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Marianna Sirca, di Grazia Deledda: pagina 69

Marianna Sirca, di Grazia Deledda: pagina 69

Pagina 69 #124 | Marianna Sirca, di Grazia Deledda, Newton Compton, edizione 2016. L'universo arcaico e immobile della Serra nuorese, la contrastata passione fra tra l'eroina deleddiana Marianna e il giovane bandito Simone.

«Una donna che ama un uomo come me non deve piangere»

Per alcuni giorni Simone e Costantino non si mossero dal rifugio; il primo perché, senza dirlo, aspettava che i tre malfattori tornassero, l’altro perché senza il compagno non sapeva dove andare. Costantino però sentiva Simone sfuggirgli; pure coricandoglisi a fianco gli pareva di essere solo e abbandonato, e la gelosia lo rodeva. Non capiva la necessità di associarsiad altri banditi: stavano così bene, loro due soli. Una volta Simone s’era procurato un cane, uno di quei famosi cani della Barbagia, vigili e feroci; e se lo tirava sempre appresso e la notte lo faceva dormire fra lui e il compagno. Costantino ne aveva sofferto molto; aveva odiato il cane come si odia un uomo: tanto che, essendo poi la bestia morta di malattia, Simone accusava il compagno di averla uccisa.
Dopo erano vissuti completamente soli, anche perché tenuti in poca stima dagli altri banditi. Vivevano con poco, senza grandi ambizioni, attenti solo a sfuggire gli agguati dei carabinieri: del resto non venivano neppure ricercati, perché non c’era taglia su di loro. Di questo, Simone si doleva, fra sé, come di un torto o di una ingiustizia, e costantino che lo conosceva bene a fondo, se voleva umiliarlo, a volte, faceva il calcolo delle taglie offerte per la cattura di altri banditi.
«Per Corraine duemila scudi, per Pittanu, che pure è un’immondezza, mille scudi; per Battista Mossa, (peuh!) mille lire; persino per Bantine Fera cento scudi. Ma egli dice che arriverà a duemila come Corraine a costo di fare qualche sciocchezza.»
Simone sputava con disprezzo, ma si sentiva umiliato.
Loro due vivevano di piccole razzie, e una sola volta, in principio della loro vita di banditi, avevano assalito un negoziante di capretti, togliendogli i denari; si vergognavano però di questa impresa da ladruncoli di strada, o ne parlavano come di una birichinata.
Imitavano i grandi banditi solo nel cercare la stima e l’aiuto dei pastori e dei proprietari di bestiame, ai quali in cambio offrivano più o meno tacitamente la loro protezione contro i malfattori e i ladri comuni. Quando a Simone occorreva qualche centinaio di lire andava da un proprietario e gliele chiedeva in prestito. E il proprietario gliele dava senza contare sulla restituzione. O chiedeva un cavallo, o una giovenca, o un montone, sempre in vendita, ma con la condizione di pagare più in là, quando avesse i denari; e i denari non li aveva mai.
I pastori del resto, non avevano paura di loro. Sono più forti dei banditi, i pastori: sono quasi i loro padroni, poiché ne conoscono i passi, le vicende, sono spesso loro ospiti e protettori; possono, dal loro posto fermo d’osservazione, coglierli al passaggio e vendicarsi facilmente se ricevono da loro qualche torto.
Costantino, per conto suo, riceveva denari da sua madre; e le rendite dei suoi pascoli erano triplicate dopo ch’egli faceva quella vita perché i pastori ambivano essere suoi fittavoli. Né lui né Simone amavano versare sangue cristiano, pronti però a difendere la propria libertà, a qualunque costo.
In quei giorni vissero come eremiti, cibandosi di caccia e di erbe. Parlavano poco, ma una sorda ostilità era fra loro. Costantino era soprattutto geloso del pensiero che il compagno rivolgeva di continuo a Marianna, e il suo sorriso beffardo si cambiava quasi in sogghigno quando si parlava di lei. In fondo gli pareva impossibile che una donna così come la descriveva Simone potesse commettere la follia di amare e di aspettare un bandito: fosse stata una ragazza di quindici anni, pazienza, a quest’età tutte le donne sono leggere; ma una donna di trent’anni, allevata così, con tanti pretendenti attorno! E si confortava sperando che tutto fosse una illusione della vanità del compagno.
I tre malfattori intanto non tornavano: Simone cominciò ad irritarsene, e spesso diventava cupo, con gli occhi pieni d’ombra. Dentro, la bestia gli si moveva; poi un giorno ritornò calmo, col viso duro irrigidito dalla fermezza della decisione presa.


Quarta di copertina
"Marianna Sirca" di Grazia Deledda, Newton Compton.

L'universo arcaico e immobile della Serra nuorese, la durezza e l'inospitalità del clima barbaricino e un ambiente rurale e montano inconciliallilmente diviso fra padroni, servi e banditi costituiscono il paesaggio geografico e sociale in cui si svolge la storia della contrastata passione fra due personaggi - la possidente Marianna e il giovane bandito Simone - che tentano di violare l'incomunicabilità fra i ruoli imposti loro dal destino. L'eroina deleddiana, pur di rifiutare le immutabili leggi e consuetudini della propria terra, è disposta a legarsi a Simone "più per la morte che per la vita". Alla fine il protagonista più debole, votato alla promessa e all'impegno di un impossibile matrimonio, dovrà soccombere.


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