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La donna, quell’accessorio che sta attorno alla vagina

La donna, quell’accessorio che sta attorno alla vagina

Di Stefania Bergo. La donna è spesso considerata l'accessorio inutile che sta attorno alla vagina, e a volte all'utero, come se fosse nata solo per farsi usare. Un articolo provocatorio che rappresenta il pensiero di troppi, fortunatamente non di tutti. 

Il titolo è il riassunto delle sgradevoli sensazioni che mi hanno restituito alcuni articoli letti di recente. Si parlava di incel. Chi sono?
A dire il vero, nemmeno io fino a poco tempo fa sapevo della loro esistenza. Poi ho scoperto un mondo che avrei preferito non esistesse nemmeno. Incel è un neologismo, un termine inglese che definisce quegli uomini che sono single pur non volendolo – involontariamente celibi, INvoluntary CELibate – ponendo così un primo, pericoloso punto su una colpa che deve necessariamente ricadere su qualcun altro.
Più in generale, gli incel sono uomini che riscontrano una eccessiva difficoltà a rapportarsi con le donne in una relazione sana, normale, manifestano una misoginia ossessiva nata forse da timidezza eccessiva, scarsissima autostima, problemi psicologici e/o comportamentali o traumi infantili. Spesso vengono identificati con uomini brutti, demandando all’aspetto fisico il loro insuccesso con l’altro sesso. In effetti hanno proprio un’ossessione per il loro aspetto fisico, si confrontano continuamente con quelli che ritengono maschi alfa e arrivano a misurarsi compulsivamente il giro polso o a prendersi quotidianamente a pugni la mandibola nella speranza di ispessire l’osso e acquistare un aspetto più mascolino, quello che secondo loro farebbe la differenza con le donne. Molti di loro, pur essendo largamente adulti, non hanno mai avuto rapporti sessuali, alcuni addirittura non hanno mai dato un bacio o scambiato un gesto d’affetto intimo. Sono maschi beta  avariati, anzi, maschi omega, che non riescono a prendersi il loro angolo di palcoscenico. Delle vittime.
Ma vittime di chi? Della matura che ha dato loro carte scadenti con cui giocarsi la mano della vita? Di loro stessi che, invece di giocarsela comunque al meglio, hanno virato verso la versione peggiore che potessero offrire? Dell’educazione di genitori deviati che hanno lasciato traumi insanabili, spaccature nell’animo? Della competizione sbilanciata con aitanti e/o spigliati maschi alfa?

No. La colpa è della donna.

Già, loro incolpano le donne, anzi, hanno per le donne un odio violento, una misoginia esasperata. Quelle donne che hanno «pretese troppo elevate» e che invece dovrebbero «accontentarsi» e darla - la vagina. Anzi, no, in effetti le donne sono tutte meretrici e la danno a chiunque. Tranne a loro. E allora sono doppiamente colpevoli. Del resto, il solo scopo della vita di una donna è offrire la sua vagina agli uomini, tutto il resto è solo un dettaglio. La donna altro non è che un accessorio inutile attorno a una vagina. Una bambola gonfiabile venuta al mondo per soddisfare le necessità fisiche del maschio in piena tempesta ormonale alleviando le sue sofferenze – che ovviamente non sono date dall’emarginazione o dalla malattia mentale, no, sono solo il risultato della mancanza di sesso. Leggendo certi commenti aberranti ci si rende conto della devastazione che può raggiungere l’animo umano. Parole talmente forti e violente da essere esse stesse uno stupro indiscriminato con sfumature che arrivano a perversioni estreme, come incesto, pedofilia, necrofilia.
Anche se le azioni preferite dagli incel più che lo stupro, cui inneggiano come atto punitivo verso le donne colpevoli, sono dei veri e propri massacri. Ricordate Alek Minassian, l’uomo che il 23 aprile ha investito dieci persone a Toronto? Egli ha poi rivendicato il suo attentato come atto di ribellione incel, rifacendosi a Elliot Rodger, che nel 2014 ha ucciso sei donne e ferite altre quattordici in una sparatoria in California.


Ma gli incel, che inneggiano al ritorno a una cultura patriarcale – perché, per caso è mai finita? – non sono i soli che considerano la donna come un mero accessorio attorno a una vagina.

Gli stupri sono all’ordine del giorno in ogni angolo di questo mondo malato. E lo stupro non è altro che prendersi un corpo – una vagina e poco più – senza preoccuparsi della persona che lo abita, della donna che c’è attorno. La donna attorno spesso non viene notata nemmeno nella sua fisicità, non c’è un profilo che statisticamente più di altri attiri fantasie perverse. Si va dalla bambina senza forme all’anziana, dalle donne filiformi a quelle in sovrappeso, dalle seducenti e appariscenti alle più trasandate o nascoste sotto maglioni di due taglie più grandi. Non c’è un salvagente cui aggrapparsi. Ma del resto, la donna è solo un accessorio della vagina, che conta quello che pensa, quello che è davvero, le sue emozioni. La sua volontà.


Anzi, in fondo lo sanno tutti che è quello che vuole, no? Del resto indossa la sua biancheria di pizzo perché sogna di essere violentata dal primo pervertito bavoso che incontra per strada, lo sanno tutti, dai. Quindi riformulo: la donna è un accessorio pensante e il suo unico pensiero, per l’appunto, è quello di dare la sua vagina al primo che se la prende. Che sia un estraneo, un parente o un marito violento non fa differenza. Ma attenzione, la donna non deve volerlo per piacere, altrimenti è una poco di buono. Lo deve volere per dovere.
E questa radicata interpretazione del ruolo della donna sulla Terra non è solo l'elucubrazione malata di maschi omega. È condivisa da uomini e donne a volte lontani da noi, altre terribilmente vicini.


Come si può definire questo se non patriarcato? Un patriarcato con in testa più di un patriarca, in cui i beni materiali di cui disporre sono le donne, anzi, la loro vagina.

Signore mie, abbiamo tra le gambe un bene sociale che non possiamo tenere per noi e disporre come ci aggrada ma dobbiamo mettere al servizio della comunità. E oltre a lasciare libero accesso al nostro sesso, non dobbiamo scordare che la nostra vagina è anche la porta della vita, e che siamo chiamate a sfornare dei figli come logica conseguenza del nostro essere.
Già, spesso pare che la donna non abbia diritto di scelta nemmeno su questo. A detta di molti deve procreare, sempre come servizio sociale. Ovviamente non mi riferisco a chi sceglie e ha la fortuna di essere madre, anch’io lo sono e ne sono chiaramente felice. Parlo di nuovo di imposizione senza diritto di replica. Parlo della donna come accessorio attorno alla vagina. E all’utero.


Siamo nel terzo millennio ma ancora troppo spesso le donne sono equiparate a un assemblaggio di parti anatomiche da mostrare o di cui disporre. Per soddisfazione sessuale, marketing, perpetuazione di una razza a scapito di un’altra, umiliazione di un uomo o di un popolo – pensiamo agli stupri etnici –, o per i più ingiustificati, rivoltanti motivi. La donna è lì in mezzo a tutte quelle mani che l’afferrano, la picchiano, l’additano. A volte prova a gridare, ad attirare l'attenzione sull'essere umano che è. Allora è solo una femminista invasata, dando al termine il senso più spregiativo possibile, una stupida che merita solo di essere punita. Magari con uno stupro.
Affilo le unghie più battagliera che mai e difendo la mia stessa voce. Lo devo a me stessa ma soprattutto a mia figlia, alle donne di domani. Abbiamo il dovere di cambiare queste mentalità preistoriche, anche se appare terribilmente difficile. Mi rifiuto di pensare che il mondo che consegnerò nelle mani di mia figlia sia senza speranza. Inizio col gridare qui, su questa pagina, il mio no!, la donna non è un accessorio della sua vagina. La vagina, semmai, è semplicemente una sua parte anatomica di cui può disporre solo ed esclusivamente per sua propria volontà.


Stefania Bergo
Non ho mai avuto i piedi per terra e non sono mai stata cauta. Sono istintiva, impulsiva, passionale, testarda, sensibile. Scrivo libri, insegno, progetto ospedali e creo siti web. Mia figlia è tutto il mio mondo. Adoro viaggiare, ne ho bisogno. Potrei definirmi una zingara felice. Il mio secondo amore è l'Africa, quella che ho avuto la fortuna di conoscere e di cui racconto nel mio libro.
Con la mia valigia gialla, StreetLib collana Gli scrittori della porta accanto (seconda edizione).
Mwende. Ricordi di due anni in Africa, Gli scrittori della porta accanto Edizioni.
La stanza numero cinque, Gli scrittori della porta accanto Edizioni.

About Stefania Bergo

Il blog culturale degli scrittori emergenti: letteratura, webmagazine, travel&living, arte, promozioni speciali e servizi editoriali.
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