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Recensione: Macbeth, di Jo Nesbø

Recensione: Macbeth, di Jo Nesbø

Libri Recensione di Davide Dotto. Macbeth di Jo Nesbø, Rizzoli 2018. Il celebre autore norvegese riscrive in chiave crime la tragedia di Shakespeare.

«Allora, Strega» disse Ecate. «Credi che il seme che abbiamo piantato in Macbeth crescerà?»
Il vicecommissario Malcolm fissò la scena a bocca aperta. Perché sapeva che qualunque cosa fosse accaduta, in vita sua non avrebbe mai più visto qualcosa del genere. Una locomotiva che mangiava le pietre e tracciava un suo binario lungo Workers' Square. 

Calare il Macbeth di Shakespeare nella struttura di un thriller in piena regola, con tanto di inseguimenti, sparatorie, può sembrare azzardato. Alla base dell'esperimento c'è l'inaugurazione, da parte della Hogarth Press, di una collana di opere shakespeariane riscritte da alcuni dei più importanti autori dei nostri giorni.
I personaggi della tragedia originale vengono utilizzati come attori che si muovono in una scena particolare, recitando però il ruolo consueto e conservando, a parte trascurabili varianti, il nome.
Il termine usato - attori - è impreciso. I personaggi shakespeariani per loro natura sono delle maschere, dei tipi che incarnano totalmente un carattere. In quanto tali mancano sfumature, evoluzioni: Macbeth è Macbeth dall'inizio alla fine, come Re Lear è Re Lear e Otello è Otello. In una parola: sono teatro, riconoscibili una volta per tutte. Ciò può apparire incompatibile con la dinamicità propria del thriller. Il teatro nella sua staticità esige un apprezzabile sforzo di adattamento a riguardo.
C'è una figura, in particolare, che fa da perno al tutto: è l'ispettore Duff (il Macduff shakespeariano). Non è uguale a se stesso, si avverte nel corso del non breve romanzo un'evoluzione, una crescita. Per adempiere a fondo il suo compito deve per forza di cose muoversi agilmente sull'intera scacchiera delle possibilità.
Se vi è, insomma, una notevole aderenza da parte di Jo Nesbø al testo teatrale, questo non è tale da sconvolgere la struttura del romanzo uscito dalla sua penna. Cosa assai ardua perché i colpi di scena cui siamo abituati seguono altre strade - ci sono e non ci sono.

Il Macbeth di Shakespeare dà ritmo alla narrazione, siamo consci a grandi linee di quello che dovrà succedere (condizione indispensabile è aver letto/riletto la tragedia), ma ignoriamo come. 

Probabilmente è questo che ha colto alla sprovvista più di un lettore: l'ineludibilità di un mondo parallelo senza Shakespeare, dove i nomi dei personaggi evocano non quello che è accaduto (nell'Inghilterra del '600 per intenderci) ma quello che accadrà.
È inevitabile che, nel momento in cui se ne appropria riscrivendola, Jo Nesbø offra al lettore una sua interpretazione della tragedia shakespeariana. Lo si può vedere dalle libertà che si prende dove gli è consentito, accentuando per esempio il legame tra Duff e Macbeth.
Cruciale la domanda posta tra le righe: quale disegno c'è dietro? Ovvero: perché Macbeth e non un altro ha ricevuto la rivelazione del proprio destino? È una domanda da thriller che chiude la porta (a doppia e a tripla mandata) alla tragedia. Alla ineluttabilità del destino subentra il puro calcolo, la prevedibilità di un certo scenario, la logica di un caso da risolvere. Questa la forza, ma anche la debolezza del romanzo.
Viene meno infatti la drammaticità di alcune battute che non sono state espunte (si pensi a quella di Lady Macbeth «Ciò che è fatto è fatto»). Allontanate dal loro contesto diventano modi di dire, come se venissero pronunciati da altri (del resto è quello che avviene). È un paradossale corto circuito cui non si poteva ovviare, assai simile a una locomotiva che traccia da sé i suoi binari.
Concludo con una curiosità. Entro certi limiti il commissario capo Macbeth richiama il commissario Harry Hole, interpretato al cinema di recente da Michael Fassbender nella trasposizione de L'uomo di neve.


Ebbene, è una coincidenza non da poco che l'attore irlandese abbia interpretato Macbeth nella versione di Justin Kurzel del 2015.

Macbeth

di Jo Nesbø
Rizzoli
ISBN 978-8817099516
Cartaceo 17,00€
Ebook 9,99€

Sinossi
Anni '70, una città industriale sull'orlo del collasso fatta di fabbriche chiuse, disperazione, piazze di spaccio. Sotto l'eterna pioggia nera che la flagella, il poliziotto migliore che si muove per le sue strade è Macbeth. Un ex tossico, un uomo fragile dal passato turbolento, abbandonato da bambino, uno sbirro incline alla violenza. Ma è lui, con la sua squadra, a gestire con intelligenza una retata nell'area del porto, un'azione in grande stile che, finalmente, gli fa intravedere la possibilità di ottenere una promozione. E quindi guadagnarsi il rispetto degli altri, avere una vita migliore, e molto più potere, che è ciò che conta. Tutto questo è lì, a portata di mano: ma, pensa Macbeth, davvero mi lasceranno arrivare tanto in alto? Tormentato dalle allucinazioni, vittima di paranoie sempre più acute, Macbeth comincia, lentamente, a soccombere a se stesso e al tarlo dell'ambizione.

Davide-Dotto

Davide Dotto
Sono nato a Terralba (OR) vivo nella provincia di Treviso e lavoro come impiegato presso un ente locale. Ho collaborato con Scrittevolmente, sono tra i redattori di Art-Litteram.com e curo il blog Ilnodoallapenna.com. Ho pubblicato una decina di racconti usciti in diverse antologie.
Il ponte delle Vivene, Ciesse Edizioni.


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