famiglie si riuniscono, si ride e si scherza seduti attorno ad una tavola imbandita e decorata con pungitopo e candele rosse, si mangiano prelibatezze fino a riempirsi la pancia ma non si rifiutano mai le noci e i fichi secchi a fine pasto, un buon bicchiere di vin santo con un paio di cantuccini inzuppati come fossero biscotti in una tazza di latte caldo. Si gioca a tombola, si guarda Mamma ho perso l’aereo, Una poltrona per due, Canto di Natale di Topolino.


Poco dopo il termine della cena, poi, arriva il personaggio più atteso da tutti i bambini del mondo: Babbo Natale. Goffamente si introduce in casa passando per il camino - anche se spesso suona il campanello e entra dalla porta principale - e consegna ai bambini buoni i doni per questo Natale. I bimbi hanno gli occhi lucidi dalla gioia e con gesti frenetici iniziano a scartare i regali, crogiolandosi in quel momento magico che dura il tempo di una notte ma che ricorderanno con gioia fino al Natale all’anno successivo.
Alla mezzanotte poi c’è chi va in chiesa per partecipare alla Santa Messa, chi esce per festeggiare con gli amici, chi invece chiama i parenti perché questo Natale ha scelto di passarlo in viaggio, in un’altra città. Magari in Africa o in America, tanto tempo fa...

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Con la mia valigia gialla

di Stefania Bergo
Gli scrittori della porta accanto
(seconda edizione)
cartaceo 9,99€
ebook 2,99€

Con la mia valigia gialla, di Stefania Bergo

Il Natale in Africa, a Matiri, è pur sempre Natale anche se l’albero addobbato è un grande e vecchio tamarindo all’interno di un ospedale missionario.
È davvero una notte magica, penso, è la vigilia di Natale. Giorgio è seduto sotto la pergola, al tavolo, e sento i suoi occhi su di noi. A cena ci ha detto quanto ci tenga ad andare, tutti insieme, come una famiglia, a fare gli auguri alle suore Orsoline dell’ospedale e a quelle della missione. Ma noi figli abbiamo finto di non cogliere l’aspettativa nel tono della sua voce e nei suoi occhi. Non abbiamo alcuna voglia di fare il giro dei parenti per i saluti di rito, su questo siamo tutti d’accordo. E poi sono già le dieci. Ormai è tardi. Giorgio si sarà rassegnato, mi dico. Siamo salvi! Invece, lui si alza di scatto e comincia a esortarci nel buio.
«Dai, prendiamo le candele e andiamo. Su, salite in macchina!»
Ecco, ci ha fregati! Ci alziamo lentamente, quasi a volerlo scoraggiare. Ma lui è più risoluto che mai. Sale sul vecchio fuoristrada grigio metallizzato con le portiere posteriori saldate e accende il motore, mentre noi stiamo ancora andando nella dispensa a prendere qualche candela. La notte è luminosa, chissà che ci vuole fare con le candele, mi chiedo. Saliamo tutti e sei in macchina, scavalcando i sedili anteriori per posizionarci, pigiati, dietro, tra la polvere rossa rimasta dall’ultimo viaggio. La signora Angela e Speranza siedono invece davanti con Giorgio. E davvero, per tutto il tragitto, ho la sensazione di essere una famiglia alla gita domenicale. Io non ho fratelli né sorelle, nessuno di noi li ha − curioso, no? − ma credo che la sensazione di averne uno sia questa. La complicità che lega, il senso di appartenenza, la consapevolezza che qualunque cosa accada ci sarà sempre qualcuno su cui contare, che starà dalla tua parte, la percezione della protezione, dell’abbraccio avvolgente di una famiglia numerosa. Eppure li conosco tutti da un solo giorno. Com’è possibile? mi chiedo.
Usciamo dal complesso dell’ospedale ed entriamo nella missione adiacente. Arrivati davanti alla casa delle suore, Giorgio ci fa scendere e disporre in semicerchio. Ci allunga le candele e le accende.
«Tu scendi dalle stelleeeee o Ree del cieeeeeeloooo...», inizia a cantare, stonatissimo.

Volevo-un-marito-nero -Valentina-Gerini-incipit

Volevo un marito nero

di  Valentina Gerini
Gli scrittori della porta accanto
(seconda edizione)
cartaceo 5,99€
ebook 2,99€

Volevo un marito nero, di Valentina Gerini

Le feste sono sempre feste, all’interno di un villaggio turistico a Zanzibar, e si celebrano con una cena in riva al mare sotto un cielo stellato, aspettando che l’orologio rintocchi la mezzanotte italiana per festeggiare con i proprio cari anche se fisicamente si è lontani.
Andai alla festa vestita con abiti leggeri, scelti senza ben pensare. Avevo disimparato a scegliere i vestiti con cura, a come indossarli e come truccarsi. Faceva troppo caldo e inoltre la semplicità del luogo e delle persone permetteva automaticamente di dimenticarsi certe abitudini. Prima della festa dovemmo partecipare alla cena "di gala" organizzata per gli ospiti dell'hotel. Una cena a base di pesce e deliziosa cucina italo‐africana, con tavoli apparecchiati direttamente in riva al mare, qualche candela e fiaccola accesa per illuminare e le stelle sopra di noi a guardare. Prima di festeggiare quello che veniva chiamato "il capodanno italiano", ovvero il conto alla rovescia per stappare lo spumante e festeggiare la mezzanotte nello stesso momento in cui lo avrebbero fatto in Italia due ore più tardi rispetto a noi, io e Sarah decidemmo di andare alla festa organizzata nel bar vicino al nostro villaggio. Arrivate alla festa prendemmo una coca‐cola. Il caldo incessante mi aveva fatto passare la voglia di bere alcolici, di qualsiasi tipo. Amante del vino, da buona toscana quale sono, avevo abbandonato l’abitudine di berlo poco dopo essere arrivata a Zanzibar. Non bevevo vino, né birra. La mia collega era musulmana e non beveva alcolici. Questo forse mi aiutava nel mio insolito comportamento. Ci mettemmo subito a ballare, come ormai era diventato nostro solito fare ogni volta che c’era una festa. Non ho mai ballato tanto quanto l’ho fatto a Zanzibar!

Il tesoro dentro

Il tesoro dentro

di  Elena Genero Santoro
Gli Scrittori della Porta Accanto
(seconda edizione)
cartaceo 12,99€
ebook 2,99€

Il tesoro dentro, di Elena Genero Santoro

Il Natale non è sempre una festa felice. Lo sa bene chi è solo, come Anna. E allora diventa una ricorrenza da passare in fretta, in attesa di tornare alla solita routine, magari noiosa, ma rassicurante e protettiva. Perché a Natale colmare un vuoto è ancora più difficile.
Comunque, era il 27 dicembre e lei era ancora viva. Le feste comandate, manna del commercio e del consumismo più bieco, avevano un effetto elettrizzante sulle famiglie con bambini e sulle coppie felici, ma erano uno dei momenti più duri per chi, come lei, si trovava a essere solo.
Eppure non sarebbe dovuta andare così. Nei piani c’era tutt’altro, c’era una felicità condivisa, c’era l’idea di una famiglia, di un paio di pargoli. C’erano amici con figli piccoli da frequentare, c’erano serate trascorse a guardare film tutti insieme. Insomma, il progetto era ben diverso, non prevedeva alcuna forma di solitudine. Invece le cose erano andate a modo loro e la colpa era solo del destino. E adesso Anna si trovava dall’altra parte, nel mucchio di quelli che non appartengono a nessuno. Così, da due anni a quella parte aveva iniziato a temere il Natale, festa che un tempo le piaceva persino. Quanti Natali avevano trascorso insieme lei e Francesco? Non se lo ricordava nemmeno. A pranzo a casa della suocera, dove contribuivano portando una pietanza e poi, per la maggior parte del tempo, se ne stavano seduti a fare gli sposini, rimpinzandosi il giusto. Oppure a casa della zia Rita, la sua seconda madre, a giocare a tombola. Tante volte Anna si era annoiata a Natale, prima. La tombola non la divertiva per niente e nemmeno la pinnacola. Aveva sempre pensato che il Natale fosse una festa deludente, che mille film alla televisione contribuissero a renderlo un evento sopravvalutato e che l’enorme aspettativa di cui era caricato fosse assurda. Alla fine, se tutto andava bene, era un giorno come un altro. Al limite, un momento di quiete in cui ci si concedeva di mangiare un po’ di più.
Invece il Natale aveva anche un risvolto crudele, amplificava oltremisura la solitudine di chi, come lei, non aveva più una famiglia. Chi non aveva degli affetti doveva inventarsi qualcos’altro, cosa assai difficile dato che persino i centri commerciali erano tutti chiusi. E nemmeno andare al cinema o a un museo da soli era una prospettiva allettante.

Biglietto di terza classe di Silvia Pattarini

Biglietto di terza classe

di Silvia Pattarini
Zerounoundici
ebook 5,99€
cartaceo 15,00€

Biglietto di terza classe, di Silvia Pattarini

Il Natale, per gli italiani migranti in America, era un momento per ritrovare le tradizioni del loro paese d'origine, che avrebbero presto lasciato per andare in contro ad un nuovo futuro, forse migliore e più prosperoso di quello che potevano avere a casa loro, in Italia.
Anna era riuscita a preparare qualcosa di speciale per la vigilia di Nata- le: tortelli di zucca, pane con uvetta secca e i “turtlitt”, tipici dolcetti natalizi ripieni di mostarda e castagne secche.
Durante il mese di agosto, quando si “fa la luna buona”, aveva messo da parte due dozzine di uova, conservandole al sicuro in mezzo al frumento.
Con alcune di quelle uova aveva così preparato la sfoglia per i tortelli, tirata abilmente a mano col matterello, poi con “la coltella” aveva tagliato tanti rombi e col ripieno, ottenuto amalgamando la polpa di una zucca buona con un po’ di ricotta e formaggio, aveva sapientemente preparato i tortelli uno a uno, lavorando la pasta tra pollice e indice fino a ottenere una treccia al centro e due code alle estremità.
Al tempo della vendemmia aveva messo a essiccare nel forno, dopo aver cotto il pane, i grappoli migliori di uva faranesa: si sarebbe conservata per diversi mesi anche fino a Natale.
Quello fu l’ultimo Natale che trascorse in famiglia e in Italia, poco tempo dopo sarebbe partita per l’America. Grazie al denaro inviato a casa mensilmente da Emilia, i genitori, che approvavano la sua intenzione di raggiungere la sorella oltre oceano, erano riusciti a metterle da parte circa cento lire, che sommate alle cento lire guadagnate alla filanda, ammontavano a duecento lire. Lina ora disponeva di denaro sufficiente per acquistare un biglietto di sola andata in terza classe. Le mancava solo il passaporto. Per ottenerne il rilascio occorreva farne esplicita richiesta, a voce o per iscritto, al sindaco del comune di resi- denza, il quale dopo aver rilasciato il nulla osta provvedeva, nel minor tempo possibile, a farne richiesta alle autorità competenti. Dal 1901 il passaporto e il nulla osta erano rilasciati in forma assolutamente gratui- ta, esenti da tasse e marche da bollo, per tutti coloro che dichiaravano di recarsi all’estero per motivi di lavoro, compresi eventuali componenti del nucleo famigliare.

Oltre-confini-del-mondo

Oltre i confini
del mondo

di Ornella Nalon
Zerounoundici
cartaceo 13,50€
ebook 2,99€

Oltre i confini del mondo, di Ornella Nalon

Il Natale può essere, a volte, un'occasione particolare in cui incontrare persone speciali che entreranno a far parte della nostra vita giocando un ruolo fondamentale, come un marito o una moglie, come accade a Eleonora.
Quando incontrò Lorenzo, l’uomo che sarebbe diventato suo marito, pensò che l’amore fosse finalmente entrato nella sua vita. Lo conobbe nella clinica privata presso la quale stava conseguendo la specializzazione in ortopedia e traumatologia. Egli era un chirurgo già affermato, e grazie all’influenza di suo padre, che le fece risparmiare un bel po’ di gavetta, si ritrovò ben presto a fargli da assistente tirocinante in sala operatoria. All’inizio la posizione e la maturità di lui la mettevano in soggezione, nonostante avesse un carattere amabile e disponibile. Per alcuni mesi i loro rapporti si erano limitati strettamente all’ambito professionale e nulla poteva far presagire la loro prossima futura intimità.
L’occasione avvenne durante una cena organizzata dal personale della clinica per festeggiare l’avvento prossimo del Natale. Eleonora all’inizio non voleva parteciparvi. Nei mesi in cui aveva lavorato a stretto contatto con i suoi colleghi, non era riuscita a legare particolarmente con nessuno di loro. In verità tra i maschi ci sarebbe stato qualcuno che avrebbe potuto interessarla, ma aveva deciso di non farsi coinvolgere in storielle sentimentali che avrebbero compromesso l’equilibrio che era riuscita a crearsi in quell’ambiente. Per la prima volta aveva trovato qualcosa da fare che le piacesse veramente e che dava un senso alla sua vita; nulla avrebbe dovuto interferire, tantomeno banali storie di sesso e di possibili gelosie. Con le donne non era mai riuscita a stringere un rapporto che andasse oltre alla semplice conoscenza; non tollerava quel sentore di invidia e di competizione che avvertiva in qualsiasi loro approccio e, molto semplicemente, aveva deciso di evitarle per quanto era possibile.
Tuttavia, considerando che il lavoro in ospedale le imponeva degli orari talmente prolungati da non riuscire a trovare il tempo per fare nient’altro, le seccava perdere una rara occasione di svago. Dopo vari tentennamenti, quindi, decise di dare la propria adesione.

Il blu che non è un colore

Il blu
che non è un colore

di  Tamara Marcelli
Gli Scrittori della Porta Accanto
(seconda edizione)
cartaceo 5,99€
ebook 1,49€

Il blu che non è un colore, di Tamara Marcelli

Il Natale è un periodo gioioso per chi è rimasto accanto a noi e può cingerci in un abbraccio. Ma ci capita spesso di pensare a chi invece non c'è più, ed è a loro che noi rivolgiamo degli auguri silenziosi ma pieni di amore.
Senza fili
vorrei portarti
un giorno nel mio mondo
a respirare colori
che non vedi mai
potrei rincorrerti
e guardarti nell'anima
e tu vedresti in me
un sole nuovo e mari azzurri
nuvole soffici
melodie dentro me
e un vento
di serenità
vorrei vederti sorridere
con cuore leggero
e parlarti con uno
sbatter di ciglia
come un'onda su di te
e una forza
che sarebbero solo per te
che ti racconterebbero cose nuove
e ti parlerebbero di me
come non sai
come non puoi
ancora
non c'è limite
non c'è vuoto
né odio
né dolore
solo spazi immensi
aria pura
e sorrisi sinceri
un amore che
nessuno sa leggere
e mai potrà capire
una sfumatura di blu
ma non un colore
che profuma di rose d'inverno
isole di luce
e melodie che sono le mie e vorrei dipingere per te
isole di luce
e melodie che sono le mie
e vorrei dipingere per te
un attimo e un respiro
gli occhi guardano lontano
per mostrarti cosa c'è
cosa hai vinto
in quella battaglia
e che porterai sempre
dentro di te
ed io ricorderò
come altrimenti non si può
vorrei colorare
la tua vita
ballare su una nuvola
dove nulla ha un peso
e portarti ovunque vorrai andare
ascolterai le note
che scriverò per te
istante dopo istante
e leggerai nei miei occhi
quel che c'è di vero
battito dopo battito
senza fili
senza catene
solo così puoi volare
respirare davvero
con il cuore
e amarti
non è solo fantasia
né una forma di pazzia
la tua anima
mi sorriderà
e sarà quello
per me
il dono più bello
la nostra libertà
Valentina-Gerini

Valentina Gerini
Ho due grandi passioni: i viaggi e la scrittura. Dei viaggi ne ho fatto la mia professione, diventando accompagnatrice turistica. La scrittura è il mio hobby. Mi piace avere una vita piena di cose da fare: sono una mamma, lavoro, collaboro con un mensile toscano, mi impegno a portare avanti il progetto Gli scrittori della porta accanto e scrivo libri.
Volevo un marito nero, Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione)
La notte delle stelle cadenti, Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione).
Ponsacco-Los Angeles. Sulle tracce di Bruce Springsteen, StreetLib - Collana Gli scrittori della porta accanto.

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Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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